ANTHONY CAPELLA.
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Il profumo del caff.
Romanzo.
Parte 1.
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Titolo originale: The Various Flavours of Coffee.
Traduzione di: Maddalena Togliani.
2012. Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Londra, 1896. Robert Wallis ha ventidue anni e conduce una pigra
esistenza da esteta, tra oppio e vaghe aspirazioni letterarie. Il giovane
bohmien ha per un dono prezioso: un palato molto sensibile capace
di tradurre in parole ogni sfumatura del gusto.
Il caso vuole che un giorno incontri al Caf Royal Samuel Pinker, un
mercante di caff dall'aria compunta e sobria. Perspicace come pochi,
Pinker assolda il giovane esteta per un progetto rivoluzionario:
creare un cofanetto di aromi per dare al caff un lessico universale.
Il mercante ha una figlia, Emily, una ragazza dai capelli dorati raccolti
in una crocchia severa. Con grande disappunto di Pinker, tra Emily e
Robert nasce un amore condito da profumi e sapori afrodisiaci. Al
mercante non resta allora che spedire Robert in Africa, nella regione
dell'Abissinia, col compito di creare una piantagione in quella
terra perfetta per la coltivazione del caff. L, per, una nuova
grande tentazione attende Robert: la bella Fikre, la schiava dagli occhi
chiarissimi e dalle labbra color melagrana.
...
L'autore.
Antony Capella  nato in Uganda nel 1962. Ha studiato letteratura inglese al St Peter's College di Oxford. I suoi romanzi, Il profumo del caff ed Il pasticciere del re (Neri Pozza, 2013), hanno ricevuto diversi
premi e sono stati accolti ovunque con entusiasmo dalla critica
e dal pubblico.

ALCUNI GIUDIZI.
Antony Capella crea
un eccellente infuso tra storia e stile
che comincia dolcemente,
per trasformarsi in una miscela
ricca e piena.
Library journal.

Un romanzo che divertir molto
anche chi non beve caff.
Internazionale.

I colpi di scena sorprendenti e il realismo della storia
d'amore sapranno affascinare un vasto pubblico.
Publishers Weekly.

Una storia esotica
e pregna di erotismo
all'alba del ventesimo secolo.
Economist.

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Il profumo del caff.
Citazione.
Ieri un po' di muco; domani, mummia o cenere.
Marco Aurelio, Pensieri.
...
Parte prima: Lo stallone e la carrozza.
Il gusto del caff rimane ancora in gran parte un mistero.

Ted Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

1.

  Chi  quel giovane che viene verso di noi in Regent Street con
un garofano all'occhiello e un bastone da passeggio in mano?
Potremmo dedurre che sia facoltoso, poich indossa abiti
all'ultima moda, ma avremmo torto; potremmo giungere alla
conclusione che ami la raffinatezza, giacch si ferma a guardare
la vetrina di Liberty, il nuovo negozio dedicato alle ultime
tendenze dello stile - o forse sta solo ammirando il proprio
riflesso, i ricci che gli sfiorano le spalle rendendolo diverso
dagli altri passanti? Potremmo pensare che abbia fame, poich
accelera il passo avvicinandosi al Caf Royal, il dedalo di
pettegolezzi e saloni da pranzo vicino a Piccadilly; e che sia un
cliente abituale, dal modo in cui saluta per nome il cameriere
e prende una copia della Pall Mall Gazette dal portariviste
prima di avviarsi verso un tavolino. Forse potremmo concludere
che si tratti di uno scrittore, a giudicare da come si ferma
per annotare qualcosa sul suo taccuino di pelle di vitello.
  Venite, ve lo presento. S, lo ammetto: so chi  questo
giovane ridicolo, e presto farete anche voi la sua conoscenza.
Forse dopo un'ora o due in sua compagnia vi parr di conoscerlo
fin troppo bene. Dubito che ne rimarrete conquistati,
ma non importa; non piace molto neanche a me. Lui ... lo
vedrete da voi. Ma forse riuscirete a spingere lo sguardo oltre
quell'immagine ed a intravedere ci che diventer. Proprio
come il caff non rivela il suo vero aroma finch non  stato raccolto,
sgusciato, torrefatto e preparato, cos questo individuo
ha un paio di virt in mezzo ai vizi, anche se dovrete
scavare non poco per trovarle. Nonostante i difetti, per,
provo per lui una sorta di affetto esasperato.
  Siamo nel 1896. Si chiama Robert Wallis. Ha ventidue
anni. Sono io quand'ero giovane, tanti anni fa.
...
2.

  Nel 1895 ero stato cacciato da Oxford perch non avevo
superato gli esami. L'espulsione aveva sorpreso solo me:
avevo studiato poco, e mi ero scelto per compagni dei giovani
che si distinguevano soprattutto per indolenza e dissolutezza.
Imparai ben poco, o forse sarebbe pi giusto dire
che imparai troppo: era l'epoca, come ricorderete, in cui
gli studenti declamavano Swinburne durante i bagordi in
High Street - Potete ferirmi, dolci labbra, sebbene vi abbia
io stesso ferito? I Gli uomini le toccano e cambiano in un baleno
I Gigli e languori di virt I Per i rapimenti e rose del vizio -
e gli inservienti del college ricordavano ancora in tono
scandalizzato Pater e Wilde. Sotto i porticati da monastero
prevaleva un clima di romanticismo languido, che
esaltava pi di tutto bellezza, giovinezza e ozio, e il giovane
Robert Wallis assorb tale pericolosa dottrina insieme agli
altri aromi inebrianti del posto. Trascorrevo i pomeriggi a
scrivere poesie e sperperavo il denaro di mio padre in panciotti
di seta, vini pregiati, splendide piume di pavone, volumetti
di versi rilegati in pergamena gialla e altri objet indispensabili
alla vita di un artista, tutti disponibili, a credito,
presso i negozianti del Turl.(1) Poich le somme che mi
arrivavano da casa, cos come le mie doti poetiche, erano
ben pi modeste di quanto non volessi ammettere, era inevitabile
che il mio modo di vita dovesse cambiare. Al momento
dell'espulsione avevo fatto s che si esaurissero le finanze
e la pazienza di mio padre, tanto che sarei stato presto
costretto a cercare una fonte di guadagno - necessit
che, mi vergogno ad ammetterlo, intendevo ignorare il pi
a lungo possibile.
  Londra in quegli anni era un'enorme cloaca brulicante
di umanit, eppure anche in quell'ammasso di letame crescevano
i gigli; prosperavano, anzi. La capitale era stata investita
da una profusione di frivolezza, sorta all'improvviso
e quasi comparsa dal nulla. La regina, in lutto, si era ritirata
dalla vita pubblica. Il principe, sfuggito alla sua sorveglianza,
aveva cominciato a divertirsi, e ovunque andasse, noi
lo seguivamo. I gentiluomini si mescolavano alle cortigiane,
i dandy intrattenevano rapporti con il demi-monde, gli
aristocratici cenavano con gli esteti e i giovani omosessuali
che si prostituivano frequentavano la famiglia reale. La nostra
rivista era il Yellow Book; l'emblema il garofano verde;
lo stile, quello che divenne poi famoso come nouveau, e la
forma di espressione l'aforisma, meglio se paradossale e infilato
ad arte nella conversazione con una sorta di annoiata
malinconia. Celebravamo l'artificiale sopra il naturale, l'artistico
sopra il pratico e, a dispetto di Oscar Wilde, rivendicavamo
vizi esagerati nei quali pochi di noi avevano davvero
intenzione di indulgere. Era un momento eccellente per
essere giovani a Londra, e stavo per perdermelo quasi tutto
- dannazione! - a causa di un mio commento casuale che
giunse all'orecchio di un uomo chiamato Pinker.

Note.

  1. Nome familiarmente dato a Turl Street, celebre strada nel centro di Oxford (N.d.T).
...
3.

Il fattore principale che influenza il sapore  la selezione dei chicchi.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Stavo facendo colazione al Caf Royal - con un vassoio di
ostriche ed un piatto di prosciutto tagliato a fette con salsa
verde - quando il cameriere mi port il caff. Senza sollevare
lo sguardo dal giornale lo assaggiai, e accigliandomi
esclamai: Maledizione, Marsden, questo caff sa di
ruggine.
   lo stesso che stanno bevendo tutti gli altri clienti
ribatt il cameriere con sussiego. Nessuno di loro ha avvertito
il bisogno di lagnarsi.
Stai dicendo che pecco in sofismi, Marsden?
Desiderate altro, signore?
  Come cameriere ti manca una dote essenziale, Marsden:
la pazienza. E per fare il comico hai tutto ci che ti serve
meno l'umorismo.
Grazie, signore.
  S, mi perdo in sofismi,  vero, ma una tazza di caff
preparato come si deve  il miglior modo per iniziare una
giornata di ozio. L'aroma  seducente, il sapore dolce,
eppure si lascia dietro solo amarezza e rimpianti. In questo assomiglia,
non c' dubbio, ai piaceri dell'amore. Piuttosto
compiaciuto di quell'aperu, ripresi a sorseggiare il caff che
Marsden mi aveva portato. Anche se in questo caso aggiunsi
mi pare che sappia pi che altro di fango. Con un
leggero retrogusto di albicocche marce, forse.
 un piacere, signore.
Non ne dubito. Tornai a concentrarmi sulla Gazette.
  Il cameriere si trattenne ancora qualche istante. Il signore
intende pagare la colazione stamattina? si inform
con una traccia del tedio triste che andava tanto di moda.
Sul mio conto, per favore, Marsden. Bravo.
  Dopo un po' mi accorsi che qualcuno era venuto a sedersi
al mio tavolo. Lanciandogli uno sguardo da sopra il
giornale, vidi che il mio compagno era un gentiluomo basso
che pareva uno gnomo, la cui finanziera senza fronzoli
lo distingueva dalla clientela elegante e raffinata che frequentava
il locale. Stavo aspettando da un momento all'altro
i miei amici Morgan e Hunt, ma poich era ancora presto
e la sala in gran parte deserta, non sarebbe stato un problema
spostarmi altrove quando fossero arrivati. Rimasi per
incuriosito: era strano che, vista l'abbondanza di tavolini
liberi, lo sconosciuto fosse venuto a sedersi proprio al mio,
senza esservi stato invitato, per giunta.
  Samuel Pinker, signore, per servirvi si present lo gnomo
vestito da gentiluomo con un lieve cenno del capo.
Robert Wallis.
  Non ho potuto evitare di sentire il vostro commento
al cameriere. Posso? E senza esitare afferr la mia tazzina,
se la port al naso e la annus con delicatezza, come avevo
fatto io quel mattino con il fiore che avevo scelto da infilare
all'occhiello.
  Lo fissai, incerto se essere preoccupato o divertito. Molti
personaggi eccentrici frequentavano il Caf Royal,  vero,
ma la loro originalit consisteva di solito in un'affettazione,
come presentarsi con un mazzolino di viole, indossare
pantaloni alla zuava di velluto o esibire un bastone con
un diamante incastonato nel pomo. Annusare il caff altrui
era un vezzo che mi risultava nuovo.
  Samuel Pinker restava imperturbabile. Con gli occhi semichiusi
annus altre due volte il caff con gesti deliberati.
Poi si port la tazzina alle labbra e lo assaggi. Fece subito
uno strano risucchio, con un buffo movimento della
lingua, da rettile, come per far circolare il liquido in tutta
la bocca.
  Neilgherry disse con amarezza. Concentrato, oltre
che troppo tostato. Avete ragione, per. Parte dei chicchi
sono rancidi. Il gusto di frutta marcia  leggero, ma decisamente
percepibile. Posso chiedervi se siete del mestiere?
Che mestiere?
Se vi occupate di caff, intendo.
Credo di essere scoppiato a ridere. No di certo, perdio.
  Allora posso chiedervi, signore insistette, che mestiere
fate?
Nessuno.
  Perdonatemi. Avrei dovuto chiedervi qual  la vostra
professione.
  Non professo proprio nulla. Non sono medico, n avvocato,
n faccio nient'altro di utile.
  Cosa fate, allora? mi incalz impaziente. Come fate
a mantenervi?
  La verit  che in quel momento non mi mantenevo
per niente: mio padre mi aveva appena anticipato l'ennesima
piccola somma dietro promesse di successi letterari,
avvertendomi che sarebbe stata l'ultima volta. Mi pareva per
assurdo stare a sottilizzare sulle definizioni. Sono poeta
confessai con aria afflitta e sofferente.
Famoso? Illustre? si affrett a chiedere Pinker.
  No, purtroppo. La fama non mi ha ancora stretto al suo
petto incostante.
  Bene borbott lui inaspettatamente. Aggiunse: Ma
sapete scrivere? Siete bravo a usare le parole?
  Come scrittore mi considero eccellente in tutto, meno
che nel linguaggio...
  Al diavolo gli aforismi! esclam Pinker. Insomma,
siete in grado di fare delle descrizioni? Certamente. Dopotutto,
avete appena descritto il vostro caff.
Davvero?
Avete detto che "sa di ruggine". S, sa proprio di "ruggine".
Non ci avrei mai pensato, quella parola non mi sarebbe
mai venuta in mente. "Ruggine"  proprio il... il...
Le mot juste?
  Precisamente. Pinker mi guard allo stesso modo del
mio insegnante all'universit: aveva un'espressione che comunicava
insieme dubbio e ferrea determinazione. Abbiamo
parlato abbastanza. Vi dar il mio biglietto da visita.
  Lo accetto con piacere risposi perplesso, anche se non
credo che avr mai bisogno dei vostri servizi.
  Stava scarabocchiando qualcosa in tutta fretta sul retro del
bigliettino. Era, non potei fare a meno di notare, un biglietto
di ottima qualit, di cartoncino spesso color avorio. Mi avete
frainteso, signore. Sono io ad avere bisogno di voi.
  Come una specie di segretario, intendete? Mi dispiace,
ma...
  Pinker scosse il capo. No, no, ho gi tre segretari, tutti
bravissimi. Se mi consentite, dareste un ben misero
contributo.
  Cosa avete in mente, allora? chiesi un po' seccato. Non
avevo nessunissimo desiderio di diventare segretario, ma mi
era sempre piaciuto credere che sarei stato in grado di farlo,
se si fosse presentata l'occasione.
  Quello che mi serve disse Pinker guardandomi negli
occhi  un esteta, uno scrittore. Quando avr trovato
l'individuo dotato di queste qualit, mi lancer con lui in
un'impresa che ci render ricchissimi entrambi. Mi diede
il biglietto da visita. Passate da me a questo indirizzo domani
pomeriggio.
  Secondo il mio amico George Hunt, il misterioso signor
Pinker aveva intenzione di creare una rivista letteraria.
Hunt nutriva da parecchio tempo la stessa ambizione, principalmente
perch nessuno dei giornali letterari esistenti a
Londra aveva ritenuto opportuno pubblicare i suoi versi, e
pensava che dovessi accettare la proposta del mercante di
caff e passare a trovarlo.
Non mi sembra un tipo da letteratura. Girai il biglietto.
Dietro c'era scritto a matita: Ricevete nel mio ufficio, per
favore. S.P.
  Gurdati attorno insistette Hunt, abbracciando con
un gesto della mano il locale. Questo posto  pieno di gente
che cerca di afferrare un lembo dell'abito della Musa.
Era vero: quasi tutti i clienti del Caf Royal erano scrittori
o artisti, oppure aspiranti tali.
  Ma ci che l'ha colpito  stato il mio commento sul caff
che sapeva di ruggine.
  Il terzo membro del nostro gruppetto - l'artista Percival
Morgan, che fino a quel momento non era intervenuto
nella discussione - scoppi a ridere all'improvviso. So cosa
vuole il tuo signor Pinker.
Cosa?
Picchi col dito sull'ultima pagina della Gazette. "Branah,
polvere rinvigorente brevettata" lesse ad alta voce.
"Effetto garantito: ritrovate un incarnato roseo dopo la
malattia. L'energia frizzante di un soggiorno in montagna
racchiusa in una sola, portentosa cucchiaiata".  evidente,
no? Quell'uomo vuole che tu gli scriva delle pubblicit.
  Dovevo ammettere che l'ipotesi mi sembrava molto
pi plausibile del lancio di una rivista. Anzi, pi ci pensavo,
pi mi pareva probabile. Pinker mi aveva chiesto specificamente
se ero bravo a descrivere, una domanda strana
per il proprietario di un giornale, ma del tutto legittima
per chi cercava un creatore di slogan pubblicitari. Doveva
avere un nuovo caff che desiderava promuovere. Miscela
Pinker, per iniziare la giornata pieni di energia. Grande
cremosit per scoppiare di vitalit, o qualche altra sciocchezza
del genere. Avvertii un'inspiegabile delusione. Per
un attimo avevo sperato... non saprei, qualcosa di pi
eccitante.
  La pubblicit dichiar Hunt con aria pensosa  l'espressione
inqualificabile di un'epoca inqualificabile.
  Al contrario obiett Hunt, io adoro la pubblicit. 
l'unica forma di arte moderna ad occuparsi, sia pure in modo
marginale, della verit.
  Mi guardarono speranzosi, ma per qualche motivo non
ero pi dell'umore giusto per gli aforismi.
  Il pomeriggio successivo ero seduto alla scrivania e stavo
lavorando alla traduzione di una poesia di Baudelaire.
Davanti a me, un calice di cristallo giallo veneziano colmo di
pallido vino del Reno; per scrivere usavo una matita d'argento
su carta lilla profumata all'olio di bergamotto, e fumavo
sigarette di tabacco turco una dopo l'altra; ogni mio
gesto rispettava le convenzioni, ma anche cos era un'attivit
di una noia mortale. Baudelaire, naturalmente,  un
grande poeta, brillantemente perverso, ma talvolta  un po'
vago, il che rallenta l'opera del traduttore; se non fosse stato
per le tre sterline che un editore mi aveva promesso in
cambio del lavoro, avrei smesso parecchie ore prima. Il mio
appartamento si trovava a St John's Wood, vicino a Regent's
Park, e in un giorno soleggiato di primavera come quello
udivo le grida lontane dei gelatai che camminavano avanti
e indietro vicino all'entrata del parco. Restare al chiuso era
difficile. E non so perch, l'unica parola che riuscii a trovare
che rimasse con "vagola" era "gelato alla fragola".
Basta esclamai, posando la matita.
  Il biglietto da visita di Pinker era posato vicino al bordo
della scrivania. Lo presi in mano per guardarlo di nuovo.
Samuel Pinker, importatore e distributore di caff.
Un indirizzo in Narrow Street, Limehouse. La prospettiva
di uscire di casa, almeno per un'ora o due, mi attirava come
un cane che strattona il guinzaglio.
Su un lato del tavolo si accumulavano i conti da pagare.
  Certo, era inevitabile che un poeta avesse dei debiti;
anzi, nessuno poteva dirsi degno di tale nome se non ne aveva.
Ma per un attimo mi demoralizzai al pensiero di dover
trovare, prima o poi, il modo di pagarli. Afferrai il primo, il
conto del mio commerciante di vini. Il vino del Reno non
aveva solo un colore dorato, ma costava anche quasi come
oro. Se, d'altra parte, avessi accettato di fare le pubblicit
per il signor Pinker... Non avevo idea di quanto ci si facesse
pagare per scrivere quelle sciocchezze. Per, ragionai, il fatto
che il mercante si fosse risolto a frequentare il Caf Royal
in cerca di uno scrittore suggeriva che fosse inesperto quanto
me in materia. E se fossi riuscito a convincerlo a pagarmi
in anticipo? Qualcosa come - calcolai una somma ragionevole,
poi, trovandola insufficiente, la moltiplicai per quattro -
quaranta sterline l'anno? E se il commerciante di caff
avesse avuto degli amici, dei contatti di lavoro, che avevano
bisogno di servizi simili, non ci avrei messo molto a guadagnare
quattrocento sterline l'anno semplicemente scrivendo
frasi come l'energia frizzante di un soggiorno in montagna
racchiusa in una sola, portentosa cucchiaiata. Mi sarebbe
rimasto tutto il tempo che volevo per Baudelaire. 
vero, la Musa si sarebbe forse risentita vedendo che mi prostituivo
smerciando i miei talenti in quel modo, ma poich
mi sarei ben guardato dal parlarne agli amici letterati, forse
neppure la Musa lo avrebbe scoperto.
  Presi una decisione. Fermandomi solo un istante, per afferrare
il biglietto da visita di Pinker e indossare la giacca a
motivi cachemire acquistata la settimana precedente da Liberty,
mi precipitai fuori.
Attraversiamo ora Londra, da St John's Wood a Limehouse.
Detto cos non sembra entusiasmante, vero? Permettetemi
allora di formulare l'invito in modo diverso.
Attraversiamo la citt pi grande e popolata del mondo nel
momento di massimo splendore, in un viaggio in cui, se
decidete di accompagnarmi, vi serviranno tutti i vostri sensi.
Quass, dalle parti di Primrose Hill, l'aria - annusatela!
-  relativamente fresca, con solo un vago sentore di zolfo
prodotto dai fuochi di carbone e dai fornelli accesi in tutte
le case perfino in questo periodo dell'anno. Il vero divertimento
comincia da Marylebone in poi. Le carrozzelle
a due ruote e le carrozze esalano un odore intenso di cuoio
e di sudore di cavalli; le ruote sbattono sull'acciottolato, e
gli escrementi morbidi e umidi degli animali si accumulano
nei canaletti di scolo. Le strade sono paralizzate dal traffico:
carretti, carrozze a quattro ruote, grandi e piccole, a quattro
o due cavalli, con il tetto ripiegabile, calessi, coup, land,
clarence a quattro posti e carrozzelle tentano di farsi largo,
ciascuno per raggiungere la propria destinazione. Alcuni
veicoli hanno la forma di enorme cappelli a cilindro, con
il nome del cappellaio dipinto in caratteri dorati. I peggiori
autisti sono i conducenti degli omnibus che si spostano a
destra e a sinistra della carreggiata e si affiancano ai pedoni,
cercando di convincerli a montare a bordo per due penny
o, per la met della somma, a salire sul tetto. Poi ci sono velocipedi
e biciclette, i branchi di oche condotte al mercato,
gli uomini-cartellone che fendono la folla con le loro pubblicit
di ombrelli e altri prodotti, e le lattaie che vanno in
giro per le strade con un secchio e una mucca, aspettando
che qualcuno le fermi per comprare il latte. I venditori ambulanti
esibiscono vassoi di torte e paste; le fioraie vi mettono
in mano fiori di lupino e calendule; pipe e sigari contribuiscono
alla miscela con il proprio aroma pungente. Un
uomo che arrostisce aringhe di Yarmouth su un braciere vi
agita sotto il naso un pesce infilzato in una forchetta. Pesce
arrosto! grida con voce roca. Due penny per un'aringa
abbrustolita. Immediatamente gli fa eco un coro di altre
grida. Caldarroste belle calde, venti per un penny...
Lucido nero per pelli, mezzo penny... Le buone noci, sedici
per un penny... sbraitano i venditori ambulanti. Rape,
le belle rape ruggisce un contadino su un carretto trainato
da un asino. Le ruote degli arrotini sibilano e fanno scintille
quando toccano le lame. I mendicanti offrono scatoline
da un penny di fiammiferi, tendendo la mano senza parlare.
E ai margini dell'assembramento, come sempre, ciondolano
le figure spettrali dei pi miseri, senza scarpe, n pane,
n casa, n denaro, sempre in attesa di un'opportunit.
  Se compiamo in metropolitana il tragitto da Baker Street
a Waterloo, dobbiamo condividere le strette banchine con il
vapore umido, caldo e fuligginoso delle locomotive; se percorriamo
a piedi i grandi viali nuovi come Northumberland
Avenue, che tagliano a met i bassifondi del centro di Londra,
ci troveremo in mezzo a una calca di umanit sudicia,
poich ogni strada elegante  ancora circondata da quartieri
poveri, ciascuno formato da edifici malandati che ospitano
fino a cento famiglie, pigiate le une contro le altre in un
miasma di sudore, gin, aliti e corpi fetidi. Ma oggi  una
bella giornata: camminiamo, dunque. Anche se, mentre ci
affrettiamo lungo le strade dietro a Covent Garden, molti
occhi si posano su di noi in cerca di un fazzoletto o di
un paio di guanti da sottrarci, solo le prostitute adolescenti,
con i loro abiti volgari da due soldi, ci rivolgono la parola,
mormorando saluti lascivi nella speranza di accendere
una fugace scintilla di desiderio. Ma non c' tempo per
loro; non c' tempo per niente. Siamo gi in terribile ritardo.
Forse prenderemo una vettura, a pensarci bene. Eccone
una.
  Mentre avanziamo rumorosamente lungo Drury Lane
cogliamo un vago lezzo, niente affatto gradevole, che sale
da queste stradine secondarie come una nebbia velenosa.
 l'odore del fiume.  vero, grazie alle fogne di Bazalgette
il Tamigi non puzza pi di marcio al punto da costringere
i deputati, come accadde una volta, a bagnare le tende di
solfato di calcio. Tale miglioria, per, riguarda solo i sanitari
moderni, collegati alla rete fognaria; nelle case popolari
le grandi latrine putride sono ancora la norma, e lasciano
filtrare rivoletti maleodoranti nei canali sotterranei londinesi.
Poi vi sono tutti gli altri odori delle industrie che, per
facilit di accesso, si trovano sul fiume. Aroma di luppolo
tostato dalle birrerie, e quello  abbastanza piacevole, cos
come il profumo di specie botaniche esotiche proveniente
dalle distillerie di gin; poi, per, si  aggrediti dal puzzo di
ossa bollite di cavallo delle fabbriche di colla, di grasso che
bolle nei saponifici, dal tanfo delle interiora di pesce di Billingsgate
e dello sterco rancido di cane delle concerie. Non
c' da stupirsi che le persone pi sensibili portino con s un
mazzolino di fiori, o si appuntino al risvolto spille contenenti
sali di eucalipto.
  Quando ci avviciniamo al porto di Londra fiancheggiamo
enormi magazzini, imponenti e scuri come montagne.
Da uno si diffonde l'odore forte e corposo delle foglie di
tabacco, da quello vicino i vapori dolciastri dell'oppio. Qui
il selciato  appiccicoso perch si  rotto un barilotto di
rum, pi in l la strada  bloccata da un plotone di soldati
di passaggio, in giubba rossa. Intorno a me la gente parla
una dozzina di lingue diverse: biondissimi tedeschi, cinesi
con i capelli neri legati in un codino, negri con fazzoletti
dai colori sgargianti stretti intorno al capo. Un macellaio
col grembiule azzurro si  caricato in spalla una bacinella
colma di carne;  seguito da un nostromo con un cappello
di paglia che trasporta con precauzione un parrocchetto
verde in una gabbia di bamb. Gli americani intonano allegramente
canzoni di mare; i bottai fanno rotolare i barili
sul lastricato producendo una cacofonia di tamburi; le capre
belano dalle gabbie destinate alle navi. E il fiume - il
fiume  pieno di imbarcazioni, i cui alberi e fumaioli si succedono
a perdita d'occhio: sloop, schooner e bilander,
bettoline colme di barili di birra e carboniere cariche di carbone,
barconi e pescherecci per le anguille, clipper per il trasporto
di t e cabinati da diporto, natanti a vapore con il
ponte di mogano lucido e sudicie chiatte da lavoro. Cercano
tutte di avanzare in mezzo alla confusione, tra i fischi
acuti dei battelli a vapore, le urla degli scaricatori di carbone
dalle stive delle navi, i segnali acustici dei battelli pilota
e lo scampanellio incessante delle chiatte.
  Solo un moribondo non avrebbe avvertito un brivido
di eccitazione di fronte a tanta energia e operosit, dinanzi
all'attivit infaticabile e costante che emana da questa illustre
citt per espandersi su tutto il globo terrestre, come api
che compiono in fretta il tragitto per tornare al favo traboccante
di miele al centro dell'alveare. Io, per, non ci trovavo
nessuna forza morale: era una frenesia vibrante ma ottusa,
e la osservavo come uno spettatore guarda la parata del
circo. Ci voleva un uomo come Pinker per riconoscerle altre
qualit, per vedere che la civilt, gli scambi commerciali
e la cristianit erano alla fin fine la stessa cosa, e per intuire
che il commercio, affrancatosi dai limiti posti dal governo,
poteva essere lo strumento capace di portare la luce
nelle ultime regioni ancora oscure del mondo.
...
4.

  "Cedro": questo aroma gradevole, fresco, di campo ricorda
il legno grezzo, ed  quasi identico al profumo dei trucioli
di una matita appena temperata.  simboleggiato dall'olio
essenziale naturale di cedro dell'Atlante.  pi pronunciato
nei chicchi maturi.

Jean Lenoir, Le Nez du Caf.

  Il giovane, all'incirca mio coetaneo, che apr la porta della
casa di Narrow Street doveva essere uno dei bravi segretari
di cui Pinker mi aveva parlato. Era vestito in modo impeccabile
anche se classico: il colletto bianco era perfettamente
inamidato, e i capelli, lucidi di olio di Macassar, erano corti,
ben pi corti dei miei. Posso esservi utile? chiese lanciandomi
un'occhiata fredda.
  Gli allungai il biglietto da visita di Pinker. Potreste dire
al vostro datore di lavoro che il poeta Robert Wallis 
qui?
  Il giovane esamin il biglietto. Vi devo fare passare.
Venite.
  Lo seguii all'interno dell'edificio, che era, mi avvidi, una
specie di magazzino. I chiattaioli stavano scaricando sacchi
di tela ruvida da un pontile, e una lunga fila di magazzinieri
correva in parti diverse del deposito con due sacchi in spalla.
La fragranza del caff tostato mi invest come un'ondata
di profumo di spezie. Oh, quell'aroma... L'edificio conteneva
pi di mille sacchi di caff, e Pinker manteneva in funzione
le enormi macchine tostatrici giorno e notte. Era un
odore che faceva venire l'acquolina in bocca ma anche lacrimare
gli occhi, scuro come la pece che brucia, un profumo
acre, misterioso, seducente che si appiccicava in fondo
alla gola, invadendo narici e cervello. Poteva rendere schiavi
con la stessa rapidit dell'oppio.
  Ebbi solo il tempo di dare un'occhiata fugace; il segretario
mi precedette lungo una rampa di scale e mi fece entrare
in un ufficio. Una finestra si affacciava sulla strada, ma un'altra,
pi grande, si apriva sul magazzino. Era davanti a quella
che si trovava Samuel Pinker, a osservare l'attivit frenetica
che si svolgeva da basso. Accanto a lui, sotto una campana di
vetro, un piccolo aggeggio di ottone ticchettava piano, producendo
una striscia sottile di carta con dei simboli stampati
sopra. Il nastro di carta aggrovigliato, che cadeva sul pavimento
lucido formando complicati motivi a fleur de lis, era
l'unico elemento che disturbava l'ordine della stanza. Un altro
segretario, vestito come il primo, sedeva ad una scrivania e
scriveva con una stilografica d'acciaio a pennino rientrante.
  Pinker si volt e mi vide. Prendo quattro tonnellate di
brasiliano e una di Ceylon disse in tono perentorio.
Come, prego? chiesi allibito.
  Il pagamento sar franco a bordo, a condizione che non
marcisca durante il viaggio.
  Mi accorsi che stava dettando. Oh, certo. Continuate
pure.
Aggrott le sopracciglia di fronte alla mia impertinenza.
Ritenuta del dieci per cento per campioni futuri. Cordiali
saluti, eccetera, eccetera. Sedetevi. Quell'ultima affermazione
era evidentemente rivolta a me. Mi accomodai.
Caff, Jenks, per favore disse al segretario. Il quattro e il nove,
seguiti dal diciotto. Firmer quelle carte in vostra assenza.
Torn a guardarmi. Avete detto di essere scrittore,
signor Wallis esord in tono polemico.
 cos.
  I miei segretari, per, non sono riusciti a trovare niente
di vostro in nessuna libreria di Charing Cross. La biblioteca
W.H. Smith non vi ha mai sentito nominare. Stranamente
neppure il redattore letterario del Blackwood's Magazine
vi conosce.
  Sono un poeta ribattei, piuttosto spiazzato dalle ricerche
approfondite condotte da Pinker. Ma non sono mai
stato pubblicato. Credevo di avervelo detto.
  Avevate detto di non essere ancora famoso. Ora scopro
che siete un emerito sconosciuto. Difficile diventare famosi
se nessuno vi conosce, no? Si lasci cadere pesantemente
sulla poltroncina all'altro lato della scrivania.
  Perdonatemi se vi ho dato un'impressione sbagliata,
ma...
  Niente impressioni. Precisione, signor Wallis. Tutto
quello che vi chiedo - che pretendo da tutti -  la
precisione.
  Al Caf Royal Pinker era sembrato timido, perfino poco
sicuro di s. LI, nel suo ufficio, aveva un atteggiamento
pi autoritario. Estrasse una penna, tolse il tappo e afferr
la pila di lettere, firmandole tutte con un rapido svolazzo
senza smettere di parlare. Prendete me, per esempio. Potrei
essere un mercante se non avessi mai venduto neppure
un sacco di caff?
 una domanda interessante.
  No, non lo . Un mercante  qualcuno che commercia.
Quindi, se non compro e non vendo, non sono
commerciante.
  Ma uno scrittore, se uso il vostro esempio,  una persona
che scrive gli feci notare. Non  necessario che qualcuno
legga i suoi scritti. Anche se sarebbe preferibile.
  Mmm. Pinker sembr soppesare le mie parole. Molto
bene. Avevo la sensazione di avere superato una specie
di esame.
  Il segretario torn portando un vassoio con quattro tazzine
piccole come ditali e due bricchi fumanti, e ce lo pos
davanti. Allora disse il suo superiore, incoraggiandomi
con un gesto della mano. Ditemi cosa ne pensate.
  Il caff era appena stato preparato, ed emanava un aroma
intenso e gradevole. Lo assaggiai mentre Pinker mi fissava
impaziente.
Allora?
 eccellente.
  Sbuff. Cos'altro? Siete scrittore, no? Le parole non sono
i vostri ferri del mestiere?
Ah. Ora avevo capito cosa voleva. Feci un respiro profondo.
 proprio rinvigorente. Come un sanatorio sulle
Alpi, anzi, meglio, come una cura di riposo in riva al mare.
Non c' niente di pi buono, di pi fragrante, di pi stimolante
del caff di Pinker per cominciare la giornata.
Favorisce la digestione, aiuta la concentrazione e migliora la
costituzione, tutto in uno.
Cosa? Il mercante mi stava fissando.
  Naturalmente bisogner fare qualche ritocco precisai
con modestia. Ma penso che l'impostazione generale
sia...
Assaggiate l'altro mi interruppe subito.
  Feci per versare il liquido dell'altro bricco. Non nella
stessa tazza! sibil.
Scusate. Riempii un'altra minuscola tazzina e sorseggiai.
 diverso esclamai sorpreso.
S, certo disse Pinker. E poi?
  Non mi ero mai reso conto prima di allora che esistessero
caff diversi. Insomma, il caff poteva essere acquoso,
rancido o ristretto - spesso, anzi, era tutte e tre le cose -
ma l avevo due caff, entrambi eccellenti, eppure tra le loro
due forme di eccellenza c'era una differenza enorme; erano
il giorno e la notte.
  Come si pu esprimere a parole quella differenza?
chiese, e anche se la sua espressione non cambi ebbi l'impressione
che fossimo arrivati al punto cruciale della
conversazione.
  Questo dissi lentamente, indicando la seconda tazza,
ha un aroma che sa di... affumicato.
Pinker annu. Proprio cos.
Mentre quello indicai il primo  quasi... floreale.
Floreale! Pinker non la smetteva di fissarmi. Floreale!
Ma sembrava interessato - perfino colpito, pensai. Ecco,
lasciatemi fare un... Attir a s il blocco del segretario e vi
scarabocchi la parola "floreale". Andate avanti.
Questo secondo caff  quasi piccante.
Piccante come?
Sa di trucioli di matita.
  Trucioli di matita. Pinker scrisse anche quello.
Esatto.
Era come un gioco di societ, divertente ma inutile.
Mentre l'altro... castagne, forse? suggerii.
  Forse concesse Pinker, prendendo un appunto.
Cos'altro?
Questo indicai la seconda tazza  speziato.
Quale spezia?
Non ne sono sicuro confessai.
  Non importa disse Pinker, cancellando "spezie". Ah,
eccoti. Questo  importantissimo. Versalo, per favore.
  Mi voltai. Era entrata una ragazza con un altro bricco di
caff. Era, notai automaticamente - in quei giorni mi consideravo
una specie di esperto dell'argomento - piuttosto
graziosa. Indossava un abito di foggia essenziale come avevano
preso a fare molte altre donne che lavoravano. Una
giacca elegante, abbottonata fin sotto il collo, e una gonna
lunga senza crinolina rivelavano ben pochi dettagli del
suo corpo esile. Il viso, per, era espressivo, vivace, e i capelli,
anche se raccolti in una crocchia severa, apparivano
setosi e dorati.
Riemp una delle tazzine e me la pass con grande garbo.
  Grazie dissi, incrociando il suo sguardo con un sorriso
sincero. Se not il mio interesse non lo diede a vedere; il
suo viso era una maschera di distacco professionale.
  Forse potresti prendere appunti, Emily sugger Pinker,
spingendo verso di lei il blocchetto. Il signor Wallis stava
cercando di decidere quale spezia gli ricordava il nostro miglior
caff brasiliano, ma l'ispirazione lo ha abbandonato,
per il momento.
La segretaria si sedette alla scrivania e impugn la penna.
  Per un attimo, mentre aspettava che riprendessi a parlare,
mi parve di intravedere una traccia di divertimento - di
malizia, perfino - nei suoi occhi grigi. Ma era difficile dirlo
con certezza.
  Bevvi un sorso del nuovo caff, ma all'inizio non sentii
nulla. Mi dispiace dissi, scuotendo il capo.
Soffiateci sopra sugger Pinker.
  Soffiai e lo assaggiai di nuovo. Era, notai, molto banale
rispetto agli altri due.  quello che servono al Caf Royal!
  Molto simile, s. Pinker sorrise. Ha forse - ecco! - ha
sapore di ruggine?
  Un po'. Lo assaggiai di nuovo.  scialbo. Molto scialbo.
Con un retrogusto di... asciugamani bagnati. Diedi
un'occhiata alla stenografa. Stava scrivendo tutto, o meglio,
mi accorsi, tracciando una serie di simboli strani, simili a
caratteri arabi, sul blocco. Doveva essere il metodo stenografico
Pitman di cui avevo letto.
  Asciugamani bagnati ripet Pinker ridacchiando. Molto
bene, anche se temo di non aver mai assaggiato un asciugamano,
asciutto o bagnato che fosse.
  La penna della segretaria si ferm, in attesa. E ha un
odore di... tappeto vecchio aggiunsi. Immediatamente le
mie parole furono tradotte in altre linee e trattini.
Tappeto! Pinker annu. Nient'altro?
Una traccia di pane tostato bruciato. Altri ghirigori.
  Toast bruciato. Bene. Penso che per il momento possa
bastare.
  Gli appunti della ragazza non riempivano neppure una
pagina del blocco. Avvertii lo sciocco desiderio di fare colpo
su di lei. Quale  vostro? chiesi al commerciante, indicando
i bricchi.
  Come? Ancora una volta Pinker sembr sorpreso dalla
domanda. Oh, tutti.
E quale desiderate pubblicizzare?
Pubblicizzare?
  Di questo proseguii, indicando il primo bricco potete
dire... Levai la tazza. "Una bevanda di prima qualit, la
crema delle colonie, con un celestiale aroma di castagne".
Era la mia immaginazione o la segretaria proruppe in una
risatina, subito soffocata? Anche se vedo che la maggior
parte delle pubblicit tende a sottolineare gli aspetti legati
alla salute. Forse qualcosa come: "Il buon sapore di castagne
che vi rende pi forti".
  Mio caro Wallis esclam Pinker, sareste un pubblicitario
terribile.
Non credo proprio.
  La gente vuole bere un caff che sa di caff, non di
castagne.
  Potremmo sempre dire loro quanto  buono il caff
quando sa di castagne.
  L'essenza della pubblicit, naturalmente disse pensoso,
sta nel nascondere la verit rivelando solo quello che il
pubblico vuole sentirsi dire. L'essenza di un codice, invece,
sta nel fissare la verit in modo preciso a beneficio di pochi
eletti.
  Eccellente commentai, colpito. Sembra quasi un aforisma.
Ma cos' questa faccenda del codice?
  Mio caro ragazzo disse Pinker, guardandomi fisso,
ascoltate bene ci che sto per dirvi. Vi far una proposta
molto importante.
...
5.

  Viviamo, signor Wallis, nell'et del progresso. Pinker
sospir e si tolse l'orologio dal taschino. Lo guard con
espressione riluttante, come se fosse un oggetto che richiedeva
pi tempo di quanto non ne avesse lui a disposizione
in quel momento. Prendete questo orologio disse, tenendolo
per la catenella.  pi preciso di qualunque altro orologio
fabbricato nei decenni passati, e meno costoso. L'anno
prossimo sar pi a buon mercato e ancora pi accurato.
Sapete quanto costa l'ultimo Ingersoll?
Confessai la mia ignoranza sull'argomento.
  Solo un dollaro. Pinker annu. E ci sono da considerare
i vantaggi. Coerenza: il primo requisito del commercio.
Non siete convinto? Orologi pi accurati significa treni
pi puntuali. Treni pi puntuali significa pi scambi commerciali.
Pi scambi commerciali significa orologi pi economici
e precisi. Sollev una penna dalla scrivania.
Oppure prendiamo questa stilografica con il pennino rientrante.
Ha un serbatoio per l'inchiostro ricavato ingegnosamente
all'interno della struttura, vedete? Questo significa che i
miei segretari possono scrivere pi veloci, che possiamo fare
pi affari, eccetera eccetera. O ancora si frug di nuovo
nel taschino e ne tir fuori qualcosa tenendolo tra pollice ed
indice guardate questo. Si mise a contemplare un piccolo
dado col suo bullone. Che oggetto meraviglioso, Wallis. Il
bullone  stato fabbricato a Belfast, diciamo. Il dado magari
a Liverpool. Eppure si incastrano perfettamente, perch la
filettatura  stata standardizzata. La penna della stenografa
volava sulla carta, ormai: la donna doveva aver ricevuto
l'ordine di trascrivere tutti i discorsi estemporanei del suo
padrone, o forse lo faceva di propria iniziativa per istruirsi.
Qualche anno fa ogni officina, ogni fabbrica di bulloni
della nazione produceva filettature diverse. Era il caos. Era
poco pratico. Adesso, grazie alla spinta del progresso, ce n'
una sola. Credete nelle teorie di Darwin?
  Spiazzato dall'improvviso cambiamento di discorso, e
temendo di offendere il mio interlocutore - Darwin era un
argomento sul quale i miei insegnanti di Oxford si erano
accalorati - ammisi che, tutto considerato, probabilmente
ero un suo sostenitore.
  Pinker annu compiaciuto. Quello che Darwin ci mostra
 che il progresso  inevitabile. Per le specie, naturalmente,
ma anche per le nazioni, le razze, gli indivdui e perfino
per dadi e bulloni. Vediamo adesso in che modo le idee
di Darwin possono avvantaggiare il commercio di caff.
  Cercai di mostrare, con la mimica facciale, che avevo
anch'io dei suggerimenti utili a questo proposito ma che li
tacevo per rispetto nei confronti della superiorit del mio
interlocutore. Era un'espressione che avevo usato spesso
nelle stanze dei miei insegnanti a Oxford. Ora, per, non
era necessaria: Pinker era ormai lanciato.
  Per prima cosa, la preparazione. Come si potrebbe migliorare
questo processo? Ve lo dico io, signor Wallis. Con
il vapore.
Vapore? Come nelle fabbriche?
  In un certo senso. Immaginate se ogni caff ed ogni albergo
avesse la propria macchina a vapore per fare il caff.
Proprio come nelle fabbriche che lavorano il cotone o il
granoturco, vedremmo coerenza. Coerenza!
Il caff non diventerebbe troppo caldo?
  L'aggeggio di cui sto parlando  in miniatura. Jenks,
Foster chiam, portate l'apparecchio, per favore.
  Dopo una breve attesa e un certo tramestio, i due segretari
portarono dentro uno strano meccanismo su un carrello
a ruote. Sembrava formato da una caldaia di rame collegata
ad una quantit impressionante di condutture di ottone,
levette, quadranti e tubicini.
  La macchina da caff a vapore del signor Toselli
annunci Pinker con orgoglio. Esibita all'Esposizione di Parigi.
Il vapore  spinto attraverso il caff macinato al momento
di preparare ogni tazza, e il sapore  di gran lunga
migliore.
Come la si scalda?
  A gas, anche se pensiamo che a un certo punto saranno
creati anche modelli elettrici. Fece una pausa. Ne ho
ordinate ottanta.
Ottanta? Cosa ne farete?
  Le metter nelle Taverne della Sobriet di Pinker. Il
commerciante balz in piedi e cominci a camminare avanti
e indietro. Alle sue spalle, Jenks stava accendendo la caldaia:
l'apparecchio emetteva sibili e fischi leggeri mentre il
suo proprietario continuava a parlare. Oh, so gi cosa state
per dirmi. Volete farmi notare che, in questo momento,
le Taverne della Sobriet non esistono. Ma arriveranno,
Wallis, arriveranno. Intendo applicare gli stessi princpi della
penna con pennino rientrante e dell'orologio Ingersoll.
Guardate Londra. Una public house a ogni angolo di strada!
Si tratta quasi sempre di gin palace,(1) dove l'operaio sperpera
il frutto del suo duro lavoro. Che vantaggi gli d l'ubriachezza?
Lo abbrutisce, lo spinge a picchiare la moglie. Ne
mina a tal punto le facolt mentali che non riesce neanche
a barcollare fino a casa, e deve trascorrere la notte sul marciapiede,
perdendo il lavoro il giorno dopo. Il caff, invece
- il caff! - non presenta inconvenienti del genere. Non offusca
la lucidit, ma d vigore. Non obnubila i sensi, ma li
affina. Perch non dovremmo avere una coffee house in ogni
strada, invece? Sarebbe una forma di progresso, no? S? E
allora, se  un miglioramento, deve accadere, e accadr. Lo
dice anche Darwin! E ne sar io l'artefice! Si sedette, asciugandosi
la fronte con la manica.
  Avete parlato di un codice intervenni. Continuo a
non capire.
  S. Domanda e offerta, signor Wallis. Domanda e
offerta.
  Tacque ed aspettai, e la manina delicata della segretaria rimase
sospesa sul blocco. Aveva dita lunghissime ed affusolate.
Era facile immaginarle sulle corde di un violino o sui
tasti del pianoforte. Anzi, si potevano immaginare quelle
mani in ogni sorta di attivit, alcune deliziosamente
scandalose...
  La difficolt del mio progetto spieg Pinker  il costo.
Il caff  costoso, molto pi della birra, mettiamo, o del
gin. Viene da paesi pi lontani,  ovvio. Lo si ordina tramite
un agente, che a sua volta se lo procura da un altro agente,
ed  un miracolo che riesca a giungere fino a noi. Mi
guard. E cos ci chiediamo... cosa?
  Ci chiediamo suggerii, tornando a fissare l'attenzione
su di lui come si potrebbe migliorare
l'approvvigionamento.
  Pinker schiocc le dita. Esatto! Abbiamo fatto un passo
avanti con la Borsa del caff. Avete sentito parlare della
Borsa, vero?
Non sapevo di cosa stesse parlando.
  Pos la mano sulla campana di vetro in cui la stampante
continuava a ticchettare piano, riversando instancabile a
terra i nastri coperti di simboli. La Borsa del caff di Londra
rivoluzioner il nostro modo di lavorare.  collegata
tramite cavi sottomarini a New York e Amsterdam. I prezzi
si standardizzeranno in tutto il mondo. E crolleranno, 
inevitabile. Mi lanci uno sguardo indagatore. Riuscite a
vedere la difficolt?
  Riflettei. Non vi  dato sapere con precisione cosa vi arriva.
Comprate solo in base ai numeri, al prezzo. Volete trovare
merce di qualit per le vostre taverne, evitando il caff
scadente. Volete acquistare a prezzo conveniente, ma lasciare
agli altri gli scarti.
  Pinker si lasci andare contro lo schienale osservandomi
con un sorriso. Esatto, signore. Esatto.
  L'apparecchio produsse a un tratto una specie di stridio
acuto e ansimante. Jenks spost delle levette ed un fastidioso
gorgoglio emerse dalle molte gole della macchina mentre
liquido misto a vapore si rivers sibilando in una tazzina
minuscola.
  Ripresi a parlare. Con un codice - no, codice non  il
termine giusto - diciamo piuttosto con un lessico commerciale,
un modo di descrivere il caff che voi e i vostri agenti
avete concordato in anticipo, anche se siete in paesi
diversi...
  Esatto! Pinker afferr il dado in una mano, il bullone
nell'altra e li avvit. Abbiamo il dado e abbiamo il bullone.
Che combaciano.
  Jenks pos due tazzine davanti a me e Pinker. Sollevai la
mia. Conteneva una piccola quantit, che sarebbe entrata
in un portauovo, di un liquido nero e denso, su cui galleggiava,
distribuita a nido d'ape, una schiuma color nocciola.
Feci girare la tazzina: il contenuto era cremoso, concentrato,
come olio. Me lo portai alle labbra.
  Era come se l'essenza stessa del caff fosse racchiusa in
quel goccio di liquido. Ceneri ardenti, fumo di legna e braci
annerite dal fuoco mi danzarono sulla lingua, mi si trattennero
in gola prima di arrivarmi direttamente al cervello.
Eppure non era acre. Aveva una consistenza di miele o
melassa, con una sorta di dolcezza biscottata che indugiava
a lungo in bocca, come il cioccolato pi nero, o il tabacco.
Finii la tazzina in due sorsate, ma il sapore sembr accrescersi
e farsi pi intenso anche dopo.
  Pinker annu osservandomi. Avete un buon palato,
signor Wallis.  ancora grezzo, non affinato, direi, ma potete
migliorare. E soprattutto avete il dono di saper usare le parole.
Trovatemi le parole in grado di catturare - standardizzare -
l'aroma sfuggente del caff, cosicch due persone in
parti diverse del mondo possano comunicarsi, via telegrafo,
una descrizione sapendo esattamente cosa intendono. Mi
serve un vocabolario autorevole, suggestivo ma soprattutto
preciso. Il vostro lavoro consiste in questo. Lo chiameremo...
Fece una pausa. Lo chiameremo il Metodo Pinker-Wallis
per la descrizione e classificazione dei vari aromi del
caff. Cosa ne dite?
Mi guardava speranzoso.
   un progetto affascinante risposi educatamente.
Per non posso proprio fare ci che mi proponete. Sono uno
scrittore, un artista, non un fabbricante di frasi. Mio Dio,
il caff di quella macchina era forte: stavo cominciando ad
avere il batticuore.
  Ah. Emily immaginava che avreste potuto reagire cos.
Pinker indic con un cenno la segretaria, che con modestia
teneva ancora la testa china sul quaderno. Dietro
suo suggerimento mi sono preso la libert di cercare l'indirizzo
di vostro padre e di scrivergli un telegramma su questa
mia offerta di lavoro. Vi interesser forse vedere la risposta
del reverendo Wallis. Pinker spinse il foglietto del telegramma
dall'altra parte del tavolo. Lo presi in mano: iniziava
con la parola Alleluia! Sembra piuttosto contento di
essersi liberato dell'onere di mantenervi comment senza
tante cerimonie.
Capisco.

Ditegli miei versamenti sospesi stop. Riconoscente opportunit
stop. Dio vi benedica signore stop.

Ah.
  E alla luce della vostra espulsione - che vostro padre ha
menzionato di sfuggita - prendere gli ordini oppure orientarsi
all'insegnamento sono probabilmente due strade che
vi sono ormai precluse.
  S confermai. Mi sentivo la gola secca. Jenks mi mise
davanti un'altra tazzina. Ingollai il contenuto. Carbone
fragrante e cioccolato fondente mi riempirono il cervello.
Avevate parlato di guadagni favolosi.
Davvero?
  Ieri, al Caf Royal. Avete detto che, se avessi partecipato
al vostro progetto, entrambi saremmo diventati
ricchissimi.
  Ah, gi. Pinker riflett. Era un modo di dire. Ho usato
una... Lanci un'occhiata alla segretaria. Cos'ho usato?
  Un'iperbole rispose lei. Era la prima volta che apriva
bocca. Aveva parlato a voce bassa, ma mi parve ancora una
volta di cogliere una traccia di ironia. La guardai, ma aveva
il capo chino sul blocco per gli appunti, e trascriveva ogni
parola con quei maledetti scarabocchi.
  Esatto, si trattava di un'iperbole. Come uomo di lettere,
sono sicuro che lo comprendete. Pinker aveva gli occhi
che gli brillavano. Naturalmente, allora non ero al corrente
delle vostre circostanze piuttosto difficili.
Quale compenso suggerite, esattamente?
  Emily, qui, mi dice che Humphry Ward ha ricevuto
diecimila sterline per il suo ultimo romanzo. Sebbene sia
la scrittrice pi famosa della nazione e voi siate un emerito
sconosciuto, propongo di pagarvi sulla base della stessa
tariffa.
Mi pagherete diecimila sterline? chiesi allibito.
  Ho detto che vi pagher sulla base della stessa tariffa,
non che vi dar lo stesso compenso. Mi vedo obbligato a ricordarvi
ancora una volta i rischi dell'imprecisione. Sor-
rise: quel mostro si stava divertendo. L'opera della signora
Ward conta circa duecentomila parole, o sei scellini e tre
penny a parola. Vi pagher sei scellini e tre penny per ogni
parola chiave usata nel nostro codice. E un bonus di venti
sterline quando sar completo. Mi pare una ricompensa
equa, no?
  Mi passai una mano sul viso. Mi girava la testa, avevo
bevuto troppo di quel dannato caff. Metodo
Wallis-Pinker.
Come?
  Deve chiamarsi Metodo Wallis-Pinker, non il
contrario.
  Pinker si accigli. L'idea  di Pinker, quindi il nome di
Pinker deve avere pi rilievo.
  Siccome sono io a scrivere, il grosso del lavoro toccher
a me.
  Se posso permettermi, Wallis, non avete ancora capito
i princpi che reggono il mondo degli affari. Se voglio un
impiegato pi accomodante, posso semplicemente tornare
al Caf Royal a cercarmene uno. Ho trovato voi in cinque
minuti, dopotutto. Mentre se voi volete un altro datore di
lavoro, vi sar pi difficile.
  Forse concessi. Ma gli scrittori sono tutti diversi tra
loro. Come potete essere certo di trovarne un altro bravo
quanto me?
  Mmm riflett Pinker. Bene decret a un tratto. Sar
il Metodo Wallis-Pinker.
  E siccome si tratta di un'opera letteraria, mi serve un
anticipo. Trenta sterline.
 una bella sommetta.
Usa cos insistetti.
  Con mia sorpresa Pinker alz le spalle. Trenta sterline,
va bene. Siamo d'accordo?
  Esitai. Stavo per dirgli che volevo pensarci, che dovevo
discuterne con qualcuno. Gi immaginavo le risate dei miei
amici Hunt e Morgan se avessi parlato loro di quell'incarico.
Ma non potei evitare di lanciare un'occhiata alla ragazza.
Aveva gli occhi che luccicavano, e mi fece non proprio
un sorriso ma una specie di segnale quasi impercettibile,
sgranando gli occhi con un leggero cenno di incoraggiamento.
Quell'attimo preciso fu la mia rovina.
S risposi.
  Bene dichiar il mercante, alzandosi e tendendo la
mano. Cominceremo in questo ufficio domattina, signore,
alle dieci precise. Emily, saresti cos gentile da accompagnare
fuori il signor Wallis?

Note.

  1. Case del gin, locali riservati inizialmente alla vendita di
quel superalcolico (N.d.T.).
...
6.

"Acerbo": sensazione acre ed acida sulla lingua.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Quando giungemmo in fondo alle scale la fermai. Sarebbe
possibile dare un'occhiata in giro per il magazzino?
Sono curioso di conoscere meglio l'attivit alla quale il signor
Pinker ha deciso di iniziarmi.
  Se cap che la stavo provocando per indurla a prendere
in giro il capo, non lo diede a vedere. Certo si limit a rispondere,
e mi precedette nell'enorme magazzino che avevo
intravisto prima.
  Era un luogo insolito: faceva un caldo infernale, prodotto
dalle macchine tostatrici allineate lungo una parete,
con le fiamme dei bruciatori che brillavano nella penombra.
La chiatta era stata scaricata, ormai; il portone che dava
sul molo era chiuso, ma dal pertugio tra le due ante che
non combaciavano perfettamente filtrava una larga striscia
di sole. C'erano delle finestre, in alto sulla parete, ma lasciavano
entrare poca luce. L'aria era invece carica di una strana
umidit causata, mi avvidi, da una polvere fitta di fibre,
simili a quelle del cotone, sospesa nell'aria intorno a noi.
Allungai il braccio e l'aria mi vortic attorno alla mano.
  Pergamino spieg. Alcune delle drupe che riceviamo
non sono ancora state sgusciate.
Le sue parole non significavano nulla per me, ma annuii.
E tutto questo caff appartiene a Pinker?
  Il signor Pinker precis insistendo leggermente sul titolo
possiede quattro magazzini, e i due pi grandi sono in
deposito doganale. Questo  solo un punto di smistamento.
Mi indic qualcosa col dito. Il caff arriva via fiume
sui battelli.  campionato, pesato, sgusciato, tostato e immagazzinato
nella zona giusta, a seconda del paese di origine.
In questo deposito vi sono caff di tutto il mondo. Laggi
c' il Brasile, qui Ceylon. L'Indonesia  alle nostre spalle,
ma non  molto: quasi tutto il raccolto finisce in mano
agli olandesi. Il puro Arabica si trova qui, per sicurezza.
  Perch il puro Arabica dev'essere protetto pi degli
altri?
  Perch  il pi prezioso. Fece un passo verso una pila
di sacchi di iuta rigonfi. Uno era gi aperto. Guardate
disse, e la voce sembrava essere diventata pi squillante per
l'entusiasmo.
Guardai. Il sacco era pieno di chicchi color ferro, brillanti.
  Sembrava che fossero stati oliati e lucidati uno per
uno. Ne raccolse una manciata per mostrarmeli. Erano piccoli,
avevano delle tacche come le arachidi e scivolandogli
tra le dita producevano lo stesso crepitio della pioggia.
  Moka disse in tono reverenziale. Ogni chicco  un
gioiello. Infil dentro il braccio fino al gomito, muovendolo
in cerchio con un gesto morbido e ipnotico che era
quasi una carezza, liberando un effluvio potente di quell'aroma
scuro e abbrustolito. Un sacco intero come questo
 un tesoro.
  Posso? Infilai dentro il braccio accanto al suo. Era una
sensazione strana: i chicchi mi si richiusero attorno al polso,
comportandosi quasi come un liquido, ma erano secchi
e leggeri, incorporei come pagliuzze. La fragranza intensa e
amara mi riemp le narici. Spinsi la mano ancora pi gi, e
tra la levigatezza scivolosa dei chicchi ebbi l'impressione di
avvertire per un istante un'altra cosa: il tocco lieve ed asciutto
delle sue dita.
Il vostro signor Pinker  un bel personaggio dissi.
 un genio ribatt lei con voce posata.
  Un impresario del caff? Fingendo un gesto involontario,
le feci scivolare dolcemente il pollice sul polso. Lei si irrigid
e ritrasse il braccio, ma non ebbe altre reazioni. Avevo
ragione: manifestava una strana malizia o, forse, sarebbe
pi corretto dire che esprimeva sicurezza. Era una donna
che non si sarebbe messa a fare sorrisetti o gridolini inutili.
Un genio ripet. Vuole cambiare il mondo.
Con le sue Taverne della Sobriet?
  Dovevo averlo detto in tono divertito, perch lei ribatt
subito: Anche per quello, s. Attratta da una forza sensuale
torn ad affondare il braccio nel sacco, guardando i
chicchi che le scivolavano tra le dita, scuri come coralli di
ebano od ambra nera.
Cos'altro? la spronai.
Mi guard con freddezza. Lo trovate ridicolo.
  Scossi il capo. Penso che si sbagli. L'operaio non preferir
mai l'Arabica al gin.
Alz le spalle con noncuranza. Forse.
Non siete d'accordo?
  Invece di rispondere raccolse un'altra manciata di chicchi,
lasciandoli cadere piano mentre faceva oscillare la mano.
A un tratto capii cosa mi ricordava quel magazzino semibuio
e sepolcrale. L'aroma opprimente di caff era come
l'odore dell'incenso, e la luce fioca e polverosa richiamava
la penombra di un'enorme cattedrale.
  Questi non sono solo chicchi, signor Wallis disse con
lo sguardo fisso sulla cascata di gocce nere. Sono semi, i semi
di una nuova civilizzazione.
  Alz gli occhi. Seguii il suo sguardo verso la finestra da
cui Pinker, nel suo ufficio, dominava il deposito. Il commerciante
di caff era fermo davanti alla vetrata e ci stava
osservando.
 un grand'uomo si limit a dire.  anche mio padre.
  Ritir la mano dal sacco, pulendola delicatamente con
un fazzoletto mentre si avvicinava ai bruciatori. Signorina
Pinker dissi raggiungendola. Permettetemi di scusarmi,
non avevo idea... Se ho offeso...
Se dovete delle scuse a qualcuno, quello  lui.
  Vostro padre, per, non  al corrente dei miei
commenti.
Non glieli riferir se neanche voi lo farete.
  E devo scusarmi per... esitai. Per il mio comportamento
nei vostri confronti, assolutamente fuori luogo per
qualcuno che gode della vostra posizione.
  Di che comportamento state parlando? chiese con aria
innocente. Sopraffatto dall'imbarazzo, non risposi.
  Spero, signor Wallis riprese lei, che non mi tratterete
diversamente dagli altri dipendenti di mio padre.
  Un rimprovero od un invito? In questo caso, era tutt'altro
che esplicito. Sostenne il mio sguardo per qualche istante.
Siamo entrambi qui per lavorare, no? I sentimenti personali
devono essere accantonati. "La mattina semina il tuo
seme e la sera non dar riposo alle tue mani". Ecclesiaste.
  Chinai il capo. Certo. Aspetto con impazienza la sera,
allora, signorina Pinker.
E io la mattina, signor Wallis.
Uscii dal magazzino euforico e confuso in pari misura.
  Da una parte sembravo essermi trovato, senza volere, un
impiego remunerato. Dall'altra ero in preda all'eccitazione
fisica per via dell'amoreggiamento con la graziosa Emily
Pinker. Almeno quel problema, per, poteva essere risolto.
Andai in barca fino all'Embankment, poi attraversai lo
Strand diretto a Wellington Street. Vi si trovavano diverse
case allegre, a buon mercato, che avevo gi visitato, tutte
di buon livello. Quella sera, per, dovevo festeggiare: avrei
presto avuto l'anticipo di trenta sterline.
  Dopo essermi fermato solo il tempo di mangiare un pasticcio
di carne davanti alla vetrata della Savoy Tavern,
entrai nel bordello pi lussuoso, al numero 18. Al primo piano,
dietro tendaggi pesanti, c'era un salone con le pareti coperte
di damasco rosso in cui alcune delle ragazze pi graziose
di Londra erano mollemente adagiate su divani imbottiti.
Ma quale scegliere? Ce n'era una con dei deliziosi
riccioli rossi; un'altra il cui viso incipriato pareva quello di
una marionetta. C'era una splendida tedesca, altissima, una
francese civetta con la pelle scura e altre ancora.
Ne scelsi una le cui dita lunghe ed eleganti mi ricordavano
Emily Pinker.
...
7.

Pinker leva lo sguardo quando sua figlia entra in ufficio e
comincia a togliere le tazzine e i bricchi che ingombrano la
scrivania.
  Allora? chiede con dolcezza. Cosa pensi del nostro
esteta, Emily?
  Lei prende uno straccio e tira via alcuni fondi di caff
sparpagliatisi sul mogano lucido prima di rispondere. Non
 come me lo aspettavo.
In che senso?
  Pi giovane di come lo immaginavo, per prima cosa. E
un po' presuntuoso.
  S concorda Pinker. Ma dopo averci riflettuto, mi sono
detto che potrebbe essere un vantaggio. Un uomo pi
maturo potrebbe essere pi rigido nelle sue opinioni. Costui,
invece, spero che non si metter in testa di rubarti la
tua idea.
Non  mia, l'idea mormora lei.
  Non essere troppo modesta, Emily. Se devi lavorare con
il signor Wallis, credo che non ti potrai permettere questo
lusso. Certo che  la tua idea, e deve restare tale. Giocherella
con la stilografica. Mi chiedo come mai non ci abbia
pensato. Hai notato che, quando ho detto che l'idea era
di Pinker, ha subito concluso che doveva trattarsi di me?
  Una conclusione ragionevole, direi, visto che non sapeva
che fossi tua figlia.
  Forse. Pinker la osserv mentre trasferiva le stoviglie
sul vassoio. Glielo dirai? Che la Guida l'hai inventata tu,
intendo?
Lei impila le tazze. No risponde dopo un attimo.
Perch?
  Credo che, in questo momento, meno sa dei nostri piani,
meglio . Se glielo dico, potrebbe voler scoprire qualcosa
di pi sul motivo per cui  stata creata la Guida. E tutto
quello che diciamo potrebbe in qualche modo giungere alle
orecchie dei nostri concorrenti, e forse perfino di Howell.
  Come sempre sei molto giudiziosa, Emily. Suo padre
gira la testa, osserva la telescrivente che trasmette ticchettando
le quotazioni di Borsa sul nastro inesauribile. Speriamo,
allora, che sia all'altezza del suo compito.
...
8.

Proteggete il locale adibito alla degustazione dalle interferenze
esterne, soprattutto visive, sonore ed olfattive. Oltre a
ci, concentratevi completamente sull'attivit da svolgere.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Il mattino dopo tocc a Jenks, il segretario pi anziano,
portarmi in giro. Se la sera precedente il magazzino mi
era sembrato una cattedrale o una chiesa, in compagnia di
Jenks mi apparve chiaro che si trattava di una macchina,
un meccanismo enorme ma efficace per accumulare guadagni.
Il "materiale", come chiamava il caff, entrava con l'alta
marea; veniva spostato da un punto all'altro del grosso
deposito; era trattato, sgusciato, torrefatto e in alcuni casi
macinato prima di essere portato via sull'onda di una nuova
marea, con il proprio valore quadruplicato. Jenks mi mostr
i registri, tutti scritti di suo pugno, grossi libri contabili
che riportavano il movimento di ogni sacco, ogni chicco,
durante il progresso inesorabile da una colonna all'altra.
La maggior parte dei caff che arrivavano in quel deposito
era destinata ad una delle quattro miscele di Pinker:
Moka Mix, Old Government Java, Ceylon e Fantasia. Questi
blend non erano quel che sembravano a prima vista. L'Old
Government Java, per esempio, si chiamava cos perch il
governo olandese faceva invecchiare i suoi caff prima di
venderli, conferendo loro un gusto dolce popolare in Europa.
Tuttavia, a causa dei dazi sul caff olandese, la proporzione
di Giava nella miscela di Pinker poteva scendere
fino a un terzo, mentre il resto proveniva da piantagioni
che si trovavano in India o in Brasile. Analogamente, spieg
Jenks, la miscela Ceylon in origine veniva dagli appezzamenti
appartenenti a Pinker in quel paese; ora, per, che
la ruggine del caff aveva praticamente annientato le colture,
il nome stava ad indicare pi la particolare lavorazione
che l'origine, poich il caff brasiliano, pi economico,
costituiva pi dell'ottanta per cento del blend.
  Jenks dovette leggermi in volto lo stupore, perch precis
subito con aria severa: Si tratta di una normalissima
pratica commerciale, non c' niente di scorretto.
Certo.
  Altri commercianti hanno l'abitudine di adulterare le
miscele con sostanze estranee. Cicoria, avena, mais arrostito,
perfino sorgo, aromatizzato con cenere di legna e melassa.
Pinker non lo fa.
  Anche se , come dite voi, una normalissima pratica
commerciale? ribattei con aria innocente.
  Mi fulmin con lo sguardo. Ho detto che  un'abitudine
propria a molti. Naturalmente, intendevo dire tra i mercanti
della peggior risma, come Seymour o Lambert. Anche
Howell, sebbene il suo caff rechi il Royal Warrant.(1)
Pronunzi i nomi, l'ultimo in particolare, in tono di rabbioso
sarcasmo.
  Capisco. Per cambiare argomento - l'avevo provocato
abbastanza - dissi: La rovina delle vostre piantagioni a
Ceylon dev'essere stato un brutto colpo.
  Neanche tanto. La terra costava poco, ed  stato facile
impiegare la manodopera per altre colture, del t per esempio.
C' stata una piccola perdita contabile, che abbiamo
portato in detrazione degli utili.
  Quei termini, naturalmente - perdita contabile, utili,
portare in detrazione - non significavano nulla per me allora.
Annuii e proseguimmo.
  In ufficio Jenks mi mostr come si svolgeva la degustazione
del caff, o cupping. Una quantit precisa di grani macinati
era versata in una tazza di dimensioni standard. Si aggiungeva
l'acqua, si aspettavano due minuti precisi prima
di spingere il caff sul fondo con un cucchiaio e di assaggiare
il risultato.
  Cos mi mostr Jenks. Intinse il cucchiaino nella tazza
con un gesto esperto e delicato, poi se la port alla bocca e
risucchi rumorosamente il caff. Mi parve un rumore volgare
per un uomo come lui, finch non mi accorsi che aspirava
volontariamente aria insieme al liquido, proprio come
aveva fatto Pinker al Caf Royal.
Com'? chiesi.
Scroll le spalle. Non lo so. Non ho un gran palato.
  Aveva usato un tono sdegnoso, come per sottolineare che la
degustazione del prodotto andava lasciata a gente come me.
  Dev'essere uno svantaggio, per qualcuno nella vostra
posizione.
Io mi occupo del lato commerciale dell'impresa.
  Ma non sarebbe un'impresa promettente se il caff non
avesse sapore.
  Allora  una fortuna per tutti che siate arrivato voi
dichiar con aria di superiorit. Lo guardai, stupito dal suo
tono: non avevo previsto che i dipendenti di Pinker se la sarebbero
presa per la mia assunzione.
  In quel momento giunse il mercante in persona. Ah!
Vedo che il nostro nuovo apprendista sta lavorando duro
comment. Sono felice di scoprirvi tanto volenteroso,
signor Wallis. Confesso che ieri sera ho avuto un attimo di
apprensione: in fondo, da qui non  possibile "espellervi".
Prese la tazzina che il segretario aveva appena usato per la
degustazione, infilandoci il naso e annusando energicamente.
Osserverete disse con aria pensosa che l'aroma  diverso
qui nella tazza e allontan il naso a qualche centimetro
di distanza. Inoltre, se si inclina il capo - cos - i profumi
diventano pi intensi. Invece se si fa ruotare il liquido
con un movimento delicato fece girare la tazza si liberano
sostanze volatili diverse. Sono tutti aspetti che dovremo
prendere in considerazione al momento opportuno.
  Il signor Wallis stava esprimendo le sue riserve in merito
alle miscele fu l'intervento del perfido Jenks.
Pinker mi guard con le sopracciglia aggrottate.
Davvero?
  Mi stavo solo dicendo spiegai - che maledetto spione,
quel Jenks! - che  scomodo dover comprare tante variet
di caff per venderne cos poche.
  Vero, vero. Gli appassionati troverebbero motivi per
esaltare il caff di qualunque provenienza, proprio come un
amante del vino si delizia a confrontare i vini rossi di Bordeaux
con i Rioja spagnoli e cos via. Ma il nostro obiettivo
sono i guadagni e, a differenza del vino, il caff, una volta
tostato, non migliora con il tempo.
  And alla finestra che si affacciava sul magazzino e per
un istante guard gi nel grande deposito, meditabondo.
Dovete considerarlo un esercito disse, come parlando tra
s e s, tanto che fui costretto ad avvicinarmi per capire ci
che diceva. Ogni reggimento ha il suo luogo di origine, il
suo carattere, eppure  composto di individui, soldati che
hanno rinunciato alla loro identit per il bene generale. L
fuori ho i miei Highlander scozzesi, gli Irregular irlandesi,
i Gurkha nepalesi. E proprio come un esercito ricorre alla
cavalleria o ai tecnici a seconda dell'attivit da svolgere,
chi crea blend di caff pu correggere un brasiliano un po'
spento con un pizzico di Sumatra, o coprire le pecche di
una variet con le qualit migliori di un'altra.
  Allora, se loro sono un esercito voi dovete essere il loro
generale, pronto a mandarli in guerra dissi. Stavo scherzando,
ma l'espressione di Pinker, quando mi guard, non
lasciava trasparire nessuna ironia: i suoi occhi, invece, erano
infiammati al pensiero delle gesta che avrebbero compiuto
i battaglioni.
Proprio cos conferm sottovoce. Proprio cos.
  Ci mettemmo subito al lavoro. Fu portato dentro un
fornello che venne collegato al gas. Ci fornirono tazze e
bollitori in abbondanza, e fu messo a nostra disposizione
un tizio rozzo di nome South, il cui compito consisteva
nell'andare a prendere i campioni di caff che gli chiedevamo.
C'erano anche due secchi di acciaio, dei quali inizialmente
non capii l'utilit.
  Per il caff spieg Pinker. Se lo bevete tutto, impazzirete
dal nervosismo.
  Ricevemmo in dotazione anche Emily, che prese posto
accanto alla scrivania con il suo blocchetto per gli appunti.
Le sorrisi e lei mi rispose con un cenno, ma era un saluto
professionale, niente pi. Naturalmente non poteva sapere
che la notte precedente avevamo consumato un lungo
amplesso su un divano di velluto al numero 18 di Wellington
Street. (Avevo scelto una ragazza piuttosto bella ma un
po' apatica, la cui naturale lubricit aveva tratto beneficio
da una dose abbondante di unguento Clayton. Molto pi
tardi, dopo essere tornato nel mio appartamento, scoprii le
mie parti intime, ormai prive di turgore, coperte di quella
roba.  un mondo strano, quello delle prostitute: si paga
di pi per l'inesperienza e la mancanza di abilit. Penso che
sia l'unica professione in cui avviene. Ma sto divagando).
  Suggerisco di usare come punto di partenza i commenti
di Linneo sulle varie categorie degli odori esord Pinker.
Consult un blocchetto. Ecco qui. Linneo divide gli
odori in sette classi, in base alla loro gradevolezza. Abbiamo
cos Aromticos, gli odori aromatici, come limone, anice,
cannella e chiodi di garofano, Fragrants, fragranti, come
zafferano o fagara; Ambrosiacos, di ambrosia, come muschio
od ambra; Alliaceos, aglio o cipolla; Hircinos, caprino
come formaggio di capra, carne o urina; Tetros, puzzolente
come sterco o noci; Nauseosos, nauseabondo come la resina
dell'assafetida. Siete d'accordo?
Ci pensai un istante. No.
Pinker si accigli.
  Il sistema di Linneo poteva andare bene per i suoi scopi
dissi con disinvoltura, ma i princpi estetici richiedono
un approccio diverso. Dobbiamo cominciare con la vista -
colore ed aspetto - prima di procedere con odore, gusto,
retrogusto e via dicendo.
Pinker riflett. Benissimo.
  Dopo avere cos stabilito che avremmo fatto a modo
mio, mandai South a prendere una manciata di caff da
ogni sacco del magazzino. Alla fine i chicchi furono disposti
in mucchietti ordinati sulla scrivania davanti a me.
  Allora dissi, con una sicurezza simulata pi che autentica,
quelli l sono neri come la disperazione, mentre questi
sono dorati come la virt...
  No, no e no mi interruppe Pinker. Troppo poetico.
Quello che per uno  disperazione per l'altro  tristezza, e chi
pu dire se tristezza e disperazione hanno lo stesso colore?
  Capivo cosa intendeva. Allora dobbiamo decidere che
parole usare per le diverse sfumature di nero.
Esatto, signore.  proprio quello che voglio.
  Mmm riflettei. Era, a pensarci bene, una questione
spinosa. Cominciamo dissi con il termine che useremo
per il nero pi nero che c'.
Perfetto.
  Cadde il silenzio. Era effettivamente molto difficile pensare
a una parola per descrivere il nero assoluto dei chicchi
pi scuri. Il nero puro del naso di una mucca esclamai
infine. Pinker fece una smorfia. O il nero brillante di una
lumaca all'alba.
  Troppo estroso. E, se posso permettermi, non molto
appetibile.
Il nero di una Bibbia.
Troppo soggettivo.
Il nero di una notte senza luna.
Pinker sbuff.
  Troppo poetico, per voi? Cosa ne dite del carbone,
allora?
  Ma il carbone non  nero.  una specie di grigio, una
via di mezzo tra l'ardesia della Cornovaglia e il pelo di un
topo. Era stata Emily a parlare. Le lanciai un'occhiata.
Scusate aggiunse. Probabilmente non vi serve l'opinione
di qualcun altro, visto che la vostra  gi tanto decisa.
  No, la vostra obiezione era giusta, invece ribattei. E
poi, pi gente collabora, pi  probabile che la nostra impresa
sia coronata da successo. Dentro di me, naturalmente,
rimpiangevo amaramente di non aver preteso come
condizione irrinunciabile che la redazione della Guida
fosse affidata esclusivamente a me. Stavamo discutendo del
colore nero da dieci minuti e non avevo neppure recuperato
i dieci scellini spesi nelle energiche attivit della notte
precedente.
Zibellino? suggerii.
Corvo ribatt Pinker.
Antracite.
Catrame.
Ambra nera conclusi.
  Pinker annu con riluttanza. Nessuno poteva obiettare
che l'ambra nera non fosse nerissima.
  Abbiamo il nostro primo termine disse Emily, scrivendolo.
Ma forse dovreste considerare che questi chicchi sono
neri solo perch li abbiamo tostati. In natura sono marrone
chiaro.
  S, certo dissi. Lo so bene. Naturalmente, lo avevo
dimenticato. La tostatura, ovviamente,  un altro elemento
da considerare. Prima, per, dovremmo chiederci: se
quelli sono color ambra nera, questi cosa sono? Toccai un
altro mucchietto di chicchi.
Questi sono... ferro dichiar Emily.
Giusto concordai. Proprio color ferro.
  Sta diventando pi facile comment mentre trascriveva
la parola.
E questi? chiese Pinker, indicando un altro cumulo.
Quelli sono perla.
Le perle sono bianche, lo sanno tutti.
  Presi in mano uno dei grani e lo studiai da vicino. Aveva
una specie di splendore opalescente, come una moneta lucidata.
Peltro, allora.
Sono d'accordo disse Emily, scrivendolo.
E cos arriviamo al marrone.
  Ma esistono tante sfumature diverse di marrone, anche
se usiamo sempre la stessa parola obiett Pinker. Non ci
sono termini per distinguerle.
  Non  vero. Pensate, per esempio, ai colori dei diversi
tipi di legno. Guardai i chicchi. Alcuni ricordano il mogano,
altri il frassino, altri la quercia.
  All'improvviso Pinker si alz. Devo occuparmi di altre
faccende. Continuate voi due. Avrei scoperto pi avanti
che faceva sempre cos: era incapace di restare concentrato
sulla stessa attivit per pi di un'ora. In parte era una
conseguenza dei suoi molti impegni, ma in parte era dovuto
al fatto che era attratto soprattutto dalle novit. Si
avvi verso la porta e la apr. Jenks! chiam. Jenks,
dove siete?
E spar.
  Guardai Emily. Teneva gli occhi fissi sul blocchetto per
appunti. Stavo cercando dissi sottovoce di trovare una
parola per descrivere il colore preciso dei vostri occhi.
  Lei si irrigid e la vidi diventare rossa in viso mentre restava
china sul bloc-notes.
  Sono grigi anche loro suggerii. Ma pi chiari, penso,
del carbone o dell'ardesia della Cornovaglia.
  Vi fu un attimo di silenzio. Poi replic: Dovremmo
continuare. Abbiamo molto da fare.
  Certo. E comunque non c' fretta. Dovr riflettere a
lungo sulla questione.
  Vi prego, non scomodatevi per me. Aveva assunto un
tono freddo. Non dovete disturbarvi.
Niente affatto, sar un piacere.
  Ma forse nel frattempo dovremmo tornare a concentrarci
sul colore di questi chicchi.
Siete severa, signorina Pinker.
  Sono semplicemente consapevole che il lavoro che ci
aspetta  enorme.
  Enorme, forse, ma non fastidioso sottolineai con fare
galante. Nessun lavoro potrebbe essere noioso in vostra
compagnia.
  Temo, invece, di essere fonte di distrazione. La freddezza
stava scendendo a temperature artiche. Forse dovrei
vedere se il signor Jenks o il signor Simmons possono prendere
il mio posto.
  Non ce n' bisogno mi affrettai a rassicurarla. Far il
mio dovere ancora pi scrupolosamente per il fatto che me
lo avete chiesto voi.
Fissammo le montagnole di chicchi non tostati grigioverdi.
  Nessuno dei due, ne sono certo, stava pensando al
caff. Le lanciai un'altra occhiata fuggevole.
  Il colore delle vostre guance, invece ripresi, mi fa pensare
a una mela matura.
  Signor Wallis. Sbatt energicamente il blocco sul tavolo.
Se le mie guance hanno preso colore,  perch sono
arrabbiata con voi che continuate a stuzzicarmi in questo
modo.
  Allora mi scuso, non intendevo ferirvi. Anzi, esattamente
il contrario.
  Ma dovete capire disse con voce bassa e insistente che
mi state mettendo in una posizione insostenibile. Se me ne
vado, mio padre vorr conoscerne il motivo, e cos vi licenzier,
la Guida non verr scritta, e questa  una responsabilit
che non intendo assumermi. Per, se resto, sono sotto
ogni aspetto alla vostra merc, e dal vostro comportamento
di stamattina sospetto che ne approfitterete per infastidirmi
ancora di pi.
Giuro sul mio onore che non far niente del genere.
  Dovete promettermi di non tenere in nessun conto il
mio sesso.
  Vi credevo troppo moderna per fare la timida di fronte
a un'attrazione perfettamente naturale da parte mia osservai.
Per, se lo preferite, in futuro cercher di pensare a
voi come se foste un ragazzo.
Lei mi guard sospettosa, ma lev la matita sul blocco.
  Questi chicchi... Ne afferrai una manciata e li scossi
stringendoli. Potremmo usare i colori delle foglie per
definirli.
In che senso?
  Le foglie nuove sono verde pallido. D'estate sono pi
scure. Quelle invernali, invece, ricordano i chicchi pi chiari
e gialli.
Molto bene. Trascrisse il tutto.
  E cos arriviamo all'aroma. Per quello, per, penso che
dovremmo avere dei campioni.
Accendo il fornello.
  La guardai mentre faceva bollire l'acqua. Avevo avuto
torto a pensare che gli abiti essenziali che portava non le
rendessero giustizia. L'assenza di un bustino, invece, pur
privandola della silhouette sinuosa che fino a poco tempo
prima era stata in voga, permetteva di apprezzare le sue forme
naturali; in altre parole, la sua figura sotto gli abiti. Era
snella, ossuta perfino. Il bacino, quando si sporse oltre il
tavolo, era cos stretto che il paragone con un ragazzo calzava
alla perfezione. Socchiudendo gli occhi la paragonai
mentalmente alle varie prostitute con cui ero stato, e riuscii
quindi a creare una specie di immagine composita del suo
corpo nudo, una piacevole fantasticheria che Emily scambi
forse per una profonda concentrazione.
Proprio allora torn Pinker, che mi vide fissare sua figlia.
Sicuramente indovin cosa mi passava per la mente.
  Fate progressi? chiese bruscamente. Il signor Wallis si
impegna, Emily?
  In quel momento sarebbe bastata un'allusione da parte
di Emily per farmi cacciare. Maledissi in cuor mio la mia
imprudenza. Avevo bisogno di quell'anticipo, anche perch
l'avevo gi intaccato con le spese della sera precedente.
  Lei mi lanci un'occhiata scostante. Il signor Wallis sta
facendo buoni progressi, pap, anche se non procede rapido
come vorrebbe. Temo che le mie chiacchiere femminili
siano state una distrazione.
  Al contrario, la signorina Pinker  stata fonte d'ispirazione
per me esclamai subito senza battere ciglio. Emily
Pinker  alla Guida Wallis-Pinker ci che Beatrice  per
Dante o Maud per Tennyson.
  Pinker strinse gli occhi. Benissimo. Forse, Wallis, posso
aiutarvi ad assaggiare il primo caff.
  Non ce n' bisogno gli assicurai con aria di sufficienza.
Jenks mi ha gi spiegato come si fa.
Star a guardare, allora.
  Rest accanto alla porta, a braccia conserte, e mi guard
mentre pesavo i chicchi, li macinavo in un macinacaff manuale
ed aggiungevo l'acqua bollente. Aspettai esattamente
due minuti, regolandomi sul mio orologio, poi con il cucchiaio
spinsi la spessa crosta schiumosa di caff sul fondo.
Non ero abile come il segretario, per, e quando sollevai il
cucchiaio il liquido era ancora pieno di granelli di caff. Me
lo portai comunque alle labbra e cercai di risucchiarlo come
avevano fatto Pinker e Jenks, aspirando anche dell'aria
insieme al liquido bollente. Il risultato immediato, e inevitabile,
fu che mi and tutto di traverso, e tossendo spruzzai
il caff sulla scrivania.
  Pinker scoppi in una sonora risata. Mio caro Wallis
grid, dovevate assaggiarlo, non sputarlo fuori come una
balena che spunta dai flutti.
  Mi  andato di traverso dissi, o meglio gracchiai,
quando riuscii di nuovo a trovare la voce. Tutte le mie scuse,
ci provo un'altra volta. Ero imbarazzatissimo. Tentai di
nuovo di berlo rumorosamente come avevo visto fare agli
altri, ma era pi difficile di quanto sembrasse; questa volta
riuscii - per un pelo - a tenere il liquido in bocca mentre
tossivo e quasi mi soffocavo.
  Emily, tesoro, temo che il tuo nuovo collega sar incapace
di parlare per il resto della mattina ridacchi Pinker.
  Non  la fine del mondo comment Emily. Le labbra
si atteggiarono a un sorrisetto. Se non per il signor Wallis,
naturalmente.
  Forse... Forse... Pinker si asciug gli occhi con un dito.
Forse il suo panciotto parler per lui!
A quel punto tocc a Emily tossire e rischiare il soffocamento.
  Li guardai allibito. Compresi che, in qualche modo,
ero io il motivo di tanta ilarit, ma non riuscivo proprio
a capire perch.  vero che il mio gilet quel giorno era,
come le scarpe, di un giallo acceso, ma perfino un mercante
di caff di Limehouse doveva sapere che era  la mode.
  Pinker si asciug gli occhi. Perdonatemi, mio caro
Wallis. Non avevamo cattive intenzioni. Ecco, lasciate
che vi mostri. C' un trucco che gli esperti del mestiere
danno per scontato. Guardate. Si port un po' di caff
alla bocca con il cucchiaino, lo bevve rumorosamente
facendo una specie di gargarismo. Il segreto sta nell'aspirare
il liquido con le labbra e la lingua. Aspirare, aerare ed
infine sputare.
  Seguii i suoi consigli e riuscii a controllare un po' meglio
il liquido; se non altro, la reazione del mio pubblico fu pi
contenuta. L'ilarit torn, tuttavia, quando dovetti padroneggiare
l'arte di sputare il caff appena assaggiato nel secchio.
Pinker mi mostr come fare, emettendo un getto sottile
che produsse un suono metallico quando colp il secchio,
ma prima ancora che si voltasse sapevo che per me sarebbe
stato difficile.
  Immaginate di fischiare spieg. E qualunque cosa
facciate, siate deciso.
  Lanciai un'occhiata ad Emily, che si era stampata in faccia
un'espressione di calcolato disinteresse. Forse vostra figlia
preferirebbe... suggerii.
Preferirebbe cosa?
  Non assistere a quello che potrebbe rivelarsi, temo, uno
spettacolo poco decoroso.
  Pinker si gir verso la figlia, che replic: Oh, andiamo,
signor Wallis. Siamo moderni, non fate il timido di fronte
a qualcosa di perfettamente naturale.
Gi dissi. Certo. Mi girai riluttante verso il tavolo.
  Insieme? propose Pinker. Avvicin il cucchiaino colmo
di caff alla bocca, e io lo imitai. Aspirammo, aerammo,
poi lui emise un getto sottile di liquido marrone che
centr il secchio.
  Mi chinai verso il recipiente, feci una pausa per concentrarmi
e sputai il pi delicatamente possibile. Purtroppo
la mia delicatezza fu controproducente: mi permise solo
di spruzzare debolmente il caff nella direzione approssimativa
del contenitore. Parte del liquido manc clamorosamente
il bersaglio.
  Scusate balbettai, rosso come un peperone. I due Pinker,
per, non mi sentirono. Il padre aveva le spalle che
sobbalzavano. Teneva gli occhi chiusi, e da sotto le palpebre
chiuse scendevano delle lacrime. Emily si ficc le mani
sotto le ascelle e si mise a dondolare avanti e indietro sulla
sedia, mentre il capo chino le sussultava per lo sforzo di
trattenere le risa.
Vedo che vi faccio divertire osservai piccato.
  Pinker mi pos una mano sulla spalla. Anche se falliste
come poeta annasp, avete un futuro quasi assicurato
nei teatri di variet. Tutto merito della posa preparatoria,
signore.  magnifica. Come se steste per declamare, invece
di sbavare.
Non credo di aver sbavato.
  E il volto, il volto! continu entusiasta. La solennit!
L'espressione comica di sorpresa che siete riuscito ad
assumere!
  Non sono sicuro di sapere di cosa stiate parlando. Ero
ancora piuttosto rosso in faccia.
  Mio caro ragazzo disse, tornando serio, vi abbiamo
preso in giro a sufficienza. Perdonateci. Vi lascio al vostro
lavoro.
  Si avvicin alla porta. Quando se ne fu andato, nessuno
parl. Poi dissi sconsolato: Immagino che mi troverete
ridicolo.
  Emily rispose a bassa voce: No, Robert. Ma ora siete
voi stesso a trovarvi ridicolo, ed era questa, penso, l'intenzione
di mio padre.
Capisco.
  Se dobbiamo lavorare insieme, dobbiamo essere a nostro
agio l'uno con l'altra. E non possiamo riuscirci se uno
dei due tenta di prevalere.
S,  chiaro.
  Prometto di non ridere di voi, se voi promettete di non
farmi la corte.
Va bene. Avete la mia parola dissi con uno sforzo.
  Credetemi aggiunse, cercando di restare seria, sono
io a perderci.

Note.

1.Sigillo reale della monarchia inglese (N.d.T.).
...
9.

La difficolt principale nell'elaborare una terminologia per
gli aromi del caff  intrinseca alla nostra lingua. Anche se
molte parole descrivono ci che vediamo, udiamo e tocchiamo,
ben poche descrivono le sensazioni olfattive e
gustative.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Forse Pinker continuava a nutrire qualche sospetto sulle
mie intenzioni. In ogni caso di l a poco si un a noi una
ragazza con i capelli scuri, di un paio d'anni pi giovane di
Emily. Pos sul tavolo una grossa pila di libri.
  Mia sorella Ada spieg Emily. Ada, ti presento Robert
Wallis.
Il "piacere" secco di Ada suggeriva esattamente il contrario.
Presi in mano uno dei libri e diedi un'occhiata al dorso.
Analisi dell'acqua per scopi sanitari. Accidenti.
  Mi tolse il volume dalle mani. Il testo del professor
Frankland  l'opera di riferimento sulla valenza degli elementi
chimici.
  Ada spera di essere accettata ad Oxford disse Emily.
Studiavate l anche voi, vero, Robert?
  Quell'ultimo commento sembr destare l'attenzione di
Ada. Oh. Quale college?
Christ Church.
Come sono i laboratori?
Non ne ho idea.
E il Clarendon? Com'?
  Per circa dieci minuti mi sottopose a un interrogatorio
serrato sulle aule di scienze, le residenze per le studentesse, le
sale per gli esami e cos via. Rimase delusa. Potevo descriverle
le passeggiate nel parco dei daini, all'alba, a braccetto con
un paio di amici ubriachi, o le gite in barchino a Wytham
per un pranzo a base di trota alla griglia, ma delle aule e degli
insegnanti che mi nominava non sapevo quasi nulla.
  Era utile, per, avere una terza persona nella stanza con
noi. Lo scopo del nostro glossario era, dopotutto, la comunicazione,
e con Ada potevamo verificare i nostri progressi.
Si rivel utile anche per scopi pi pratici, quando si tratt
di creare il contenitore dei campioni... Ma ogni cosa a
suo tempo.
  Verso mezzogiorno Emily si stiracchi. Forse  per via
di tutta questa concentrazione sulle mie percezioni dichiar,
ma ho una fame terribile.
   normale dissi. Proprio come la musica dev'essere
oggetto di studio e di esercizio prima che ci si possa mettere
a suonare leggendo all'impronta lo spartito, cos bisogna
impratichirsi nelle scale e negli arpeggi del piacere prima di
potersi dichiarare pronti.
  Emily lev gli occhi al cielo.  un modo particolarmente
arzigogolato di dire che avete fame anche voi?
Esatto. Dove si mangia bene da queste parti?
  C' un locale in Narrow Street che fa dei tortini d'anguilla
eccellenti. Anzi, da venti minuti non penso ad altro.
Li servono con pur e un po' del brodo di cottura dell'anguilla
come salsa.
  Io devo andare a Hoxton a comprare del materiale di
chimica intervenne Ada.
  Allora saremo solo noi due, a quanto pare dissi a
Emily.
  Emily, posso parlarti un attimo? intervenne subito
Ada.
  Parlottarono sul pianerottolo a bassa voce. Naturalmente
mi avvicinai alla porta per origliare.
...promesso a pap che non sarebbe successo nulla di
equivoco.
  Non essere sciocca, Ada. Non intendo certo cedere ai
complimenti artificiosi del signor Wallis durante un innocentissimo
pranzo. Ma, se proprio la cosa ti preoccupa,
vieni con noi.
Sai bene che non posso. Dovrai portarti la Rana.
Sentii Emily sospirare. Preferirei di no.
Perch?
 impossibile parlare con la Rana.
  A Robert, invece, parlare riesce bene; anzi, a quanto vedo
non fa altro. Comunque, d'accordo. Se ce la fai a sopportare
di andare a pranzo con lui, va' pure.
  Procedemmo lungo Narrow Street in silenzio. Per essere
sincero, dovevo ancora riavermi dal commento di Ada sulla
mia parlantina.
  Da quanto tempo lavorate per vostro padre? chiesi
infine.
Sono quasi tre anni.
  Tre anni! esclamai scuotendo il capo.  una sentenza
pi lunga di quella toccata al povero Oscar!
  Non potete capire. Per me poter lavorare  un lusso.
Mi guard in tralice. Per voi, invece, dev'essere una
novit.
  Certamente. Per parafrasare quel grande scrittore, l'unica
cosa alla quale valga la pena di lavorare  un'opera d'arte.
  Mmm. Siete proprio un suo fervente ammiratore, come
tanti nostri artisti al giorno d'oggi.
  Oscar Wilde  un genio. Il pi grande di tutti, checch
ne dicano i suoi detrattori.
  Spero solo che non abbiate subto troppo la sua
influenza.
Cosa intendete?
  Solo che sarebbe un peccato se lo voleste imitare in...
certi aspetti.
Mi fermai. Mi state stuzzicando, signorina Pinker?
Certo che no rispose lei arrossendo.
  Perch se cos fosse dovrei fare le mie rimostranze a
vostro padre. O forse ad Ada, che  ancora pi
terrificante.
  Non avrei mai creduto che una creatura tanto delicata
potesse ingurgitare tanto cibo. La guardai a bocca aperta
mangiare un tortino di anguilla con salsa e pur, dodici
ostriche, una fetta di sformato di trota e un piatto di buccini
al burro e prezzemolo, il tutto innaffiato da mezza pinta
di vino del Reno con seltz.
  Ve l'avevo detto che ho un certo appetito disse, pulendosi
le labbra unte di burro con un tovagliolo.
Sono rimasto colpito.
  Le finite, le vostre ostriche? O dobbiamo ordinarne
altre?
  Non mi ero reso conto dissi, mentre lei si protendeva
verso il mio piatto che pranzare con voi sarebbe diventata
una specie di competizione.
  Nel corso di quel pranzo scoprii altri particolari sulla
sua famiglia. La madre delle ragazze era morta diversi anni
prima, e Pinker era rimasto con un'attivit commerciale
fiorente ereditata dal suocero, e tre figlie, la maggiore delle
quali era Emily, che aveva deciso di crescere con grande
ampiezza di vedute. Le governanti e i tutori erano tutti
membri di varie organizzazioni all'avanguardia: Society for
the Advancement of Knowledge, Royal Scientific Society e
via dicendo. Le bambine erano state incoraggiate a leggere
ed a partecipare alle conferenze. Nel frattempo il padre aveva
bandito da casa sua tutti i vecchi mobili, installato l'elettricit,
i bagni e un telefono, aveva sostituito il mobilio con
un arredamento all'ultimo grido e aveva adottato i pi moderni
ritrovati in tutti i campi.
  Ecco perch accetta di vederci lavorare spieg Emily.
Dopo avere investito tanto nella nostra educazione, vuole
che lo ricompensiamo in qualche modo.
  Mi sembra un atteggiamento quantomeno pragmatico
da adottare con la carne della propria carne.
  Oh, no, proprio il contrario. Lui crede nel commercio;
nei suoi princpi, voglio dire, nella sua capacit di fare
del bene.
E voi? La vedete nello stesso modo?
  Lei annu. Lo ripeto, lavorare  un lusso per me, ma 
anche l'espressione delle mie convinzioni morali. Solo facendo
vedere che le donne possono valere quanto gli uomini
sul posto di lavoro, dimostreremo di meritare gli stessi
diritti politici e giuridici.
  Santo cielo. D'un tratto lavorare per pagare i debiti
contratti con il mio fornitore di vino sembrava ignobile.
  Verso la fine del pasto tirai fuori il portasigarette. Vi dispiace
se fumo? chiesi istintivamente.
Direi di s rispose Emily.
Ah, s? esclamai sorpreso.
  Non saremo in grado di degustare accuratamente i caff
di mio padre se ci impregniamo della puzza di tabacco
spieg.
  Queste non puzzano. Ero rimasto un po' offeso. Compravo
le sigarette da Benson in Old Bond Street: erano cilindri
sottili e ovali fabbricati con il miglior tabacco turco,
che diffondeva una nebbiolina profumata propizia al sonno.
E poi, fumare  una delle poche cose che so fare.
  Lei sospir. D'accordo, allora. Fumiamone una a testa
prima di tornare indietro.
  Perfetto dissi, anche se la mia sorpresa era enorme: fumare
al cospetto di un uomo era considerato sfrontato per
una donna elegante di quei tempi. Le porsi il portasigarette
ed accesi un fiammifero.
   un piacere sensuale accendere la sigaretta ad una donna:
i suoi occhi sono fissi sulla fiamma che ne lambisce la punta,
il che significa che i vostri possono soffermarsi sulle sue
ciglia abbassate e sulla forma delicata del labbro superiore
che stringe la sigaretta. Grazie disse, soffiando di lato uno
sbuffo di fumo. Annuii e accesi anche la mia.
  Prese un'altra boccata e osserv pensosa la sigaretta che
teneva in mano. Se mio padre si accorge dell'odore esclam
a un tratto dovete dire che eravate solo voi a fumare.
Non approva?
  Sostenne il mio sguardo aspirando di nuovo. Non lo
sa. Insieme alle parole uscivano piccoli sbuffi di fumo.
Una donna ha diritto di avere dei segreti.
  Ho sempre odiato quell'espressione: sembra che non abbiamo
diritto a nient'altro. Ci manca solo, adesso, che diciate
che siamo il sesso debole.
Non lo pensate?
Oh, Robert. Siete proprio all'antica, eh?
Al contrario. Sono  la mode in tutto e per tutto.
  Si pu essere alla moda e insieme all'antica, sotto quei
vestiti eleganti. Scusate, vi faccio arrossire?
  Dissi con un filo di voce: Non pensavo che vi interessasse
quello che avevo sotto i vestiti.
  Lei mi guard per un istante.  una cosa che ho notato
in molte occasioni: il fumo rende le donne pi audaci, come
se una libert ne favorisse un'altra. Mi riferivo ai vostri
pensieri.
  Oh, cerco di non averne. Mi pare che siano di ostacolo
ai miei sentimenti pi elevati.
Cosa significa, esattamente? chiese accigliata.
  Non ne ho la minima idea.  un concetto troppo intelligente
per me. Tre quarti di quello che dico mi sfugge
del tutto.
Allora dovete essere troppo intelligente per tre quarti.
  Sapete, sarebbe stato divertente se avessi detto io una
frase del genere.
Ma una donna, naturalmente, non pu essere spiritosa.
Non quando  bella come voi.
  Emily soffi il fumo in aria. State ancora amoreggiando
con me, Robert.
  No, vi sto lusingando, non  la stessa cosa. Le donne sono
decorative.  il segreto del loro successo.
  Lei sospir. Non credo che sar mai decorativa quanto
voi. E, a differenza di un ornamento, non intendo restare
appollaiata sul camino a impolverarmi. Adesso possiamo
spegnere le sigarette e tornare al lavoro? Il palato ormai sar
inservibile, ma forse possiamo scrivere qualcosa.
  Era un vero peccato, riflettei, che Emily Pinker fosse una
borghese rispettabile e non una bohmien o una prostituta.
C'era qualcosa di combattivo, perfino di provocatorio in lei
che trovavo irresistibile.
  Scoprii, in quelle prime settimane negli uffici di Pinker,
qualcosa che oggi mi pare del tutto ovvio: le parole sono
ingannevoli. Prendetene una come medicinale: per qualcuno
pu significare l'odore penetrante della tintura di iodio;
per un altro l'aroma dolciastro del cloroformio; per un altro
ancora il calore ricco di spezie di un balsamo o di uno
sciroppo per la tosse. O burroso. E un attributo positivo o
negativo? Ecco la mia risposta: quando descrive la sensazione
di umidit che i chicchi di caff appena macinati dovrebbero
dare sulle dita - come di briciole di torta -  positivo;
quando indica la sensazione del caff in bocca - viscoso,
denso, l'opposto di acquoso -  anche in questo caso
positivo. Ma quando definisce un sapore, quando il caff
 troppo oleoso e quasi rancido, diventa qualcosa di sgradito.
Nostro compito era definire non solo i sapori dei nostri
caff, ma anche le parole e le frasi usate per descriverli.
  Oppure prendete questi vocaboli: profumo, fragranza,
bouquet, aroma, odore, olfatto. Significano la stessa cosa? Se
s, perch? In assenza di parole capaci di descrivere tipi diversi
di sensazioni olfattive - l'aroma dei chicchi, del caff
macinato, il bouquet della bevanda nella tazza - ricorremmo
a termini esistenti a seconda delle nostre esigenze.
Finimmo cos per lasciarci alle spalle il linguaggio ordinario
e cominciammo a parlare un gergo privato tutto nostro.
  Imparai anche qualcos'altro: che le nostre percezioni
diventano pi robuste quando cominciamo a esaminarle.
Pinker aveva detto che il mio palato doveva migliorare,
un'espressione piuttosto banale che per allora non avevo
capito. Giorno dopo giorno acquistai fiducia nei miei giudizi,
divenni pi preciso nei termini che usavo. Mi sembr di
entrare in uno stato di sinestesia, la condizione in virt della
quale tutti i sensi sono collegati, cosicch gli odori diventano
colori, i sapori diventano immagini, e gli stimoli del mondo
fisico sono colti con la stessa nitidezza delle emozioni.
  Tutto ci vi sembra frutto della mia invenzione? Pensate
a questi aromi. L'odore di fumo  un fuoco che scoppietta
in un cumulo di foglie secche in autunno; un fremito
nell'aria, freddo pungente nelle narici. La vaniglia  calda e
sensuale, un'isola di spezie scaldata dal sole tropicale. La resina
richiama l'odore intenso e corposo delle pigne o della
trementina. Tutti i caff, a pensarci bene, emanano un vago
aroma di cipolle arrostite; alcuni, senza dubbio, sanno di
fuliggine, biancheria fresca di bucato od erba falciata. Da alcuni
si sprigiona un profumo di mele appena sbucciate, che fa
pensare al lievito, mentre altri hanno il gusto acido, amidaceo,
della patata cruda. Alcune miscele vi ricorderanno pi
di un aroma: trovammo un caff che combinava sedano e
more, un altro che associava gelsomino e pan di zenzero, un
terzo in cui il cioccolato si sposava con la fragranza leggera
di cetrioli freschi e croccanti. Pinker continuava a correre
dentro e fuori, controllava i progressi, gridando: Cos'avete
trovato?, e Ne possiamo determinare l'essenza? Rose, vero?
Possiamo fare di meglio. Quale variet di rose?
  Divenne una specie di ossessione. Camminavo una sera
lungo lo Strand quando udii un grido: Belle calde, fatte arrosto!
e sentii l'odore di frutta secca scottata, con il guscio
bruciacchiato dal carbone. Mi voltai: un ragazzino accanto
a un braciere infilava noci arrosto in un cono di carta. Era
esattamente l'aroma che si sprigionava da un Giava quando
l'acqua entrava per la prima volta a contatto con i chicchi.
Un'altra volta ero in una libreria a Cecil Court e stavo
esaminando un libro di poesie, quando mi resi conto che
l'odore di cera vergine sulle rilegature di pelle ben conservate
era pressocch identico al retrogusto di un Moka dello
Yemen. O il semplice odore di pane bello abbrustolito e
imburrato mi faceva tornare in mente il Mysore indiano, e
non trovavo pace finch non ne bevevo una tazza; nel frattempo,
infatti, mi ero portato a casa dei campioni in modo
da poter placare la mia brama non appena mi svegliavo,
approfittandone anche per chiarirmi le idee.
  Il mattino, in effetti, ero spesso intontito. Passavo le
giornate con Emily e Ada, e consacravo le serate, e l'anticipo
ricevuto, alle ragazze di Wellington Street e Mayfair.
Vi fu un'occasione memorabile in cui una prostituta della
signora Cowper, in Albemarle Street, mi chiese che lavoro
facevo, e quando le spiegai che mi occupavo dell'analisi
organolettica di sapori e aromi, mi costrinse ad annusarle
le parti intime ed a dirle cosa ci sentivo (per la cronaca:
muschio, pesche, sapone Pears, gamberi di fiume): quando
lo raccont piena di orgoglio alle altre ragazze, mi chiesero
tutte che le sottoponessi allo stesso trattamento. Spiegai
i princpi delle degustazioni comparative, e ne riunii quattro
o cinque sul letto. Fu un'esperienza interessante, anche
perch erano leggermente diverse tra loro: la nota di base, il
muschio, presente in modo pi o meno accentuato in tutte
loro, era accompagnata da una variet di aromi individuali,
dal tiglio alla vaniglia. Una ragazza aveva un profumo che
non riuscii a identificare, anche se sapevo di conoscerlo;
come un nome che non si riesce a ricordare, mi torment tutta
la sera. Solo il giorno dopo mi torn in mente: era l'aroma
del fiore di prugno selvatico, quella fragranza dolce come
il miele che pervade i sentieri di campagna in primavera.
  Quella serata ebbe due conseguenze importanti. Primo,
mi accorsi che proprio come il corpo umano ha alcuni degli
aromi del caff, cos alcuni caff hanno un odore muschiato,
selvatico, che  quasi erotico: certi caff africani, in
particolare, hanno un profumo misterioso di terra, quasi di
argilla, che fa pensare a piedi nudi che calpestano un terreno
cotto dal sole. Non ne parlai con Emily o Ada, naturalmente,
ma nella mia mente usai il termine utilizzato da
Linneo per descriverlo: hircinos, caprino. Secondo, mi resi
conto che, se volevamo che la Guida fosse davvero uno
strumento pratico per superare le distanze, dovevamo avere
un cofanetto di campioni.
  Il problema era semplice: il codice poteva funzionare solo
se due persone si riferivano esattamente allo stesso sapore
o profumo quando usavano una certa parola. Per alcuni
gusti non era difficile: il catrame, per esempio, o i chiodi di
garofano. Il fiore di pruno selvatico, la vaniglia o perfino la
noce erano indubbiamente facili da individuare nella calma
dell'ufficio di Pinker; bisognava per ricordare che in futuro
almeno una delle due parti responsabili della comunicazione
sarebbe stata sul terreno, in Africa, a Ceylon o in Brasile,
dove i fiori di pruno selvatico forse non erano facili da trovare.
La risposta consisteva nel creare un cofanetto da viaggio,
piccolo e robusto, contenente circa una dozzina degli aromi
principali sui quali l'assaggiatore potesse basarsi.
Fu Ada ad afferrare l'aspetto pratico di questa invenzione.
  Essendo una scienziata, capiva le tecniche che permettevano
di distillare un profumo, e credo fosse contenta di avere
infine trovato un compito che le si addicesse. Proprio come
la tavolozza di un pittore non deve contenere ogni tinta,
perch dalla combinazione dei colori primari si ottengono
le diverse sfumature, lei cap che il nostro cofanetto
di campioni non doveva necessariamente presentare tutte le
fragranze: un'essenza di arance, per esempio, era sufficiente
per ricordare le qualit generali di tutti gli agrumi, e cos
via. Fu trovato un profumiere, il signor Clee, e gli vennero
impartite delle istruzioni. Da quel momento in poi Ada si
misur con le difficolt tecniche del creare campioni olfattivi
capaci di sopportare il calore dei tropici.
  Un pomeriggio stavo camminando avanti e indietro
in ufficio, loquace come al solito; mi pare che stessi tentando
di fissare le qualit di un brasiliano particolarmente
astringente; nonostante la presenza del secchio, tendevo
ancora ad ingerire pi caff del dovuto, diventando cos
eccitabile. Inoltre quel mattino avevo acquistato uno
splendido bastone con il pomo d'avorio, e uno splendido
bastone nuovo non si pu far roteare a meno che non ci
si muova. A un tratto guardai gi e vidi una gamba sotto
la scrivania.
  Alzai lo sguardo. Emily era seduta ad un capo del tavolo,
e prendeva appunti; Ada era dall'altra parte, concentrata su
un libro di scienze. Tornai a guardare in basso. La gamba
dovette accorgersi di essere visibile e si ritrasse con un movimento
furtivo, come una lumaca che ritira le corna.
  Sento odore... annusai con fare teatrale. Sento odore
d'intruso.
Emily mi guard incuriosita.
  C' come un soffio continuai di... di... Annusai di
nuovo. Di cuccioli disobbedienti e di birichinate. Ucci ucci,
sento odor di...
Emily pensava che mi avesse dato di volta il cervello.
   l'odore dissi di bambini che si nascondono dove
non dovrebbero. Picchiai solennemente con il bastone sul
piano del tavolo. Chi c'?
Una vocina spaventata si manifest da sotto il tavolo.
Io.
 solo la Rana disse Emily.
  Vttene le intim Ada senza levare gli occhi dal libro.
Scompari, anfibio molesto.
  Salt fuori una bambina. Si accovacci per terra come
una rana e gracid.
  Perch non sei a lezione, Rana? chiese Ada in tono
severo.
La signora Walsh  malata.
  La signora Walsh  malata perch la fai ammalare tu
la rimbrott Emily. L'istitutrice mi spieg. Soffre di
nevralgia.
  E poi preferisco di gran lunga stare qui con voi dichiar
la bambina, balzando in piedi. Doveva avere circa undici
anni: le sue gambe parevano troppo lunghe rispetto al
corpo, e le borse sotto gli occhi la facevano davvero somigliare
a una rana. Non posso restare? Non vi disturber, e
posso aiutare anch'io a proteggere Emily dalle licenze poetiche
di Robert.
  Tu devi chiamarlo signor Wallis precis Ada. Aveva
l'aria un po' imbarazzata. Ed Emily non ha nessun bisogno
di essere protetta.
  La bambina si accigli. Ma perch devo sempre essere
lasciata fuori? Mi comporter bene.
Dovrai chiederlo a nostro padre.
  Allora posso restare dichiar trionfante, perch pap
ha detto che potevo restare se voi eravate d'accordo.
...a condizione che tu non dica una parola aggiunse
Emily severa.
La ragazzina si accucci di nuovo e gracid.
E che tu non faccia quei gracidii ridicoli.
Ma sono una rana.
  In Francia annunciai le rane vengono bollite e poi
mangiate con la salsa verde.
  Punt su di me gli occhioni sporgenti. Non sono
una vera rana puntualizz con enfasi. Sono Philomena.
Quando Ada era piccola, non riusciva a dire Philomena,
cos mi chiamava Rana. Ma essere una rana mi piace.
Salt su una sedia. Non occupatevi di me. Stavate dicendo
che assomigliava al limone.
  Da quel momento in poi la nostra stanzetta di degustazione
fu piuttosto affollata. Ada mi ignorava tutte le volte
che poteva, ma South, l'inserviente, e la Rana, la bambina,
mi guardavano entrambi a bocca aperta mentre degustavo,
come se fossi una creatura proveniente da un paese esotico.
Erano un pubblico per il quale, mi vergogno a dirlo, a volte
recitavo, inventandomi descrizioni fantasiose e giochi di
parole che provocavano nella Rana esclamazioni ammirate
ed in Emily un sospiro quasi impercettibile.
  Volete fare colpo su Emily? domand la Rana. Io ed
Emily eravamo appena tornati da uno dei nostri pranzi; lei
era andata ad appendere il cappotto, cos ero solo con la
bambina.
Non credo sia una domanda educata.
  Ada pensa di s. Ha chiesto a Emily se Lord Byron aveva
gi cercato di incantarla.  cos che vi chiama Ada, sapete?
Rimase in silenzio un momento. Se usate il vostro fascino
su Emily, poi dovrete sposarla.  la regola. Cos potr
fare da damigella d'onore.
  Credo che vostro padre possa avere un'opinione sua in
merito.
  Devo chiedere a lui se posso fare da damigella?
domand la Rana speranzosa.
  Un'opinione su chi debba sposare vostra sorella, intendevo.
Dipende da lui, insomma.
  Oh, ha una gran voglia che si sposi mi assicur. Sono
sicura che voi gli andrete benissimo. Siete ricco?
Assolutamente no.
Sembrate ricco, per.
 perch sono uno scialacquatore.
Cos' uno scialacquatore?
  Qualcuno che non guadagna abbastanza. E che continua
a comprare belle cose anche quando non dovrebbe.
Come le fedi nuziali?
  Scoppiai a ridere. Niente fedi nuziali. Quelle non sono
belle.
...
10.

  Devo mostrarvi qualcosa annunci Pinker un giorno, facendo
irruzione nell'ufficio dove io ed Emily stavamo lavorando.
Mettetevi la giacca, non possiamo aspettare.
  Fuori ci aspettava la carrozza, e partimmo a trotto sostenuto
per le vie affollate. Sedevo accanto a Emily rivolto
nella direzione opposta a quella di marcia. La carrozza era
stretta, e avvertivo il calore della sua coscia dove toccava la
mia. Quando facevamo delle svolte sbattevamo dolcemente
uno contro l'altra; lei si spostava per non finirmi in braccio,
ma a parte questo non potevamo fare molto.
  Avete sentito degli ultimi veicoli auto-mobili, Robert?
chiese Pinker. Guard fuori dal finestrino un ingorgo di
traffico. Ne ho ordinato uno in Francia. Quattro ruote, un
piccolo motore a combustione e la velocit di un carro postale
al galoppo. Quando diventeranno la norma, la finiremo
con questi ridicoli ritardi.
  Se  cos, mi mancheranno i cavalli disse Emily. Dove
li metteranno?
  Sono sicuro che nelle fattorie ci sar sempre bisogno di
loro replic suo padre. Ah, eccoci arrivati.
  Ci fermammo non lontano dal Tower Bridge, in Castle
Street. Sull'angolo si trovava una public house o, meglio,
quello che un tempo era stato un pub. Degli operai stavano
dando gli ultimi ritocchi a una porta nuova di zecca; le finestre,
un tempo di vetro smerigliato, ora erano trasparenti,
e sul locale troneggiava un'insegna nera e oro che indicava
trattarsi di una delle Taverne della Sobriet di Pinker.
  Scendemmo e ispezionammo l'edificio. Pinker padre
scoppiava di orgoglio e ci fece fare una visita a tutta velocit.
Dentro, tutto era nero e oro. Non si tratta tanto di
un accostamento di tinte, ma del marchio distintivo di una
corporazione. I colori saranno gli stessi in tutti i locali, man
mano che verranno aperti.
Perch, pap?
  Perch siano tutti identici, naturalmente. E il personale
- i camerieri - indosser uniformi nere con un motivo dorato.
E dei grembiuli bianchi, come in Francia. Ho copiato
l'idea dal Caf Royal. Mi fece un cenno. I tavolini -
eccone qui uno - hanno il piano di marmo. Come il Caff
Florian di Venezia, credo.
  Mi guardai attorno. Quel posto era straordinario; abbastanza
elegante, a suo modo, ma strano. Tutte le superfici di
legno erano dipinte di nero, e l'unico altro colore era l'oro.
Pi che in una taverna, sembrava di essere all'interno di un
carro funebre. In fondo, dietro quello che un tempo era stato
il bancone di un pub, borbottava piano il marchingegno che
Pinker mi aveva mostrato nel primo incontro in ufficio. L
accanto Jenks, in ginocchio, stava armeggiando con le leve.
Siamo pronti? chiese Pinker.
  Quasi, signore. A quelle parole un soffio di vapore usc
sibilando da una valvola, facendo sussultare Emily.
  Ebbene? Pinker si volt verso di noi strofinandosi le
mani per l'entusiasmo. Cosa ne pensate?
 meraviglioso, pap.
Robert?
  Notevole confermai. Impressionante. C' solo una
cosa.
S?
Il nome.
Il nome, cosa?
  Pensate che la gente - la gente normale - avr voglia di
andare a bere un caff in un posto che si chiama Taverna
della Sobriet?  come pubblicizzare un ristorante senza cibo
od un vino senza uva.
  Pinker aggrott le sopracciglia. Come lo chiamereste,
allora?
  Come volete voi. Potreste chiamarlo... mi guardai attorno.
L'occhio mi cadde sul cartello con scritto: Castle
Street, e mi ricordai della sua predilezione per le analogie
militari. Potreste chiamarlo Caff Castle.
  Castle ripet Pinker. Mmm. Castle. Caff Castle. S,
suona bene. Ispira sicurezza. Emily, cosa ne pensi?
  Credo che Robert abbia ragione nel dire che Sobriet
rischia di scoraggiare certi clienti disse circospetta. Castle
sarebbe meglio, forse.
  Pinker annu. Lo chiameremo Castle, allora. Grazie,
Robert, il vostro contributo  stato prezioso. Far cambiare
subito l'insegna agli operai.
  Cos nacque una delle marche pi famose nella storia
del caff, un nome conosciuto a quei tempi quanto Lion,
Ariosa o Maxwell House. Ma quel giorno era nato anche
qualcosa d'altro tra l'attivit frenetica, gli operai, i tavolini
di marmo, l'odore di vernice fresca mischiato al vapore
profumato di caff che usciva dal beccuccio doppio dell'apparecchio
del signor Toselli come fumo emesso dalle narici
di un drago. Quando Pinker si precipit fuori in cerca
del capomastro, sua figlia si rivolse a me. S, grazie, Robert.
Avete usato molto tatto. E Castle  sicuramente il nome
migliore.
Alzai le spalle. Bazzecole.
  Lei mi sorrise, e il sorriso le dur una frazione di secondo
pi del necessario. Poi, tornata subito timida, abbass
lo sguardo.
Andiamo! chiam Pinker da fuori.
  In carrozza, mentre tornavamo a Limehouse, mi parve
che la pressione della sua coscia contro la mia durasse un
po' pi di prima.
...
11.

"Terroso":  la caratteristica della terra appena dissodata,
del terriccio dopo un temporale, e non  dissimile dall'odore
della barbabietola.

Lenoir, Le Nez du Caf.

  Quella sera, mentre percorrevo Piccadilly, vidi il cavallo di
una carrozza che cercava di accoppiarsi con una giumenta.
Quasi tutti gli animali da tiro erano castrati, naturalmente,
ma quello doveva appartenere a una persona ricca che aveva
dovuto considerarlo abbastanza docile da attaccarlo al
land. La cavalla era stata legata fuori dai grandi magazzini
Simpson, e il cocchiere della vettura era scomparso.
  Era uno spettacolo insolito: lo stallone, attaccato al cocchio,
provava a montare sulla schiena della femmina e a penetrarla
da dietro. A ogni tentativo scivolava gi, essendo
trattenuto dal peso notevole della carrozza, eppure, senza
perdersi d'animo, ci provava subito un'altra volta, cercando
goffamente di fare presa con gli zoccoli anteriori, come un
cinese che cerca di afferrare un pezzo di carne con i bastoncini.
La giumenta, da parte sua, subiva paziente, limitandosi
a muoversi appena perfino quando lo stallone le morse
il collo. Il retro della carrozza si era sollevato, e sbatteva
sulla strada ogni volta che il cavallo si issava sulle zampe
posteriori.
  Si era radunata una piccola folla. Le signore pi rispettabili
accelerarono il passo, ma tra i curiosi c'erano diverse
giovani donne pi audaci, e mi ritrovai a spostare
lo sguardo dalle schermaglie amorose dei due animali alle
risatine delle ragazze, che guardavano affascinate a occhi
sgranati.
  Alla fine il cocchiere del land fece ritorno e cominci a
inveire contro l'animale, cercando di farlo scendere. Naturalmente
lo stallone non aveva nessuna intenzione di smettere,
perfino quando l'uomo cominci a prenderlo a colpi
di frusta, mettendosi tra l'altro in grave pericolo: gli zoccoli
anteriori del cavallo si agitavano impazziti cercando di fare
presa sul dorso della femmina, e le zampe posteriori facevano
una specie di balletto nel tentativo di liberarsi dagli
attacchi della carrozza. Sembrava quasi che il cocchiere lo
frustasse per incitarlo. Alla fine lo stallone termin e smont
dalla giumenta di propria iniziativa, facendo atterrare il
land strapazzato con uno schianto. Il membro dell'animale
stava ancora sgocciolando sul selciato, quando il proprietario
riusc infine a farlo trottare via tra le acclamazioni ironiche
degli astanti.
  Un paio di prostitute nel frattempo avevano avuto l'idea
di andare in cerca di clienti tra gli spettatori. Una mi sfior
chiedendomi: Vi va di divertirvi, signore? Si volt a guardarmi:
una ragazza non brutta, pi ordinaria di quelle che
preferivo di solito, di non pi di sedici anni. Scossi il capo.
Insistette: C' mia sorella qui con me. Un certo interesse
dovette trapelare dalla mia espressione, perch fece subito
cenno a un'altra ragazza di raggiungerla. Effettivamente
si assomigliavano: entrambe avevano occhi e capelli castani
e il viso tondo.
  Era una novit: non ero mai stato con due sorelle, e mi
ribolliva il sangue dopo aver visto lo stallone. Presto mi
incit la giovane, intuendo di aver concluso un affare. Qui
dentro.
  Nella vetrina del tabaccaio dietro di noi c'era un biglietto
con scritto: Affittasi camere. Le seguii nel negozio e
lungo le scale: dopo aver dato loro mezza corona a testa pi
una per il negoziante, mi sbottonai e le presi entrambe, prima
una e poi l'altra, in rapida successione, senza neanche
fermarmi per togliermi i calzoni.

Ah, che brivido!
Prima bere le stelle, poi grugnire nel fango,
come dice Richard Le Gallienne.

  Ora credo sia giunto il momento di raccontare qualcosa
di me. In queste pagine non ho fatto nessun tentativo per
dipingermi sotto una luce positiva, anzi, tutto il contrario.
Quando ripenso al giovane poseur vanaglorioso e affettato
che dovevo essere in quei giorni, mi pare impossibile che
una ragazza abbia potuto innamorarsi di me; se mi descrivo
in modo comico,  perch penso di esserlo stato. Ma lascio
che mi giudichiate voi sotto tale aspetto. Detto questo, so
che vi sarete fatti un'opinione ben diversa sulla mia morale.
Vorrei solo ricordarvi che la situazione era differente allora.
  S, frequentavo le prostitute, belle quando potevo permettermelo,
brutte quando non potevo. Ero un giovanotto
sano, qual era l'alternativa? L'astinenza era considerata nociva
per la salute, e l'autosoddisfazione era giudicata ancora
pi pericolosa, causa di debolezza, apatia e malumore.
La prostituzione non era neppure illegale, anche se i Contagious
Diseases Acts, che permettevano alla polizia di arrestare
le donne e di farle esaminare in cerca di segni di malattie
veneree, avevano suscitato l'indignazione delle signore
rispettabili, che si sentivano umiliate per associazione. Del
resto l'amplesso con una prostituta non poteva essere invocato
come motivo di divorzio (sebbene l'adulterio di una
donna, invece, fosse una ragione sufficiente per divorziare
da parte del marito). Le prostitute non erano un argomento
di conversazione nei salotti eleganti, ma allora erano molti
i temi che non si potevano toccare, almeno finch le signore
non si alzavano da tavola. A quel punto, tra pochi intimi
si poteva anche mormorare: non tutti avevano bisogno
di ricorrere a quelle creature, ma non stupiva nessuno che
qualcuno lo facesse. Era uno dei grandi vantaggi della vita
in una societ in cui i poveri erano poverissimi: servitori,
operai e donne erano in gran numero e costavano poco,
una circostanza che induceva la maggior parte degli uomini
a resistere d'istinto alle riforme sociali, proprio come le
donne le sostenevano d'istinto.
  Gran parte delle mie conversazioni con Emily a ora di
pranzo riguardava proprio questo argomento - la riforma,
naturalmente. Per lei la modernit era sinonimo di coscienza
sociale, e dava per scontato che, in quanto poeta, fossi
desideroso quanto lei di cambiare il mondo. Non era stato
Shelley a dire che i poeti erano i legislatori misconosciuti
del mondo? Byron non aveva forse imbracciato le armi
contro i turchi?
  Non osavo dirle che, sebbene ammirassi il taglio di capelli
di Byron e le camicie svolazzanti di Shelley, la loro
coscienza politica mi era del tutto indifferente. La mia era
una generazione di fronzoli e gingilli: aspiravamo solo alle
"esperienze"; nostro unico scopo era passare nel modo
pi veloce da un punto all'altro, ed esser sempre presenti
nel punto focale ove il pi gran numero di forze vitali
si uniscono. Tuttavia ero felice di fingermi di fronte
a Emily pi radicale di quanto non fossi. Cosa posso dire?
Volevo che avesse una buona opinione di me, e pensavo
che, se avessi rivelato il mio disinteresse per tali argomenti,
mi avrebbe considerato superficiale e vuoto - a ragione,
naturalmente, anche se la superficialit che mi era
sembrata tanto elegante e decadente a Oxford ora iniziava
a parermi un po' jejeune.
  Provai a dirglielo. Quando sollev per la prima volta il
tema del male sociale, replicai che non provavo nessun interesse
per la politica, aggiungendo: In questo sono senz'altro
simile a molti politici.
  Emily non rispose, anche se il viso prese un'espressione
addolorata.
  Continuai in tono leggero: La ricchezza, naturalmente,
sarebbe sprecata per i poveri. Guardate le cose orrende che
si comprano le classi inferiori: bisogna davvero ringraziare
che non abbiano pi denaro da spendere.
Lei fece un sospiro profondo.
  Non riesco a capire perch una donna voglia il diritto
di voto, quando vede tutta la gente tremenda che gi ce
l'ha. Sarebbe pi facile appoggiare la democrazia se non fosse
terribilmente banale.
Robert mi chiese, parlate mai sul serio?
  Solo quando non m'importa nulla dell'argomento
trattato.
Credo che non lo facciate neanche allora borbott.
  Lo prender come un complimento, mia cara Emily.
Non vorrei mai guadagnarmi immeritatamente la reputazione
di essere sincero.
Robert, tacete.
Smisi di parlare.
  Quei vostri aforismi non solo mancano del tutto di originalit,
ma non sono neppure divertenti. Ho l'impressione
che siano un tic verbale, un vezzo, un modo per mettervi in
mostra, e che non abbiano pi senso di quell'insopportabile
gracidio che la Rana ha imparato a fare.
Aprii la bocca. Aspettate mi intim, alzando una mano.
State per dire che il senso  sopravvalutato: il mondo
ha bisogno di sciocchezze; oppure che tutti gli aforismi sono
senza senso, ed  proprio questo a renderli tanto profondi;
oppure che l'esibizionismo  alla base di ogni arte, e
proprio in questo sta il suo genio; oppure... oppure... qualche
altra frase sciocca che sembra profonda ma che non ha
pi senso di un peto.
La fissai. Avete appena detto...?
  Peto. S. Pensavate davvero che una ragazza moderna
non conoscesse questa parola? Lev il mento con aria di sfida.
Bene, far un peto ogni volta che direte un aforisma.
Non ci credo!
  Lo far, invece. Pensate che non ne sia capace, forse?
Credetemi, io e le mie sorelle siamo espertissime.
Siete una ragazza fuori dal comune.
  Se questo pu servire a guarirvi dagli aforismi, posso fare
anche di molto peggio.
Correreste il rischio di essere accusata di immodestia?
  Un'accusa che a voi nessuno ha mai rivolto, ne sono
certa.
   vero ammisi meditabondo. Eppure in una donna
l'immodestia non ha nessun rapporto con la presunzione,
ma solo con la sconvenienza.
  Udii un rumore di pernacchia provenire dalla direzione
della signorina Pinker. Non avrete appena...
Ho sentito il classico odore di aforisma.
  I miei aforismi, ne converrete, sanno di viole e rose,
mentre... Vi fu un'altra emissione rumorosa. Dio santo!
  Parlo sul serio, Robert. Ogni volta che pontificherete,
io produrr una flatulenza.
Sapete,  proprio...
  E ora fareste meglio ad aprire una finestra lo interruppe,
altrimenti mio padre si chieder perch il suo Giava
migliore puzzi come una latrina.
  E cosi imparai a non declamare aforismi e a parlare seriamente
di faccende serie. Per erano i discorsi seri a rappresentare
una posa; gli aforismi, per quanto superficiali,
erano molto pi vicini alla mia vera natura. Ma chi non si
sarebbe messo a sviolinare sulle riforme, con quegli occhi
grigi scintillanti che si bevevano ogni mia parola? Chi non
avrebbe finto di interessarsi ai poveri, quando la ricompensa
era un sorriso del genere? E chi non sarebbe stato d'accordo
nell'aiutare le prostitute, quando la donna che si infervorava
tanto vi eccitava da morire ogni volta che apriva
la bella bocca?
  Vi sembra strano che riuscissi a passare tanto facilmente
dal corteggiamento di Emily Pinker a Limehouse di pomeriggio
alla fornicazione serale con una prostituta di Covent
Garden? Ma le due erano diverse come colazione e cena,
est ed ovest. L'amplesso era molto meno importante del
flirtare, ma allo stesso tempo pi necessario. Oh, non riesco
a spiegarmi: tutto quello che so  che, se non fosse stato
per le prostitute, mi sarei trovato ancora pi in imbarazzo
durante quei pomeriggi di amoreggiamenti.
  In ogni caso c'era molto meno tempo per scherzare, ormai:
la signorina Pinker mi aveva convinto a partecipare a
delle riunioni. Quanto amava le riunioni! C'erano riunioni
della Societ per la promozione della civilizzazione internazionale,
gli incontri dei membri della Fabian Society,
gli incontri del movimento per l'abolizione dei Contagious
Diseases Acts... Ebbi il sospetto che stesse riformando anche
me. C'erano poi incontri a mezzanotte in cui distribuivamo
t zuccherato alle prostitute. Si d il caso che proprio
quelle riunioni mi fornirono l'occasione per un amplesso
memorabile: vidi una giovane dal sorriso dolcissimo,
la seguii in strada e la presi frettolosamente in un vicolo,
per dieci scellini, prima di tornare dalla mia compagna.
C'erano pranzi con i teosofi, cene contro l'alcol, in
cui discutevamo il bisogno di aumentare la tassa sul gin
sorseggiando ottimo vino rosso. Vi fu perfino una riunione
particolarmente sgradevole all'Associazione della Nuova
Vita, durante la quale una strana creatura dalla voce acuta
e flautata parl senza sosta di sesso intermedio, del futuro
dell'amore omogenico e di altre forme di inversione.
Rimasi paralizzato dall'imbarazzo per tutte le due ore, ma
con mia grande sorpresa Emily e le altre signore non sembravano
turbate, come se lui - lei? La cosa? - avesse parlato
di una gita al mare.
  Ad alcuni di quegli incontri nascevano discussioni animate
su cosa fosse un matrimonio razionale. La gente spesso
citava convinta i versi dell'Epipsychidion di Shelley:

Io non fui mai legato a quella grande setta
secondo la cui legge ognuno deve scegliere
un'amante o un'amica dalla folla,
e tutte le altre, anche se belle e sagge, consegnare
al freddo oblio.(1)

  Notavo, per, che uomini e donne tendevano a interpretarli
in modo diverso: volevano entrambi uguaglianza e indipendenza
ma, mentre le donne intendevano la parit con i
mariti, gli uomini pensavano a qualcosa di diverso dal matrimonio
e di pi simile alla libert del celibato. Da parte
mia non esprimevo opinioni. Se mi fossi trovato costretto,
avrei sempre potuto citare Shelley.
  La visione del matrimonio che aveva Emily era ben pi
complessa. Ricordo una discussione tra noi due tornando
in ufficio dopo una di quelle riunioni. Non rammento cosa
la provoc: probabilmente avevo fatto un commento irriverente
nei confronti dell'oratore. Lei si gir verso di me ed
esclam infastidita: Lo pensate davvero, Robert, o si tratta
dell'ennesima posa?
   una delle mie opinioni pi salde, e l'avr sicuramente
abbandonata per l'ora del t.
  La questione prosegu, ignorandomi  se uomini e
donne debbano avere gli stessi diritti politici.
  Ricordai allora che stavamo parlando del solito tema, il
diritto di voto per le donne, e con un sospiro mi predisposi
a essere serio. Ma gli uomini e le donne occupano mbiti
diversi.
  Oh, s mi interruppe. La donna ha il salotto, e l'uomo
ha la politica, gli affari e il resto del mondo. Non c'
giustizia:  come dire che la prigioniera ha la libert della
sua cella.
  Ma tutte le donne devono accettare l'autorit del
marito.
Perch?
  Dovetti assumere un'espressione confusa, perch lei aggiunse:
Oh, naturalmente non se ne parla mai. Ci hanno
insegnato a dire che il voto non minaccerebbe in nessun caso
il diritto dell'uomo di essere padrone in casa sua. Il problema
 che nessuno mi sa fornire una buona ragione per
cui gli uomini devono farla da padroni.
  Ma guardate tutto quello che sono riusciti a fare gli
uomini.
   un ragionamento vizioso. Gli uomini ne hanno avuto
l'opportunit.
  Anche il vostro  un ragionamento vizioso, mia cara
Emily. State dicendo che le donne avrebbero fatto di pi se
ne avessero avuto l'opportunit, giusto? Lei annu. Allora,
perch gli uomini hanno avuto fin da subito maggiori opportunit?
Perch se le sono prese, ecco perch.
  Per qualche motivo questo la fece infuriare ancora di
pi. Quindi tutto si riduce alla forza bruta e allo stupro?
Stupro? Cosa c'entra lo stupro adesso?
  C'entra, perch secondo la vostra definizione il matrimonio
e lo stupro sono la stessa cosa. Io, invece, sono convinta
che uomini e donne possano amarsi pienamente solo
quando sono uguali.
  Ma uomini e donne sono diversi obiettai. Lo dimostra
questa discussione assurda.
  Si ferm e batt il piede a terra. E se fossimo sposati
mi direste che, poich siete mio marito, avete ragione voi e
questo metterebbe fine alla conversazione?
  Posso dirvelo subito che ho ragione, ma non mi pare
che siate d'accordo.
  Perch non avete dimostrato la vostra tesi. Era accaldata
e arrabbiata. E se pensaste che non dovrei lavorare?
  Emily, come mai siamo arrivati a parlare di lavoro?
Credevo che stessimo discutendo del voto. Poi, non so come,
siamo passati al matrimonio.
  Non capite che  sempre la stessa cosa? Dopodich
non volle pi parlarmi, e proseguimmo in un silenzio
furibondo.
  Mi accesi una sigaretta e la raggiunsi. Ve ne offrirei
una dissi, ma...
Ma una donna non dovrebbe fumare per la strada?
Lo stavo per dire, ma voi state gi fumando di rabbia.
  Pi tardi, quando si fu calmata, le dissi: Mi dispiace che
abbiamo litigato.
Non abbiamo litigato, Robert. Abbiamo discusso.
C' una differenza?
  Come direbbe mio padre, c' una distinzione. Discutere
 un piacere, litigare no. Sospir. I limiti dei diritti delle
donne nel matrimonio sono un argomento per il quale
tendo a infervorarmi.  anche da sempre motivo di disaccordo
con mio padre. Lui  moderno in tutto e per tutto,
meno che in quello. Credo sia dovuto al fatto che non ha
una moglie: pensa che scegliere, o almeno approvare, l'uomo
che sposeremo sia il suo ultimo dovere nei nostri
confronti.
Che tipo di marito ha in mente per voi?
   questo il problema. Con la testa ne vuole uno moderno:
uno come lui, un uomo intraprendente. Ma con il
cuore desidera un uomo bene inserito e di rango socialmente
elevato.
   una combinazione rara. Le lanciai un'occhiata. E
voi? Che tipo di uomo catturer il vostro cuore?
Alz gli occhi al cielo. Robert!
Cosa c'?
  "Catturer il vostro cuore": parlate come un romanzo.
Nessuno mi catturer, grazie mille. La mia mano, il mio affetto
saranno concessi a qualcuno... Riflett per un momento.
A qualcuno che ammiro. A qualcuno che ha gi
realizzato qualcosa e che intende continuare a conseguire
degli obiettivi, obiettivi grandiosi. Che sa vedere cosa c'
che non va, ma che sa anche come porvi rimedio; qualcuno
con tanta passione da riuscire, con la sola parola, a persuadere
gli altri ad abbracciare le sue vedute. Lo immagino
sempre con un accento irlandese, ma forse  solo perch
so che avr un'opinione ben decisa sul governo autonomo
dell'Irlanda. Probabilmente  il genere di persona che non
avrebbe molto tempo per le donne, ma non importa,
perch non avrei comunque intenzione di starmene seduta a
fare tappezzeria. Vorrei aiutarlo, e anche se nessuno lo saprebbe
mai, lui in privato riconoscerebbe sempre che non
ci sarebbe mai riuscito senza di me.
  Ah esclamai.  sempre sconcertante scoprire che qualcuno
provi ammirazione proprio per il tipo di persona agli
antipodi di ci che siamo. E se non riuscirete a trovare un
uomo cos?
  Allora dovr accontentarmi di qualcuno che mi cattura
il cuore rispose, prendendomi a braccetto.
Certo, ottima decisione.
  Perch parlate con quel ridicolo accento irlandese,
Robert?
Cos, senza motivo.

Note.

1. Shelley, Opere, a cura di, traduzione di Francesco Rognoni,
Einaudi-Gallimard, Torino 1995.
...
12.

Capire l'aroma del caff  reso ancora pi complicato dal
modo complesso con cui il palato umano reagisce a
sensazioni molteplici.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Emily  in piedi nell'ufficio di suo padre e guarda in basso,
dove Robert si prepara ad andarsene per quella sera.
Continua a fissarlo finch non scompare, avvicinandosi sempre
pi alla finestra in modo da seguirlo lungo Narrow Street.
Quando  sparito scopre che il suo respiro ha lasciato un
fiore profumato di caff sul vetro.
   solo uno dei molti dettagli che qualche settimana prima
non avrebbe notato.
  Senza pensare appoggia la punta della lingua al vetro
freddo e duro. Il fiore ha ora un pistillo al centro, a forma
di punta di lingua. Con un polpastrello disegna quattro petali
e uno stelo. Quando passa la mano di taglio sul vetro,
lo sfregamento produce uno stridio.
  Le sta succedendo qualcosa. Non sa se esserne incuriosita
o allarmata, se approvare o disapprovare tali cambiamenti
e quella consapevolezza fisica che si sta impossessando di
lei lentamente, scaldandola come un'albicocca in una serra.
Va alla scrivania e prende in mano gli appunti pi recenti.
  Albicocca:  uno dei sapori che hanno scoperto quel
giorno in alcuni Moka e nei migliori sudamericani. Si tratta
dell'aroma caldo e concentrato di una marmellata di albicocche.
Occuper un posto sulla tabella dei gusti, tra le
more e le mele. Poi quel pomeriggio gli Excelso colombiani
hanno permesso di fare una scoperta eccezionale: racchiudono
l'aroma dei piselli freschi, appena sgranati dal baccello.
Paglia. La fragranza delle spighe di orzo subito prima
del raccolto, che frusciano dolcemente nei campi inondati
di sole. Liquirizia, scura, morbida e dolce. Cuoio, ricco,
vecchio e lucido, come la poltrona preferita di suo padre.
Limone, cos astringente da raggrinzire le labbra. Mentre
scorre gli appunti scopre di ricordare tutti quei sapori, che
le esplodono sul palato come fiori esotici, ognuno pi prepotente
e definito del precedente.
  Ognuno forza un po' di pi l'apertura del bocciolo, duro
e resistente, dei suoi sensi.
  Quando aveva avuto l'idea della Guida, diverse settimane
prima, l'aveva trovata interessante soprattutto perch avrebbe
permesso di sistematizzare: prendere il mondo caotico
e continuamente mutevole delle percezioni umane ed applicarvi
l'ordine e la serena disciplina dell'investigazione razionale.
Non aveva immaginato che potesse anche funzionare
al contrario, che la sua calma interiore - la sua natura
sistematica e pratica - potesse mutare e trasformarsi come
una pianta ribelle, vittima di un incantesimo.
  Emily non aveva raccontato a nessuno degli effetti che
provocava in lei il lavoro sulla Guida, non alle sue sorelle
e certo non al padre. Lui aveva gi avuto un paio di occasioni
per sospettare la figlia di passioni pericolose: ora non
doveva subodorare nulla. Inoltre, aveva le sue ragioni per
commissionare quel lavoro: non solo quelle, ovvie, che aveva
riferito a Robert, ma altri programmi - progetti commerciali -
in cui il nuovo materiale gli sarebbe stato utile;
si sarebbe preoccupato se avesse pensato che la sua accuratezza
potesse essere compromessa da emozioni imprevedibili
da scolaretta.
  Scolaretta:  proprio l il problema. E perch  donna
che si sente vittima di quella sensualit ridicola, della necessit
della gratificazione fisica. Ed  proprio per questo che
la deve combattere, o - poich ha gi provato a combatterla
e ha scoperto, paradossalmente, la forza irresistibile della
debolezza femminile - ignorare.
  Ora sa di non essere una persona tanto razionale, ma intende
continuare a comportarsi come se lo fosse.
  Nessun uomo, ne  certa, permetter mai alle donne di
lavorare al suo fianco, di votare come lui, di cambiare il futuro
insieme a lui, se penser che sono sciocche come si 
appena accorta di essere.
Naturalmente ci sono donne ben felici di essere sciocche.
  Sono il tipo di donna che Emily disapprova. Anche
Robert Wallis  il tipo di uomo che disapprova. Scoprire
che il suo cuore - oltre ad altri organi, ancora pi segreti
- sembra essere incapace di assecondare i giudizi elaborati
dalla mente  fonte di grande irritazione per lei.
  Solleva una delle minuscole tazzine in cui hanno assaggiato
i campioni del giorno. Contiene ancora qualche traccia
di Excelso, ormai freddo da ore. Ma non solo: annusando,
le pare di cogliere, racchiuso nella tazza, il dolce aroma
del respiro di Robert.
  Lo inala, lascia che le palpebre si abbassino, che fugaci e
deliziose fantasie le attraversino la mente. Il suo respiro e il
mio che si uniscono come in un bacio...
  Torna a girarsi verso la finestra e alita sul vetro, all'altezza
del fiore che aveva cancellato.
  Come un simbolo disegnato con l'inchiostro simpatico
il fiore riappare lentamente, solo per un attimo, prima di
sparire di nuovo.
...
13.

"Verde": aroma piuttosto acido imputabile a chicchi verdi,
acerbi.

Michael Sivetz, Coffee Technology.

  Io ed Emily non ci limitavamo ad assaggiare i caff di suo
padre: dietro insistenza di Pinker li classificavamo anche in
base alla qualit. Inizialmente ero stato riluttante, spiegando
al mio datore di lavoro che bene e male sono criteri morali,
e in quanto tali estranei all'arte.
  Sospir. Ma nel commercio, Robert, si prendono decisioni
del genere ogni giorno. Ovvio, non si possono mettere
direttamente a confronto un Giava corposo, resinoso con
un giamaicano delicato. Ma poich li paghiamo entrambi,
bisogna chiedersi quali soldi sono spesi meglio.
  Era vero che alcuni caff sembravano sistematicamente
migliori. Notammo che, quando un prodotto ci piaceva
pi degli altri, spesso aveva l'etichetta Moka. Eppure questa
dicitura sembrava comprendere una variet enorme di
caff: alcuni erano pesanti, altri leggeri, altri ancora dotati
di un intrigante aroma floreale.
  Un giorno mi trovavo da solo in ufficio a degustare una
piccola partita. Il sacco non recava alcuna dicitura, anche
se era contrassegnato da un simbolo che dedussi essere arabo,
un segno che avevo visto su molti sacchi provenienti da
quella regione:

Seppi, non appena lo aprii, che conteneva qualcosa di speciale.
L'aroma secco ricordava il miele, perfino la frutta:
quando portai i chicchi su in ufficio e aspettai che l'acqua
bollisse, l'attesa fu accompagnata da un delicato profumo
di fumo di legna e agrumi. Macinai a mano i grani:
la fragranza si fece pi intensa, aggiungendo una nota bassa,
profonda di liquirizia e chiodi di garofano. Poi, delicatamente,
versai l'acqua.
  All'improvviso, cos denso e pieno che mi parve di vederlo,
il bouquet prese vita. Era come un genio che scappava
dalla lampada, o un getto di vapore scaturito da una
macchina, una fanfara di trombe, maestosa eppure semplice.
L'aroma di fiori esotici riemp la stanza - e non solo di
fiori: c'era lime, tabacco, perfino erba tagliata. So che sembrer
impossibile trovare tanti elementi diversi in un unico
aroma, ma avevo ormai un palato fine, non si trattava di
illusioni: erano impressioni precise e distinte, concrete alla
stregua di pareti e finestre.
  Il tempo di infusione era terminato. Premetti i fondi
verso il basso con un cucchiaio e mi portai la tazza alla bocca.
Per una volta non aspirai: non ce n'era bisogno. Il sapore
manteneva pienamente la promessa del profumo: in bocca
era corposo, denso, con una traccia di acidit e gli aromi
floreali mi riempirono la mente come cori celestiali.
Deglutii. Subentr una deliziosa sensazione di dolcezza naturale
ed un lungo retrogusto pastoso di t verde e cuoio. Tra
tutti i caff che avevo assaggiato, era quello che pi si avvicinava
alla perfezione.
  I caff di Mokha rispose Pinker quando glielo chiesi,
sono diversi da tutti gli altri. L'avete trovato su una carta
geografica?
  Scossi il capo. And allo scaffale e ne estrasse un enorme
atlante, con le pagine grandi quanto manifesti da circo.
  Allora disse, sfogliando impaziente il grosso tomo finch
non ebbe trovato ci che cercava. Ecco. Qui. Cosa
vedete?
  Guardai dov'era posato il suo dito. Nel punto in cui la
Persia e l'Africa si incontravano, separati da un canale stretto,
c'era un puntino. Osservai meglio. Il puntino si chiamava
"Al-Makha".
  Mokha disse. O Makha, come lo chiamano gli arabi.
Origine dei migliori caff del mondo. Picchiett col dito.
Ecco dov' nato, la culla. Non solo del caff, ma di tutto
quanto. Matematica, filosofia, letteratura, architettura.
Quando l'Europa si estrani dalla civilizzazione, fu l'impero
ottomano a mantenere vivo il sapere cristiano. Eppure
oggi  come se attraversassero loro stessi un'epoca buia, in
attesa che la storia vada a liberarli.
Perch i loro caff sono tanto buoni?
  Ottima domanda, Robert. Ma non conosco la risposta.
Rimase in silenzio un momento. Alcuni mercanti giurano
che i Moka hanno un vago sapore di cioccolato. Certi adulterano
perfino i chicchi di altre variet con cacao in polvere
per imitarli. Cosa ne pensate?
  Frugai nella memoria. Alcuni hanno una nota di cioccolato,
questo  certo. Ma non i migliori: quelli per me
hanno una fragranza straordinaria, ma mi ricordano soprattutto
il caprifoglio o la vaniglia.
  La penso esattamente come voi. E questo cosa ci
suggerisce?
Che il Moka non  un unico tipo di caff ma diversi?
  Proprio cos. Fece con il dito un cerchio intorno al
Mar Rosso. Gli arabi, naturalmente, avevano in passato il
monopolio della coltivazione del caff. Poi gli olandesi rubarono
qualche piantina e la portarono in Indonesia; i francesi
ne presero alcune agli olandesi e le trasferirono nei Caraibi,
e i portoghesi ne sottrassero qualcuna per farla attecchire
in Brasile. Cerchiamo adesso di usare la logica e ipotizziamo
che anche gli arabi l'abbiano rubato. Dove possono
averlo preso?
Riusciremo mai a saperlo?
Forse no. Avete conosciuto Richard Burton?
  Ormai ero abituato ai bruschi cambiamenti di argomento
durante le conversazioni con Pinker. Con la mente correva
sempre in avanti, sapeva dove ti voleva portare e ti ci
accompagnava un passo per volta. Scossi il capo.
  Mi fu presentato a un ricevimento spieg Pinker.
C'erano circa cinquecento invitati, e lui era un uomo illustre,
celebrato all'epoca per le esplorazioni del mondo islamico.
Adesso la sua fama  in declino, naturalmente. Si sono
diffuse voci sulla sua vita privata... insomma, lasciamo
stare. Quando seppe che mi occupavo di caff, ci tenne a
parlarmi. Rimasi incantato ad ascoltarlo, insieme al capannello
di gente che si era raggruppato per sentire la
conversazione.
  Burton era tornato da poco da uno dei suoi viaggi nei
paesi arabi: si era scurito la pelle con succo di mallo di noce,
aveva indossato abiti di foggia araba e si era fatto passare
per un uomo di fede islamica. Naturalmente parlava arabo
quasi alla perfezione, e aveva un'ottima conoscenza dei
testi sacri. Mi raccont di una magnifica citt cintata da
mura che aveva scoperto in una regione dell'Africa orientale
fertile e dal clima temperato: un clima ideale per coltivare
il caff, insomma. Anzi, afferm che il caff era cos abbondante
da quelle parti che non era mai stato coltivato: le
piante crescevano da sole, e si propagavano quando i frutti
in eccesso cadevano a terra. I mercanti di caff erano considerati
cos importanti per l'economia che avevano la proibizione
di lasciare la citt, pena la morte. Era un luogo molto
ricco, apparentemente; Burton mi parl di avorio, pietre
preziose, oro, e di quelli che defin commerci pi oscuri.
Schiavit, presumo.
  Quella citt  cos isolata che i commercianti vi svilupparono
un linguaggio tutto loro, diverso da quello della regione
circostante. Ma il caff, dichiar Burton, era il migliore
che avesse mai assaggiato in tutti i suoi anni di peregrinazioni.
E - questo mi  rimasto impresso - disse che era
fragrante, come un fiore di caprifoglio.
Come quel Moka?
  Esatto. Un altro particolare ha attirato la mia attenzione:
la citt si chiama Harar, ma il nome della regione nella
lingua del posto  Kaffa.
Kaffa come "caff"?
Secondo Burton le parole hanno una radice comune.
Allora il caff che cresce spontaneamente a Kaffa...
... venduto, forse, dai mercanti di Harar ai commercianti
che lo fanno arrivare ad Al-Makha, e da l viene spedito
per nave nel resto del mondo. Se foste un mercante,
diciamo, a Venezia o Costantinopoli, chiamereste i caff che
acquistate in base al porto di origine, non al luogo di coltivazione.
Vista la mania araba per i segreti, forse non vi direbbero
neppure da che paese proviene una certa partita.
Quindi chiamereste tutto quello che passa per Al-Makha
"Moka", proprio come oggi c' chi chiama tutti i caff
sudamericani "Santos".
  Interessante. E dove si trova questa Harar secondo
Burton?
  Pinker accarezz la cartina. A quel tempo gli atlanti erano
aggiornati e ripubblicati quasi ogni anno, e i nuovi stati
prendevano i colori degli imperi che se n'erano impossessati.
La maggior parte del mondo, naturalmente, era rossa
- rosso britannico - con altre zone blu, viola, gialle e cos
via. Quando ero piccolo, l'Africa era quasi tutta bianca.
Man mano che i viaggiatori tornavano con notizie di territori
esplorati, battezzati e rivendicati, il bianco era diminuito
e il rosso aumentato, procedendo dai bordi di quel grande
continente verso l'interno. Non tutto era rosso, per: i
francesi e gli olandesi non ci avrebbero permesso di fare ci
che volevamo, e le frontiere tra i diversi colori erano spesso
state tracciate col sangue.
  Pinker aveva l'atlante pi recente, naturalmente. Eppure
c'era ancora una piccola porzione d'Africa che, sebbene
non del tutto bianca, non era stata colorata, uno spazio
grande quanto la mano di un uomo nella parte centrale
del continente.
  Vi picchiett sopra con aria pensierosa. Qui indic.
Burton dice che si trova qui.
Fissammo entrambi la carta.
  Che cosa straordinaria il caff, Robert esclam infine.
Poter fare del bene ai due estremi del processo: sobriet in
Inghilterra e civilizzazione in tutti gli altri luoghi.
  Notevole convenni. Soprattutto quando si pensa ai
profitti che si possono generare tra il punto di partenza e
quello di arrivo.
  Precisamente. Ricordate Darwin:  il profitto che rende
possibile tutto il resto. Non sar la carit a cambiare il
mondo, ma il commercio.
  Non ripensai pi a quella conversazione; parlavamo tutti
dell'Africa in quei giorni. Eppure Pinker non era uno che
sperperava. Ogni scellino andava sfruttato bene, e quando
la Guida fosse stata terminata sarei diventato superfluo.
Il denaro mi scorreva tra le mani come acqua, ormai.
  Wellington Street non era tutta divani e chignon: le ragazze
avrebbero fatto di tutto per una sovrana in pi, e se cominciavi
ad annoiarti con tutte le possibilit e variazioni su
quel tema, non lontano si potevano gustare ben altre prelibatezze.
Proprio come Londra aveva un mercato dei fiori
e uno del pesce, una strada di argentieri e una via di librai,
cos i bordelli di zone diverse si specializzavano in arti amatorie
differenti. In questo quartiere si poteva trovare la Casa
di Saffo; laggi, la Casa della Giovent. Banchettavo con
quei piaceri proprio come qualcun altro faceva scorpacciate
di piatti orientali, non perch li preferissi alle arti amatorie
nostrane, ma perch non li conoscevo ancora.
Talvolta, poi, mi sentivo attratto da distrazioni pi pericolose.
  Stavo passando lungo una banchina tranquilla, un
pomeriggio, quando colsi un leggero odore, speziato, di fumo
di oppio. Ci misi un attimo a scoprire da dove veniva.
Mi infilai in un vicolo in quella direzione e mi trovai su un
molo deserto. L'aroma mi condusse, come lungo un sentiero
provvisto di cartelli, a una porta uguale alle altre. Dalle
finestre sbarrate del deposito non proveniva nessun suono,
ma quando bussai uno spiraglio di porta si apr e apparve
un viso cinese raggrinzito. Mostrai delle monete. Senza dire
una parola, il tizio apr la porta e mi fece entrare. Su numerose
brande e cuccette disposte lungo il perimetro del magazzino,
come in una piccionaia gigante che saliva a perdita
d'occhio verso l'alto nell'oscurit, degli uomini giacevamo
avvolti nei propri cappotti come mummie egizie, o si
puntellavano su un braccio, e fumavano pipe ricurve di argilla
con lo sguardo perso nel vuoto.
  Al centro della stanza, su un cavalletto, erano disposti gli
strumenti del mestiere, sotto lo sguardo vigile di un vecchio
cinese: altre pipe, alcune lunghe come bastoni da passeggio,
un piccolo braciere con carboni ardenti, una bilancia. Pagai
uno scellino e una pipa fu riempita di resina, poi infilata
nel fuoco per essere accesa; quando fu pronta mi arrampicai
sulla cuccetta che mi era stata indicata e mi abbandonai agli
effetti dell'oppio. Dopo qualche boccata mi sentii pervaso
da uno sfinimento profondo, e mi rilassai al punto da avere
difficolt a tenere stretta la pipa. I colori sembravano pi
vivaci, i suoni pi precisi; il magazzino squallido e silenzioso
mi parve all'improvviso il pi lussuoso dei palazzi, pieno
di suoni squillanti e delicati e di splendide melodie ascoltate
distrattamente. Macchinazioni e idee mi svolazzavano attorno.
Colsi brani di conversazioni appassionanti. Mi sentivo
ispirato. Rime brillanti cominciarono a volteggiarmi in
testa, versi mischiati a formule algebriche. Ricordo di aver
pensato che la matematica e la poesia erano la stessa cosa,
strabilianti entrambe. Poi, per qualche motivo, immaginai
un viaggio per mare. Sentivo distintamente il sale sulle labbra,
e il sapore della tartaruga fresca mangiata a pranzo,
innaffiata da un sorso di rum. Riuscivo perfino a cogliere un
vago profumo di spezie nel caldo vento africano che mi accarezzava
il viso. Infine caddi in un sonno profondo.
  Fui svegliato dal vecchio cinese che mi scuoteva, chiedendomi
altri soldi: quando mi rimisi in piedi, barcollante,
mi accorsi che erano trascorse otto ore. Inutile dire che non
ricordavo neanche una di quelle rime geniali e fantasmagoriche.
Uscii malfermo sulle gambe e trovai una vettura che
mi riportasse a casa. Il giorno dopo ero ancora cos intontito
e nauseato che Emily si arrabbi e mi mand via. Mi
ripromisi di non ripetere mai pi l'esperienza, ma mi piacerebbe
riuscire a ritrovare quelle visioni brillanti e ispirate;
come Calibano, dopo essermi svegliato piangevo perch
volevo sognare ancora.
  E il mio anticipo fin. Ero riuscito, non si sa come, a
spendere trenta sterline in altrettanti giorni.
Il negozio di pegni su Edgware Road era un posto infame.
  Ike, il vecchio russo che lo gestiva, accettava di tutto,
dai gioielli agli stracci, e chi entrava veniva investito da
un odore acido, di fungo, di pelliccia bagnata che marcisce.
  Dietro il banco Ike si sfreg le mani. Buongiorno, giovanotto
mi accolse con un sorriso fulmineo. Cosa avete
per me?
  Gli feci vedere: un'edizione rilegata in pergamena di Coventry
Patmore; tre panciotti di seta che non mettevo pi,
due cilindri in pelliccia di castoro, un bastone da passeggio
di avorio.
  Belli disse, accarezzando con gesti lascivi gli oggetti.
Molto belli.
Quanto?
  Tir fuori un mozzicone di matita e lo us per grattarsi
la testa, senza smettere di guardarmi con scaltrezza. Sapevo
a che gioco giocava: la somma che avrebbe proposto non
dipendeva tanto dal valore di ci che vendevo, ma dal grado
di disperazione che mi attribuiva. Feci del mio meglio
per assumere un'aria disinvolta.
  Tre ghinee disse infine, scrivendo la cifra su un lurido
brandello di carta, come se questo la rendesse definitiva.
Speravo sei.
Sorrise ed alz le spalle. Devo pure rivenderli.
  Forse sono nel posto sbagliato. Posso sempre portare la
roba nel West End.
  Sono specialisti, signore. Non otterrete un prezzo migliore.
Si anim. Naturalmente, se vi servono dei contanti
posso sempre prestarveli io.
Non sapevo che forniste questo genere di servizio.
  No, di solito non lo faccio, signore, certo che no. Ma
per qualcuno come voi, una persona con delle prospettive...
Le mie tariffe sono ragionevoli.
Mi fareste pagare gli interessi?
  Un'altra alzata di spalle. Una piccola percentuale, da
pagare ogni settimana.
Quanto posso prendere in prestito?
  Sorrise di nuovo. Venite nel mio ufficio e facciamo un
po' di conti.
...
14.

"Mandorle tostate": questo aroma eccellente ricorda il croccante
di mandorle o le mandorle rivestite di cioccolato, le
praline.

Lenoir, Le Nez du Caf.

Emily aveva deciso che voleva essere portata fuori a cena.
  C'era un ballo in maschera a Covent Garden, ed era impaziente
di vedere, come diceva lei, i miei vecchi covi da bohme,
oltre che alcune bellissime attrici che conosceva dai giornali.
Non riuscivo a decidere dove portarla: le sale riservate
del Savoy erano troppo vaste per una cena tte--tte, quelle
di Romano, con la carta da parati stampata a motivi giapponesi,
erano eleganti e intime, ma il Trocadero aveva deliziosi
saloni d'angolo che si affacciavano su Shaftesbury Avenue.
  Sembra che conosciate molto bene le sale private di
quei ristoranti comment. Immagino che le usiate per i
vostri appuntamenti amorosi.
  Oh, le ho conosciute cos, per caso dissi restando sul
vago. Ho una zia invalida che preferisce cenare  deux.
  Io, per, non voglio cenare in privato. Voglio delle
attrici.
  Vostro padre non mi perdonerebbe mai se vi portassi in
un posto sconveniente.
  Credo di riuscire a sopravvivere alla vista di un'attrice o
due, Robert. A meno che il desiderio di esibirsi sul palcoscenico
non sia diventato contagioso, penso che non correr
nessun pericolo.
  Era pi allegra con me in quei giorni; eravamo pi disinvolti
quando eravamo insieme, anche se si fingeva ancora
severa.
  Benissimo esclamai. Se sono le attrici che volete, non
resta che scegliere Kettner. Sar anche pratico per recarci al
ballo.
  Il giorno seguente andai ad accordarmi sul menu con
Henri, l'elegante francese che, come matre d'htel, dirigeva
il dedalo di sale da pranzo di Church Street. Insieme
valutammo le diverse possibilit. Come antipasto, naturalmente,
ostriche ed un piatto di caviale, seguiti da un velout
di carciofi. Ci domandammo se all'appetito delicato di
una signora fosse pi adatta la sogliola o la trota; siccome
la trota, mi fu assicurato, era di gran qualit in quei giorni,
optammo per quella soluzione. Ctelettes de mouton Sefton
fu il suggerimento successivo di Henri, che accettai immediatamente,
mentre declinai la proposta del fagiano arrosto,
che sembrava eccessivo per due persone, scegliendo invece
perdreau en casserole. Epinards pommes Anna, haricots verts 
l'anglaise e una dauphinoise per contorno. Poi l'insalata,
naturalmente. Asparagi con sauce mousseline. Tagliere di formaggi,
gelato alla vaniglia en corbeille, dessert e petits fours
coronavano la cena. Per i vini scegliemmo un Amontillado,
un Liebfraumilch dell'82, una pinta di champagne Deutz
Geldermann, un Bordeaux e Curaao per finire. Scelsi il tavolo:
sistemato in una nicchia dotata di tendaggi, permetteva
di isolarsi in caso di necessit, ma godeva di un'ottima
visuale sulla sala da pranzo pi grande del piano superiore
quando le tende erano aperte. Una volta conclusi i preparativi,
mi accomiatai dal direttore.
  Restava da decidere cosa indossare. Il frac era una possibilit,
ma piuttosto banale. Avevamo deciso di portare il
costume con noi al ristorante e di cambiarci per il ballo dopo
la cena, ma anche in questo caso il frac sembrava una
scelta scontata.
  Ero appena uscito da Kettner quando mi cadde l'occhio
su una vetrina di Great Marlborough Street. Vi era esposta
un'elegante giacca di lontra blu scuro. Era magnifica, e
sarebbe stata ancora pi splendida indossata con un foulard
di pizzo francese, come quello che avevo visto qualche
giorno prima in Jermyn Street. Dopo la conversazione con
Henri mi sentivo in vena di spendere, cos entrai nel negozio
per chiedere il prezzo della giacca. Tre ghinee: una somma
considerevole ma, come mi fece notare il sarto, ragionevole
vista l'unicit dell'indumento; inoltre quella giacca
costava poco pi dei banali cappotti, tutti uguali, indossati
dalla gente senza stile.
  Ah, signor Wallis mi salut Ike. Avete solo un giorno
di ritardo.
Ritardo?
  Per gli interessi. Due sterline, anche se la prossima volta
ci sar da pagare una piccola somma supplementare per coprire
il ritardo. Alz le spalle. Ormai siete un uomo d'affari
anche voi, sapete come funziona.
Un uomo d'affari? In che senso?
  Siete diventato, come me, un commerciante, ho sentito
dire. Nel settore del caff, no?
Oh, s, certo. Suppongo di s.
  Ma sono sicuro che la vostra impresa sia pi fiorente
della mia botteguccia.
  L'attivit prospera, questo  certo, ma ho bisogno di altri
soldi.
Ancora? Ike sollev le sopracciglia.
Diciamo... altre quindici sterline? suggerii.
  Certo. Anche se... aggiunse con aria meditabonda se
fossero venti, il tasso di interessi sarebbe minore. Vedete, c'
uno sconto per le somme pi grosse.
Oh, molto generoso. Venti, allora.
  Disbrigammo le pratiche e gli allungai due sterline. I
vostri interessi.
Si inchin.  un piacere fare affari con voi, signor Wallis.
  Arrivai da Kettner presto, e scelsi il fiore da infilare
all'occhiello di Emily alla bancarella sulla porta. Le avevo
promesso delle celebrit e la clientela non fu una delusione:
c'erano pi attrici graziose che nei camerini dei teatri
di Drury Lane. Vidi la protagonista dell'ultima commedia
brillante, che cenava in un spar con un membro della Camera
dei Lord. Un agente famoso stava pranzando con un
critico teatrale, un colonnello era intento a intrattenere il
suo cinedo, o forse subalterno; una giovane e delicata attrice,
di nome Florence Farr, finse di non riconoscermi mentre
sorrideva al suo accompagnatore di quella sera che - lo
sapevo bene - avrebbe pagato cinque sterline per il privilegio
di farsi vedere con lei: le capriole dell'ultima parte della
serata, invece, erano gratuite.
  Poi arriv Emily e il mio cuore si ferm. Non l'avevo
mai vista con abiti diversi da quelli dell'ufficio, indumenti
pratici e sobri. Quella sera portava un elegante vestito di
velluto nero tempestato di minuscole paillette di metallo,
molto scollato, e una cappa di stoffa rossa orlata di pelliccia
grigia.
  Quando mi salut si lasci scivolare timidamente la cappa
gi dalle spalle, che erano nude: mentre gliela prendevo,
colsi un profumo inebriante di Jicky di Guerlain, e annusai
il connubio perfetto della fragranza avvolgente sulla calda
pelle femminile.
  L'abito di una donna  una lotta tra modestia e splendore:
con i tesori che rivela deve alludere ai piaceri che nasconde.
In quella occasione il sarto aveva persuaso la sua
cliente a scegliere un abito sensuale, ammiccante, elegante,
ma in cui queste qualit non facevano che sottolineare la
fresca innocenza di chi lo indossava.
  Avanti, dite qualcosa, Robert esclam lei con una traccia
di imbarazzo - assolutamente irresistibile- quando si
sedette aiutata dal cameriere.
Mi ripresi. Siete splendida.
  Anche se, come sempre, mi sento malvestita in confronto
a voi comment, prendendo il tovagliolo. Bene,
dove sono le mie attrici?
  Le mostrai le varie celebrit e personalit presenti. Emily
accolse ogni pettegolezzo con esclamazioni entusiaste.
Dovreste fare delle visite organizzate dichiar quando ebbi finito.
Ma ditemi, Robert, questo posto non  insulso rispetto
al Caf Royal?
  Oh, no. Non ci va pi nessuno, al Caf Royal le assicurai.
 troppo affollato.
  Ah. Immaginavo di dovermi aspettare qualche aforisma
stasera, visto che ci troviamo proprio, per cos dire, nella loro
culla spirituale.
  Dir senza dubbio una montagna di sciocchezze.  l'unico
argomento sul quale ho voce in capitolo.
  Emily si guard attorno con aria accigliata. Non sentite
uno strano odore?
  Annusai. Non mi pare. Che genere... Poi mi accorsi
che mi stava prendendo in giro.
  Caro Robert disse con affetto, chi avrebbe pensato
sei settimane fa che saremmo stati qui seduti come
adesso?
  Arrivarono gli antipasti, e mi divertii a guardare con
quanto gusto si portava le ostriche alla bocca: il collo le si
contraeva, e la gola si muoveva delicatamente quando deglutiva.
Un giorno, pensai senza volere, avrai in quella tua
bella bocca qualcosa di pi salato delle ostriche. Sarebbe accaduto
davvero? mi chiesi. Come si fa a descrivere un atto
tanto indecente a una giovane donna innocente? Oppure il
desiderio avrebbe fatto da insegnante, spingendola a tentare
certe esplorazioni di sua iniziativa? Ebbi una fantasia fugace,
ma particolarmente vivida, di noi due a letto insieme,
il vestito di velluto nero per terra e lei che metteva in pratica
i miei insegnamenti...
  Robert? Emily mi stava guardando preoccupata. State
bene?
Oh. Accantonai il pensiero. S, certo.
Siete molto silenzioso.
Sono ammutolito dalla vostra bellezza.
  Non siate sciocco. Non credo che in vita vostra siate
mai rimasto ammutolito.
  La zuppa era deliziosa, il pesce sublime. Cercando di restare
fedele alla mia nomea di uomo difficile da soddisfare,
dissi che la pernice mi pareva un po' asciutta, ma la mia
compagna mi accus di essere un sibarita viziato e decidemmo
entrambi che la carne era perfetta. Henri pass a controllare,
come un generale che ispeziona le truppe a met
battaglia, ed Emily gli confess che aveva deciso di diventare
subito attrice, se era cos che venivano trattate. Oh!
esclam il direttore. Ma voi siete molto pi bella di tutte
le attrici qui presenti stasera. Mi lanci un'occhiata, e mi
parve di vedergli tremare impercettibilmente la palpebra sinistra -
un tremito che, in un altro uomo, sarebbe potuto
essere preso per una strizzatina d'occhi.
  Conversammo su tanti temi diversi. Ricordo a malapena
di cosa parlammo; cercavo di essere divertente, ma avevo
imparato che il modo migliore per divertire Emily Pinker
consisteva nell'essere serio di tanto in tanto, cos toccammo
probabilmente anche argomenti seri. La nostra cena volgeva
al termine. Pagai il conto - cinque sterline, quattro scellini
e sei penny - mentre Emily andava a indossare il costume.
Dal fermento che regnava nella sala da pranzo, si capiva
che molti altri clienti sarebbero andati al ballo.
  Emily torn vestita da Arlecchino, con un cappello da
Pierrot e una maschera di seta bianca che lasciava scoperta
una met del viso. Io avevo invece una semplice maschera
di piume nere che copriva gli occhi e che si intonava benissimo
con la mia giacca nuova.
  Quando uscimmo dal ristorante lei inciamp e si aggrapp
al mio braccio. Ho bevuto troppo mi mormor
all'orecchio. Dovrete promettere di non approfittarne.
  Dovremmo fissare un orario e un luogo d'incontro.
Cos, se ci perdiamo, riusciremo a ritrovarci.
Bene! Dove?
Diciamo sotto l'orologio del Teatro dell'Opera alle due?
  Per tutta risposta mi strinse il braccio, che non mi lasci
per tutto il tragitto. Shaftesbury Avenue era piena di
carrozze che si dirigevano al ballo, e i marciapiedi erano affollati
di gruppi di persone in maschera. A un tratto udii
un grido. Wallis! Wallis! Aspetta! Mi voltai. Un Pantalone
ed un Pulcinella, con i volti impiastricciati di cerone,
mi stavano facendo dei segni con le mani mentre scendevano
da una vettura in compagnia di due signorine travestite
da marionette. Nonostante il trucco riconobbi Hunt
e Morgan.
Dove sei stato? chiese Pulcinella.
Da Kettner.
  No, dove sei stato? Hunt  finalmente riuscito a farsi
pubblicare: una villanella nel Yellow Book! E tu scompari
per settimane!
Ho avuto da fare.
  Pantalone schiocc le dita. Sapevamo che doveva esserti
venuta l'ispirazione.
No, non si tratta di poesia, ma di lavoro.
  Lavoro? Pulcinella si ritrasse fingendosi inorridito.
L'ultima volta che ti abbiamo visto avevi ricevuto una proposta
da quello gnomo buffo, come si chiamava?
  Posso presentarvi la mia compagna di questa sera, la signorina
Emily Pinker? lo interruppi subito.
  Morgan spalanc la bocca col rossetto in un'espressione
esagerata di sorpresa. Che piacere. E questa ... ehm, la signorina
Daisy. E la signorina Deborah.
Le marionette ridacchiarono quando strinsi loro la mano.
  Erano quasi certamente, mi resi conto sentendomi
sprofondare, donne di dubbia moralit. E toccava a me
proteggere Emily quella sera. Se avesse anche solo sospettato
una situazione sconveniente, Pinker se la sarebbe presa
con me.
  Vi conosco mi disse Daisy sottovoce. Non vi ricordate
di me?
Mi irrigidii. Temo di no.
  Non ero vestita cos, signore, questo  certo. La sua amica
scoppi a ridere.
Siete attrice? suggerii, in preda alla disperazione.
  Potremmo dire di s rispose Daisy. Un'artista, in ogni
caso. Altra risata sguaiata di Deborah.
  Nel frattempo stavamo tutti passando sotto il colonnato
del Teatro dell'Opera, ed era possibile fingere di perdere
di vista i compagni. Maledissi quei due imbecilli di Hunt e
Morgan. Come gli era venuta l'idea di portare l donne del
genere? Fortunatamente Emily non si era accorta che qualcosa
non andava.
Non  meraviglioso? chiese, guardando la folla.
Ci saranno state un migliaio di persone, tutte in costume.
Anche il foyer, i bar e i salottini erano decorati in tema carnevalesco.
I musicisti al completo stavano accordando gli strumenti
nella buca dell'orchestra, anche se c'era troppa ressa
per ballare e quasi troppo rumore per sentire le note. I camerieri
con costumi elaborati fendevano la folla con vassoi colmi
di bicchieri di vino; degli acrobati sui trampoli si esibivano
quando riuscivano a trovare un angolo libero; giocolieri e
ballerini ci urtarono mentre ci facevamo largo tra la moltitudine.
Persi Emily di vista per un secondo sulle scale, poi la ritrovai,
e la condussi in un angolino tranquillo della balconata
da dove potevamo osservare le esibizioni del piano di sotto.
  Tutto ci sarebbe stato impensabile anche solo pochi
anni fa commentai.
  Per tutta risposta, si port le mie dita alla bocca e mi
morse con i suoi dentini aguzzi.
Siete in vena di scherzi stasera esclamai, sorpreso.
  Con le mani mi cinse la testa mentre mi baciava. Le maschere
si scontrarono. Occhi divertiti fissarono i miei - occhi
scuri, non grigi, e mi bloccai rendendomi conto che
non si trattava di Emily Pinker ma di un'altra donna. Con
una risata si allontan; i capelli sotto il cappello da Pierrot
erano scuri, non biondi. Doveva essere accaduto quando
eravamo stati separati sulle scale.
  Tornai indietro di corsa, ma ovunque posassi lo sguardo
vedevo solo Arlecchini. Ne afferrai una per la spalla e le
chiesi preso dal panico: Siete Emily? Rispose con una risata
chioccia: Se volete, monsieur.
Vidi Hunt nel salone e mi feci largo per raggiungerlo.
  Hai visto Emily? gli urlai per sovrastare il baccano. L'ho
persa.
  Perfetto mormor. A proposito, come va la
scrittura?
Alzai le spalle.
  Lane dice che accetter un racconto il prossimo trimestre.
Per parlavo con Max - conosci Max? - e secondo lui
 pi opportuno scrivere dei sonetti. Per diventare famoso,
voglio dire.
Max? Stai parlando di Max Beerbohm?
  Annu. Ci ha presentati Ernest Dowson. Conoscerai
pure Ernest, no?
Solo di fama risposi invidioso.
  S, siamo un bel gruppetto al Caf Royal in questi giorni.
Si guard attorno tra la folla con studiata indifferenza
e tir fuori un portasigarette. Devo proprio trovare Bosie.
Gli avevo promesso di tenerlo d'occhio. Detesta la folla.
Bosie! esclamai. Vuoi dire Lord Alfred Douglas?
  Conferm con un cenno del capo. Oscar gli ha scritto
una lettera d'amore dalla prigione, hai saputo?  ancora
profondamente infatuato.
  Bosie! Mi sentivo male. L'amante di Oscar Wilde, quel
giovane prodigioso, l'autore di sonetti.... E Hunt lo frequentava!
Aveva promesso di tenerlo d'occhio! Mi presenti?
gli chiesi speranzoso.
  Dalla sua occhiata si capiva che, essendo un grande amico
di Bosie, suo primo dovere era proteggerlo dalle orde assillanti
degli aspiranti poeti, tenendoli a bada con un bastone,
se necessario.
Hunt, ti prego lo implorai.
Oh, e va bene. Se non mi sbaglio, eccolo l.
  Seguii il suo sguardo e vidi subito Emily, o quella che
mi sembrava Emily, che attraversava la folla. Maledizione!
imprecai.
Cosa c'?
Torno subito.
  Seguii la figura sfuggente dietro le quinte, un dedalo di
Stanzette decorate per l'occasione con tendaggi dipinti. L
l'atmosfera era pi rilassata. Uomini e donne si baciavano
apertamente; delle giovani in maschera passavano da una
bocca all'altra, tra grida sguaiate; vidi seni scoperti, braccia
che scomparivano tra le cosce, mani coperte di guanti
che toccavano un capezzolo nudo. Pi di un camerino era
chiuso a chiave, e in alcuni casi le coppie aspettavano in fila
il loro turno, baciandosi e palpeggiandosi, trattenendo a
stento l'impazienza. Mi sentii ancora peggio: se Emily era
passata di l, chiss cos'aveva visto.
  Tornai nel salone. Hunt era scomparso, e non c'era traccia
di una ragazza innocente alla ricerca disperata del compagno
perduto. Mi dissi che, se non riuscivo a trovarla, forse
lei sarebbe riuscita a vedere me. Camminai lentamente
tra la gente, avanti e indietro, cercando di rendermi visibile.
Dopo qualche minuto levai lo sguardo alla balconata. Un
Arlecchino con il cappello da Pierrot stava baciando appassionatamente
un uomo in maschera che portava una giacca
di lontra. Poi delle persone mi passarono davanti e, quando
tornai a guardare, i due erano scomparsi.
  Alle due meno un quarto, preoccupatissimo, uscii. Lei
era sotto l'orologio e mi aspettava. Mi precipitai l.
State bene?
Certo. Sembrava sorpresa. Eravate preoccupato?
Un po'.
Mi prese sottobraccio. Pensavate che me la fossi presa?
Per cosa?
  Si sporse verso di me. So bene che eravate voi, quindi
non fingete il contrario.
Non so di cosa stiate parlando.
  La sua unica risposta fu una risata. Una risata particolarmente
lasciva, oltretutto.
  Dove andiamo adesso? mi chiese mentre percorrevamo
Drury Lane.
  Pensavo di mettervi in una vettura e di mandarvi a
casa.
  Voglio andare alla Cave of Heavenly Harmony(1)
annunci.
Oh, cielo. Come conoscete quel locale?
Ho letto qualcosa sulla Gazette.  da queste parti, no?
Proprio dietro l'angolo. Ma non  adatto...
  Se vi sento dire ancora una volta cosa non  adatto a
me, scappo via minacci. Davvero, Robert, per essere un
poeta avete una visione convenzionale delle donne. Non
siamo delicate come sembrate immaginare.
  D'accordo cedetti con un sospiro. Alla Cave of Heavenly
Harmony, allora.
  La Cave era uno squallido bar in uno scantinato dove, in
mancanza di altre attrattive per i clienti, erano stati installati
un pianista e un palco. La particolarit era che si diceva
al pianista in cosa ci si voleva esibire, e lui ti accompagnava
mentre cantavi per gli altri avventori. Era il ritrovo preferito
dei giovani aristocratici, che amavano sgolarsi declamando
i versi di canzoni sconce da teatro di variet. E in effetti
trovammo una comitiva di damerini al nostro arrivo. Uno
di loro stava cantando, accompagnato dagli amici che intonavano
il ritornello:

Apretty little novice in her convent woke at dawn, dawn, dawn,
And lookingfrom her lattice she spied upon the lawn, lawn, lawn,
A handsome shepherd, quite intent
On playing with his instrument,
His instrument so long, long, long!(2)

  mandai uno sguardo a Emily, che per sembrava ignara del
doppio senso delle parole.
  Vado a lasciare il mio nome disse. A chi devo
rivolgermi?
  Al cameriere, penso. Lo chiamai con un cenno, e ci
mostr una lista di canzoni. Il gruppo di giovani stava cantando
le ultime note del coro, tra incitazioni e applausi. Un
omone italiano si alz e cant un pezzo lamentoso nella sua
lingua, con una mano posata sul cuore. Poi fu annunciato
il nome di Emily; avrei dovuto ricordarle di darne uno falso.
Si mise in piedi accanto al piano, all'improvviso nervosa.
Il pubblico la incoraggi con delle grida. Lei deglut.
Segu un breve silenzio angoscioso. Poi il pianista attacc con
la musica, e lei si mise a cantare.
Era una ballata splendida, sentimentale forse, ma in bocca
a lei anche le banalit romantiche prendevano toni dolci
e genuini:

It's not wealth and state that smooth the way,
Nor bid the dsert bloom;
The ploughman at his furrow can be gay,
The weaver at his loom...(3)

  Era una canzone molto bella. Tuttavia non era la scelta
ideale per i clienti abituali della Cave, che erano venuti
per cori sguaiati e per gozzovigliare, non per ascoltare ballate
sentimentali. Presto si misero a fischiare, a gridare e fare
baccano, ed Emily riusc a malapena a finire. Non appena
smise di cantare, un giovanotto balz agilmente sul palco
e si lanci in un brano di variet, accolto da urla di
entusiasmo.
  Oh gemette Emily tornando al tavolo piuttosto mortificata.
Forse  davvero un locale un po' volgare.
  Trovo che siate stata magnifica le dissi, incoraggiandola
con un colpetto sulla spalla.
Adesso, per, credo sia ora di andare.
Perfetto. Pago il conto.
  Quando uscimmo dalla Cave vidi una carrozza da nolo
apparire da dietro l'angolo e fischiai per chiamarla.
Limehouse dissi al cocchiere, aiutando Emily a salire.
  Buonanotte, Robert si conged con un sorriso. Non
mi ero mai divertita tanto.
Anch'io.
  Mi si avvicin per darmi un rapido bacio sulla guancia,
poi il cocchiere fece schioccare la frusta. Tirai un sospiro di
sollievo: la serata, grazie a Dio, si era conclusa senza grandi
disastri.
  Tornai sui miei passi tra la folla, diretto a Wellington
Street. Non avevo mai visto Covent Garden in quello stato:
sembrava che la follia si fosse propagata. Le strade erano
piene di ubriachi in maschera e costume, che si inseguivano
tra le colonne. Le coppie si baciavano senza ritegno.
Entrai con un sospiro nella calma relativa del bordello
al numero 18, come qualcun altro pu sospirare di sollievo
giungendo al proprio circolo. Anche l, per, pareva che
regnasse il caos. Nella sala d'attesa trovai una mezza dozzina
di ragazze nude con gli occhi bendati che giocavano a
una specie di moscacieca: vagavano per la stanza a braccia
tese, cercando di prendere gli uomini, con l'intenzione di
portarsi di sopra chiunque avessero afferrato. Naturalmente,
poich non ci vedevano finivano quasi sempre per cozzare
tra loro, e si palpavano per verificare il sesso reciproco,
con grande divertimento del pubblico che stava a guardare.
Restai l per un po', a osservarle sorseggiando un bicchiere
di assenzio, ma non ero dell'umore giusto per quei giochi,
e fui ben contento di riuscire finalmente a portarmi su una
ragazza. Conclusi rapidamente con lei, e tornai in carrozza
a St John's Wood.

Note.
1. Caverna dell'Armonia Celestiale (N.d.T.).

2.  Una piccola e graziosa novizia nel convento si svegli all'alba, alba,
alba / E guardando dalla finestra spi nel prato, prato, prato, /
Un bel pastore, intento / A suonare il suo strumento, / Il suo strumento
lungo, lungo, lungo! (N.d.T.).

3.  Non sono ricchezza e natali a spianare la strada / N a far fiorire il
deserto; / il contadino nel suo campo pu essere felice, e il tessitore
al telaio... (N.d. T.).
...
15.

Struttura: forza, debolezza, viscosit od oleosit sono misurate
in bocca proprio come si misurerebbero con le dita.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  L'umore non era migliorato quando mi svegliai il mattino
dopo. La causa della mia scontentezza non era difficile da
individuare. E cos Hunt si era fatto pubblicare: avrei dovuto
essere contento per lui, invece non riuscivo a provare
altro che una dolorosa sensazione di invidia. Beerbohm,
Dowson, Lane, perfino Bosie! Mentre io civettavo e bevevo
caff, il mio amico si era dedicato a un'occupazione ben
pi importante: farsi una reputazione.
  Ignorando l'intontimento, presi una pila di fogli color
lilla. Maledizione, l'avrei scritta io, una villanella, tanto per
riscaldarmi.
  Mezz'ora dopo avevo composto sei righe. Ma la particolarit
delle villanelle  che pi si avanza, pi diventano difficili.
E io dovevo andare da Pinker.
  Diedi un'occhiata all'orologio. Forse il mio datore di lavoro
mi avrebbe concesso una mattina di riposo, visto che
avevo accompagnato sua figlia al ballo la sera precedente.
Decisi di continuare per un'altra ora.
  Passata la quale, avevo cancellato tre dei sei versi. E a
quel punto ero davvero in terribile, vergognoso ritardo.
Accantonai il componimento con l'intenzione di riprenderlo
in mano al mio ritorno.
  Inutile dire che quella sera, quando rientrai, rilessi ci
che avevo scritto e vidi subito che non valeva niente. Lo
strappai e dissi a me stesso che ero stato fortunato: se non
fossi stato costretto a uscire, avrei potuto perdere la giornata
intera a cercare di finirla. O forse, mi ricord una vocina
nella mia testa, ci sarei riuscito.
  Nei giorni seguenti mi sforzai di scrivere. I miei sentinenti
per Emily, che apparentemente avevano ispirato i
poeti per secoli, produssero solo alcuni sonetti scialbi e banali
che bruciai subito. La vera poesia che le avevo dedicato
era la Guida. Sono sicuro che sub lievi alterazioni proprio
In conseguenza dell'affetto crescente tra noi: la mia passione
ne insaporiva la prosa, come si dice che una botte di vino
prenda gli aromi dell'aria circostante.
  Pinker, per, era sempre pronto a eliminare qualunque
abbellimento o svolazzo creativo. Quando scrissi che un
Mysore aveva l'aroma del curry, una traccia di aride strade
indiane, sterco di elefante e sigaro di maragi, mi sped
allo zoo, facendomi notare che non avevo mai annusato le
aride strade indiane, mai mangiato curry e probabilmente
non conoscevo da vicino lo sterco di elefante. Aveva ragione,
naturalmente. Lasciai il riferimento ai sigari. Si dimostr
indignato anche quando cercai di paragonare il bouquet
floreale di un Moka dello Yemen agli effluvi di rosa
dell'alito di una vergine. Non c' un profumo del genere,
Robert. Esiste solo nei vostri desideri grid esasperato. Ma
notai che non chiam Emily per dimostrarmelo. Lo stesso
pensiero doveva essere venuto anche a lei: quando suo padre
se ne and, aveva le guance rosse.
  Cosa state facendo, Robert? chiese la Rana un giorno
a pranzo.
  Scrivo poesie risposi con un sospiro, sapendo che mi
sarebbe stato impossibile continuare.
  Mi piacciono le poesie. Conoscete Alice nel paese delle
meraviglie?
  Conoscerlo? Ci vivevo, in quel posto maledetto. Il riferimento
alla mia alma mater le sfugg del tutto, ma ci
non le imped di importunarmi.
  Robert, per favore, mi scrivete una poesia su un
coccodrillo?
Ma certo, se mi prometti di andartene dopo.
  In due minuti avevo buttato gi qualcosa che suonava
cos:

La fame del coccodrillo
 dura da placare
A colazione mangia cento uova
Strapazzate e fatte raffreddare
Continua con pane e marmellata
Ostriche, t e succo di frutta
E quando non ce n' pi
Cuoce un'oca e se la mangia tutta.
Poi prende un piatto di prosciutto
Con senape inglese abbondante
Dodici aringhe affumicate
Cosparse di salsa fumante.
Ma il suo piatto preferito
 tutta un'altra questione
Adora le bambine
Che gli danno l'indigestione.

  Mi fiss a bocca aperta. Bravissimo! Siete davvero un
poeta!
Sospirai. Magari la poesia vera fosse tanto facile.
  Posso averne una su un bruco, adesso? chiese
speranzosa.
Credevo che avessi promesso di andartene.
  Prometto di andarmene tre volte tanto se mi scrivete
un'altra poesia.  una proposta molto vantaggiosa, sapete?
Tre andarmene contro due poesie.
  Ah, i Pinker e la loro capacit di contrattazione. Vediamo
un po'...

Strana faccenda
Disse il curato.
Un bruco nella testa
Mi sono ritrovato.
Doveva essere in quelle pere
Che ho mangiato con il t
E da quando gli ho divorato la casa
Ha deciso di abitare in me.
Ecco, mi canta nell'orecchio
Dalla bocca mi e entrato
E quando beve troppo
Lo sento russare, lo screanzato.

  La Rana applaud. Emily, che era entrata proprio mentre
stavo declamando quella stupidaggine, comment: Che
carina, Robert. Dovreste mandarla ad un editore di libri per
bambini.
  Sono un poeta tagliai corto. Erede di una gloriosa tradizione
di ribelli e decadenti, non l'autore di zoppicanti filastrocche
per bambini.
  Deciso a trovare il tempo per scrivere, provai a privarmi
del sonno, restando sveglio grazie a enormi quantit di
caff. La prima volta che lo feci, scoprii entusiasta di riuscire
a scrivere venti versi di ode lirica. La notte successiva,
per, caffeina e sfinimento si diedero battaglia producendo
un risultato di stallo: un mal di testa terribile e
strofe pi terribili ancora. Inoltre il giorno successivo ero
troppo esausto per lavorare come si deve. Ero cos stanco
che persi la pazienza con Emily. Litigammo per un motivo
sciocco, la formulazione di un paragrafo, e lei scoppi
in lacrime.
  Rimasi sbalordito. Non aveva mai dato segno di essere
una di quelle ragazze che piangevano per un nonnulla; anzi,
proprio il contrario.
  Mi dispiace mormor, asciugandosi gli occhi con un
fazzoletto. Sono solo un po' stanca.
Anch'io le feci eco con enfasi.
  Perch, Robert? chiese, e mi parve che mi guardasse in
modo strano.
Cerco di lavorare.
Lo faccio anch'io.
Intendo il mio vero lavoro. Scrivere.
  Capisco.  questo l'unico motivo per cui siete tanto
esit distratto, ultimamente?
Immagino di s.
  Ancora quello sguardo strano. Pensavo che foste stanco
di me.
Cosa significa?
  Al ballo, Robert, quando mi avete baciato... pensavo
che forse... ma naturalmente siete un bohmien, un bacio
non significa niente per voi.
  Emily sbottai esasperato. Non ho... Mi fermai. Ero
stato sul punto di dirle che non l'avevo baciata, ma qualcosa
mi indusse a tacere.
  Mi dissi che l'avrei baciata, se avessi potuto. Se avessi saputo
che non avrebbe respinto le mie avance e che non sarebbe
corsa subito da suo padre. E ora, a quanto pareva, a
causa di un increscioso equivoco era stata baciata da uno
sconosciuto che credeva fossi io.
E non le era dispiaciuto. Anzi, le aveva fatto piacere.
Potevo scegliere.
  Potevo dirle la verit, che l'avrebbe imbarazzata profondamente,
dandole inoltre motivo di pensare che non la volevo
baciare; o potevo accettare ci che era accaduto quella
sera, traendone le debite conclusioni.
  Ripresi a parlare in modo pacato: Se sono stato sbrigativo
con voi, cara Emily,  perch non sapevo se avevo
esagerato.
  Vi ho dato forse questa impressione? chiese lei
sottovoce.
  Non ne avevo idea. No risposi. Feci un passo verso
di lei. Speravo che il mio sostituto baciasse bene, ma non
troppo, in modo da non dover temere di non essere all'altezza.
  Ma abbiamo bevuto troppo entrambi quella sera.
Non ero sicuro...
Se esagerate ve lo dir, non temete mi assicur lei.
  Sapeva di panna, meringhe, vaniglia e caffelatte, con un
lieve retrogusto di sigarette.
Mi staccai. Ho esagerato per il momento?
  Robert mi rimprover lei. Non riuscite a essere serio
nemmeno una volta?
  La baciai di nuovo. Questa volta le passai una mano dietro
la schiena e la attirai contro di me. Mi sembr che, nel
bel mezzo di quel bacio meraviglioso, gemesse di piacere. Le
infilai la lingua tra le labbra e, dopo un istante di resistenza,
le sentii aprirsi, invitarmi dentro. Santo cielo, pensai allibito:
era pi appassionata di quanto avrei potuto immaginare.
  Dei passi! Ci separammo nell'istante in cui la porta
si apr. Era Jenks. Facemmo entrambi un passo indietro:
Emily si volt imbarazzata e rossa in volto. Il segretario ci
lanci un'occhiata sospettosa.
  Ci sento caprifoglio, aromi floreali, lo trovo acido e liscio
dissi subito. Forse ci sento perfino qualche traccia di
agrumi. Ma la struttura in bocca  eccellente.
  Jenks pass in rassegna tutta la stanza. Vide, ne sono
certo, che non c'era nessun caff sul tavolo, ma non disse
nulla.
Emily? la interpellai.
S? Torn a girarsi verso di me.
Cosa ne pensate?
  Era... era molto gradevole, Robert. Anche se forse un
po' forte. Scusatemi, ho lasciato qualcosa gi.
  Torn parecchio tempo dopo portando una grossa cartella
di documenti che appoggi sulla scrivania e cominci
a sfogliare in modo plateale.
  Ogni minuto che ho trascorso senza di voi mi  sembrato
interminabile cominciai.
  Non ora mi interruppe. Abbiamo entrambi del
lavoro.
  Rimasi interdetto. Credevo - prima - che preferiste le
mie attenzioni al lavoro.
  Vi fu un breve silenzio. Quello  stato prima che Jenks
ci sorprendesse. Mi ha fatto ritrovare il senno.
Jenks? Cosa c'entra? Cosa vi importa degli altri?
  Siamo entrambi dipendenti di mio padre. Non dovremmo
- non dobbiamo - avere un comportamento poco professionale.
Non possiamo tradire la sua fiducia.
Adesso siete incoerente.
  Non dobbiamo pi baciarci dichiar con fermezza.
Promettetemi questo, almeno.
  Benissimo. Cercher di non pensare a baciarvi per pi
di... quanto? Sei o sette secondi?
Silenzio.
Ecco gi due volte. Tre, adesso.
Robert!
  Non posso cambiare i miei sentimenti, Emily, e nemmeno
voi, credo. Ma se  quello che volete, eviter di baciarvi
ancora.
  Ci baciammo lungo il fiume, ci baciammo di nascosto
dalle sue sorelle, ci baciammo con ancora i baffi di crema
di un caff appena fatto. A volte mormorava: Robert, non
dobbiamo, ma mi baciava comunque.
  Una volta disse: Vorrei che non mi piacesse tanto, cos
mi sarebbe pi facile smettere.
Ma perch dovremmo smettere?
Perch  sbagliato.
  Perch? L'arte ci mostra, senza ombra di dubbio, che la
vita dovrebbe essere una successione di sensazioni squisite.
Certo che dovete baciarmi.
  Non sono sicura se state lusingando me o voi borbott.
Siete bravo a baciare, ma l'espressione "sensazioni squisite"
mi pare un po' esagerata.
  Dobbiamo cogliere l'attimo perch la felicit  fuggevole,
e poi mi pare di sentire Ada che sale le scale.
...
16.

Dove mangiamo oggi?
Purtroppo oggi non potr pranzare con voi, Robert.
 per via di qualcosa che ho detto?
  No, si tratta di qualcosa che ho detto io. Una promessa
alla Societ per il suffragio. Devo andare a vendere i loro
opuscoli.
In pubblico, volete dire?
  S. Non prendete quell'aria sorpresa. Qualcuno deve
pur farlo.
  Sarebbe stato facile litigare a proposito di quell'ultima affermazione,
riflettei. Ma vidi l'espressione sul viso di Emily
e tacqui. Allora verr con voi. Pranzeremo dopo.
  Lei si accigli. Immagino che possiate starmi accanto
con aria volenterosa. Ma dovete promettermi di non fare
commenti inopportuni.
  Ci mettemmo accanto all'entrata della metropolitana su
King William Street, nella City. Emily brandiva i suoi opuscoli
e con una vocina lamentosa diceva: Diritto di voto
per le donne! La verit per un penny!
  Un paio di persone ci guardarono incuriosite, ma nessuno
si ferm. Oh, cielo mormor preoccupata. Non sembrano
molto interessati. Diritto di voto per le donne!
  Un gentiluomo con i favoriti si ferm. Cos'abbiamo
qui? chiese educatamente, prendendole il volantino dalle
mani per esaminarlo.
  La verit per un penny rispose subito Emily di rimando.
Gli argomenti a favore del suffragio femminile.
  E quanto volete per venire a letto con me? chiese con
lo stesso tono gentile.
  Per un istante nessuno dei due reag, poi Emily emise
un grido soffocato e io esclamai infuriato: Come osate?
Siete con questa creatura? mi chiese.
Sono con questa donna. E l'avete insultata.
  Si guadagna da vivere sul marciapiede, no? Da quanto
ne so, solo un genere di donna lo fa. Se ne and, senza
neanche preoccuparsi di restituire l'opuscolo.
  Ora lo ammazzo sibilai, apprestandomi a corrergli
dietro.
  Robert, no. Emily mi prese per un braccio. Ci  stato
chiesto di non metterci nei guai.
Questo vale per voi, ma non star certo qui a...
  Per favore, Robert. E comunque ho sentito usare un
linguaggio ben pi volgare dai facchini di mio padre. Alz
il braccio e, insieme, la voce. Diritto di voto per le donne!
La verit per un penny!
  Un monello le si avvicin di corsa e grid: Io voterei
per te, tesoro! Accompagn il commento con un movimento
esplicito del bacino, e schiv il mio piede che cercava
di entrare in collisione con il suo magro didietro.
Ricordatemi le dissi cupo perch lo stiamo facendo.
  Perch uomini e donne devono poter avere gli stessi diritti
se vogliono comunicare su un piano di parit.
Ah, gi, certo. E quanto tempo dobbiamo restare?
  Finch non abbiamo finito i volantini dichiar lei con
fermezza.
Tesi la mano. Allora fareste meglio a darmene la met.
Siete sicuro?
  Se questo significa poter andare a pranzo, ne sono sicuro.
E comunque il vostro approccio  sbagliato. Vendere
 un'arte.
  Sto facendo esattamente quello che mi ha detto la
Societ.
  E allora vedremo chi dei due riesce a venderne di pi.
Attraversai la strada. C'era una signora anziana che avanzava
verso di me sul marciapiede. La fermai. Scusate, signora,
posso vendervi questo opuscolo? Contiene tutto quello
che dovete sapere sul movimento per il diritto di voto.
  Oh. Sorrise ed esamin il libello che le avevo messo in
mano. Quanto costa?
Un penny, ma potete dare di pi, se volete.
  Ecco sei penny, tenete pure il resto disse mettendomi
in mano una moneta da mezzo scellino.
Grazie risposi, intascando il denaro. Buona giornata.
  Diritto di voto per le donne intonava Emily sull'altro
lato della strada, agitando per aria il suo libello. Sembrava
contrariata. Risi: conoscevo bene quell'espressione. Era irritata
perch avevo dimostrato di avere ragione.
  Due giovani donne con le mani infilate nei manicotti di
pelliccia mi passarono accanto. Scusate le interpellai,
facendole fermare. Dovreste leggere questo documento sul
voto per le donne. Misi loro in mano due libelli. Sono
due penny, prego.
  Sorridendomi, la pi giovane mi diede il denaro. Di
che cosa si... cominci, ma una volta recuperati i soldi non
avevo tempo per chiacchierare. Rivolgendomi a un giovane
impiegato lo apostrofai: Amico, volete scoprire cosa passa
per la mente alle donne? Sta tutto qui dentro. In qualche
istante conclusi anche quella vendita.
  Buttai l'occhio sull'altro marciapiede. Emily aveva visto
che il mio metodo di interpellare direttamente la gente funzionava
meglio delle sue grida, e mi stava imitando. La vidi
concludere una transazione con due vecchie signore, e poi
un'altra con una donna in giro a fare compere con la figlia.
  Un uomo di mezza et stava venendo verso di me. Questo
opuscolo dissi, camminandogli accanto e mostrandogli
la copertina. Contiene le tesi pi disgustose delle suffragiste.
Parit sessuale, amore libero:  tutto qui dentro.
  Ne prendo due disse, osservando l'opuscolo con aria
preoccupata.
  Bravo. Uno scellino, prego. Quando si allontan mi
accorsi che Emily mi guardava furibonda: avevo venduto
quasi la met dei miei libelli, lei solo un paio. Quello che
ne vende di meno paga il pranzo! avvertii. Prese un'aria
corrucciata, ma vidi che raddoppiava l'impegno.
  Buon pomeriggio, signore salutai un gruppo di
comnesse.  Roba sensazionale,  la leggono tutti.  Realizzai
quattro vendite, e rivolsi la mia attenzione a un donnone
che aveva qualche difficolt a trasportare le compere appena
fatte. Non ci saranno pi sacchetti di carta che si romPono
quando le donne avranno il diritto di voto! Sta tutto
qui dentro, e sono perfino disposto ad aiutarvi con le
patate.
  Quando ebbi finito di raccogliere tuberi attraversai la
strada. Venduto tutto annunciai soddisfatto.
  La gente li compra da voi solo perch siete un uomo
esclam Emily scontenta.  il solito problema.
  Per ci ho guadagnato un bel gruzzoletto. E non dovr
neppure pagare il pranzo, visto che tocca a voi.
  Robert, mi recitate una poesia? chiese la Rana con aria
implorante.
  Mi sentivo ancora generoso dopo pranzo. Bene. Che
genere di poesia?
Quella dell'altra volta, sul bruco.
  Non posso ripeterti la stessa. Sono un artista, devo essere
originale.
  Ma non l'avete finita ribad lei. Avete lasciato l'uomo
con il bruco dentro, e da allora non riesco a concentrarmi
sull'aritmetica.
  Vedete, Robert mormor Emily dietro di me. L'artista
ha delle responsabilit, dopotutto. Anche se, poich la
Rana non si concentra mai sull'aritmetica, non  il caso di
sentirsi in colpa.
  Non vorrei essere ritenuto colpevole degli errori di calcolo,
per assicurai alla Rana. Vediamo un po'...
  Un attimo di riflessione, qualche appunto su un foglietto,
e mi stava venendo l'ispirazione.
  Sto misurando il tempo, Robert avvert Emily. Dovete
finire in meno di un minuto.
Non  giusto.
   giusto forse che abbiate venduto pi libelli di me solo
perch siete un uomo? Vi restano quaranta secondi.
Mi serve un po' di pi...
  Fossi in voi smetterei di protestare e mi metterei a
scrivere.
E va bene.
Troppo tardi!
Ecco! esclamai.

Che disdetta
Disse il curato,
Quel bruco maledetto
Non se ri ancora andato.
Non gli ho offerto l'alloggio
N gli ho chiesto di restare
Ma sta cos bene
Che non se ne vuole andare.
Questo disse il curato scontento
E fece un profondo sospiro:
in quel mentre dalla sua bocca
usc una farfalla svolazzando in giro.

  Era un nonnulla, naturalmente, ma rimava grosso modo e
rispettava pi o meno la metrica. La Rana applaud, Emily
sorrise con calore e, per un attimo, provai un senso di trionfo
maggiore di quello che mi avrebbe procurato la pubblicazione
di un sonetto sul Yellow Book.
...
17.

Il cuore  felice, la mente  turbata.
  Non si tratta della piccola bugia innocente che ha raccontato
a Robert: Emily sa benissimo che non  stato lui a
baciarla al ballo, ma aveva preso il suo compito di accompagnatore
tanto sul serio quella sera che, all'inizio, stuzzicarlo
un po' l'aveva divertita; poi, quando lo aveva visto diventare
geloso, aveva alimentato l'equivoco fino a che non era
diventato ben altro. No, a renderla perplessa  il fatto che
quella relazione, secondo i canoni del suo tempo, non esista.
  Chi corteggia e si fa corteggiare pu innamorarsi; chi si
innamora pu finire per sposarsi. Non c' spazio, nei rituali
della sua classe sociale, per chi non segue la via del corteggiamento
ufficiale, per due persone che si incontrano e si innamorano
per caso o - peggio ancora - sul posto di lavoro.
  Dubita che suo padre le permetter di sposarlo; non 
neanche sicura di volerlo lei stessa.
  Quindi fa quel che pu; lo elogia ogni tanto, senza esagerare,
cosi che il padre non sospetti che lei abbia perso la
testa.
  Gli dice che Robert - anche se  un giovane sciocco, e
ancora fastidiosamente legato a manie da esteta - non solo
lavora sodo, ma  anche bravo; che sarebbe stato prezioso
per l'azienda una volta che fosse maturato un po'. Gli fa
notare che, come artista, ha capacit che mancano a tutti
gli altri dipendenti, che vede le cose in modo potenzialmente
utile per loro.
Suo padre ascolta, annuisce e non sospetta.
  Qualcuno che nutre dei sospetti, per, c': Jenks. E questo
comporta dei problemi, perch gi da un po' si  accorta
che il segretario pi anziano del padre dimostra un certo
attaccamento nei suoi confronti.  un affetto che si nutre
anche, ne  certa, di una sincera stima per la professionalit,
la modestia e la discrezione con cui lei si comporta in
ufficio; caratteristiche, queste, che hanno permesso al sentimento
dell'impiegato di restare inespresso, e quindi sopportabile;
ma con quella folle relazione con Robert Emily
ha mandato tutto all'aria.
  Si sente colpevole e sciocca in pari misura. Ma poich
la natura della sua relazione con Jenks non  mai stata manifestata,
non pensa che lui si coprir di ridicolo dicendo
qualcosa.
  Non ha fatto per i conti con l'antipatia profonda che
il segretario nutre nei confronti di Robert. Un pomeriggio,
mentre lei sta trascrivendo i suoi appunti stenografici, Jenks
entra e si chiude piano la porta alle spalle. Signorina Pinker
esordisce, vi devo parlare.
  Lei capisce subito cosa sta per dirle. Vorrebbe poter passare
direttamente alla fine della scenata, desidererebbe che
se ne andasse chiudendo la porta, senza dover subire come
lui l'imbarazzo dei minuti a seguire.
Invece l'uomo la sorprende.
  Non mi sognerei mai di dirvi cosa dovete o non dovete
fare esclama con enfasi, evitando il suo sguardo. E non
criticherei mai un collega, men che meno uno che ha avuto
la fortuna di guadagnarsi la vostra stima. Ma dovete sapere
che, in almeno due occasioni, Wallis  stato visto frequentare
una certa strada del centro di Londra, la cui nomea mi
induce a... esit interrogarmi sulla sua indole.
Capisco replica lei calma. Di che strada si tratta?
  Una parte di Covent Garden nota per le sue...
associazioni.
E voi eravate l? L'avete visto?
  S. Ho un amico che recita al Lyceum. Sono andato a
vedere lo spettacolo tre volte, sta riscuotendo un grande
successo.
  Bene, ecco, allora esclama lei sollevata. Eravate l per
Sragioni innocenti, e sicuramente anche Robert.
  Temo di no. Stavo aspettando davanti alla porta degli
artisti, che si affaccia sulla strada di cui parlo. Wallis stava...
Cerca le parole giuste. Wallis non stava aspettando
nulla. Stava entrando in uno degli edifici.  un luogo che
tutti conoscono per ci che ospita.
Ne siete certo?
Lui annuisce.
  Rovinare la reputazione di qualcuno senza prove
irrefutabili...
  Non avrei detto niente! grida. Se non fossi stato sicuro...
se si fosse trattato di qualcun altro. Ma come potevo
tacere, sapendo quello che so? Se fosse successo qualcosa,
se avesse commesso qualche... deglutisce qualche atto
brutale nei vostri confronti... Immaginate se fosse accaduto
e non avessi fatto niente.
  S risponde lei. Capisco. Devo ringraziarvi per avermene
parlato.
Parler con vostro padre e lo far licenziare.
  No ribatte lei quasi senza rendersene conto. Gliene
parler io stessa al momento opportuno.
Sarebbe meglio che lo facesse un uomo, no?
   una faccenda delicata, e come tale va trattata. Sceglier
il momento migliore.
Jenks sembra contrariato.
  Non voglio che mio padre si senta costretto ad agire affrettatamente.
La Guida  molto importante per la ditta Pinker.
Essenziale, addirittura, se vogliamo battere Howell.
Robert dovrebbe finirla prima che il problema venga discusso.
  Quindi non direte nulla? chiede lui, improvvisamente
sospettoso.
  Me ne avete parlato. Dev'essere stato difficile, e ve ne
sono grata, ma adesso che l'avete fatto non avete pi nessuna
responsabilit. Dopotutto, non  mio padre a correre
dei rischi.
Se non gli parlate voi, dovr farlo io.
  Vi prego, Simon lo implora. Lasciate stare. Vi prego.
Fatelo per me.
  Lui  ferito, Emily se ne accorge; non perch lei ha rifiutato
i suoi consigli, ma perch per la prima volta la vede
sotto una luce diversa.
  Bene, quello che dovevo dire l'ho detto esclama precipitosamente
prima di voltarsi per andarsene.
  Mentre sta per uscire Emily gli chiede: Quando  stato?
L'ultima volta che l'avete visto, intendo.
L'ultima volta  stato venerd sera.
Lei pensa: quello stesso pomeriggio ci eravamo baciati.
  Tante emozioni diverse le si accalcano nel cuore. Collera
e disgusto, principalmente. Ma poi -  una donna moderna -
cerca di riflettere razionalmente.
  Forse  anche colpa sua. Forse lo infiamma con i suoi
baci, e lui deve trovare uno sfogo in... non riesce a pensare
a come si sfoghi.
  Per una settimana non riesce neppure a toccarlo. Poi scoprono
che il moscatello e i semi di coriandolo hanno in comune
delle caratteristiche floreali, che le nocciole e il burro
appena fatto hanno la stessa fragranza di latte e panna. Mentre
compongono le varie parti della Guida insieme, trovano
i legami nascosti tra sapori e aromi diversi, uno spettro che
va dal dolce all'acido, dal floreale allo speziato, una tavolozza
dei sensi. E per qualche ragione, quando Robert la prende
tra le braccia, tutto ci che accade in quell'altro mondo,
l'universo misterioso dietro lo specchio dove gli uomini celano
i loro desideri segreti, sembra non avere pi importanza,
non riesce a scalfire il piacere colpevole che prova lei.
  E fa capolino un'altra emozione che non si aspettava di
provare. Quando pensa alle altre donne, le sconosciute senza
volto e senza nome che giacciono con lui nella landa dietro
lo specchio, scopre sorpresa di non provare per loro piet o
ribrezzo, ma un improvviso, preoccupante accesso di invidia.
...
18.

  Infine la Guida fu pronta. Il profumiere aveva creato una
dozzina di robusti cofanetti di mogano, che si aprivano sul
lato per rivelare un sistema ingegnoso di scomparti contenenti
trentasei boccette di aromi con il tappo di vetro.
Nel frattempo uno stampatore stava preparando il foglietto
illustrativo che spiegava come usare la confezione. Devo
confessare di avere ceduto alla vanit: fui io a insistere perch
l'opuscolo fosse rilegato in pergamena di pelle di vitello,
con il pretesto che era pi resistente, ma in realt perch
era la mia prima opera pubblicata e volevo che assomigliasse
il pi possibile a una raccolta di versi.
  La conclusione della Guida mi mise in una situazione
imbarazzante. Poich ero pagato a parola, non c'era ragione
perch restassi da Pinker. Tuttavia per lo stesso motivo
nessuno poteva accusarmi di essere fonte di spese se
rimanevo.
  A Emily diedi spiegazioni vaghe, dicendo che desideravo
riformulare certe espressioni quando fossero giunte le prime
reazioni da parte degli agenti di Pinker, ma sapevamo
entrambi che le mie ragioni erano ben altre.
  Pinker non fece mai commenti sulla mia presenza. Di
tanto in tanto, per, mi trovava piccole mansioni per tenermi
occupato. Ci accadeva cos spesso, anzi, che cominciai
a chiedermi se non lo facesse apposta.
  Un giorno pos davanti a me e a Emily una mezza dozzina
di recipienti tozzi di latta con etichette stampate alla
bell'e meglio. Una recava un'immagine elaborata di un
angelo, l'altra raffigurava un elefante. Cosa sono? chiese
Emily, ignara quanto me.
  Suo padre aveva gli occhi che brillavano. Perch non li
assaggiamo per scoprirlo?
  Ci facemmo portare acqua bollente e degustammo il
contenuto della prima scatola. Era caff, ma di qualit
scadente.
Allora? volle sapere Pinker.
Molto mediocre.
L'altro?
  Assaggiai il secondo. Se non mi sbaglio, vi  stata aggiunta
acqua zuccherata per renderlo artificialmente pi dolce.
Lo stesso valeva per gli altri: erano tutti blandi, sofisticati
o pieni di aromi aggiunti.
  Ci potete dire da dove vengono queste aberrazioni?
chiesi.
  Certo. Pinker picchiett su una lattina. Questo  Arbuckle.
L'ho fatto arrivare via mare. Rappresenta un quarto
del mercato americano, in termini di peso pi di un milione
di libbre all'anno. Quando chiedete un caff, da New
York a Kansas City,  quello che vi danno.
Poi indic la seconda scatola. Questo  Chase and Sanborn.
Lo utilizzano da Boston a Montreal. In quella zona,
non si vende quasi niente che non sia prodotto da loro.
  Questo  caff Lion, quest'altro Seal. Questo  Folgers,
che si trova a San Francisco e nella regione della corsa
all'oro. E questo  Maxwell House, che viene da Nashville
e dagli stati del Sud.
  In tutto solo sei marchi si spartiscono il mercato del
caff della nazione pi forte del mondo. Sei!  evidente che
i proprietari hanno un enorme potere. Mi avete gi sentito
parlare della Borsa, vero, Robert? Annuii. La Borsa  un
posto incredibile. Ma  anche il teatro di un terribile conflitto:
il conflitto tra quelli di noi che desiderano che la nostra
industria sia libera, e quelli che la vogliono controllare
per i propri fini.
Com' possibile controllare un intero settore?
  Si avvicin alla telescrivente che continuava a riversare la
sua striscia di carta per terra, e guard i simboli mentre parlava.
Questi sei hanno stretto un accordo privato con il governo
brasiliano. Sono riusciti ad aggirare la Borsa: come si
dice l, hanno monopolizzato il mercato. Se il prezzo  troppo
basso, acquistano grossi quantitativi per far calare l'offerta
sul mercato e vendono solo quando i prezzi aumentano.
Se invece  alto rifiutano di vendere, e aspettano che torni a
un livello che giudicano adeguato. Tutto questo, solo perch
la gente ha imparato a fidarsi del loro nome.
   la standardizzazione di cui mi avete parlato la prima
volta che mi avete intervistato.
  S. Pinker strinse le labbra. Credo che stesse valutando
cosa svelarmi dei suoi piani.  il futuro disse infine.
Dobbiamo combatterla o finire col restare indietro. Ricordate
Darwin.
  Ma loro sono in America. In Inghilterra le cose sono
diverse.
  Pinker scosse il capo. Siamo in un mercato unico, ormai,
Robert. Proprio come c' un solo prezzo per la materia
prima, cos finir per esserci un solo prezzo per il prodotto
finito. E quello che convince una casalinga di Sacramento
o Washington a spendere i suoi soldi funzioner anche
a Birmingham o Bristol.
  Non avrete certo l'intenzione di vendere caff cos scadenti,
vero?
  Ancora una volta Pinker esit. Intendo ridurre il numero
delle mie miscele a due dichiar. Entrambe saranno
vendute con il marchio "Castle". Castle Premium sar
distribuito nelle Taverne della Sobriet, Castle Superior
tramite i negozi. Cos il cliente sar sicuro di acquistare per
uso casalingo lo stesso marchio che gusta fuori casa. Le frasi
gli uscivano di bocca con facilit, sciolte e perfette.
  Lo stesso nome, s, ma non lo stesso caff gli feci
notare.
  Sospetto che ben poche persone faranno la distinzione.
 per il bene superiore, Robert: il nostro successo significa
il successo delle taverne, e il successo del caff e quindi della
sobriet: creeremo un'economia senza alcol, pi efficiente,
che porter benefci a tutta la nazione ed agli stati che ci
riforniscono, ma non ci aiuter nessuno a farlo. Dobbiamo
stare al gioco se vogliamo vincere. E quindi dobbiamo ispirarci
all'America e ai nuovi metodi che si sono dimostrati
efficaci laggi.
Ma voi non controllate il mercato.
No.
Allora il vostro piano ha un difetto.
  Diciamo semplicemente che questo va tenuto in
considerazione.
In che senso?
  Ogni cosa a tempo debito, Robert. Ogni cosa a tempo
debito. Intanto, perch non cominciate a pensare a come
creare le mie miscele?
  Fu una conversazione strana, della quale riparlai con
Emily quando ci ritrovammo soli.
  Vostro padre sembra tenere molto a queste sue miscele
commentai.
  Non  una novit. Prese in mano alcuni dei chicchi
che stavamo esaminando. Questo Giava, per esempio, 
molto corposo ma ha poco sapore. Il Moka sar probabilmente
il contrario: pieno di sapore ma per niente corposo
in bocca. Combinarli permette di ottenere un caff pi
gradevole.
  Le lanciai un'occhiata. Una specie di matrimonio di
aromi.
Esatto disse. Per...
Cosa?
  Sospir. Credo che sia come mischiare dei colori su una
tavolozza.  facile ottenere il marrone combinando gli altri
colori, ma il fatto che sia facile non significa che lo si debba
fare.
Certo. I colori si apprezzano meglio singolarmente.
  Rest in silenzio per un attimo. Non accadeva spesso che
criticasse suo padre. Naturalmente entrano in gioco per lui
anche delle considerazioni commerciali.
 molto bravo nell'arricchirsi.
Ha dei progetti, progetti ambiziosi. Se sapeste...
Mi piacerebbe.
  Un altro sospiro. Dev'essere prudente nello scegliere a
chi rivelarli e quando.
  Certo. E poi voi appartenete alla famiglia, io no.
Anche se spero un giorno di entrare a far parte della cerchia
pi ristretta.
A quelle parole Emily arross.
  E adesso dichiarai facciamo un bel matrimonio. Le
tesi la mano.
Cosa intendete dire?
  Tra questi due caff puntualizzai, indicando il Moka
e il Giava che si trovavano sul tavolo davanti a noi. I loro
due aromi amoreggiano da un bel po', fin da quando sono
stati presentati a un ballo. Benediciamo la loro unione e
aiutiamoli a consumarla.
Robert!
  Inarcai le sopracciglia facendo l'ingenuo. Metaforicamente,
intendo. Versai i due tipi di chicchi nel macinino e
girai la manovella con energia. Sar interessante, come dite
voi, vedere come si combinano i due corpi...
Robert! Smettetela.
Va bene.
  Trasferii il caff nelle tazzine con un cucchiaio, poi aggiunsi
l'acqua. La miscela non era male. Un'unione felice,
direi osservai, ma Emily stava cercando di ignorarmi.
Le sorrisi, finch non ritrov un po' di audacia fingendo di
colpirmi.
  Cos, tra amoreggiamenti ed equivoci, procedemmo
danzando, nell'ignoranza reciproca, verso il fraintendimento
pi grande.
...
19.

  Come andiamo? chiese Pinker per la ventesima volta entrando
nella stanza. Sono pronte le mie miscele?
  Quasi risposi. Ero da solo, se non si contava la Rana,
perch Emily si era presa il pomeriggio per fare acquisti.
  Pinker si ferm di colpo. Cosa diavolo indossate,
Robert?
 una giacca in stile indiano.
  Di colori indiani, anche, vedo. Anche se forse apparirebbe
meno vivace sotto i raggi del sole d'Oriente.
Forse concessi.
   costata otto sterline rivel subito la Rana dall'angolo
dove si era accovacciata come al solito.  l'unica in tutta
Londra.
  Non mi stupisce. Pinker mi guard sospirando. Lasciaci
da soli, per favore, Philomena. Io e il signor Wallis
abbiamo delle faccende da discutere.
La Rana se ne and subito, saltando e gracidando.
  Non so perch si ostini a fare quell'orribile verso
borbott Pinker. Immagino che le passer crescendo. Mi osserv.
Le mie figlie sono anticonvenzionali, Robert, ognuna
a modo suo.
Vi fanno onore risposi educatamente.
  Mi preoccupano, pi che altro. Probabilmente tutti i
genitori stanno in ansia per i figli, ma quando si  da soli,
le preoccupazioni raddoppiano, invece di diminuire.
Immagino.
  Davvero? Mi studi di nuovo. Dovete trovare strano
che le faccia lavorare con me.
Non ci avevo pensato replicai con cautela.
  Emily ha bisogno di tenersi occupata. Ha preso da me,
naturalmente. Ma ancora pi di me deve avere uno scopo,
sapere che fa del bene nel mondo. Non sarebbe mai felice,
per esempio, a fare la moglie di un piccolo aristocratico e
la padrona di casa, a occuparsi di servit, balli, menu per
le cene e cos via.
  Pensai finalmente di essere riuscito a capire dove voleva
andare a parare. Certo replicai.  una donna moderna.
Per nessun motivo dev'essere costretta a vivere nel
passato.
  Esatto! Pinker mi afferr un braccio. Costretta a vivere
nel passato:  esattamente ci che teme. Vi siete espresso
benissimo, avete proprio il dono dell'eloquenza.
  Faccio del mio meglio minimizzai per modestia. Ma
se sono capace di esprimere tale sentimento,  perch lo
provo anch'io. Anch'io desidero guardare al futuro.
  S. Mi lasci andare il braccio. Dovete venire a cena,
Robert. Abbiamo molto da discutere.
Mi farebbe molto piacere.
Bene. Sabato alle sei. Jenks vi dar l'indirizzo.
Stava pensando che avrei potuto sposare sua figlia.
  Stentavo a credere alla mia fortuna. Era un uomo ricco,
ed era evidente che le sue ricchezze sarebbero aumentate
ancora. Con una fortuna come la sua, avrebbe potuto
introdurre sua figlia nelle classi superiori, o creare un'alleanza
con un altro facoltoso commerciante. Io ero un artista
e senza un soldo. Certo, ero istruito e - come mi piaceva
pensare - non privo di talento n di fascino, ma era raro
che un uomo come lui considerasse un buon partito uno
come me. Averlo conquistato era stato un bel colpo.
  Non avrei mai pi dovuto lavorare. Avrei viaggiato: avevo
sempre desiderato fare il Grand Tour, come tanti altri
poeti e artisti prima di me. Avrei potuto permettermi una
casa in citt e un ritiro tranquillo in campagna. Avrei potuto
scrivere, libero dalle preoccupazioni domestiche.
  La sera stessa festeggiai quegli sviluppi felici acquistando
una siringa e una soluzione di cocaina e le portai con
me a Wellington Street. Non si rivel una grande idea.
Anche se la droga mi riemp di desiderio, parve avere un effetto
anestetico sulle mie prestazioni, ritardandomi al punto
che non vedevo l'ora di finire. In quell'occasione, per,
la ragazza non se ne ebbe a male, perch prese lei stessa
ci che restava. A quanto sembra sta diventando lo stimolante
preferito tra le migliori prostitute: non scoraggia i
clienti come fa invece l'odore di gin, e fa apparire la ragazza
pi entusiasta, a differenza della morfina che rende assonnati.
La cocaina si pu acquistare in pasticche da qualunque
farmacista di Covent Garden. Come direbbe Pinker,
viva il progresso.
...
20.

"Pungente": sensazione di pizzicore o bruciore, non necessariamente
sgradevole, prodotta per esempio dal pepe o dal
tabacco da fiuto.

Sivetz, Coffee Technology.

Riflettei a lungo su cosa indossare per la cena dai Pinker.
  Da una parte era quasi mio dovere di esteta esibire un abbigliamento
straordinario a tavola. Dall'altra volevo che
Pinker mi considerasse un potenziale genero. Dovevo mettere
qualcosa che facesse colpo, decisi: abiti capaci di comunicare
che ero, se non un suo pari, almeno una persona
che si distingueva nel proprio mbito. Dopo lunghe riflessioni
trovai l'indumento perfetto per l'occasione: una
giacca elaborata di seta verde a disegni jacquard, tempestata
di pietre preziose che brillavano di iridescente opulenza
come il collo di un germano reale. Era in vetrina da Liberty,
insieme a un magnifico turbante blu, dotato di una
splendida spilla di granati rossi. L'unico problema era che
il tutto costava sei sterline, una somma che non mi potevo
pi permettere.
Andai da Ike e gli spiegai che mi servivano altri soldi.
  Ike lev un sopracciglio. Ancora? Perdonatemi se ve lo
dico, signor Wallis, ma siete un po' in ritardo anche con i
prestiti gi contratti.
Questa volta si tratta di un... investimento.
Ah?
Ike sembrava in attesa di altri dettagli.
Spero di fare una proposta di matrimonio spiegai.
  Ahh.  un'unione che sembra promettere buone prospettive
- finanziarie, intendo?
  Fui tentato di rispondergli che non erano affari suoi, ma
ormai erano, invece, anche suoi. S. La signorina in questione
- suo padre, anzi - ha del denaro. Molto denaro.
Nel frattempo, per,  inevitabile che debba affrontare altre
spese.
Lui annu pensieroso.
Diciamo altre quaranta sterline? suggerii.
  Ancora una volta firmai delle carte, e ancora una volta,
quando mi consegn il denaro, gli restituii due sterline. I
vostri interessi.
  Fece un inchino. Vorrei essere il primo ad augurare a
voi e alla vostra impresa ogni bene. Anche se forse dovrei
ricordarvi che il prestito va rimborsato in ogni caso. Fece
una risata. Non voglio certo insinuare che non avrete successo
nel vostro progetto. Sono sicuro che voi e la signora
sarete molto felici.
  Pinker viveva poco lontano dal suo deposito, in un bell'isolato
di case in stile georgiano. La porta fu aperta da un
domestico in livrea, affiancato da una cameriera che mi
prese cappotto e bastone. Rimasi colpito: se Pinker viveva
cos, allora anche suo genero poteva aspettarsi di adottare lo
stesso stile di vita. Avere un lacch oltre a una cameriera mi
andava benissimo. Quest'ultima, inoltre, era molto carina.
  Sono in salotto, signore mormor il domestico, allungandomi
un bicchiere di Madeira.
  Varcai la soglia della stanza che mi indic. Il salone era
illuminato da lampadine elettriche, che rischiaravano, rendendole
pi carine, le tre figlie di Pinker, tutte eleganti per
l'occasione. Perfino Ada sembrava meno bruttina del solito,
mentre la Rana - a disagio nell'abito da scolaretta - era
corrucciata, ma per una volta sembrava una ragazza.
Pinker, seduto su una sedia con lo schienale alto, stava parlando
con un uomo massiccio che indossava una semplice
giacca nera. Emily, accanto a loro, era splendida in un abito
di velluto verde.
  Ah esclam Pinker. Eccovi, Robert. Posso presentari
Hector Crannach?
  Bene disse l'uomo corpulento con un forte accento
scozzese, squadrandomi dalla testa ai piedi mentre mi stritolava
la mano, mi avevano avvertito che eravate un poeta,
Wallis, ma non che avreste potuto dimenticare i vestiti.
Come, prego? gli chiesi accigliato.
Siete venuto a cena in vestaglia, amico.
  Pinker ridacchi. Hector, dovrete moderare la vostra
ben nota schiettezza, stasera. E voi, Robert, dovrete perdonare
Crannach se non  al corrente delle ultime mode di
Regent Street.  appena tornato dal Brasile.
  Hector  direttore generale dell'azienda di mio padre
aggiunse Emily dandomi la mano. Buonasera, Robert. Siete
mogul o mikado stasera?
  Stasera risposi baciandole le dita sono un trionfo dello
stile sullo stile. Ma se vi state riferendo alla mia giacca,
penso converrete che la foggia  persiana.
  Ho viaggiato molto in Persia disse Crannach con il
suo accento sibilante. E non ho mai visto una giacca del
genere.
  Stavo cominciando a nutrire una profonda antipatia per
lo scozzese.
  Anche se una volta ho visto un tappeto simile, in Marocco
aggiunse, rivolgendosi ad Ada e alla Rana. Risi con
loro per educazione.
  Pap stava spiegando la Guida, Robert intervenne subito
Emily. Vidi che uno dei cofanetti di mogano contenente
i campioni era posato sul tavolo. I lati erano aperti,
rivelando le file di boccette. Hector  rimasto molto
colpito.
Oh, s, non posso negare...
Mi sfugg una mezza risata.
Lui si interruppe. Scusi...
Niente.
Non posso negare...
  Colsi lo sguardo di Emily e soffocai una risata. Lei mi
lanci un'occhiataccia, ma capivo che cercava di fare del
suo meglio per non mettersi a ridere.
  Che c'? sbott Hector, spostando lo sguardo dall'uno
all'altra.
  Niente ripetei, anche se la sua parlata stretta, a malapena
comprensibile, era irresistibilmente comica. Continuate,
prego. Cos' che non potete negare?
  Che un progetto del genere possa essere interessante
borbott.
Ma? intervenne Pinker. Avete delle riserve, Hector?
  Nelle piantagioni prosegu, mangiandosi allegramente
le sillabe, e in particolare ai Tropici, temo che la vostra
Guida non sopravviva pi di sei mesi.
Perch? volli sapere.
  Termiti replic in tono brusco. Termiti tropicali grandi
quanto il mio pugno. Distruggeranno la scatola. E il caldo,
amico, il caldo terribile far evaporare subito quei profumi
delicati.
  Capisco ripresi, imitando il suo accento in modo
esagerato, non conosco le termiti bene quanto voi. Ma
i princpi dovrebbero rimanere immutati indipendentemente
dalle condizioni. E la parola scritta - l'opuscolo -
sar in grado di resistere perfino al terribile caldo dei Tropici,
penso.
  Sentii un dolore lancinante alla caviglia. Abbassai lo
sguardo. La scarpetta a punta di Emily stava tornando a nascondersi
sotto l'orlo dell'abito dopo avermi punito per il
mio commento in scozzese strettissimo.
  In ogni caso continuai sbagliate a chiamarla la mia
Guida. Vi ha contribuito anche la maggiore delle signorine
Pinker, che mi ha fatto da assistente e da instancabile segretaria
in queste ultime settimane. Le presi la mano e la baciai
di nuovo. Hector pareva furioso. Mi dissi che non doveva
essere entusiasta di tornare dal Brasile per trovarmi comodamente
installato in seno alla famiglia Pinker.
Siete mai stato ai Tropici, Robert? chiese scontroso.
  Fu allora che commisi il primo dei molti errori della
serata.
  Non ancora. Intendo andarci, per, per scrivere risposi
con leggerezza. Sembra l'unico posto rimasto dove ci si
possa ancora rifugiare per evitare gli amici importuni.
E cos la mia rovina fu un aforisma. Che paradosso.
  La serata procedette piuttosto bene, anche se Hector ci
annoi tutti con il racconto dei suoi viaggi in Malesia, a
Ceylon e nei Caraibi. Per ricostruire le sue peripezie, per,
dovrete usare l'immaginazione.
  E lo stesso dovrete fare per immaginare la bellezza irresistibile
di Emily quella sera a cena. Alla dolce luce dei lumi
elettrici di Pinker, le rotondit del suo petto color latte,
messo in risalto dal taglio dell'abito, erano seducenti. Notai
che Hector vi puntava lo sguardo di nascosto infilandosi
cucchiaiate di minestra in bocca. Decisi immediatamente
di non fare nulla di cos volgare.
  Riuscii a capire che il lavoro di Hector consisteva nel
passare da un paese equatoriale all'altro per avviare piantagioni
per conto di Pinker e controllare quelle gi esistenti,
assicurandosi che funzionassero tutte nello stesso modo,
che si trovassero a Bangalore o Buenos Aires. A un certo
punto il bisbetico scozzese si lanci in un lungo monologo
sulle difficolt di coltivare caff tra i monti della Giamaica.
Andiamo borbottai. Non sar cos arduo.
Lui mi fulmin con lo sguardo. Come?
  Ascoltandovi spiegai mi sono subito accorto di un'incoerenza.
Da una parte ci dite che il caff  oggi il prodotto
pi coltivato al mondo, pi ancora del cotone o della gomma.
Dall'altra volete farci credere che  terribilmente difficile
da far crescere. Le due affermazioni non possono essere
vere entrambe.
Robert mi ammon Emily.
  No, non  sbagliato concesse Hector imperturbabile.
Ma temo, Robert, che stiate mostrando la vostra ignoranza
a proposito delle condizioni reali sul posto. S, il caff
 abbastanza facile da coltivare, ma ci non significa che
sia facile guadagnarci del denaro. Passano quattro anni dalla
deforestazione del terreno al primo raccolto: quattro anni
a piantare, strappare erbacce, aver cura, irrigare prima di
poter vedere il primo penny. Quattro anni in cui si devono
pagare i lavoratori, sempre che non siano... Si ferm.
A meno che non siano cosa? domandai.
  Non accetto la schiavit in nessuna forma in una piantagione
Pinker si affrett a precisare Pinker. Questa  una
condizione non negoziabile.
  S, certo si riprese subito Crannach. E avete ragione.
Come stavo dicendo, ci sono degli obblighi da rispettare
per anni prima di poter raccogliere i chicchi. Inoltre il caff
per sua natura cresce nelle regioni montagnose. Dev'essere
essiccato e trasportato, e questo rappresenta il costo maggiore:
non tanto gli ultimi tremila chilometri via mare, ma
i primi cento per arrivare al mare.
  Ecco perch stiamo, sempre pi, avviando piantagioni
in zone gi dotate di una buona rete stradale aggiunse
Pinker.
   perch dobbiamo assicurarci che... cominci Hector,
ma Pinker lo interruppe.
  Hector, abbiamo parlato abbastanza di lavoro. Le mie
figlie si stanno annoiando.
  Io non mi annoio obiett la Rana. Mi piace sentir
parlare di nazioni diverse. Per vorrei sapere se avete mai
incontrato dei cannibali.
  Hector, a quanto pareva, aveva non solo incontrato i
cannibali, ma era stato accolto nelle pi alte sfere della loro
societ. Dopo dieci minuti soffocai uno sbadiglio. Che
avventure avete avuto, mio caro Crannach. E le sapete raccontare
in modo appassionante. Li avete uccisi tutti col fucile,
dite? Come vi invidio. In vita mia non ho mai ucciso
nulla di pi entusiasmante della noia.
La Rana ridacchi. Hector mi lanci un'occhiataccia.
Emily si limit a sospirare.
  Il cibo era eccellente. Pinker ci aveva fatto servire una cena
come si deve, non uno di quei buffet  la russe: una tavola
ben imbandita con forchette, coltelli e altri aggeggi d'argento
sufficienti per un'intera squadra di chirurgi. Accanto
a ogni piatto si trovava un menu scritto a mano. Se ben ricordo,
le portate erano queste:

Hutres natives;
Petite bouche norvgienne;
Tortue claire;
Crme Dubarry;
Homard saut  la Julien;
Aiguillette de sole. Sauce germanique;
Zphir de poussin  la Brillt-Savarin;
Selle d'agneau  la Grand-Veneur;
Petits pois primeur  la franaise;
Pomme nouvelle persillade;
Spongada  la palermitaine;
Jambon d'York brais au champagne;
Caille  la crapaudine;
Salade de saison;
Asperges vertes en branche. Sauce mousseuse;
Timbale Marie-Louise;
Souffl glac Pompadour;
Petits fours assortis;
Dessert.

  Tra una cosa e l'altra trascorsero diverse ore prima che le signore
si accomiatassero. Il lacch pos una scatola di sigari
sul tavolo e si ritir. Crannach prese congedo. Penso che
avesse bevuto troppo; se fu cos si trattava di un colpo di
fortuna, perch dovevo parlare con Pinker a quattr'occhi.
Il mio datore di lavoro si vers un bicchiere di Porto.
  Dite, Robert cominci con aria pensosa, dove immaginate
di essere tra, diciamo, cinque anni?
Feci un respiro profondo. Sposato, spero.
  Sposato? Pinker annu. Bene. Il matrimonio  una
cosa meravigliosa. Permette a un uomo di mettere radici,
gli d un obiettivo.
Sono lieto che approviate.
  Naturalmente, un uomo che deve mantenere una famiglia
ha bisogno di denaro.
Certo convenni, versandomi anch'io del Porto.
  Ditemi un'altra cosa continu in tono allegro, tagliando
l'estremit ad un sigaro. Ho notato che, sebbene l'incarico
che vi avevo dato si sia concluso, continuate a venire
in ufficio quasi ogni giorno.
Non posso negarlo ammisi con un lieve sorriso.
Avete forse una ragione, una ragione particolare?
S risposi.
  Come pensavo. Aspir il sigaro vicino a una candela
per accenderlo, poi ridacchi. Ero come voi alla vostra et.
Davvero?
  S. Bruciavo di ambizione. Avevo conosciuto Susannah,
la madre delle ragazze, e avevo solo un pensiero in testa.
  Era un colpo di fortuna inaspettato. Se Pinker era stato
un tempo lui stesso un corteggiatore squattrinato, il mio
compito sarebbe stato molto pi semplice.
  Allora. Continu a fumare con gusto il suo sigaro.
Pinker, come avrete notato,  un'azienda a conduzione familiare.
Anzi, di pi: la nostra azienda  la nostra famiglia.
Certo.
   motivo di orgoglio per noi. E voi mi indic col sigaro
ci state benissimo in quella famiglia.
  Grazie replicai. Le cose si stavano mettendo meglio di
quanto avessi potuto sperare.
  Siete un po'... Be', diciamo che quando vi ho conosciuto
avevo delle riserve. Mi chiedevo... A essere sincero, mi
chiedevo se eravate abbastanza uomo per il compito che vi
aspettava. Ma siete un giovane simpatico, Robert, e avete
cominciato a piacermi.
Annuii con modestia.
  Fatemi arrivare al punto. Voglio che diventiate un
membro permanente della famiglia Pinker.
  Non credevo alle mie orecchie. Non dovevo neanche
convincere Pinker di essere il marito ideale per Emily: sembrava
quasi che stesse cercando lui di convincere me!
  Sbuff il fumo del sigaro. Forse vi state chiedendo se
sarete all'altezza.
No, sono sicuro che...
  Fece una risatina. Ma certo, e perch no? Avete l'energia
della giovinezza. Si sporse verso di me, sottolineando
ogni parola con la punta incandescente del sigaro. Energia.
 fondamentale, non dimenticatelo mai.
Non lo scorder.
  Ogni mattina dovete svegliarvi e dire a voi stesso: sono
pronto. Mi sento di affrontare la sfida. Sono uomo abbastanza.
Ogni mattina!
  Certo  mi limitai a commentare,  un po' spiazzato
dall'approccio decisamente fisico che riservava al
matrimonio.
  Quella che vi aspetta  un'avventura, una sfida. Ci saranno
momenti difficili.
Annuii.
  Vi chiederete: perch mi trovo qui? Perch lo sto
facendo?
Risi con lui.
  Il mio consiglio riprese, tornando serio  non pretendere
troppo da voi stesso, Robert. Nessuno si aspetta che
siate un santo, eh? Non in quelle condizioni. Concedetevi
una vacanza di tanto in tanto, poi rimettetevi all'opera con
rinnovata energia. Capite cosa sto dicendo?
  Credo di s risposi con cautela. La conversazione era
molto pi intima di quello che mi ero aspettato, ma Pinker
doveva pensare che incoraggiare suo genero a ricorrere
di tanto in tanto alle prostitute doveva essere la cosa pi razionale,
moderna, da fare.
  Certo, la vostra mancanza di esperienza render tutto
pi difficile. Siete completamente a digiuno, vero?
Be', in realt qualche volta...
  Credetemi, sar comunque sconvolgente. Oh, s, ci sono
passato anch'io. Sconvolgente. Ma tutti siamo stati inesperti,
un tempo, e non so cosa darei per essere nei vostri
panni, ancora giovane, pronto per affrontare quel grande
viaggio! E adesso parliamo di soldi.
  Benissimo. Respirai a fondo. Quello era il punto che
poteva compromettere tutto. Non ho molto.
Con mia sorpresa, Pinker mi fece un sorriso bonario.
Me lo aspettavo.
Davvero?
Tutto quello che vi ho dato finora l'avete speso, vero?
Temo di s.
Avete dei debiti?
Qualcuno.
  Incoraggiato dal suo sorriso indulgente, gli parlai di Ike
e dei suoi prestiti.
  E cos avete preso in prestito altri soldi per pagare
gli interessi? Pinker fece una smorfia. Oh, male. Molto
male. Mi guard con aria astuta, e per un attimo rimasi
colpito dalla somiglianza della sua espressione con
quella dell'usuraio. Ma  un dettaglio, potrete occuparvene
quando avrete delle entrate. Diciamo... trecento all'anno?
E altri trecento per le spese? E il denaro del primo anno
come anticipo?
  Non era quanto mi ero aspettato, ma mi parve meschino
mettermi a contrattare. Benissimo.
  Riceverete un bonus dopo quattro anni se l'impresa 
fruttuosa come entrambi ci auguriamo.
  Lo fissai allibito. Il mercante di caff mi stava proponendo
un bonus se riuscivo a mettere incinta Emily? Per un attimo
mi dissi che era un peccato dover entrare a far parte
di una famiglia del genere, ma poi ricordai le trecento sterline
all'anno, le altre trecento per le spese, e in cambio dovevo
limitarmi a fornicare regolarmente con la sua bella figlia.
Accetto con piacere.
Perfetto.
Spero solo che lo faccia anche Emily scherzai.
Pinker aggrott le sopracciglia. Emily?
Meglio che vada a chiederglielo, no?
Chiederle cosa?
Se vuole sposarmi.
  Il cipiglio prese una piega pi decisa. Non farete niente
del genere.
  Ma se proprio adesso ci siamo accordati sui termini!
Perch dovremmo aspettare?
  Oh, mio Dio Pinker si pass una mano sugli occhi.
Razza di sciocco. Non avrete certo immaginato... cosa
pensate che vi stia offrendo?
Ecco... La mano di vostra figlia.
  Vi stavo proponendo una carriera sbott. Avevate
detto di voler andare all'estero, avete sostenuto di essere
ambizioso, e di avere bisogno di un lavoro per potervi
sposare.
  Speravo invece che il matrimonio significasse che non
avevo pi bisogno di lavorare lo corressi nervoso.
  Non potete certo sposare Emily.  impensabile. Mi
fiss sconvolto. Cosa sa lei di questa storia?
Ehm...
  Se l'avete anche solo sfiorata sibil, vi far frustare
da qui a Threadneedle Street. Si premette una mano sulla
fronte. I vostri debiti... Oh, Signore. Quel bastardo di un
usuraio deve sperare... Dobbiamo evitare un altro scandalo.
Afferr il bicchiere di Porto, lo fiss, lo riappoggi sul
tavolo. Devo parlare a Emily. Vi aspetto nel mio ufficio,
signore, alle nove di domattina. Buonanotte.
  Equivoci, incomprensioni, messaggi ambigui. S, s, lo
so: ha del comico che la prima conseguenza della creazione
della Guida fosse stato un pasticcio del genere.
...
21.

Camminai a piedi fino alla City. Pioveva: la giacca a disegni
jacquard e il turbante si inzupparono d'acqua, diventando
pesanti come un farsetto imbottito e continuando ad
assorbire pioggia strada facendo. Alla fine trovai una vettura
disposta a portarmi a Marylebone. Tornai nelle mie stanze
sotto la pioggia, chiedendomi come avesse potuto finire
tanto male quella serata.
  All'angolo c'era un pub. Dall'esterno si vedevano le luci
calde, l'ottone luccicante e le vetrine che brillavano con
le insegne delle varie bevande. Non riuscivo ad affrontare il
silenzio della mia casa. Varcai la soglia.
Era quasi deserto. Ordinai un brandy e mi sedetti.
  C'erano alcune ragazze che vi si erano rifugiate per sfuggire
alla pioggia; una di loro incroci il mio sguardo e mi sorrise.
Immagino di averle sorriso di rimando, perch prese
il bicchiere, disse qualcosa alle compagne e venne da me.
Sei un veggente? chiese.
No risposi.
Sei indiano, allora?
No, sono inglese come te.
Oh, perch allora hai...? Indic i miei abiti.
  Sono stato a una cena. Mi tolsi il turbante fradicio e
bevvi un sorso di brandy.
Hai voglia che mi sieda con te?
  Le diedi un'occhiata: non era brutta, ma non la trovavo
per niente attraente. Non per lavorare, temo. Scusa. Non
sono dell'umore giusto.
Lei alz le spalle. Per la compagnia, allora?
Quanto fai pagare per la compagnia?
  Si sedette e spinse il bicchiere verso di me. Se lo riempi,
puoi guardarmi bere gratis. In una serata come questa,
preferisco stare qui dentro con una birra che l fuori a cercare
clienti.
Feci un cenno alla cameriera e le indicai entrambi i bicchieri.
Come ti chiami? le chiesi.
Anna. E tu?
Aveva un modo di fare diretto che mi piaceva. Robert.
Perch sei qui, Robert?
Cosa vuoi dire?
  Nessuno se ne va in giro in una sera del genere senza
motivo.
  Ah. Finii il mio primo brandy e cominciai il secondo.
Stasera ho chiesto al padre della ragazza che amo il permesso
di sposarla.
Non  andata bene, allora?
Non era una sciocca, quella Anna.
Peggio di cos non poteva andare confermai.
  Anna mi pos una mano sul braccio. Ordina un altro
bicchiere per tutti e due sugger, e potrai raccontarmi
tutto.
  Inutile dire che circa mezz'ora dopo ero con lei in una
stanza di sopra, la sbattevo contro un portacatino aggrappato
alle sue cosce floride e tremule, mentre lei annaspava
e gemeva sopra la bacinella e io guardavo il mio riflesso allo
specchio.
  Mentre tornavo a casa notai due uomini appostati nella
rientranza di un portone. Li ignorai, ma quando infilai
la chiave nella serratura udii dei passi. Qualcosa di piccolo,
duro e molto pesante, come una palla da bigliardo in
una calza, mi colp al collo. Mi voltai e venni abbattuto da
un altro colpo tremendo alla tempia. Il mio primo pensiero,
quando finii a terra, fu che Pinker doveva avermi mandato
due delinquenti a darmi un avvertimento, ma perfino
in quello stato di semincoscienza sapevo che non era
possibile.
  Uno dei due si chin su di me. Teneva in mano un piccolo
sfollagente.
  Non provarci neanche a lasciare il paese finch non
avrai pagato i tuoi debiti mi sibil.
  Una casa grande come quella di Pinker, naturalmente,
godeva della stessa intimit di Trafalgar Square. Chiunque
poteva avere corrotto un servitore per farsi dire se succedeva
qualcosa di importante. La notizia della mia discussione
con il padre di Emily doveva ormai essere giunta all'orecchio
di chiunque fosse interessato, a Londra.
  Venite da parte di Ike? Ditegli che pagher... Realizzai
in quel momento che non potevo farlo. Prender in prestito
altri soldi domani.
  Non fare l'idiota tagli corto il losco figuro. Perch
Ike dovrebbe prestarti altro denaro?
Cos gli pagher gli interessi.
  Scordatelo. Sollev lo sfollagente. Era lungo non pi
di un guanto, e il tizio mi guard un attimo per decidere
dove colpire. Scelse lo stomaco, dove fui attanagliato da un
dolore terribile.
  Ike vuole essere pagato disse. L'intera somma. Hai
una settimana per trovare i soldi.
  Il mattino dopo ebbi un incontro altrettanto difficile
con Pinker. Se non vi furono randelli, fu solo perch non
ce n'era nessun bisogno.
  Con mia sorpresa, quando mi fece entrare nel suo ufficio
vi trovai anche Emily. Era in piedi davanti alla scrivania dove
era seduto suo padre, cos, dopo un attimo di esitazione,
le andai accanto. Lei non disse nulla, anche se spalanc gli
occhi quando vide il livido che avevo in fronte.
  Io ed Emily abbiamo passato gran parte della notte a
parlare disse Pinker. Mi guard con occhi cupi. Ci sono
certi dettagli che credo dovreste conoscere. Si rivolse a sua
figlia. Emily, sei innamorata del signor Wallis?
No, pap.
  Le parole furono come una mazzata, che infranse tutte
fle mie speranze come perline di vetro.
L'hai mai illuso di essere innamorata di lui?
No, pap.
Vuoi sposarti con il signor Wallis?
Forse, pap.
La guardai perplesso. Non aveva senso.
  Spiegagli, per favore, le condizioni alle quali accetteresti
di prenderlo come marito.
  Emily esit. Non sono innamorata di Robert, ma siamo
amici, buoni amici. Credo che abbia tutte le qualit di
un uomo buono e capace. Penso che voglia rendersi utile
all'umanit, e mi piacerebbe aiutarlo.
  And avanti a parlare un bel po', con frasi formulate alla
perfezione che le uscivano dalle belle labbra come un discorso
preparato. Non aveva trovato nessun altro da amare
che la amasse, ma doveva pur sposarsi: la questione, quindi,
era capire quale matrimonio le avrebbe permesso di portare
avanti le cause e gli interessi cui lei e suo padre tenevano
di pi. Lei e io ci piacevamo a vicenda, eravamo entrambi
convinti fautori del matrimonio razionale, credevamo
nella grandezza dell'umanit; non desideravamo ritirarci
dal mondo in un nido d'amore, e tutte le altre, anche se
belle e sagge, consegnare al freddo oblio. Lei, inoltre, sapeva
che il pensiero della nostra eventuale unione mi avrebbe
sostenuto e aiutato nei lunghi e difficili anni a venire,
cosicch pensava che fosse suo dovere dare quel contributo alla
causa del progresso; era un piccolo contributo, certo, ma
non aveva altro da dare.
  Ascoltai, inebetito, quelle nobili sciocchezze. Da quanto
capivo, sembrava che volesse sacrificare la sua verginit
per migliorare me, come se bont e virt fossero batteri trasmessi
per via sessuale come la sifilide.
  Benissimo concluse Pinker. Emily, per favore, lasciami
da solo con Robert, adesso. E se posso permettermi, le
tue parole fanno onore a te ed a questa famiglia. Estrasse
un fazzoletto dalla manica mentre lei se ne andava e si soffi
il naso.
  Avete sentito Emily disse quando fu di nuovo in grado
di parlare. Sono sicuro che, se la amavate prima, la amate
ancora di pi adesso che comprendete fino in fondo la
nobilt dei suoi sentimenti. Siete un giovanotto fortunato.
Fece una pausa. Sono pronto ad accordarvi il permesso
di sposarvi.
Grazie esclamai, esterrefatto.
  Ma prima dovete essere in grado di garantirle un capitale
di mille sterline.
  Sembrava una di quelle prove che affrontavano gli eroi
delle favole. Come faccio? Non ho un soldo.
  L'Africa, naturalmente. Dovete andare a cercare
fortuna.
  Mi present il progetto, come un generale che spiega ad
un subalterno la missione pericolosa che sta per affidargli.
Era evidente che architettava il piano da qualche tempo; il
mio desiderio di sposare sua figlia era semplicemente un
ostacolo che aveva saputo trasformare a proprio vantaggio.
  Le sue piantagioni di Ceylon erano andate in malora, e
di l a breve avrebbe dovuto piantarvi del t. Quelle indiane
stavano diventando troppo costose; i sepoy si stavano ribellando,
parlavano perfino di indipendenza. No, il posto
giusto era l'Africa. Nel protettorato dell'Uganda, in paesi
che non avevano ancora un nome, uomini ambiziosi ed
energici stavano creando piantagioni di caff che un giorno
avrebbero rivaleggiato con quelle di Sumatra e del Brasile.
Si trattava, naturalmente, di accaparrarsi le terre migliori;
la corsa alla conquista dell'Africa, la definivano i giornali.
Ma lui, Pinker, era gi un passo avanti. Grazie alla nostra
Guida e alle conoscenze di Burton aveva appurato che
le condizioni migliori per la coltivazione del caff si trovavano
nella regione dell'Abissinia conosciuta con il nome di
Kaffa, a sud-ovest di Harar. Era una terra che nessun altro
voleva, per il momento. Non apparteneva a nessuno: gli
italiani non erano riusciti a conservarla. Cos Pinker l'aveva
comprata da loro.
Comprata? Quanta?
Ventimila ettari.
  Lo fissai allibito. Non riuscivo neppure a immaginare un
appezzamento tanto vasto.
  Fece un gesto vago con la mano. Naturalmente non dovrete
piantare caff dappertutto. Ci sto semplicemente proteggendo
dalla concorrenza futura.
Ma  una zona estesa quanto Londra mormorai.
  Esatto. Balz in piedi, sfregandosi le mani. E voi ne
siete il sovrano; o reggente, dovrei dire. Passerete alla storia,
Robert: sarete l'uomo che ha portato il progresso a Kaffa.
  Non era finita l, naturalmente. Con Pinker c'era sempre
qualcos'altro. Non ero mandato in Africa solo per coltivare
caff. Avevo una missione: Una missione commerciale,
se vogliamo, ma i semi pi preziosi che pianterete saranno
quelli invisibili. Quando vedranno ci che riuscite a ottenere
con i metodi moderni di coltivazione, quando vedranno
come vi comportate, con quanta rettitudine li governate,
i princpi di libero scambio e l'onest con cui gestirete le
transazioni commerciali, quando vedranno le meraviglie rese
possibili dalla prosperit, Robert, sono sicuro che si avvicineranno
a Dio, proprio come una pianta che cresce si rivolge
verso il sole. C' chi afferma che dobbiamo cambiare
la mente del selvaggio prima di cambiarne la fede. Io dico
che prima di tutto c' da fare un'altra cosa, e cio modificare
la situazione penosa in cui si trova a vivere. Fate la carit
ad un pagano e rester un pagano, e l'elemosina sar presto
spesa; ma dategli un contratto di lavoro e lo metterete sulla
strada della vita eterna.
  Come ci arrivo? gli chiesi, visto che stavamo parlando
di strade.
  Sospir. A dorso di cammello, immagino. C' una pista
commerciale dalla costa.
E cosa far mentre aspetto che il caff cresca? Ci vogliono
tra i quattro e i cinque anni per il primo raccolto, se ho
ben capito. Quattro anni, pensai mentre lo dicevo. Mio
Dio, mi mandavano via per quattro anni.
  Vi darete al commercio, sarete l'agente responsabile degli
acquisti per conto di Pinker in quella parte dell'Africa.
Dopotutto, nessuno conosce la Guida meglio di voi. Mi sto
organizzando per garantirvi la protezione di un mercante
del posto; pu darsi che abbiate visto il suo marchio su alcuni
dei nostri Moka. Pinker prese un foglio di carta dagli
scaffali dietro di lui e lo pos sul tavolo. In cima c'era
lo stesso carattere arabo che avevo visto sui sacchi di caff
di Harar:
(S
  Si chiama Ibrahim Bey continu Pinker. Un grand'uomo:
nella sua famiglia sono mercanti da generazioni. E
Hector vi accompagner a destinazione per aiutarvi a scegliere
il luogo ideale per far sorgere l'azienda agricola, per
trovarvi un caposquadra e cos via, prima di proseguire alla
volta dell'India. Se riuscite nell'impresa, come sono convinto,
al vostro ritorno avrete la mano di mia figlia e la
mia benedizione. Corrug la fronte. Inutile dire che fino
a quel momento non c' nulla di ufficiale.  un accordo
privato tra noi, un periodo di prova, diciamo; l'opportunit
per mostrare di che tempra siete fatto. Poi, di colpo,
torn a rasserenarsi. Tante conoscenze a vostra disposizione,
Robert. E una fortuna da accumulare, una graziosa
giovane donna da conquistare, la storia da scrivere.
Come vi invidio.
...
Parte seconda: La strada dei teschi.

Il carattere del bouquet dipende principalmente dal grado
di torrefazione cui sono sottoposti i chicchi verdi.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

22.

SS Battula.
8 giugno 1897.

Mia cara Emily,
ti scrivo dalla nave Battula, che sta costeggiando ora l'Egitto
settentrionale. Cinque giorni fa abbiamo attraccato a Genova
per imbarcare delle provviste. Anche se la sosta  stata breve, 
stato un piacere vedere finalmente l'Italia e mettere piede sulla
terraferma dopo tanto tempo trascorso in mare. Il mio progetto
di visitare Venezia, descritta da Ruskin in modo tanto elegante,
per poi raggiungere Hector a Suez si  dimostrato, come
avevi previsto, impossibile: sembra che stiamo facendo una corsa
contro il tempo per precedere la stagione delle piogge, ed Hector
 impaziente di avviare la piantagione quest'anno piuttosto
che l'anno prossimo. (Quando gli ho spiegato che avevo con
me un ombrello, e che quindi qualche goccia di pioggia non mi
avrebbe dato noia, ha fatto un altro dei suoi sospiri interminabili.
A quanto sembra ho ancora molto da imparare).
  Ceniamo ogni sera al tavolo del capitano, dove siamo sedici,
inclusi il capitano stesso e il primo ufficiale. Hector  entrato
in grande confidenza con gli ufficiali, e trascorre molte ore
a parlare con estrema seriet di venti di nordovest, vele, carene
e parecchi altri argomenti. Poi c' un gruppo di missionari
diretti in Sudan, quattro tizi che vogliono mettere in piedi un
commercio di avorio a Mombasa e addirittura sei signore che
vanno in India a trovare dei parenti.
  Essendo l'unico tra noi a conoscere la regione dove siamo diretti,
il parere di Hector  molto richiesto: dirime con un responso
breve ma sicuro ogni controversia sugli argomenti pi
disparati, dal copricapo pi indicato per visitare una moschea
alla necessit o meno per l'uomo bianco di girare armato nella
giungla. Mia cara Emily, non ho dimenticato la promessa che
mi hai strappato prima della partenza, ma a volte la tentazione
di prenderlo in giro  irresistibile. Credo che ti piacerebbero
i missionari, qui: abbracciano anch'essi il principio di tuo
padre secondo cui dobbiamo convertire i selvaggi contemporaneamente
al commercio e al cristianesimo. Uno di loro mi ha
chiesto perfino se intendo edificare una chiesa nella mia piantagione.
Devo ammettere che l'idea non mi aveva neppure sfiorato,
ma immagino che lo far, a tempo debito. E forse anche
un teatro, per la cultura.
  A tempo debito: mentre scrivo queste parole ripenso a quanto
star via. Stare lontano da te per quasi cinque anni sar terribile.
Non mi lamento, per - hai perfettamente ragione nel
dire che  nostro dovere rimanere allegri - e ne sar valsa la
pena se finir per sposarti.  meraviglioso poter pensare a te
come mia compagna nel grande progetto di salvare l'Africa e,
come mi ripeti anche tu, essere fisicamente insieme nello stesso
luogo e meno importante, a lungo termine, di questa nostra
prossimit di menti e di scopi.s
  Adesso, per, farei meglio a lasciarti perch e ora di cambiarsi
per la cena. Non ho avuto molte occasioni per indossare
il mio completo di alpaca - sebbene non siamo ancora
ai Tropici, di giorno fa piuttosto caldo - e il capitano  molto
ligio al protocollo. La prima sera sono sceso con indosso il
mio panciotto verde e mi ha preso da parte per darmi qualche
consiglio sul bisogno di salvare le apparenze in mezzo
agli stranieri. Ho cercato di spiegargli che ora il frac  considerato
un po' antiquato nei circoli pi eleganti, ma non c'
stato niente da fare.
Con tanto amore da parte del tuo futuro marito,
Robert.

158

SS Battula.
Polo Nord.
12 giugno 1897.

Cara Rana,
  eccomi arrivato al Polo Nord. In realt  un polo piuttosto strano,
circondato da mare azzurro e caldo su tre lati e la costa
dell'Egitto appena visibile a sud, con una palma che ogni tanto
spunta all'orizzonte. Ma Hector mi sta insegnando a usare il
sestante e il teodolite per individuare la nostra posizione, e siccome
il sestante mi dice che siamo al Polo Nord,  l che dobbiamo
trovarci. Ho sorpreso i miei compagni di viaggio tentando
di conversare con loro in polese - polese del nord, naturalmente -
ma per ora senza successo.
  Perch, ti chiederai forse,  necessario sapere esattamente dove
ci si trova? Buona domanda, cara la mia Rana, che rivolgo
io stesso a Hector. Sembra che presto andremo a vivere nel
bush, nella boscaglia. Non si tratta di un boschetto di laburni,
n di magnolie ben potate, e neppure di un ammasso di rovi
che pungono, ma di un bush molto pi grande e spaventoso,
in cui  facile perdersi. E al momento di piantare il caff,
mi spiega Hector,  molto importante piantarlo in filari perfettamente
allineati perch tutti possano vedere com' ordinata
e bene organizzata la piantagione dell'uomo bianco, e per
questo dovremo fare dei rilevamenti. Mi credevo gi abbastanza
esperto in fatto di rilevamenti - in questo momento sto rilevando
la posizione di un bicchiere di whisky e soda a distanza
ravvicinata - ma Hector mi ha dato dello sciocco quando
ho condiviso con lui questa mia osservazione.
  Carissima Rana, mi puoi fare un favore? Cerca "hector" sul
dizionario e riferisci a tua sorella cosa c' scritto. Non dirle che
te l'ho suggerito io, per.
Saluti,
Robert.

Hotel Pensione Collos.
Alessandria d'Egitto.
20 giugno 1897.

Mio caro Hunt,
  finalmente a terra! Il viaggio  stato di una noia mortale, reso
ancora pi penoso dal fatto che ero assolutamente privo di
compagnia femminile o, meglio, privo della compagnia femminile
del tipo giusto, perch c'erano a bordo parecchie donne
chiacchierone, spedite in India al solo scopo di trovare marito.
Una di loro ha perfino provato a civettare con Hector, il che
dimostra il suo grado di disperazione. Pi tardi il mio compagno
di viaggio mi ha raccontato di avere preso in considerazione
il matrimonio, una volta, ma di aver deciso che era
incompatibile con una vita di avventure e viaggi. Ho evitato di
dirgli che, se non fosse stato per il matrimonio, in questo momento
sarei comodamente seduto al Caf Royal.
  Ben sapendo che le mie opportunit in quel senso presto
potrebbero essere limitate, una volta giunti a terra ho mollato
Hector e sono andato a visitare i bordelli della citt.  stata
un'esperienza interessante. Qui va di moda ballare: la ragazza
pi carina viene a esibirsi davanti a te mentre tu te ne
stai seduto a fumare il narghil, una pipa il cui tabacco e filtrato
attraverso una specie di liquido profumato di mela che fa
le bolle. La giovane che ha ballato per me indossava un copricapo
di piastre dorate, una specie di casco di dischi di metallo
uniti con degli anelli, che brillava e tintinnava ad ogni movimento.
All'inizio era vestita, ma poi si  arrotolata il corpetto
fino al bacino, allacciandolo con un nodo molto basso. La
"danza" consisteva semplicemente nel portarsi la mano di taglio
alla fronte mentre i fianchi vibravano e ondeggiavano mimando
l'atto sessuale. Ha fatto stranamente effetto, perch alla
fine mi sono ritrovato una sbarra di ferro tra le gambe. Poi le
ragazze disponibili mi sono sfilate davanti. Erano tutte piuttosto
in carne: pare che la danzatrice sia scelta per la bellezza
e per la scioltezza nel ballo, mentre le poules de luxe sono selezionate
sulla base delle abilit a letto. Ho insistito per andare
con la ballerina, scatenando cos l'ilarit generale: secondo
loro, penso, mi stavo comportando come un principiante.
Cos siamo andati di sopra in una stanza drappeggiata di tende
di seta, con una finestra aperta che lasciava entrare la brezza
della sera e le urla della gente che passava in strada. Ha dovuto
far sloggiare dal letto una nidiata di gattini, poi si  accovacciata
su un catino d'argento a lavarsi. La mia prima ragazza
dalla pelle scura. E completamente depilata, tra parentesi.
Era bella snodata, per, rispetto alle ragazze di Londra,
anche se un po' secca.
  Se vuoi scrivermi, la cosa migliore  indirizzarmi la posta
ad Aden. Ci arriver tra una quindicina di giorni: dobbiamo
restare qui ad aspettare una nave proveniente da Suez, un ritardo
che contraria molto il mio compagno di viaggio, e molto
meno il sottoscritto.
Saluti,
Wallis.

Hotel Pensione Collos.
Alessandria d'Egitto.
27 giugno 1897.

Cara Rana,
Ti mando i miei omaggi, ti scrivo un salutino
Compongo qualche verso in metro alessandrino.
  No, non intendo fare niente del genere: l'alessandrino  troppo
difficile e noioso per una lettera. E non ho l'energia per farmi
venire in mente delle rime, oggi: fa troppo caldo.

C'era un vecchio poeta in Per
Che dopo due righe non scriveva pi.

Ti parler invece di Alessandria. Siamo arrivati qui prestissimo
venerd mattina, proprio mentre il muezzin chiamava i
fedeli alla preghiera. Tutti i passeggeri si sono alzati all'alba
per vedere la citt. Prima il nero-blu del mare, con solo qualche
lucina baluginante all'orizzonte. Il cielo si  schiarito poco
per volta... la nebbiolina color salmone di un'alba africana,
un'impressione di torri e minareti, palazzi con finestre a ogiva
e poi, a un tratto, il cielo si e illuminato del tutto quando
il sole si  issato come una vela enorme sulle nostre teste, mentre
davanti a noi l'imponente citt bianca d'Oriente ci scivolava
accanto serena. Quando abbiamo accostato, una torma di
bambini negri piccolissimi si  tuffata per raccogliere le monete
da seipenny che gettavamo nell'acqua. La passerella  stata subito
circondata da decine di cammelli dalle labbra di gomma,
che gorgogliavano e sputavano mentre incassavano botte in testa
da urlanti gentiluomini arabi in lunghi camicioni bianchi.
La maggior parte delle donne qui va in giro col velo, ma la pudicizia
si ferma l: per loro mostrare i seni non  pi indecente
di quanto non lo sia per noi andare in giro a capo scoperto.
  Oggi ho visto un uomo che si era infilato dei chiodi di ferro
nel torace; su ogni chiodo aveva infilzato un'arancia, non so
se per evitare che qualcuno si pungesse accidentalmente o perch
era un posto pratico per conservare il pranzo.
Tanti cari saluti.
Il tuo futuro cognato,
Robert.

Hotel Pensione Collos.
Alessandria d'Egitto.
28 giugno 1897.

Egregio signor Pinker,
vi scrivo questo rapporto preliminare da Alessandria, dove stiamo
aspettando la fase successiva del viaggio. Mi sono tenuto occupato
assaggiando diversi caff, e anche verificando l'efficacia
della Guida. Qui e quasi tutto Arabica, con una piccola quantit
di caff africano dai chicchi grandi in vendita nei mercati
migliori. Ho comprato tutto quello che ho potuto di quest'ultimo,
perch  di ottima qualit. Quasi tutto il caff che vendono
qui  buono, anche se ogni mercante sembra tenere in serbo
un poco di merce di qualit inferiore al solo scopo di spennare
i visitatori europei. Alla domanda di comprare "il migliore che
avete" fa una lunga sceneggiata, chiude il negozio o la bancarella
dopo essersi guardato attorno per bene, come temendo che
un concorrente si accorga di ci che sta succedendo; poi schiude
la porta di un magazzino sul retro, va a prendere un sacco e
lo apre con grandi cerimonie. Posa una manciata di chicchi su
un piatto d'argento e me lo passa per avere la mia approvazione,
ma non prima di averlo annusato lui stesso, con gli occhi
chiusi per l'estasi, e di avermi assicurato in un pessimo francese
che quella partita  per lui pi preziosa dei suoi stessi figli.
Poi mi propone di assaggiare quel caff, preparato di solito da
un assistente. Non sono impartite istruzioni, ma il tuttofare sa
perfettamente come comportarsi: i chicchi davanti a me possono
assomigliare a escrementi di ratto rancidi, e puzzano come
se fossero stati raccolti da terra, ma la tazza che mi viene offerta
qualche minuto dopo sembra preparata con i migliori caff
dello Yemen, e probabilmente  proprio cos. Nel frattempo
il mercante non la smette di conversare e di fare domande sul
mio viaggio, sulla famiglia, mi chiede dove sono salito a bordo
e cos via, e in genere mi tratta come un amico che non vede
da tempo. Quando lo accuso, dicendo che i chicchi e la bevanda
sono diversissimi, si finge mortalmente offeso e afferma
che l'ho insultato. Un mercante  addirittura arrivato al punto
di "scoprire" che il suo assistente aveva scambiato i sacchi,
e gli ha mollato uno sberlone! Non si capisce perch facciano
una commedia del genere, visto che i Moka di buona qualit
qui non mancano.  come se imbrogliare l'uomo bianco fosse
diventato per loro un rituale.
La Guida si  gi rivelata utile. Ci si sente tanto sopraffatti
da odori, sapori sconosciuti e altre sensazioni ignote che si fa
presto a dimenticare il gusto di uno spicchio di mela fresca. Ieri
ho trovato al mercato una bella partita di Moka, che ho assaggiato
in albergo. Aromi di mirtillo, cedro e fumo di torba. Ne
ho ordinato centocinquanta chili. Sto anche cercando di trovare
quel delizioso caff che abbiamo degustato insieme a Limehouse,
ma il mio naso non l'ha ancora individuato.
Con i miei migliori saluti,
il vostro futuro genero,
Robert.

SS Rutalin.
30 giugno 1897.

Mia cara, carissima Emily,
la tua lettera mi  arrivata subito prima della partenza da
Alessandria. Le tue esortazioni sono inutili, te lo assicuro: sono
gentilissimo con Hector. Proprio ieri sera, a cena, l'ho intrattenuto
recitandogli filastrocche per bambini con accento scozzese.
E il giorno prima di partire da Alessandria l'ho accompagnato
in una battuta di caccia nel deserto: abbiamo sparato
a gazze e cormorani, e per pranzo abbiamo mangiato datteri
comprati da un beduino. Quando siamo ripartiti a dorso
di cammello, siamo stati superati da un arabo su un mulo;
aveva i piedi che sfioravano terra e ci ha indirizzato un saluto
nella sua lingua. Hector, devo proprio dirtelo,  rimasto
tanto offeso dal fatto di essere superato che ha cercato di spronare
il cammello perch accelerasse,  caduto e i nostri portatori
hanno dovuto rimetterlo in sella. Per dimostrarti come sono
magnanimo, per, preciso che non mi sono messo a ridere
neppure una volta, anche se le persone sedute al nostro tavolo
in albergo hanno trovato la scena molto divertente, quando
gliel'ho raccontata.
  S, mi dispiace per quella lettera alla Rana. Prometto che
non le parler pi di seni scoperti. Immagino di essere stato un
po' indelicato, ma se vedessi la noncuranza con cui la gente di
qui si spoglia, capiresti perch le ho scritto senza volere certe cose.
  Comunque, eccoci tornati a bordo di una nave. Stiamo
attraversando Suez. Tra i passeggeri c' anche un giornalista
chiamato Kingston, che ha scritto un bell'articolo descrivendoci
come i detentori della fiaccola della civilizzazione, che portano
le loro candele preziose nei bui meandri dell'Africa.
Come dice lui, le fiammelle di alcune candele vacilleranno,
altre si spegneranno, ma altre resisteranno e diventeranno grande
fonte di luce, rischiarando le tenebre che avvolgono ora intere
popolazioni di selvaggi. Credo che l'abbia spedito al
Telegraph.
A proposito di oscurit, ho assistito ad alcune albe splendide.
  Ogni mattina il cielo  striato con i colori di una siepe
inglese: rosa primula e giallo giunchiglia. All'apparire del
sole, tutti i colori sbiadiscono, tutto si fa bianco, e le uniche
tinte che si continuano a distinguere sono il verde abbagliante
dell'acqua e l'azzurro argenteo, altrettanto abbagliante, del
cielo. C' un riverbero tale che fa male agli occhi. Hector ha
preso a indossare una visiera che lo fa assomigliare un poco a
un pappagallo malaticcio.
Vorrei tanto che fossi qui, ma anche solo pensarti mi basta.
Il mio amore per te mi sosterr per i lunghi anni a venire.
Il tuo innamoratissimo
Robert.

Grand Htel de l'Univers.
Prince of Wales Drive.
Aden.
2 luglio 1897.

Egregio signor Pinker,
mi sono messo in contatto con i grossisti di caff qui ad Aden,
come mi avevate suggerito. I fratelli Bienenfeld hanno ottimi
prodotti: quello che mi ha colpito di pi l'ho classificato fr-1
bou-4 no-4: un Moka leggero, con chicchi piccoli, marrone
mogano dopo la tostatura, con note di mirtillo e lime e un'acidit
molto ridotta. Nel complesso gli darei un cinque. Ho comprato
tutto quello che avevano e ho dato ordine di spedirlo il
prima possibile.
  Sono molto ansioso di incontrare Ibrahim Bey: ha fama, tra
gli altri mercanti di qui, di essere un personaggio particolare,
anche se si mormora che abbia qualche problema, non meglio
specificato, in affari. In questo momento  in viaggio all'interno
del paese: pu darsi che lo incontreremo quando faremo la
traversata alla volta di Zeila, sulla costa africana.
Cordiali saluti,
Robert Wallis.

Grand Htel de l'Univers.
Prince of Wales Drive.
Aden.
2 luglio 1897.

Caro Hunt,
come vedrai dalla carta da lettere sono arrivato al Grand
Htel de l'Univers, che probabilmente ti suggerir l'immagine
di un palazzo confortevole tra colline verdi. In questo caso,
tira fuori l'atlante. Aden e quel brufoletto sulla natica destra
dell'Arabia, e il Grand Htel  una catapecchia infestata dagli
scarafaggi. A essere sincero, questo posto  un inferno: una
distesa di roccia vulcanica a livello del mare, protetta dai venti
ma esposta in pieno agli impietosi raggi del sole. Non siamo
neppure nella stagione pi calda dell'anno, eppure non c'
giorno che la colonnina di mercurio non superi i cinquanta
gradi. Non c' un filo d'erba e nemmeno una palma, in questo
dannato posto.
  La verit  che gli inglesi stanno qui solo perch e il punto
intermedio tra Africa, India, Australia e casa, una specie di
base militare e mercantile dell'impero britannico. Non ci vive
nessuno, anche se qualcuno ti dir che  stato messo "di guarnigione"
qui per qualche anno. Sono quasi tutti di passaggio, e il
sottoscritto non fa eccezione. Prima riesco a scappare da questo
forno, meglio sar. Perfino la gente del posto chiama lo stretto
che c' qui "Bab el Mandeb", la Porta delle Lacrime.
  Il fatto , amico mio, che sono un po' gi. Da una parte immagino
che tutte queste esperienze e peregrinazioni mi saranno
utili, un giorno, per scrivere. Dall'altra non riesco a credere
di essermi ritrovato per sbaglio nel genere di esistenza borghese
che avevo sempre giurato di voler evitare a ogni costo. Ora
mi pare di avere tutte le responsabilit e gli svantaggi del matrimonio
e di un impiego senza neanche approfittare delle comodit
domestiche e delle ricompense finanziarie che dovrebbero
accompagnarli. Come far a diventare un artista se mi
tocca restare in una giungla fetida e lercia? Non ne ho idea. Il
solo pensiero mi fa venire le lacrime agli occhi. Se solo avessi
un posto dove scappare, credo che mollerei tutto. Ma come mi
farebbe notare il mio futuro suocero (alias il carceriere capo),
da questa brutta situazione non c' modo di farsi "espellere"...
Sempre tuo, nonostante le avversit,
Robert.

SS Carlotta.
Fiume Zeila.
Africa!
7 luglio 1897.

Caro Morgan,
grazie per la tua lettera, che mi  arrivata ad Aden. Abbiamo
finalmente lasciato quel luogo infernale, grazie a Dio, in un
minuscolo piroscafo, appena pi grande di una scatola di biscotti.
 stato complicato trovare posto a bordo per tutti i nostri
bagagli. Ne abbiamo tanti da avere bisogno di trenta portatori.
Tra le varie cose, abbiamo con noi:

- ami da pesca, perline, tabacco da fiuto per dish-dash.
- chiodi per costruirmi una casetta.
- un fucile Remington per sparare al pranzo.
- sei bottiglie di birra per innaffiare il suddetto pranzo:
secondo i miei calcoli, significa una bottiglia e un quarto
all'anno.
- una bottiglia di Baillie Scotch Whisky per le emergenze.
- un apparecchio per fabbricare soda, a gas, ricaricabile.
Come sopra.
- un sedile di legno per la latrina.
-frac e abito da cerimonia per accogliere dignitari stranieri.
- Ruma, il cuoco. Ruma e un brav uomo, e ci arriva con una
lettera di raccomandazione di un certo capitano Thompson
del Bengala, che scrive: Non  il pi coraggioso del gruppo,
e non  in grado di imbracciare il vostro secondo fucile
se l'animale che state inseguendo decide di attaccarvi, ma
 bravissimo a preparare un pasto caldo dopo un giorno di
marcia. A volte ho avuto il sospetto che rubasse, ma ha sempre
negato. Venticinque colpi con una frusta da buoi sembrano
avere risolto il problema. Per favore, non date al ragazzo
pi di un dollaro al mese, e lasciatelo ad Aden quando
non ne avrete pi bisogno, perch spero di tornare per un
altro safari tra un anno circa. Detto ragazzo, tra parentesi,
ha una quarantina d'anni. Non ha nessuna voglia di tornare
nell'interno, che secondo lui,  pieno di selvaggi, sahib.
- la mia biblioteca, che comprende II Rinascimento di Pater,
un volume di Lester Arnold sulla coltivazione del caff che a
sentire Hector contiene tutto quello che bisogna sapere su tale
prodotto, un copione dell'Importanza di chiamarsi Ernesto,
sei bloc-notes bianchi, Il Yellow Book dell'aprile 1897,
i Consigli ai viaggiatori di Francis Galton, dove apprendo
che un giovanotto di sana costituzione, che segue le tracce
di viaggiatori esperti, non corre grandi rischi. I selvaggi di
rado uccidono i nuovi arrivati; temono i loro fucili e hanno
un terrore superstizioso del potere dell'uomo bianco. Ci vuole
tempo perch scoprano che non  poi tanto diverso da loro
e che lo si sconfigge facilmente. Per fortuna devo restare solo
cinque anni. Ho anche un libro, pubblicato dall'Associazione
per la diffusione del vangelo cristiano, intitolato Frasi
di uso comune nell'Africa orientale. Tra queste figurano:
Sei europei ubriachi hanno ucciso il cuoco, Non hai
pi cervello di una capra e Perch questo corpo non e ancora
stato sepolto?
- una cassa contenente zappe, vanghe, asce, spaghi per l'agricoltura
e altri misteriosi attrezzi agricoli.
- una cassetta robusta con il lucchetto, contenente ottocento
talleri. Sono talleri austroungarici con l'effigie della defunta
regina Maria Teresa che per qualche motivo sono diventati
la moneta universale di scambio qui; forse perch ognuno
e grande quanto un piattino d'argento. Tra gli inglesi circolano
anche le rupie, ma gli indigeni a volte sono restii ad
accettarle perch non hanno nessun valore se non in India.
- due completi da bush di alpaca, comprati da Simpson, e una
grande quantit di pantaloni, lunghi e corti, di flanella, che
 considerata il tessuto pi igienico nei climi caldi. E la mia
giacca da sera in velluto rosso, naturalmente.
- una cassetta di medicinali.  stata riempita secondo le istruzioni
di Galton, e contiene molti oggetti che hanno un'aria
misteriosa: (1) emetico per il veleno, (2) gocce Warburg per
la febbre, (3) polvere sudorifera Dover per le infezioni, (4)
Chlorodyne per le ferite, (5) un rotolo grande di empiastro
di diachylon - non ho la pi pallida idea di cosa sia e
Galton non lo spiega, (6) pietra infernale in un astuccio per
toccature di ulcere vecchie e per i morsi di serpente, (7)
aghi per cucire i tagli, (8) filo cerato, idem, (9) lassativo
effervescente leggero Moxon e (10) un flacone grande di preparazione
al laudano Caldwell (la versione pi concentrata),
quando tutti gli altri rimedi (e i calzoni di flanella) si
sono dimostrati inefficaci.
- dodici tazzine da caff di Wedgwood, bianche, di porcellana
finissima, un regalo - senz'altro ironico - del mio futuro
suocero.
- Hector che, bisogna ammetterlo, diventa sempre pi gioviale
man mano che ci avviciniamo all'Equatore. Non sta fermo
un attimo, si adopera per organizzare tutto, urla contro
gli indigeni e redige degli elenchi. Mi stanco anche solo
a guardarlo.
  Cosa diavolo ci faccio qui? Cos' accaduto alla bellezza, alla
verit, alla contemplazione di cose mirabili? A volte penso
che mi sveglier e scoprir che si  trattato solo di un terribile
incubo.
  L'unica consolazione sono i tramonti, i pi spettacolari che
abbia mai visto. Prima sorge la luna e attraversa un banco di
foschia che copre le mangrovie come uno strato di carta da ricalco:
una sfera color arancia sanguigna che sembra cambiare
forma mentre sale, allungandosi quando si stacca dal suo riflesso
nel fiume nero petrolio. Dall'altra parte il sole scende dietro
la nebbiolina, tocca l'acqua ed esplode. Vampate di giallo,
ametista, carminio e viola tingono il cielo, poi svaniscono anche
quelle nel buio, lasciando solo la luna abbagliante ed algida
e il nero totale della palude. Ah, e anche un milione di insetti
volanti che partono subito all'attacco e ti vengono a divorare
con la voracit dei piranha.
Saluti,
Robert.

?
??
???
????

Cara Rana,
come noterai questa lettera non ha l'indirizzo del mittente: 
perch siamo nel Nulla. Il Nulla  un luogo a soqquadro: gli
alberi crescono nell'acqua con la stessa disinvoltura che esibiscono
sulla terraferma; i pesci, nel frattempo, hanno dimenticato
di essere animali subacquei e si spostano sui banchi di
fango, forse per evitare i coccodrilli, che trascorrono nell'acqua
pi tempo dei pesci.
  La nostra piccola imbarcazione misura non pi di sei metri
dalla prua di ottone alla poppa di mogano. Mangiamo
all'aperto, sotto una specie di tenda per il sole, con il capitano
e il suo secondo, un russo. Avanziamo lentamente: procediamo
controcorrente in un largo corso d'acqua sabbioso color caff
che sembra immobile ma, di tanto in tanto, ci spinge quasi
addosso un tronco sommerso che scivola a tutta velocit verso
il mare. A volte costeggiamo un villaggio, e gli indigeni vengono
sulla sponda a guardare. Puoi dire ad Ada che deve smettere
di raccogliersi i capelli con le forcine se vuole che qualcuno
la sposi. Qui per rendersi desiderabili le donne si strappano
due incisivi, si spalmano in testa una tintura color ocra e
si incidono un disegno a zigzag sulla fronte con un coltello incandescente.
A quel punto sono considerate uno schianto e invitate
a tutti i balli. Questi si svolgono quasi ogni sera, al ritmo
di una simpatica melodia di tamburi rullanti, non tanto
diversa da un brano di Wagner. I bambini hanno tutti una
pancia enorme, come se gliel'avessero gonfiata con una pompa.
Per quanto mi riguarda, in questo periodo sembro un arabo.
Mi sono fatto tagliare i capelli da un barbiere prima di
partire da Aden. Adesso sono completamente rasato, a parte un
ricciolo solitario sull'occipite, quello che usa Maometto per tirarti
su il giorno del giudizio. Hector sospira quando mi guarda
e mi chiama "cucciolo sciocco". E ha senz'altro ragione.
Il tuo stupido
Abu Wally (Come mi chiama Kuma. E arabo, credo che significhi
"padrone Wallis").

Zeila.
Luglio.

Cara Emily,
non riesco neanche a dirti quanto mi manchi. Cinque anni sono
tantissimi: quando ripenso al breve periodo trascorso insieme,
ai giorni innocenti in cui assaggiavamo caff nell'ufficio
di tuo padre, mi sembra appartenere a un'altra vita. Ti ricorderai
ancora di me tra mezzo decennio? Saremo ancora capaci
di ridere insieme? Mi dispiace di essere tanto abbattuto, ma da
quando sono qui tutto ci che ho lasciato a Londra mi sembra
un sogno, un sogno distante e sbiadito. A volte mi chiedo perfino
se riuscir davvero a tornare. So che mi hai detto di mantenere
l'ottimismo, ma  quasi impossibile non piangersi addosso
talvolta.
  Questi tetri pensieri sono stati in parte innescati, penso, da
un incidente avvenuto al nostro arrivo. C' solo un pontile nel
porto, e per di pi traballante; mentre scaricavamo il nostro bagaglio
una delle casse  finita non si sa come in acqua. Era quella
che conteneva i miei libri, i vestiti migliori e le tazzine Wedgwood
che mi ha dato tuo padre. I libri si sono asciugati, anche
se alcune delle pagine sono rimaste appiccicate tra loro. Gli abiti,
invece, sono in pessimo stato: tutti i capi in velluto puzzano
ormai di muffa. Stranamente solo sei delle tazzine sono andate
rotte: mi sforzo di interpretarlo come un segno positivo.
  Oggi ho aperto le boccette degli aromi della Guida e ho annusato
alcune delle fragranze che pi mi ricordano casa: mele,
pan di zenzero, rosa tea e nocciole. Poi ho cercato di creare un
profumo che mi facesse pensare a te, quel ficky che ogni tanto
mettevi: un misto di lavanda, rosmarino e bergamotto. Mi ha
fatto sentire piuttosto... sentimentale, immagino. Ho pianto come
un bambino per qualche minuto.
  Carissima Emily, non volermene se mi manchi. Domani
star meglio, ne sono certo.
Tuo affezionato
Robert.
...
23.

"Morbido": che colpisce i sensi in modo dolce e piacevole.

Rose Pangborn, Principies of Sensory Evaluation of Food.

  Emily  in ufficio, seduta alla scrivania, e copia su un registro
i numeri presi da una pila di ricevute. Riesce a capire,
dalle prove che ha di fronte, che la Guida sta gi dando
i suoi frutti. Pinker sta comprando molto pi caff di
buona qualit rispetto a prima, soprattutto Maracaibo e
Moka. Molti caff di regioni un tempo considerate le migliori
hanno invece avuto un punteggio deludente: il Giamaica
Blue Mountain  poco corposo e acquoso, mentre il
Monsooned Malabar, tanto esaltato dai conoscitori,  parecchio
rancido. Altre regioni, invece, hanno rivelato veri
e propri tesori, in particolare Antigua e Guatemala, con
note di fumo, spezie, fiori e cioccolata, e una brillante acidit
sulla lingua.
  La giovane aggrotta la fronte. Insieme agli ottimi caff
che Pinker ha comprato in dosi considerevoli, sembra esserci
anche parecchia merce di qualit inferiore, in particolare
il caff meno costoso di tutti, il Liberica africano, denso,
torbido e insapore, catramoso in bocca e privo di acidit.
Il prezzo  bassissimo: anzi, ce n' fin troppo sul mercato
in questo momento, nessun commerciante si sognerebbe
di farne incetta, a meno che...
  Suo padre sta accompagnando un visitatore in giro per
il magazzino:  un uomo elegante con occhi vispi e un sorriso
vivace.
  Ah, Emily, eccoti qui. Brewer, posso presentarvi mia
figlia?
  L'uomo fa un passo avanti e le stringe la mano. Sono
molto lieto di conoscervi, signorina Pinker. Credo che abbiamo
un'amica in comune. Millicent Fawcett.
  Emily  sorpresa, perfino colpita. Non conosco bene la
signora Fawcett, ma faccio parte della sua societ e la ammiro
molto.
  Il signor Brewer rappresenta il quartiere di Ealing in
Parlamento spiega Pinker. Tiene molto al libero scambio,
come me.
  Lei osserva il visitatore con rinnovato interesse. Siete
liberale?
  S. Anche se ora non siamo al governo, sono sicuro
che, con l'aiuto di uomini progressisti come vostro padre
Pinker inclina il capo prendendo atto delle parole del giovane,
presto riceveremo di nuovo un mandato elettorale.
La nostra parola d'ordine sar libert: libert di pensiero,
libert di commerciare senza interferenze da parte del
governo.
  Cambiamento e progresso conferma Pinker.  l'unico
modo.
  E il vostro partito propugna anche la libert per le donne?
chiede Emily.
  Lui annuisce. Come sapete,  stato proposto un disegno
di legge a favore del suffragio femminile ogni anno durante
gli ultimi cinque anni, e ogni volta  stato bloccato
dai conservatori.  il classico esempio di abuso di procedura
che vogliamo estirpare.
  Ma ogni cosa a tempo debito, eh, Brewer? sottolinea
suo padre. Libero scambio, poi le questioni sociali.
  Brewer fissa gli occhi dolci su Emily. Per un attimo un
lampo di ironia sembra passare tra loro, l'ammissione, forse,
che cos va il mondo, che gli ideali devono essere realizzati
a forza di piccoli passi prudenti. Prima dobbiamo
assumere il controllo in Parlamento ammette, ma ormai
parla a lei pi che al padre. E per questo ci serve l'appoggio
del mondo degli affari. Quindi, certo, liberismo
innanzitutto. Chi non ha il diritto di voto non pu certo
aiutarci a conquistare il potere che eserciteremo nel loro
interesse.
  Si sono fermati accanto alla porta d'ingresso. La visita di
Brewer  evidentemente finita, e il padre  impaziente di riprendere
il lavoro, ma lei e il deputato sembrano non avere
fretta.
Forse potremmo riparlarne dice lui.
  Mi farebbe piacere risponde lei. Molto piacere. Guarda
suo padre.
  Cosa? Oh, certo. Dovete venire a cena, Arthur. Abbiamo
molti argomenti da discutere.
  E cos sosterrai finanziariamente i liberali? chiede a suo
padre quando il deputato se n' andato.
  S. Sembra essere l'unico modo per conquistare un po'
di potere. E hanno bisogno di denaro, se vogliono sconfiggere
i Tory. Le lancia un'occhiata. Approvi?
  Credo che sia un'ottima idea. Ma perch abbiamo bisogno
di potere?
  Lui fa una smorfia.  come sospettavamo: Howell  entrato
a far parte del cartello. Pure lui  nel monopolio, ormai.
Anche con la Guida, sar impossibile per noi
competere.
E il tuo signor Brewer pu aiutarti?
  Un governo liberale vedrebbe di cattivo occhio come
noi un mercato dominato da pochi uomini ricchi e da governi
stranieri.
Come pensano di fermarli?
  Con una regolamentazione, se necessario. Ma a breve
termine... Lancia a sua figlia uno sguardo penetrante,
sapendo che capir l'importanza di ci che sta per dirle. Il
signor Brewer pensa di poterci aiutare a distruggere i
cartelli.
Davvero?
  Si tratta proprio della causa liberista che cercavano. Si
stanno gi muovendo per entrare a far parte delle commissioni
principali, per stabilire rapporti diplomatici con i vicini
del Brasile.
  Emily sospira. Da queste mosse a una buona tazza di
caff il cammino  lungo, per.
  S concede il padre. Ma nell'economia va sempre cos,
sospetto: si comincia con le questioni di minor rilievo
per arrivare a quelle pi importanti.
  Ora ricorda cos' venuta a chiedergli. Ha forse qualcosa
a che fare con tutto il Liberica a buon mercato che abbiamo
acquistato?
  Ah. Annuisce. In un certo senso, s. Faresti meglio a
venire nel mio ufficio.
  Mezz'ora dopo sono ancora seduti alla grande scrivania
dove un tempo lei lavorava con Robert. La Guida  aperta
sul tavolo, e davanti a loro sono disseminate cinque o
sei tazzine sporche che hanno usato per degustare dei
campioni.
  Capisci, ora le sta dicendo Pinker, che la Guida ha
una doppia funzione.  il lavoro che Robert ha fatto per
me sulle miscele prima di partire. Guarda di sfuggita sua
figlia: Robert  ancora un argomento spinoso per lei. Le
mostra col dito una tazza. Prendi un caff di poco prezzo,
grossolano come questo; individua i suoi difetti, poi aggiungi
le dosi necessarie dei caff che, secondo la Guida, li
compenseranno. Indica tre o quattro altre tazze. E ottieni
un caff privo di difetti evidenti.
Anche un caff privo di qualit, per gli fa notare lei.
  S, ma anche quello pu essere un pregio. Sai, Emily,
la gente non  sempre d'accordo sui sapori che vuole trovare
nel caff. Per me e te, forse, il non plus ultra  un caff
africano, ricco e acido, ma altri potrebbero preferire il gusto
pi forte e denso di un sudamericano. Robert, lo so,
apprezza i Moka pi raffinati e i caff yemeniti, ma molti trovano
quelle loro note floreali troppo profumate per i propri
gusti. Creando una miscela di caff in base ai princpi
della Guida, possiamo eliminare tutte le caratteristiche che
dissuaderebbero i clienti dall'acquistare Castle. Ci ritroviamo
cos con un caff che non dispiace a nessuno, dal sapore
sempre uguale, indipendentemente dalle variet che entrano
nella sua composizione. E tutto per un costo molto
minore.
Robert non apprezzerebbe questi tuoi discorsi, penso.
  Robert non  un imprenditore. La guarda con attenzione.
C' un motivo se l'ho mandato via, sai? Non si tratta
solo di soldi.
S replica lei. Lo so.
  Non guarda in faccia suo padre, e due chiazze rosa le
compaiono sulle guance.
  Lui continua a voce bassa: Forse, una volta che la distanza
avr raffreddato il tuo affetto, deciderai che non 
l'uomo per te, dopotutto. Se succede, sappi che non hai obblighi
nei suoi confronti.
Non mi rimangerei la mia parte dell'accordo, pap.
  Nelle questioni di cuore e negli affari dobbiamo fare
quello che  meglio, e non necessariamente ci che avevamo
previsto. Un accordo  solo questo: una percezione unilaterale
della verit.
  Emily non risponde. Attira invece a s la Guida, e con le
dita accarezza i tappi delle boccette, scegliendone una. La
estrae, la apre e lascia che la fragranza le riempia le narici.
  Capisco dice. Hai ragione, pap, a consigliarmi di essere
prudente. Ti prometto che non prender decisioni
affrettate.
...
24.

Zeila.
31 luglio.

Caro Hunt,
stiamo aspettando in questa latrina dimenticata da Dio da
ormai tre settimane. Solo ora mi rendo conto del paradiso che
era Aden: era un postaccio, ma almeno un postaccio ordinato,
ben approvvigionato, con edifici in piena regola e spazi regolari
tra l'uno e l'altro che si potevano quasi definire strade.
Qui ci sono solo capanne, fango e turbini soffocanti di polvere
rossa. Questa polvere -pungente, piccante, che sa di cuoio ed
 un poco rancida -  l'aroma dell'Africa, a quanto pare: non
riesco a togliermela dal naso.
  Qui la popolazione  somala, ma e governata da un'altra
trib chiamata Danakil, che controlla le rotte commerciali.
I Danakil girano armati di lance o spade e portano collane
con strane palline avvizzite che sembrano datteri secchi
ma sono invece i testicoli dei loro nemici. S, hai capito
bene: l'infrazione minore, qui - diciamo, il mancato pagamento
puntuale di una fattura - e punita con il taglio delle
palle con un colpo di spada. Chi tradisce il coniuge, in compenso,
se la cava con poco: morte per lapidazione. Questo posto
 sotto il comando di un selvaggio chiamato Abu Bakr e
dei suoi undici figli. Qui non uso la parola "selvaggio" nella
sua accezione etnica: quest'uomo ha sbudellato personalmente
pi di un centinaio di persone, e la sua crudelt  leggendaria.
Inutile dire che non andremo da nessuna parte senza
il suo permesso.
  Ogni pochi giorni ci riceve in un fazzoletto di terra rossa
circondato da una staccionata che associa le funzioni di corte
reale a quelle di fattoria. Il despota, un uomo anziano con la
barba crespa,  semisdraiato sotto una tenda su un letto d pelli.
Anche a distanza puzzano di capra. Porta un abito bianco
lurido e un enorme turbante a forma di cipolla. Dietro di lui
si trovano un paio di somali, con indumenti leggermente pi
puliti, che gli scacciano le mosche dal viso con uno strumento
non dissimile da quello che usi a casa tua per spegnere il fuoco.
Nella mano sinistra tiene una collana, un rosario, che fa
ticchettare continuamente con le dita; con la destra giocherella
con uno stuzzicadenti. Ha occhi senza vita e annoiati, da
tiranno. Di tanto in tanto, nel corso della conversazione, sputa
senza fare rumore e senza preoccuparsi della mira. Se  un
giorno in cui gli sei simpatico, ti fa portare un caff delizioso in
tazze minuscole, versato da un kavedjabouchi sempre pronto
con una brocca dal beccuccio finissimo infilata sottobraccio. A
qualunque domanda sulla carovana Abu Bakr risponde:
Inshallah, se piace a Do. Quello che vuol dire, naturalmente,
 "se piace a me". Ma cosa gli piace? Non lo sappiamo. Stiamo
aspettando qualcosa, un segno, una richiesta. Quando chiediamo
ad Abu Bakr cosa dobbiamo fare per avere il permesso
di partire, si acciglia; quando lo chiediamo agli altri membri
della corte, alzano le spalle e ripetono la stessa formula: Presto,
inshallah, molto presto.
  A volte, quando non godiamo delle sue simpatie o quando
Abu Bakr vuole giocare con noi, non abbiamo neanche
l'onore di farc sputare addosso, ma siamo costretti a restare
in piedi e a guardare le attivit della corte finch non decide
di mandarci via di nuovo. Ci viene detto che  bendisposto
nei nostri confronti, che questa attesa interminabile e
una semplice formalit, come la coda in un ufficio postale. Si
dovr riunire anche un harour, un'assemblea di anziani che
dovranno discutere della nostra richiesta, e a volte Abu Bakr
attribuisce quel ritardo proprio alla difficolt della convocazione.
Sono frottole: tutti sanno che  lui solo a prendere la
decisione.
Nel frattempo ci diamo da fare per preparare la carovana.
Abbiamo sollecitato l'aiuto di un certo Desmond Hammond,
ex militare che ha fatto fortuna nel commercio di avorio e altre
merci. Lui e il suo socio, un boero chiamato Tatts,
scompaiono per una settimana intera, carichi di Remington,
Martini-Henry e munizioni: quando tornano, i cammelli portano
enormi zanne, sembrano strani mastodonti ibridi sconosciuti
a Darwin.
  Un'altra particolarit di questo posto: non puoi comprarti
i favori sessuali d una donna. Non che abbiano scrupoli, anzi,
proprio il contrario: quelle in et da marito sono gi state
vendute. Poich non ci sono limiti al numero di mogli che si
possono avere, un uomo ricco continua a comprarne ogni volta
che gli prende il capriccio. Hammond mi dice che prima che
le donne raggiungano la pubert vengono infibulate, un concetto
che ho trovato un po' difficile da afferrare all'inizio e che
mi riempie ancora di ribrezzo mentre ti scrivo queste parole.
All'interno, dove siamo diretti noi, le cose sono diverse. Tra i
Galla, una donna pu prendersi un amante anche dopo sposata:
se la lancia di un uomo si trova per terra fuori dalla sua
capanna, nessun altro uomo pu entrare, neanche suo marito.
Non posso fare a meno di pensare che questa regola sia molto
migliore della pseudo-civilt brutale della costa, e anzi che sia
preferibile anche agli usi di casa nostra.
  Strano, vero, che si arrivi fin qui, si vedano tante cose e ci
si trovi a riflettere non su ci che  strano e nuovo, ma su quello
che si  lasciato, strano e vecchio? Come recitava quella frase
di Orazio che ci hanno inculcato a scuola? Coelum non
animum mutant qui trans mare currunt. Non mutano il loro
animo, ma solo il cielo coloro che attraversano il mare. Mi
chiedo se sia proprio vero.
Saluti,
Wallis.

Zeila.
2 agosto 1897.

Mia carissima Emily,
Speriamo di partire presto. Ibrahim Bey, il mercante di caff,
sta arrivando a Zeila e, secondo le ultime notizie, sar qui
tra qualche giorno. Siamo ottimisti, e pensiamo che con il suo
aiuto le difficolt amministrative che ci hanno tenuti bloccati
qui si risolveranno in qualche modo. Certo i cortigiani di Abu
Bakr sembrano felici per noi: fanno il nome di Bey e sorridono.
Povero Hector, non si d pace per via delle piogge. A un certo
punto stava pensando di lasciarmi qui, tornare ad Aden e
da l imbarcarsi per Ceylon prima dell'arrivo del cattivo tempo,
ma apparentemente le istruzioni di tuo padre erano di aiutarmi
a sistemarmi a qualunque costo. Non trovo la sua compagnia
pi sopportabile, ma gliene sono grato. Essere qui da solo
sarebbe assai penoso.
  Ho appena visto due cormorani impegnati in una danza di
corteggiamento: uno spettacolo divertentissimo. Il maschio ha
colori pi vivaci...
...
25.

 in quell'istante che la vedo.
  Sono seduto sul ponte del battello a scrivere una lettera
quando un'altra imbarcazione appare da dietro l'ansa
del fiume. Un dhow spinto dall'energia umana, con quattro
paia di remi neri che si sollevano e si abbassano ritmicamente,
all'unisono. Sul ponte, un quadro...
  Un uomo vestito da arabo - tunica bianca -, molto grasso,
 seduto su una sedia pieghevole come fosse su un trono,
con una mano posata sul ginocchio: ci carica l'intero
peso del corpo, come se stesse per balzare in piedi.  una
posizione che denota prontezza, impazienza. Il viso sensuale,
pesante,  quello di un sovrano, ma gli occhi - quegli
occhi socchiusi - non si prdono niente mentre ispezionano
il molo. Labbra larghe e carnose, naso adunco da arabo.
Dietro di lui, in piedi, un negro: un uomo alto, un ragazzo,
anzi, perch nonostante l'altezza c' qualcosa di acerbo in
quel viso scuro. Ha una posa da sentinella,  in attesa di un
comando, le mani sono mollemente posate sull'impugnatura
di un'arma enorme, una specie di spada, la cui punta
poggia sul ponte di legno, proprio come un uomo a Londra
poserebbe le mani sul bastone da passeggio.
  Dietro di lui, vicino all'altra spalla dell'arabo, c' una
ragazza.
L'abito giallo zafferano la avvolge dalle caviglie fin sul capo.
Il viso sotto il tessuto  delicato, fine, quasi da indiana,
ma il corpo... quando un colpo di vento lungo il fiume le
preme addosso la stoffa, vedo che  forte ed agile, ha la postura
di un'atleta.  bellissima, mi accorgo di colpo, con la
pelle cos nera che, come un pezzo di carbone, sembra quasi
d'argento quando la luce vi si riflette.
  Si ode un fischio. Il remi del dhow si sollevano, con
la precisione di un'imbarcazione da quattro sul Tamigi a
Eton, e scivola verso il molo. C' gente che corre avanti e
indietro con delle cime. Dal nulla si raggruppa una folla e
si affretta in preda all'eccitazione verso la barca; si leva il solito
baccano concitato. La traiettoria del dhow lo porta vicino
a dove siamo ormeggiati noi. I due uomini continuano
a guardare in avanti, ma al passaggio dell'imbarcazione
la ragazza gira un poco il capo e mi fissa. L'effetto di quegli
occhi  straordinario: faccio fatica a non sussultare, a non
abbassare lo sguardo di fronte a tanta bellezza.
Nell'attimo in cui la barca attracca, l'arabo balza in piedi.
   un uomo corpulento ma agile; non ha bisogno delle
mani che gli vengono offerte per sbarcare. Il negro lo segue,
anche lui senza farsi aiutare, il braccio con la spada teso davanti
a s come un prete terrebbe una croce. Poi scende a
terra la ragazza, il passo rapido e sicuro, la sagoma appena
accennata del corpo fasciato dalla stoffa quando si allunga
per raggiungere la falchetta, la ricerca di equilibrio sui piedi
nudi, poi salta - scivola, anzi, senza alcuno sforzo visibile -
sul molo, elastica come un gatto.
  Segue la confusione abituale, i portatori e lo scaricamento
della merce. Io continuo a fissarla, incantato. Ha i piedi
neri, cos neri da essere quasi grigi: ma quando  scesa
dalla barca ho intravisto un lampo di rosa sulle piante.
Sotto il lembo di abito che le copre morbidamente la testa intravedo
i capelli, lunghi e ricci. Sfuggono da sotto il copricapo
ciuffetti e ciocche a zigzag. Il vestito giallo, che sembra
quasi un sari, le aderisce addosso, mettendo in evidenza
prima una parte del corpo, per un istante, poi un'altra.
Si porta una mano alla testa e si sistema la stoffa sui capelli,
e vedo che il palmo della mano  grigio-rosa anch'esso.
  Il bagaglio non  ancora stato scaricato, ma l'arabo impartisce
un paio di ordini con voce possente, poi il trio si
avvia verso il villaggio, sempre nella stessa formazione,
diretto alla residenza del sovrano. Seguo con lo sguardo l'abito
giallo zafferano in mezzo all'assembramento di teste nere,
l'andatura cos diversa dalle altre, forte, leggera e morbida,
le spalle belle dritte come quelle di un corridore.
Qualcosa mi scatta nel cervello, una chiave gira in una serratura
che non sapevo neppure di avere. La sensazione  violenta:
 inequivocabile, anche se non capisco se il giro di chiave
apra o chiuda. Mi accorgo di avere trattenuto il fiato;
quando espiro, annaspo. Abbasso lo sguardo. In mano ho
la lettera per Emily, scritta a met. La accartoccio e la getto
nell'acqua, dove compie due giri prima di scivolare,
dapprima lentamente, poi sempre pi veloce, lungo la corrente
nera e silenziosa verso il mare.
...
26.

"Piccante": piacevolmente stimolante per il palato. Gradevole;
acerbo; acido od acre; pungente.

Rose Pangborn, Principies of Sensory Evaluation of Food.

  Sono ancora l seduto mezz'ora dopo quando Hector torna
di corsa. Siamo stati convocati esclama.  arrivato Ibrahim
Bey, e ora sembra che quel dannato re negro sia finalmente
disposto a parlarci.
Bene, era ora che succedesse qualcosa.
Che impudenza, per.
  Mi alzo dalla sedia pieghevole e mi appresto a scendere
a terra, ma mi ferma. Credo che dovremmo fare un po' di
scena, Robert. Non siamo semplici persone, come quel farabutto
di Hammond. Siamo qui in quanto rappresentanti
dell'industria britannica. Anche se non rispetta gli uomini,
questo, almeno, dovrebbe rispettarlo.
  Cos entriamo nella corte di Abu Bakr - tiranno da due
soldi di un letamaio in una landa selvaggia infestata dalle
mosche - con indosso tutti i simboli del potere che possediamo:
cravatta bianca, frac, fascia di seta e, nel caso di
Hector, uno splendido cappello bianco sormontato da piume
rosse di cacatua. Gli africani ci osservano incuriositi.
Sospetto che per loro siamo finalmente vestiti in modo appropriato,
come fanno le trib dell'interno.
  Abu Bakr  steso sul suo divano e mangia datteri. Ibrahim
Bey gli sta di fronte, in piedi. Un vassoio d'argento 
stato deposto ai piedi del tiranno. Sopra, una pila di foglie,
forse una spezia, o una droga, un dono del mercante per il
sovrano. Il negro si trova alle spalle del suo padrone. Cerco
con lo sguardo la ragazza, ma non la vedo da nessuna parte.
  Ci vedono e ci fanno cenno di avanzare. Abu Bakr fa le
presentazioni in una lingua che nessuno di noi capisce, anche
se i suoi gesti sono eloquenti. Io, Bey ed Hector ci stringiamo
la mano. Il re parla di nuovo; appare un documento,
il re intinge il sigillo reale nell'inchiostro e lo preme sulla
carta, sporcandosi un poco il vestito bianco. Poi, senza
traccia di un sorriso, mi tende la mano. Gliela stringo:  dura
e callosa come il moncherino di un lebbroso, ma ricambio
comunque la stretta. Mi fissa con aria truce. Siamo finalmente
congedati.
Siete qui da molto? ci chiede subito Bey appena usciti.
  Sembra quasi che sia appena sceso da un treno giunto con
leggerissimo ritardo.
Da quasi un mese ringhia Hector inviperito.
  Oh, neanche tanto, allora. Bey sorride.  un piacere
conoscervi. Voi dovete essere Crannach. E voi si rivolge a
me sarete Robert Wallis.
Come lo sapete?
  Il mio caro amico Samuel Pinker mi ha scritto per dirmi
che venivate in Africa. Mi ha chiesto di aiutarvi come
posso. China il capo. Sar un onore per me.
Perch tanto ritardo? chiede Hector con fare brusco.
Quale ritardo?
Perch sua bassezza ci ha fatto aspettare tanto?
Il faccione di Ibrahim Bey assume un'espressione perplessa.
  Non ne ho idea. Ma adesso c' ancora da affrontare
l'assemblea degli anziani. Farete loro un regalo? Di Abu
Bakr mi sono gi occupato io.
Un regalo? Hector prende un'aria contrariata.
Un paio di capre dovrebbero bastare.
Non abbiamo capre gli faccio notare.
  E se le avessimo precisa Hector scandendo le parole
non le scambieremmo con dei permessi di viaggio in un
paese che, come sudditi di Sua Maest la regina d'Inghilterra,
abbiamo il diritto di attraversare liberamente.
  Certo concede Ibrahim Bey pensoso. Non c' nessun
obbligo di dare qualcosa. Coglie il mio sguardo e mi strizza
l'occhio. Ma potreste trovarvi bloccati qui per molto
tempo se non lo fate.
  Sono anche dell'opinione insiste Hector che quando
un uomo bianco ricorre alla corruzione, peggiora le cose
per tutti gli uomini bianchi che verranno dopo.
  Allora sono fortunato a non essere un uomo bianco, o
non proprio replica Bey. Mi accorgo che ha molto fascino;
un'altra persona si sarebbe offesa per il tono di Hector, oltre
che per le sue parole, ma Ibrahim Bey si comporta come
se l'altro avesse fatto una battuta arguta. Ma se l'harour
vi d il permesso, siete d'accordo per dividere i costi di una
carovana con me? Anch'io devo recarmi ad Harar, e pi siamo,
meno corriamo rischi.
Perch?  pericoloso? chiedo.
  Quel viaggio  sempre pericoloso, amico mio. Fuori
dalla zona in cui godiamo della protezione di Abu Bakr a
questo punto Hector sbuffa con sdegno sono tutti in guerra.
Menelik, imperatore dell'Abissinia, sta combattendo gli
italiani e sottomettendo i Galla. I Galla affrontano altre trib.
Gli egiziani creano scompiglio dove possono, nella speranza
che qualcuno chieda loro di procedere a un'invasione.
Ma abbiamo dei fucili, un documento firmato da Abu
Bakr e la protezione dei nostri passaporti. Sarebbe una bella
sfortuna se finissimo uccisi.
   strano, ma dopo il discorso di Bey sui pericoli che corriamo
mi sento rassicurato.  per via del suo carisma, penso;
mi ricorda un po' Samuel Pinker.
  Ma non corromperemo nessuno ribadisce Hector con
ostinazione.
  Dareste una mancia ad un portatore o a un cameriere
gli fa notare Bey con bonomia. Perch non a un re o a un
dignitario?
  La mancia viene dopo dichiara Hector in un tono che
non ammette repliche. La corruzione avviene prima.
  Allora siamo a posto. Due capre che saranno donate
dopo l'incontro. Sono sicuro che accetteranno la vostra parola
sul fatto che gliele darete davvero: la promessa di un
inglese  considerata degna di fiducia. Bey batte le mani.
E adesso posso offrirvi un caff? Mi sono accampato sulla
collina, fa un po' pi fresco lass.
  Hector risponde infastidito: Ho dei preparativi da
fare.
Bey mi guarda. Grazie dico. Ne sarei onorato.
  Tipico arabo borbotta Hector mentre Bey si inerpica
su per la collina. Vuole viaggiare con noi solo perch sa che
non oserebbero attaccare una carovana inglese. Sarei pronto
a scommettere che ha pagato Abu Bakr per trattenerci qui.
  I portatori stanno andando a prendere l'acqua e una capra
viene scuoiata quando arrivo nell'accampamento. Al
centro, una tenda  pi grande delle altre. Il giovane negro
 fuori di guardia, e tiene d'occhio un gruppo di donne che
cuociono qualcosa sul fuoco. Quando mi vede solleva silenziosamente
un lembo di tenda e mi fa cenno di entrare.
  L'interno  stato addobbato con drappeggi di seta dipinta,
e il pavimento  coperto di tappeti sovrapposti. C' un odore
pungente di spezie, una specie di incenso che, pi tardi,
scopro essere mirra. Al centro dello spazio, ai due lati di un
tavolino basso, due sgabelli preziosi, imponenti come troni.
Robert, benvenuto.
  Bey emerge da un'altra ala della tenda. Si  cambiato:
ora indossa un paio di larghi calzoni di cotone, una camicia
dello stesso tessuto e un panciotto di seta a motivi. Non
si muove come un uomo grasso quando mi si avvicina rapidamente
e mi stringe le spalle a mo' di saluto.
  Siate il benvenuto ripete. Samuel mi ha scritto della
vostra venuta, o meglio avventura, direi. E della Guida:
non vedo l'ora di fare conoscenza con quell'invenzione ingegnosa.
Ma prima - sempre - il caff. Vi  mai stato servito
come fanno gli abissini?
Non credo.
Sorride. Mulu! Fikre!
  Il negro entra nella tenda e si scambiano qualche battuta
in arabo. Bey indica uno sgabello. Prego, accomodatevi
mi dice.
  Lui si siede sull'altro e mi osserva. Dopo un istante entra
la ragazza. Per un attimo mi sento colto da vertigini, tale
 il suo effetto su di me. L'abito di cotone stavolta  pi
scuro, quasi marrone, e arriva sotto il bacino. Sotto porta
dei calzoni di seta chiara ricamati di perle; un lungo braccialetto
di rame le si attorciglia intorno al braccio come un
serpente. Prima non le avevo visto gli occhi. Sono chiarissimi,
l'unica nota chiara in quel viso delicato color ferro:
forse tra i suoi antenati c' qualche marinaio europeo.
Occhi celesti, quasi grigi, che incrociano i miei per un attimo
- un attimo interminabile, la loro espressione imperscrutabile -
poi si abbassano quando si inginocchia e accende
l'incenso in un braciere. Volute di fumo profumato
riempiono la tenda. Ha labbra viola scuro, quasi nero,
color melagrana.
  La cerimonia del caff dice la voce di Bey consiste in
tre tazze, abol, tona e baraka, bevute l'una dopo l'altra. La
prima  per il piacere; la seconda induce la contemplazione
e la terza  una benedizione. Tutte insieme, secondo gli
abissini, producono una specie di trasformazione dello
spirito.
  Il negro ritorna con un vassoio di rame. Sopra vi sono
disposti vari accessori: tazzine, un pentolino di argilla nera,
un sacchetto chiuso con dei lacci, un tovagliolo e un piatto
di liquido rosa. La ragazza intinge il tovagliolo nel piatto
e mi si inginocchia davanti. Solo guardarla in viso mi fa
venire voglia di sospirare di piacere.
  Poi, quando meno me lo aspetto, si sporge e mi passa il
tovagliolino umido e profumato sul viso. Mi sfiora la fronte,
le palpebre chiuse, le guance. L'aroma di acqua di rose
mi invade le narici, dolce e penetrante. Sento le sue dita attraverso
il tessuto. Ha un tocco sensuale, leggero ma stranamente
impersonale. Il suo viso perfetto  molto vicino,
poi si sposta di nuovo. Tira i lacci del sacchetto per aprirlo
e me lo avvicina tenendolo tra le mani.
  Adesso dovete annusare i chicchi, Robert sento la voce
di Bey.
Le prendo di mano il sacchetto e me lo porto al naso.
  Capisco subito di avere gi annusato quei chicchi, o altri
molto simili, a Londra. Caprifoglio... liquirizia... fumo di
legna... mela.
  Ho gi bevuto questo caff esclamo. Lo avete venduto
a Pinker.
  Bey sorride. Vi ha addestrato bene. Questo  il caff
della terra dopo Harar, la terra dove dovrete creare la vostra
piantagione.
Ha un nome?
  Molti nomi o nessuno, a seconda di dove vi trovate. Lo
chiamano comunemente Moka, anche se avrete notato che
 ben diverso dai Moka del mio paese. Viene da Harar lungo
la stessa strada degli schiavi che seguiremo noi. Lo guardo,
stupito. Non lo sapevate? S, la pista che percorreremo
nel deserto  stata usata per secoli dai mercanti di schiavi.
Quella, e non solo il caff,  la vera fonte della ricchezza di
Harar, e la ragione per cui l'interesse dei forestieri non era
visto di buon occhio. Ma le due attivit - vendita di caff e
di schiavi - sono legate anche in altro modo.
  Resta in silenzio un momento. I chicchi sibilano nella
padella mentre si tostano. La giovane li mescola con un
cucchiaio di legno, con movimenti ritmici, quasi rituali.
Ha dita magre e lunghe; il dorso della mano  di un nero
profondo e uniforme, mentre i palmi e i polpastrelli sono
chiari quasi quanto quelli degli europei.
In che senso? mi informo.
  Per restare svegli durante le marce notturne i mercanti
di schiavi mangiavano i frutti delle piante di kaffa mescolati
a un po' di burro. Nelle regioni pi temperate i chicchi
a volte erano scartati, gettati da parte quando i negrieri
si fermavano. Dove attecchivano, nascevano nuove zone di
produzione di caff.
  Allora era una fortuna che i mercanti di schiavi si
fermassero.
  Non per i loro prigionieri. Era durante queste soste che
gli schiavi maschi venivano castrati. Erano seppelliti nella
sabbia bollente dalla vita in gi per far cicatrizzare la ferita.
Per pochi sfortunati il taglio si infettava, ed erano lasciati a
morire nel deserto dopo un'agonia straziante.
  Nonostante il caldo rabbrividisco. Ma ormai sono cose
del passato.
  Non risponde. I chicchi sono arrivati al punto in cui iniziano
a rompersi nel loro recipiente di argilla. La ragazza li
trasferisce su un piatto. Il profumo diventa pi intenso.
Catrame bruciato, cenere, fumo di torba, ma su tutto domina
l'aroma dolce, mieloso, floreale. Mi passa il piatto e io
respiro la fragranza intensa della tostatura. Che buono le
dico educatamente. Il suo viso splendido resta impassibile
come una maschera.
  Vedo che non mi capisce dico mentre passo il piatto
a Bey.
  Vi sbagliate, Robert. Fikre conosce sette lingue, tra cui
francese, inglese, amarico e arabo. Ma non parla senza il
mio permesso. Si avvicina il piatto al viso e inspira profondamente.
Ah!
  Guardo la ragazza negli occhi. Solo per un istante vi colgo
una sfumatura, un cenno e qualcosa di pi: una specie
di sconforto, una supplica, una silenziosa richiesta d'aiuto
di disperata intensit.
Mi acciglio leggermente, come per dire che non capisco.
  Per un attimo lei sembra esitare. Poi scrolla impercettibilmente
le spalle. Non posso dirtelo.
Lancio un'occhiata a Bey. Perch? A causa sua?
Un altro minuscolo cenno di assenso. S.
  Si d da fare a preparare le tazzine, le tiene capovolte sopra
il fumo di mirra, spostandole secondo varie inclinazioni
per profumarle. Poi schiaccia i chicchi in un mortaio con
gesti rapidi e fluidi. Li trasferisce in una caffettiera d'argento
e vi versa sopra acqua bollente. Una voluta di vapore.
L'odore  come uno squillo di trombe: estatico, esultante,
un misto di caprifoglio e spezie, gigli e lime.
  La caffettiera ha un beccuccio lungo e curvo come il
becco di un colibr. Lei versa il caff in due tazzine con un
getto regolare e sottile. Quando mi allunga la mia si sporge
per assicurarsi che Bey non veda i suoi gesti. Sento che
mi viene messo in mano qualcosa di nascosto, qualcosa di
piccolo e duro. Quando mi porto il caff alle labbra guardo
senza darlo a vedere.
Nel palmo ho un chicco di caff.
  Cosa significa? Cerco di catturare il suo sguardo, ma lei
evita di incrociare i miei occhi. Bevo il caff. S,  buono
come l'altra volta, quando l'ho assaggiato a Limehouse, e
anche meglio: questa volta ho le narici piene di mirra e acqua
di rose, i sensi eccitati per il caldo, l'incenso e la presenza
della donna.
  La seconda tazza  lievemente diversa: il caff  rimasto in
infusione qualche tempo, gli aromi sono pi intensi,  pi
corposo in bocca. La osservo muoversi; il modo in cui il cotone
svolazzante le si sposta sul corpo quando si accoccola.
Ha il bacino stretto come un ghepardo, e i movimenti fluidi
e scattanti del felino. Deve avere deciso che sta rischiando
troppo: evita il mio sguardo anche quando deve immergere
il tovagliolo nell'acqua di rose e lavarmi il viso in previsione
della tazza seguente. Ma colgo qualcosa nel suo gesto: la sua
mano esita appena quando mi passa la pezza umida in faccia.
  Lascia cadere il tovagliolo. Entrambi facciamo per raccoglierlo,
insieme. Le nostre dita si toccano. I suoi occhi, spaventati,
si spalancano.
Ti prego, sii prudente.
  Le stringo la mano una volta per rassicurarla. Non avere
paura. Fdati di me. Aspetta.
  Bey nel frattempo parla di caff. Discutiamo dei vari tipi
di trattamento, per via umida e a secco. Appena potete,
Robert, passate al trattamento per via umida: il risultato
sar molto pi uniforme e marcir una quantit minore
del raccolto. Parla di Harar: Il trasporto del caff da
l  complicato, ma dovrebbe diventare pi facile: Menelik
parla di costruire una linea ferroviaria dalla costa a Dire
Dawa. Siete arrivato al momento giusto: c' da fare fortuna,
adesso.
  La terza tazza: baraka. Adesso il caff  lievemente salato;
l'evaporazione lo ha reso pi denso. Lei lo rinfresca con
un rametto di un'erba che sa di zenzero.
  Sapete cos', Robert? chiede Bey, prendendo il rametto
e annusandolo.
Scuoto il capo.
  Tena adam. Gli abissini credono che sia afrodisiaco.
Vedete, la cerimonia del caff ha molti significati. Tra amici 
un gesto di amicizia; tra mercanti come noi, simbolo di fiducia.
Ma tra amanti  un rito diverso. Quando una donna
d il caff a un uomo,  un modo per manifestargli il
suo desiderio.
  Le dita della mia mano sinistra fanno ruotare il chicco,
piccolo, duro e tondo. Significa quello?
  Ecco, questa  la cerimonia del caff. Ora so che non
mi tradirete mai. Ah! La sua risata profonda riempie la
tenda.
  Fikre prende le tazzine vuote e le posa delicatamente
sul vassoio. Giunta sull'uscio della tenda, appena sa che
lui non la pu vedere, mi lancia un'occhiata. Un lampo di
denti bianchi, labbra del colore delle melagrane, pelle nera.
E scompare.
  Da quanto tempo Fikre  al vostro servizio? chiedo
cercando di simulare indifferenza.
Bey mi osserva pensoso.  molto bella, vero?
Scrollo le spalle. S, molto.
  Resta in silenzio un istante, poi esclama all'improwiso:
Non  al mio servizio, Robert. Mi appartiene.  una
schiava.
  Un po' lo sospettavo, ma trovo la notizia sconvolgente,
indecente.
  Ve lo dico continua Bey, guardandomi senza vergogna,
perch lo avreste scoperto comunque, e perch non intendo
mentirvi. Ma vi assicuro che non  ci che sembra. Un
giorno vi dir come l'ho comprata. Ma non oggi.
E Mulu?
  Annuisce. Anche lui.  il suo lala: il suo domestico,
protettore, servitore.
Quindi  un...
  Un eunuco, s.  stato tolto alla sua trib da bambino
e castrato lungo il viaggio, come vi ho spiegato.
  Mi vengono i brividi. Questo spiega quel qualcosa di indefinibile
che mi turbava nell'aspetto di Mulu: l'altezza di
un uomo, il viso imberbe di un ragazzino.
  Bey riprende: Per voi inglesi lo schiavismo  il grande
male, ma le cose sono diverse, qui. Non si pu dire a qualcuno:
"Adesso sei libero, torna a casa". Dove andrebbe?
Anche se sa dove si trova la sua gente, non sarebbe accettato:
non avrebbe un posto nella sua societ. Io do a entrambi
una vita migliore di quella cui potrebbero aspirare.
  Annuisco. Parte di me inorridisce alle sue parole. Un'altra
parte, per, prova una tremenda, sfrenata invidia.
...
27.

  Insomma sbotta Ada, arrabbiata. So che  il tuo fidanzato,
Emily, ma vorrei che Robert non scrivesse frasi tanto
paternalistiche su di me.
  Emily sospira.  quella che ha scritto alla Rana sugli indigeni
e Wagner?
S. Ho proprio intenzione di rispondergli.
  Sar in Abissinia ormai. Non so quanto tempo ci mettano
le lettere ad arrivare l: alle mie non risponde. E poi,
Ada, penso che cercasse solo di fare lo spiritoso.  il suo
modo per tenersi su di morale.
  Robert ce l'ha gi bello alto, il morale, se vuoi sapere
come la penso.
  Per non  facile per lui. Il minimo che possiamo fare
 dimostrargli un po' di comprensione.
  Facile per te: tu ricevi solo dolci sciocchezze e versi
d'amore.
  In realt obietta Emily con un sorrisetto amaro i versi
d'amore non sono la specialit di Robert. Dice che corrompono
la sua arte.
Ada sbuffa.
  Non ti piace per niente, vero? chiede Emily a voce
bassa.
  Non riesco a capirlo. E... Esita, perch c' un limite alla
slealt tra sorelle. Forse mi stupisce che ti piaccia tanto.
Credo sia perch mi fa ridere.
  Per quanto mi riguarda puntualizza Ada non vorrei
che mio marito fosse costante motivo di ilarit.
Proprio in quel momento il padre entra precipitosamente.
Ha in mano mezzo metro di nastro di telescrivente.
Ragazze! grida. Vi va di vedere qualcosa di meraviglioso?
Cosa, pap?
  Mettetevi il cappotto, andiamo alla Borsa. Lyle sta per
distruggere il monopolio dello zucchero!
  Ma che conseguenze avr per noi? chiede Ada
accigliata.
  Nessuna conseguenza diretta. Ma se loro riescono a farlo
per lo zucchero, noi possiamo fare lo stesso per il caff.
Qualunque cosa accada, sar uno spettacolo interessante.
  Le ragazze non sono eccitate quanto lui, ma si lasciano
convincere a indossare giacche e cappelli. Il padre, nel frattempo,
chiama una vettura e partono tutti e tre alla volta
della City.
  Per molti anni Lyle ha affrontato una situazione simile
alla nostra spiega Pinker. Lui  per Tate quello che noi
siamo per Howell, ma non accetta di farsi battere. Si  fatto
un nome commerciando zucchero sotto forma di sciroppo.
Adesso ha iniziato a vendere lo zucchero delle sue barbabietole
dell'Anglia Orientale: spera di sbaragliare il cartello.
Ancora non capisco come funziona disse Ada perplessa.
  Lyle metter sul mercato un grosso quantitativo di zucchero
tutto insieme spiega Emily. Il cartello di Tate dovr
comprarlo, se vuole mantenere alto il prezzo di mercato.
A quel punto  tutta questione di nervi, e di chi resiste
di pi: se Lyle deve smettere di vendere avr perso, e i prezzi
resteranno alti; se Tate deve smettere di comprare perder,
e i prezzi crolleranno.
  Esatto. Suo padre le fa un sorriso. Tate  gi sotto
pressione a causa del raccolto, e Lyle ha delle buone riserve.
Sar una bella lotta.
  Alla Borsa vengono fatti salire nella balconata riservata al
pubblico.  un po' come essere a teatro, pensa Emily guardando
ci che accade gi. Vede un salone enorme, che rimbomba,
attorno al quale sono disposte sei piattaforme ottagonali
rialzate, fatte di mogano e ottone.
  Sono le diverse zone di contrattazione spiega suo padre.
Quella di Norfolk  qui sotto. Intorno all'area indicata
dal padre brulicano decine di uomini, tutti con lo
sguardo fisso su una lavagna. A Emily ricordano dei bambini
in attesa davanti a un teatrino di burattini. L'unico a
muoversi  un uomo con una bombetta rossa che scrive dei
numeri sulla lavagna; quando arriva in fondo, cancella tutto
con uno straccio e ricomincia.
Ah, ecco Neate esclama suo padre. E anche Brewer.
  Emily solleva lo sguardo. Il politico che aveva conosciuto
grazie a suo padre si sta dirigendo verso di loro insieme
a un giovane in completo. Arthur Brewer la saluta con un
cenno del capo e un sorriso prima di sedersi. Pinker, nel
frattempo, parla in tono concitato all'orecchio di Neate,
dandogli una pacca sulla spalla quando il ragazzo se ne va.
  Il nostro mediatore spiega tornando a sedersi. Ho
messo una piccola somma su Lyle.
Una scommessa? chiede Emily.
  Pi o meno. Un ordine di vendita. Se il prezzo crolla,
come spero, intascher la differenza.
Lei annuisce, ma non capisce la Borsa bene come il padre.
   un lato nuovo di lui che prima non conosceva: dopo
tutti i suoi discorsi sui sacchi di caff visti come soldati e cavalieri,
lei si aspettava un diverso tipo di battaglia.
  Suona un campanello in sala contrattazioni. Immediatamente
intorno al settore si leva un brusio. Degli uomini
agitano le mani muovendole secondo una sorta di linguaggio
dei segni, altri scarabocchiano ordini che si passano
avanti e indietro sul banco. Anche se non capisce esattamente
come funziona, sente che la posta in gioco  alta.
Le attese sembrano concentrarsi attorno a due uomini che
si trovano a due lati opposti dell'ottagono.
  L'agente di Lyle e, pi in l, quello di Tate spiega il padre.
Ah, ecco laggi, se non mi sbaglio, i due proprietari,
venuti a guardare. Nella balconata stanno entrando due
gruppi diversi. Ognuno  formato da una mezza dozzina di
uomini che si ignorano volutamente, si avvicinano alla ringhiera
e si concentrano su ci che avviene di sotto.
  I fratelli Lyle. E quello, credo,  Joseph Tate, figlio di
sir Henry. Pinker torna a guardare gi, sforzandosi di leggere
i numeri sulla lavagna che cambiano di continuo. Da
quello che riesco a vedere, Lyle sta ancora comprando. Devono
aumentare le proprie riserve.
Anche se sperano che i prezzi crollino?
   un gesto. Vogliono che la Borsa veda quanto ci
tengono.
  Per una ventina di minuti non succede niente. Ada incrocia
lo sguardo di Emily e fa una smorfia. Ma Emily 
tutt'altro che annoiata: quella scena la affascina. Non si pu
dire che le piaccia, per: anzi, trova abbastanza ributtante
il fatto che ogni iniziativa della ditta Pinker possa essere ridotta
a quello, a foglietti di carta che cambiano di mano su
un banco di mogano. Gli uomini intorno alla piattaforma
hanno qualcosa di animalesco che la turba: riesce a immaginarli
mentre balzano addosso, in branco, a uno dei due
agenti, per farlo a pezzi...
Notevole mormora Pinker.
  Sta guardando verso un lato della balconata, dove un
gentiluomo molto anziano avanza verso il gruppo di Tate
con l'aiuto di un bastone. Un uomo pi giovane gli cammina
accanto, pronto ad assisterlo se ne avesse bisogno.
  Sir Henry Tate in persona spiega Pinker sottovoce.
Deve avere pi di settant'anni, ormai.
  Come se l'apparizione del vecchio fosse un segnale, il
rumore in sala contrattazione cambia. La gente urla ordini
all'agente di Lyle, gli agita davanti le mani in quello strano
linguaggio dei segni, gli ficca in mano quelli che sembrano
foglietti di carta. Lui li prende imperturbabile, dando un
colpetto sul petto di chi glieli ha consegnati per mostrare
che non rifiuta il contratto, mentre nel frattempo fa cenni
del capo a qualcun altro, firma le ricevute e le restituisce.
Lyle sta vendendo annuncia il padre. Ci siamo!
  Per cinque minuti l'agitazione  al massimo. Pinker
guarda sir Henry seduto accanto a suo figlio Joseph, le mani
posate sul pomo del bastone. I due stanno osservando
l'attivit sottostante in silenzio e con viso impassibile. Presto
dovranno cedere borbotta Pinker. Hanno gi speso
una piccola fortuna.
  Il rumore a un tratto sembra diminuire. Nella buca c'
un lungo momento di attesa silenziosa. Poi l'agente di Lyle
scuote il capo.
  Tutti insieme gli uomini in sala contrattazioni gli voltano
le spalle e si avviano verso l'intermediario di Tate.
Suo padre sospira.  finita dice. Tate ha vinto.
Perch?
  Chiss? sbotta. Forse Lyle ha scelto il momento sbagliato.
Forse avevano meno riserve di quanto non avessero
lasciato credere. Forse il vecchio ha semplicemente i nervi
pi saldi. Si alza. Torniamo a casa.
  La balconata si sta gi svuotando. Il gruppo di Lyle  il
primo ad andarsene, gli uomini di Tate si scambiano strette
di mano discrete.  difficile credere che una fortuna sia appena
stata scommessa e perduta.
  Non vinceranno la prossima volta dichiara suo padre
guardando la sala contrattazioni. Non a lungo termine. Il
mercato vuole essere libero, e nessun uomo  pi forte del
mercato. Si rivolge ad Arthur Brewer. Non dimenticate
quella cena, Brewer. Dobbiamo fare tesoro della lezione di
oggi se non vogliamo subire lo stesso destino.
...
28.

"Fumo": simbolo stesso dell'incostanza,  l'odore emesso da
certi tipi di legno e resine quando bruciano.

Lenoir, Le Nez du Caf.

  Partiamo da Zeila quattro giorni dopo, con una carovana
di trenta cammelli, composta non solo da noi e da Ibrahim
Bey ma anche da Hammond e Tatts, desiderosi di approfittare
il pi possibile della sicurezza del nostro gruppo. Fikre
e Mulu camminano dietro di noi con gli altri servitori. A
volte, verso fine marcia, la vedo che si appoggia barcollante
all'eunuco. Lui la sostiene con un braccio, amorevolmente.
A Tococha ci fermiamo per rifornirci d'acqua. Riempiamo
le ghirbe, otri di pelle di capra legati ai cammelli, due
per animale, come enormi palloni. L'acqua ha un sapore
rancido, animale - hircinos - che peggiora parecchio dopo
un'intera giornata sotto il sole. A Warumbot, sedici chilometri
pi avanti, iniziamo ad addentrarci nell'entroterra.
Siamo al limitare del deserto: il villaggio sembra aggrappato
sul bordo della sabbia rovente come un porticciolo sulle
sponde di un vasto mare. Alla luce della luna - ci muoviamo
dal tardo pomeriggio all'alba -  colore del sale, brillante,
luminoso e luccicante, come una sconfinata distesa di
quarzo. Se ti lecchi le labbra, sono coperte di polvere salata.
I visi neri brillano di frammenti di cristallo. Secondo Hammond,
ora siamo sotto il livello dell'oceano. A volte si vedono
soffioni, fumarole, nella macchia rocciosa e tutta uguale;
altre volte, invece, solo le onde infinite di sabbia diventata
pietra. Durante tutta la notte vediamo una sola traccia, un
rovo che, data l'assenza di foglie, potrebbe benissimo essere
morto anch'esso.
  Mi scopro a sognare a occhi aperti Emily, a rivedere scene
del nostro corteggiamento: il modo in cui aveva picchiato
il piede per terra durante una discussione per strada, un
pranzo nel pub di Narrow Street... Poi, per, intravedo Fikre,
la pelle grigio ardesia alla luce della luna, e mi sento
subito eccitato, al punto da avere un capogiro. L'andatura
del cammello, una volta che vi si fa l'abitudine,  ipnotica,
quasi sensuale, un ondeggiamento continuo fatto di piccole
scosse e colpetti che non fa nulla per dissipare le fantasie
che mi attanagliano la mente.
  Quando sorge il sole, come una mongolfiera che si solleva
dalla sabbia, siamo ancora nello stesso deserto uniforme.
Percepisco la preoccupazione dei guidatori dei cammelli:
stare qui in pieno giorno significa morire. Le ghirbe
sono quasi vuote, e sembra che nessuno sappia esattamente
dove ci troviamo. Dopo una mezza discussione continuiamo
ad avanzare. Alla fine appare all'orizzonte un altro minuscolo
villaggio, con le casupole informi quasi invisibili
contro le rocce altrettanto informi sparpagliate nel deserto,
che un'illusione ottica pu far apparire pi grandi di un bastimento
o pi piccole di un granello di polvere.  Ensa, la
nostra destinazione di quel giorno. Sono tutti sollevati. Vi
sono una dozzina di capanne traballanti, qualche capra in
cerca di erba tra le rocce, una negra che si attacca un neonato
a un seno grigio e piatto, gi svuotato come un'arancia
spremuta. Grossi avvoltoi si aggirano tra le casette o strappano
col becco i resti puzzolenti della paglia di un cammello,
ma c' un pozzo per riempire gli otri. Abbiamo percorso
sessanta chilometri.
  La notte seguente mi lascio portare dall'animale sentendomi
un po' in colpa: non mi sembra giusto andare a dorso
di cammello quando una donna procede a piedi. Ma ci sono
delle convenzioni da rispettare: non posso offrire la mia
cavalcatura alla schiava di Bey come non potrei lasciare il
posto a una serva sull'omnibus.
  Ibrahim Bey mi sorprende a guardarla e manovra il cammello
per affiancarlo al mio. Vi avevo promesso di raccontarvi
come l'ho trovata.
S.
Vi andrebbe di sentirlo?
  Penso: sto cavalcando un cammello nel deserto. La luna
 enorme sopra di me, tanto grande e chiara che potrei
quasi allungare una mano e toccarne la superficie corrugata.
Quasi non dormo da giorni. Sto andando in un posto
dove la civilizzazione  assente. Questi animali puzzano.
Un mercante arabo mi vuole raccontare della sua schiava.
Dev'essere un terribile incubo.
S, grazie rispondo.
...
29.

  Per quasi un'ora Bey parla, la voce un basso monotono. 
successo per caso, pare: una vendita di schiavi a Costantinopoli;
un amico curioso che ha insistito per partecipare;
Bey che si lascia trascinare di malavoglia a guardare.
  Vi prego di capire, Robert, che non si trattava di un
bazar squallido e sporco dove i lavoratori delle piantagioni
erano comprati e venduti. Era la vendita delle merci pi
preziose: ragazze scelte fin da piccole per la loro bellezza e
allevate nell'harem di un mercante prestigioso; giovani che
avevano imparato la matematica, la musica, le lingue, gli
scacchi. Alcune venivano da terre pi a est - Georgia, Circassia,
Ungheria - ed erano apprezzate per il colore della
pelle, altre appartenevano alla famiglia del mercante.
  Quelle ragazze, mi spiega, talvolta non sono neppure
comprate dal padrone a cui sono destinate: passano invece
da un intermediario all'altro, e le pi belle riescono ad arrivare
fino all'harem dell'imperatore. Ogni agente aggiunge
la sua commissione, e il prezzo di una ragazza che entra
a servizio del sultano  astronomico, superiore ai guadagni
di una vita intera per uno come Bey. Ma poche erano tra
queste: una ragazza doveva essere davvero eccezionale per
giungere a simili vette.
  Fissa l'oscurit. Fummo accolti dal mercante che ci offr
dei rinfreschi - sorbetti, caff, pasticcini e cos via - prima
di accompagnarci ai nostri posti, assegnati in base al prestigio
degli ospiti. Eravamo solo una ventina, ma era evidente
che alcuni si stavano preparando a spendere piccole fortune
quel pomeriggio.
  Un lato della sala era stato chiuso con dei paraventi, e
da dietro apparivano ogni tanto visi eccitati, occhi curiosi,
una risatina nervosa: era l la merce che stavamo aspettando.
Uno scrivano si sedette a un tavolo e prepar penne
e registri per trascrivervi i pagamenti. La madre del mercante,
la hanim, vestita con i suoi abiti pi lussuosi, correva
qua e l dando gli ultimi ritocchi. Il commerciante fece
un piccolo discorso di benvenuto, poi pass a presentare
la prima ragazza, descrivendola in termini lusinghieri.
Andava benissimo, ma volevamo vederla. Alla fine venne fuori,
intimidita da tutti quegli uomini ma anche orgogliosa:
era un onore essere scelte per prime. Era russa di nascita,
graziosa, poco pi che una bambina. Portava un gomlek,
una giacca di seta lucida, tempestata di gemme, aperta sul
collo; calzoni di seta, stivaletti flosci. La guardammo e restammo
colpiti. Nessuno la tocc, naturalmente. Era dotata
di un certificato di verginit di una levatrice per rassicurare
gli eventuali acquirenti apprensivi, ma tutta l'organizzazione
implicava che quelle fossero ragazze da harem,
non prostitute.
  Apro la bocca per fare una domanda. La richiudo per
non interromperlo, ma Bey se n' accorto. L'harem, Robert,
forse lo immaginate come una specie di casa chiusa.
Ma il serraglio non  un bordello. Nessuno avrebbe voluto
una donna palpeggiata dagli altri acquirenti: l'avrebbe considerata
sporca.  come quando si compra un libro. Vi piacciono
i bei libri, no?
  Annuisco, anche se non ricordo di avere mai avuto una
conversazione con lui a questo proposito.
  Quando acquistate una prima edizione, dovete tagliare
le pagine. Perch?  un servizio che il libraio, o lo stampatore,
potrebbero facilmente rendervi. La verit  che amiamo
tutti avere la prova inconfutabile di essere i primi a leggere
quelle parole. Con le donne  uguale.
  Siamo giunti in un punto roccioso. La carovana rallenta,
ogni animale a turno affronta i massi che trova sul suo
cammino. Mi guardo alle spalle: Mulu sta aiutando Fikre a
oltrepassare le rocce, sollevandola da una pietra all'altra. Ha
la pelle che brilla come una moneta d'argento, chiarore luccicante
della luna sul nero assoluto.
  Iniziarono le offerte riprende Bey a bassa voce. Quasi
subito si raggiunse non so quale primato, mi sfuggono i
dettagli. Non ricordo molto, d'altronde. Non mi piaceva
vedere esseri umani battuti all'asta. Eppure le ragazze sembravano
tutte felici in modo infantile. Era chiaro che non
avevano mai indossato abiti tanto sontuosi: ognuna usciva
fiera da dietro la tenda quasi in preda ad una contentezza
stupefatta, trattenendosi dal saltellare negli stivaletti di seta
mentre avanzava fino alla sedia al centro della stanza. Quello
che mi entusiasmava, per, era altro. Sono un mercante,
non dimenticatelo, ho il commercio nel sangue. Avevo partecipato
a molte vendite, ma mai a una cos. Il banditore era
abile, teneva la voce bassa, appena un mormorio, ma aveva
occhi dappertutto, e annuiva per dimostrare di avere colto il
segnale di una mano alzata, o con un sorrisetto invitava chi
faceva un'offerta insufficiente a rilanciare. Il fermento nella
stanza era al massimo. Giovani donne come quelle si vedevano
di rado sul mercato, e per quegli uomini la ricchezza
non era nulla in confronto al brivido di poterne acquistare
una, e anche alla soddisfazione di battere gli altri potenziali
acquirenti, immagino. Naturalmente non avrei potuto partecipare
neanche se avessi voluto. Le somme in gioco erano
ben al di l delle mie possibilit. Ero un semplice mercante
di caff, un osservatore che non avrebbe neanche dovuto
essere l a guardare i giochi di uomini facoltosi.
  Dopo che furono vendute cinque o sei ragazze, fu annunciata
una pausa, ufficialmente per offrire uno spuntino,
in realt per aumentare la tensione tra i compratori. E - un
abile trucco architettato dalla hanim e da suo figlio - mentre
bevevamo un caff avevano organizzato qualcosa per intrattenerci.
Niente di volgare: le giovani uscivano da dietro
il paravento, qualcuna per suonare uno strumento, altre per
giocare a scacchi tra loro.
  Gli uomini si alzarono e si misero a passeggiare, apparentemente
per parlare tra loro od ammirare la raffinata decorazione
delle colonne, ma in realt per guardare da vicino
le ragazze che ancora non erano state vendute. Fu cos
che colsi una voce che circolava. C'era un individuo che, visto
l'abbigliamento, doveva essere un alto dignitario di corte.
Si mormorava che volesse comprare la fanciulla pi bella
per donarla al sultano, nella speranza di ricevere in cambio
un posto importante, il governatorato di una provincia
o qualcosa di simile. Gli altri compratori si chiedevano
quale avrebbe scelto.
  Mi guardai attorno nel salone, vedendo la merce con i
suoi occhi. Le ragazze con la pelle chiara, come ho detto,
erano particolarmente ambite. Forse avrebbe scelto l'ungherese
con i lunghi capelli biondi? La madre del mercante
doveva esserne convinta: la hanim colmava di attenzioni la
giovane, sistemandole di continuo il vestito come se fosse
stata una sposa in procinto di andare all'altare.
  Poi notai un'altra ragazza, molto scura di pelle, bellissima,
seduta ad un tavolino da scacchi. Era africana di nascita,
ma doveva essere nell'harem da diversi anni. Indossava
una giacca di seta rossa brillante, e la sua espressione mentre
muoveva i pezzi sulla scacchiera era cupa. Mi incuriosii:
non usava il gioco come pretesto come facevano le altre,
che lanciavano occhiatine veloci agli uomini; si stava concentrando,
con grande determinazione, sulla partita. Le importava
vincere, capii.
  Era la sua reazione alla vendita, ai compratori, a tutta
quella indegna messinscena: li ignorava, concentrandosi invece
sull'unica attivit che le avrebbe permesso di trionfare.
La ammiravo per quello.
  Passai accanto al suo tavolo e mi fermai. La sua rivale
giocava male, e in pi non pensava alle mosse: era pi interessata
a quello che accadeva altrove nel salone. Quando fu
sconfitta, in poche mosse, mi feci avanti.
"Sarei molto onorato" dissi "di giocare con voi".
  L'africana alz le spalle e mise a posto i pezzi. Feci un
paio di semplici mosse di apertura, per vedere come giocava.
Il protocollo dell'harem voleva che lei perdesse per lusingarmi.
Per un paio di scambi pensai che l'avrebbe fatto.
Poi, per, una scintilla di determinazione ostinata le balen
negli occhi, e decise che voleva battermi.
  Mentre giocavamo le studiai il volto. Lei non mi guardava
negli occhi: sarebbe stata un'impudenza imperdonabile,
date le circostanze. Tuttavia, non potei fare a meno di
apprezzare la sua bellezza. Insomma, l'avete vista anche voi:
non ho bisogno di descriverla. Forse, per, dovrei descrivere
il suo spirito. Era una ragazza che rifiutava nel modo
pi assoluto di farsi possedere o battere. Ogni suo muscolo
esprimeva la rabbia per ci che stava accadendo, per il modo
in cui disponevano di lei. Battermi era la sua unica vendetta;
una vendetta da niente, forse, ma comunque l'affermazione
del suo desiderio di ribellarsi.
Poi mi accorsi che qualcuno si era messo a osservarci.
  Era il giovane dignitario. Ci guardava, e il modo in cui stava
immobile mi fece capire che anche lui aveva visto qualcosa
- qualcosa di straordinario - in quella ragazza africana.
Alzai lo sguardo, sperando di intimorirlo con un'occhiataccia,
ma se n'era gi andato.
  Quando fummo tornati ai nostri posti, il banditore annunci
i lotti successivi. La giovane con la pelle pi chiara
sarebbe stata aggiudicata per ultima, era il momento pi
importante dell'evento. Tocc invece all'africana. Il banditore
pass in rassegna le sue qualit: lingue straniere, musica,
tiro con l'arco, corsa. Voleva dipingerla come una curiosit
esotica, una novit: una scimmia istruita. Due uomini
fecero delle offerte senza convinzione, facendo salire
il prezzo che raggiunse probabilmente un importo considerevole.
La gara era giunta ad un punto morto quando, a un
tratto, con un gesto annoiato della mano, il ricco uomo di
corte entr in competizione.
  Capii subito la sua tattica: voleva far credere di avere
fatto un'offerta quasi per sbaglio, come se avesse deciso
di fare un acquisto in pi quel giorno e, sebbene la ragazza
che gli interessava davvero fosse un'altra, non gli dispiacesse
prendersi anche Fikre. Il suo comportamento poteva avere
forse tratto in inganno qualcun altro degli astanti, ma non
me. Non sapevo molto di schiavi, ma le aste le conoscevo
perfettamente. E c'era un altro motivo per cui capivo tanto
bene il ragionamento dell'uomo: ero d'accordo con lui.
  In quei pochi minuti trascorsi al tavolo degli scacchi,
non dico che mi fossi innamorato di lei, ma certo mi aveva
stregato. Era una sensazione incredibile, viscerale, fisica
e totale: sapevo che non potevo permettere a quell'uomo, n
a nessun altro, di portarmela via e di domarla.
  Per qualche istante le offerte si susseguirono veloci. Il
giovane uomo di corte alz le spalle ed offr un prezzo altissimo.
Gli altri si inchinarono e si ritirarono. Il martello batt
una volta. Segu un mormorio di eccitazione o, meglio, di
perplessit. Un altro acquirente si era fatto avanti. Qualcuno
aveva avuto l'audacia di provare a portare via l'insolito
acquisto da sotto il naso del gentiluomo. Con un sussulto
sorpreso, mi accorsi che quell'uomo ero io. Avevo la mano
per aria. Il cortigiano inarc le sopracciglia e alz di nuovo
il braccio per indicare che la gara era aperta. Schioccai le dita,
un gesto scortese, ma ormai non mi importava. Gli altri
spettatori si fecero attenti. Il dignitario aggrott la fronte
e raddoppi l'offerta: ormai non fingeva pi che la ragazza
non gli interessasse. La voleva. La volevo anch'io, ma il
prezzo superava gi i miei guadagni di quell'anno. Levai di
nuovo la mano, e di nuovo l'altro raddoppi il prezzo. Sapevo
che se avessi vinto avrei dovuto ipotecare tutto ci che
possedevo, lei compresa, ma questo non mi ferm. Alzai un
dito, lo puntai contro il banditore e dissi una cifra cos alta
che non aveva quasi senso. Lui accett l'offerta con un cenno,
e si rivolse al mio avversario per vedere se replicava. Il
prezzo raddoppi di nuovo. Stavo perdendo quando, senza
neanche pensarci, raddoppiai anch'io.
  A un tratto il dignitario sbatt le palpebre, alz le spalle
e scosse il capo. Era finita. Si ud un breve applauso, che
si spense subito non appena i presenti ricordarono che non
era opportuno applaudire il successo di un povero mercante
contro un potente dignitario di corte. L'asta prosegu.
  Fikre, seduta al centro della stanza, aveva mantenuto lo
sguardo fisso a terra durante tutta la durata delle offerte. In
quel momento alz la testa e mi lanci uno sguardo. Dai
suoi occhi traspariva tutto il suo disprezzo.
  Avevo messo a repentaglio ogni cosa per diventare il
suo padrone - l'uomo che avrebbe avuto potere di vita e di
morte su di lei - e lei mi dimostrava la pi totale assenza di
paura o interesse, come se fossi stato uno sciocco corteggiatore
che le faceva dei complimenti per la strada.
  Da qualche parte, dietro di noi, nel buio argenteo, un
cammello sottolinea le sue parole con uno schiocco di labbra
e uno sbuffo tremulo. Il proprietario gli parla, sottovoce,
nella lingua dei beduini.
  S, ero il suo padrone borbotta Bey, quasi tra s e s.
Pensate, se ci riuscite, cosa significava. La responsabilit,
le decisioni che dovevo prendere. Pensate al dilemma che
mi si presentava.
Perch? chiedo.
Bey mi guarda. Perch cosa?
Perch era un dilemma?
  Ho l'impressione che abbia parlato pi per se stesso che
per me. Certo sembra sorpreso che l'abbia interpellato.
Questa, amico mio, sar una storia per un'altra occasione
conclude, e sprona il cammello per avanzare fino alla testa
della carovana.
...
30.

  Un'altra sosta, un altro giorno in cui si cerca di dormire nelle
ore pi calde. Quando il sole comincia finalmente a maturare
come un frutto, diventando rosso, carichiamo i cammelli.
La sabbia sotto i nostri piedi non  pi color quarzo
ma nera come minuscole perline di lignite: siamo in una regione
vulcanica ora, il samadou.
  Desmond Hammond mi si  affiancato. Si  attorcigliato
un fazzoletto beduino intorno al collo per proteggersi
dalla sabbia sospinta dal vento: con il viso segnato dalle rughe
e dal sole, sembra davvero un africano. Per un bel po'
sta in silenzio, poi dice: Perdonatemi, Wallis, ma non mi
sembrate un coltivatore.
Due mesi fa l'avrei preso come un gran complimento.
  Risponde con una specie di grugnito. Siete qui per altre
ragioni, allora?
Direi di s.
  Non ci sono molti europei dove siete diretto, e ancora
meno inglesi. Se avete dei problemi, potete provare a farci
arrivare un messaggio tramite i beduini. Sono un poco lenti
ma molto affidabili.
Grazie gli dico con sincera gratitudine.
  Posso trovarvi della merce, se volete. So che ci sono
avorio, oro, diamanti da quelle parti. Se vi serve qualcosa,
mandatemelo a dire.
  Penso che Bey sar il mio vicino pi prossimo ad
Harar.
  Bey... Hammond sta per aggiungere qualcosa, poi
sembra cambiare idea. Indica con il capo Fikre, che cammina
accanto al cammello di Bey con una mano appoggiata
alla staffa. Conoscete la storia della sua donna?
  S. Me l'ha raccontata proprio la notte corsa. Di come
l'ha comprata ad un'asta.
Hammond grugnisce ancora. Cos dice.
Non gli credete?
  Non credo che la storia finisca l. Non c' persona pi
infida di un arabo, e un mercante arabo  il pi subdolo
di tutti.
  La ditta del mio datore di lavoro collabora con lui da
anni. Ho assaggiato io stesso i suoi caff, che sono sempre
di qualit eccelsa. Mentre lo dico, mi accorgo che
potrebbe essere quella la verit dietro l'acquisto di Fikre
all'asta di schiavi: Ibrahim Bey non riesce a resistere alla
tentazione di comprare il meglio, che si tratti di caff o
di una schiava.
Sapete cosa dicono i beduini a proposito di Bey?
Faccio di no con la testa.
  Dicono che  un sentimentale. Credono che abbia
comprato la ragazza per il motivo peggiore: perch si 
innamorato.
 cos terribile?
  Significa mescolare affari e piacere. Provate a pensarci.
Lui la compra; e dopo?
  Ho gi immaginato, con dovizia di particolari, l'estasi e
il piacere animale della deflorazione dopo un acquisto del
genere. Hammond continua: Non  come comprare una
puttana. Una ragazza del genere, nella loro cultura,  molto
diversa da una prostituta, e molto pi costosa. Ma il suo
prezzo dipende da due fattori. Uno  la verginit, e non dimenticate
che ha pagato una fortuna per averla. Nel momento
in cui la possiede, lei perde valore.  cos che funziona
quel particolare mercato. Vale il prezzo d'acquisto solo
finch n lui n nessun altro la tocca.
E l'altra cosa?
  La giovinezza risponde Hammond. Gli arabi ricchi si
comprano mogli in et puberale o poco pi vecchie. Quando
una donna compie diciotto anni, ha perso gran parte del
suo valore. A venticinque non vale nulla, e nessun harem
importante la vorr.
  Pensate quindi cosa deve avere vissuto Ibrahim Bey. Ha
pagato una fortuna per la ragazza, ha investito ogni sua ricchezza
in lei.  il suo padrone, pu fare di lei ci che vuole.
E naturalmente sogna di farle di tutto. Basta guardarla,
quale uomo non lo vorrebbe? Ma sa anche, come mercante,
che nel momento in cui lo fa, lei non vale pi niente.
Il suo denaro, l'investimento, svanisce come acqua versata
nella sabbia.
  Venderla o portarsela a letto?  una decisione irrevocabile.
Quindi aspetta, paralizzato, cercando di decidere. Ma,
ironia della sorte, mentre aspetta, lei perde valore, giorno
dopo giorno.
  Per non riesce a decidere. Passa un anno. Nel frattempo
sanno tutti in che guaio si  cacciato.  diventato
lo zimbello della gente, e per un mercante questo  terribile.
Nessuno vuole fare affari con Bey o, se accettano di
trattare con lui, tentano di imbrogliarlo. Non riesce a ottenere
dei crediti: come potrebbe, quando tutti sanno che
non riesce a separarsi dall'unica cosa che possiede? I rivali
lo prendono in giro alle sue spalle. Nel frattempo, la ragazza
 sempre pi viziata e indisciplinata. Sa che l'unica
via d'uscita consiste nel venderla, ma qualcosa glielo impedisce:
il sentimento.
  Ha accennato al suo dilemma dico. Doveva intendere
questo.
  Hammond annuisce. Giro l'Africa orientale da un pezzo,
ormai. Qui ci sono tante razze diverse: arabi, africani,
europei. Noi europei decidiamo di fare qualcosa e lo facciamo.
 la nostra forza. Gli africani hanno una mentalit
diversa, aspettano di vedere cosa succede: la vita sfugge
al loro controllo. Anche questa  la loro forza, in un certo
senso: hanno una buona capacit di ripresa. Ma gli arabi
sono i pi affascinanti: non sai mai cosa aspettarti da loro.
Il  loro giudizio  sempre offuscato da qualcosa: religione,
vanit oppure orgoglio. Fa una pausa. Con questo intendo
dirvi di stare alla larga da Bey, perch alla fin fine non
 uno di loro ma neanche uno di noi.
  Avanziamo a fatica nella sabbia nera e infida per tutta la
notte. Di tanto in tanto si leva il vento, tiepido e secco, e fa
frusciare la sabbia scura, sollevandola intorno alle caviglie
di chi cammina. A volte ho l'impressione di farmi strada in
un deserto infinito di caff tostato.
  L'acqua sta per finire. Ai cammellieri  razionata: due
sorsi a testa. Nessuno osa suggerire di razionarla anche all'uomo
bianco, ma cerco di attenermi alle loro stesse
quantit.
  Quando tocca a Mulu bere, si limita a inumidirsi le labbra
e passa la tazza a Fikre.
  Stanotte non c' luna, avanziamo lenti. A poco a poco
percepiamo una sorta di fremito nell'aria, una vibrazione
che si fa via via pi precisa:  un rimbombo, come di tuoni
lontani. Ma non  un tuono. Sono tamburi.
Nel nero assoluto  impossibile capire da dove viene.
  Poi mi accorgo atterrito che  tutto intorno a noi: davanti
e di fianco, il buio sta parlando a se stesso, il suono riecheggia
nella vacuit del deserto come un tuono rimbomba
nel cielo.
Tacciamo. Nessuno sa cosa significa.
  Dev'essere un gruppo di Galla che fa scorrerie dice infine
Hammond.
  Avanziamo con cautela. Poi dal buio emerge un canto. 
vicinissimo, ma non riusciamo a vedere nessuno. Ci stringiamo
e procediamo affiancati, quattro per fila, i cammelli
all'esterno. I beduini sfoderano i pugnali, nervosi. Hammond
controlla il fucile.
Cosa stanno cantando? chiedo.
Hammond alza le spalle.  in galla.
  Fikre esclama all'improvviso:  un canto di guerra. Dice:
"L'amore senza baci non  amore. Una lancia senza sangue
non  una lancia".
   la prima volta che le sento parlare la mia lingua. Ha
un forte accento, come l'inglese parlato da un francese, ma
la grammatica  stranamente corretta. Ha una voce bassa e
pronuncia le lettere con un sibilo leggero, come se la lingua
le si impigliasse nei denti.
  Far loro paura. Hammond solleva il fucile e spara
quattro colpi in aria. I cammelli, terrorizzati, partono al
trotto, poi rallentano.
  Il canto si interrompe di colpo. Ora si sente solo il fruscio
scricchiolante, quasi un sospiro, della sabbia nera sotto
i piedi.
  All'alba incappiamo in un mucchietto di ossa. Prima vediamo
gli avvoltoi che volano pigri in cerchio su qualcosa
davanti a noi, nella sabbia. Poi distinguiamo la sagoma gibbosa
di un cammello. Un uccello gli siede sul dorso, e ne
strappa metodicamente brandelli di carne col becco.
  Quando ci avviciniamo scopriamo un altro cammello,
poi un terzo. Solo all'ultimo momento vediamo il resto.
Gli avvoltoi saltano a qualche metro di distanza, aspettando
che ce ne andiamo per finire il pasto.
  Tra i cammelli giacciono i resti di quattro persone. I corpi
sono decomposti: carne nera dalla quale spuntano ossa
bianche, spolpate dagli uccelli. Altre ossa si trovano l accanto
con le estremit spaccate, come se fossero state strappate
e contese.
  Iene dice Hammond. Ma non sono state le iene a
ucciderli.
  Mi costringo a guardare. Sono gli occhi, il viso e lo stomaco
che gli animali mangiano per primi: i tessuti molli.
Uno dei visi deturpati, penso, appartiene a una donna.
Della mandibola non restano che le ossa e i denti.
  Beduini, presumibilmente dice Hector. Poveri
selvaggi.
  Possono anche essere europei ribatte Hammond. Tutta
la carne si annerisce quando marcisce.
  Dovremmo rimetterci in marcia dichiara Bey. Biokobobo
 ancora ad un'ora da qui.
Ci muoviamo. Nessuno suggerisce di seppellire i cadaveri.
  Il sole  gi alto in cielo. I musi senza occhi dei cammelli,
abbandonati sulla sabbia, ci guardano partire.
...
31.

"Speziato": questa caratteristica  tipica dell'odore di spezie
dolci come chiodi di garofano, cannella e pimento. 
opportuno avvisare gli assaggiatori di non usare tale termine
per descrivere l'aroma di spezie forti come pepe, origano
e spezie indiane.

International Coffee Organization,
The Sensory Evaluation of Coffee.

  Biokobobo  il luogo dove ci accampiamo, un'oasi in tutti
i sensi: un agglomerato di casette color sabbia disseminate
tra le palme. A un'estremit del villaggio si trovano tre laghetti
di un luccicante blu cobalto. Da un lato vediamo il
deserto, dall'altro la via si inerpica tra le montagne.
  Prevediamo di trattenerci qui diversi giorni per riposare
e per permettere al gruppo di Galla di allontanarsi. C'
un piccolo mercato; mangiamo datteri, frutta secca, noci
di cocco, focacce, formaggi fatti con latte di cammella. Io ed
Hector nuotiamo in uno dei wadi ed estraiamo qualche genere
di prima necessit dai bagagli.
   incredibile come, dopo un viaggio di diversi giorni
senza nessuna comodit, un laghetto scintillante ed un luogo
dove posare un letto da campo siano diventati un lusso
prezioso.
  Cerco di scrivere. Cara Emily, ti scrivo nel bel mezzo del
deserto. La nostra cena sta cuocendo su uno spiedo sul fuoco. 
un'altra capra: sto diventando un vero esperto di capre... Ma
non riesco a finire, e non per colpa del caldo. Non me la ricordo
bene. Tiro fuori dal bagaglio la Guida e con cautela,
all'ombra di una delle case, apro un paio di boccette. Gli
aromi sembrano scialbi, evanescenti. O forse sono io che ho
perso l'olfatto. Ho avuto l'odore rancido di cammello nelle
narici per troppo tempo.
  Mangiamo la capra arrosto spolverata di berberi, una
polvere a base di peperoncino: una volta che la assaggi, non
riesci pi a farne a meno. Fikre e Mulu non mangiano con
noi, ma un po' in disparte. A volte lui le pettina i capelli
con una spazzola di metallo, e intanto chiacchierano,
sottovoce ma animatamente, in una lingua che non conosco.
La vedo ridere; ha una risata rapida, sciolta. Quando ride,
gli finisce addosso dandogli un colpetto con la spalla, sembrano
due scolarette. Lui si limita a sorriderle timidamente.
  Un paio di volte la vedo guardare dalla mia parte, ma i
suoi occhi sono inespressivi: non vi  nulla dell'intensit,
della disperazione silenziosa, che ho avvertito nella tenda
di Bey. Mi scopro a chiedermi se ho frainteso. Per c' stato
quel chicco di caff che mi ha messo in mano.
  La seconda mattina a Biokobobo mi sveglio presto. Con
un sospiro mi alzo, mi stiracchio ed esco.
  Nella luce fioca vedo una figura snella correre verso il
wadi, avvolta in uno scialle blu.
Fikre.
  Passa tra le palme e la perdo di vista. Ma certo: ieri non
ha potuto fare il bagno perch c'erano gli uomini nel laghetto,
quindi  venuta adesso per lavarsi lontano da sguardi
indiscreti. Mi avvio subito verso l'altro lato del wadi e
faccio appena in tempo a vederla aprire lo scialle.
Alla luce tenue la pelle color ferro sembra lucida e brillante.
  Vedo di sfuggita il ciuffetto di peli tra le gambe, sembrano
chiodi di garofano scuri, quando entra nell'acqua;
anche i capezzoli sui piccoli seni sodi sono quasi neri.
Bevo quella visione con avidit, con foga, come se ingollassi
un caff dopo l'altro. Poi mi volta le spalle. Ha una schiena
solida, stretta, flessuosa come quella di un serpente mentre
prende con le mani dell'acqua per lavarsi il viso. Le goccioline,
sotto i primi raggi del sole, riflettono la luce e brillano
come una distesa di diamanti. Si lascia scivolare sott'acqua,
quindi riaffiora, tra gli schizzi, e nuota proprio verso di me.
  Mi ritraggo prima che mi scopra, ma poi qualcosa mi
induce a cambiare idea. Faccio un passo avanti, deciso, in
modo che veda che la guardo.
  Anche lei, con la stessa determinazione, si alza. L'acqua
del laghetto le arriva in vita. I rivoletti le scorrono via dal
corpo, rendendole lucida la pelle nera. Gocce d'acqua come
gemme preziose le cadono sgocciolando dal seno.
Mi sento il cuore in gola.
  Per un lungo istante ci fissiamo. Poi l'aria del mattino
porta fino a noi il suono delle campanelle delle capre.
  Lei si volta e torna dove ha lasciato le vesti, muovendo
piano le gambe nell'acqua cristallina.

L'amore senza baci non  amore:
una lancia senza sangue non  una lancia.

  Sono le uniche parole in inglese che le abbia sentito dire. Le
odo di nuovo - quella strana inflessione francese che d alle
parole - e so di essere ormai ossessionato, senza speranza.
...
32.

  Ho un bisogno disperato di parlarle da solo, ma me lo impedisce
Hector, che intende usare la sosta per leggere insieme
a me, pagina per pagina, Caff: coltivazione e profitto, e
Ibrahim, che vuole parlare di poesia.
  Il vostro futuro suocero mi dice che siete uno scrittore,
Robert. Conoscete le opere di Hafez?
Temo di no.
Forse avete avuto occasione di leggere i versi di Said Aql?
No, non mi  capitato.
I sonetti di Shakespeare?
  S, certo. Sono un po' irritato dall'insinuazione che sia
un completo ignorante solo perch non ho letto qualche
autore arabo.
  Una volta vi reciter i versi di Hafez di Shiraz. Era persiano,
ma i suoi pensieri sono molto profondi. "Ho stimato
l'influenza della ragione sull'amore, e ho trovato che  quella
di una goccia di pioggia nell'oceano, che lascia un solo
segno sull'acqua e scompare".
Sarebbe molto interessante.
  Robert? ruggisce un'altra voce nei paraggi. Sentite
questo. "Lo scrittore ha piantato del caff sul monte Kilimangiaro,
e dopo un esperimento durato sei mesi le piante
crescono a meraviglia".
Rassicurante, Hector.
  "Come questo poeta, non prender la coppa se cetra
non suona, che il cuore felice legarono un giorno alle corde
gioiose di seta".(1) Come invidio la vostra vocazione, Robert.
Essere poeta significa essere principe tra gli uomini.
 vero, Ibrahim.
  "Di tanto in tanto, a causa della fretta, abbiamo sentito
dire che il terreno delle zone da coltivare  stato pareggiato
e dissodato solo con piedi di porco, ma si tratta di una soluzione
scadente e destinata a produrre scarsi risultati. Fate
invece le buche pi larghe che potete, sempre in base al denaro
e alla pazienza che avete".
Grazie, Hector. Lo terr a mente.
   impossibile. Tra i discorsi sull'amore di Bey e le dissertazioni
di Hector su sostegni, buche, ombreggiamento del
semenzaio e pacciame, non mi resta che attendere che la carovana
si muova.
  Rievoco l'immagine di un corpo nero flessuoso che entra
nudo in un laghetto deserto. Sono settimane che non
vado con una donna.
Desiderate del caff, Robert?
Alzo lo sguardo.  Bey, che  venuto a sedermi accanto.
  Sto cercando di leggere un racconto nel Yellow Book, una
commedia di costume di Meredith. In realt, per, non ero
riuscito a concentrarmi neppure prima di questa interruzione.
Ne avete qui?
  Certo. Non viaggio mai senza un sacco di chicchi. Batte
le mani. Fikre, Mulu. Caff, per favore.
  Arrivano di corsa. In un attimo hanno preparato un fuoco,
scaricato il caff, trovato il pentolino di argilla e le tazzine,
macinato i grani. Il fuoco  acceso e portato alla temperatura
giusta. Appare un piattino di acqua di rose da non
si sa dove.
Tutto questo, credo, perch possiamo bere un caff.
Hector? chiama Bey.
Si, se lo fate vengo anch'io.
  Fikre sta sudando quando viene a lavarci il viso con l'acqua
di rose: ha minuscole goccioline argentee sulla pelle nera.
La guardo negli occhi, ma sono inespressivi,
indecifrabili.
Poi lo sento: un chicco di caff mi  scivolato in mano.
  Le tocco l'unica parte del corpo che Bey ed Hector non
possono vedere, e le stringo per un attimo la caviglia.
  Nei suoi occhi non c' assolutamente niente. Nulla. Ma
ad un tratto mi accorgo che trema, come se mantenere quella
compostezza le costi uno sforzo terribile.
  Da Biokobobo attraversiamo la piana di Dahelimale e
cominciamo a salire verso le montagne. A volte passiamo
accanto a terreni coltivati, lunghe strisce sottili disseminate
in modo apparentemente casuale in mezzo alla macchia.
Alti negri attraversano il paesaggio, sempre nella stessa posizione:
un bastone da marcia messo di traverso sulle spalle,
con le braccia agganciate a esso e le mani penzoloni. Le
donne indossano abiti di un tessuto leggero rosso, turchese
o verde. Hanno la fronte adorna di piastre. I bambini sono
nudi. Le capanne sono fatte di pelli animali e tappeti. Si
ha l'impressione che niente sia permanente da queste parti.
  La lunghezza del viaggio comincia a pesare. Non si ha
pi la sensazione di pericolo provata durante l'attraversamento
del deserto, e dopo una notte di marcia le montagne
sembrano trovarsi sempre alla stessa distanza di prima.

Cara Emily.

  Fisso la pagina bianca.  come un deserto di sale, una distesa
candida e abbacinante su cui il sole si riflette, accecandomi.
Mi trovo a corto di parole, oltre che di tutto il resto.
Chiudo gli occhi. Il suo viso mi appare davanti.  accigliata.
Robert, fa' attenzione dice. Sorrido, apro gli occhi.
Ma la pagina  ancora ostinatamente bianca.
Bey annuncia: Caff.
  Mentre l'aroma dei chicchi tostati si diffonde nel campo,
piego il foglio e me lo infilo in una tasca interna.
Arrivo.
   la mia immaginazione o Bey sta guardando Fikre e me
con pi attenzione del solito mentre lei prepara il caff? Gli
occhi socchiusi sono solenni, indecifrabili. Fikre ci lava il
viso, poi versa il caff nelle tazzine. Non ha la possibilit di
passarmi nulla.
  Per, quando finisco, lo vedo sul fondo della tazza. Un
chicco solitario tra i resti di caff macinato.
  Passo molte ore a cercare di capire cosa significano questi
regali. Forse la variet dei chicchi vuole dire qualcosa?
Ma quando li esamino vedo che sono semplici Moka di
Harar, gli stessi con i quali si fa sempre il caff.
  Allora ci arrivo. Il messaggio non sta nei chicchi, ma nel
fatto di darmeli in segreto. Mi sta dicendo che mi d fiducia,
l'unica cosa che possiede al mondo, l'unica che pu
dare.
  Infine, la seconda notte dopo Biokobobo, l'attenzione di
Bey  assorbita da un'interminabile discussione con Hector
sui pro e i contro dell'impiego di schiavi. Rimango indietro,
e procedo gradualmente verso la coda della carovana
dove cammina Fikre. Lei si guarda intorno e si lascia superare
dagli altri. Il destino vuole che ci troviamo tra i beduini,
e i loro cammelli ci nascondono dagli altri.
C' sempre, per, la possibilit che qualcuno ci ascolti.
Parliamo in codice, o meglio parliamo di insulsaggini e
banalit.
Parli bene inglese mormoro.
Parlo meglio francese.
Je suis Robert. Robert Wallis.
  Oui, je sais. Je m'appelle Fikre. In abissino il mio nome
significa "amore".
Il mio nome, temo, non significa nulla.
  Ma almeno  il tuo vero nome commenta con un sorrisetto
amaro.
Ah. Ma allora Fikre...
... il nome che ha deciso di darmi il mio padrone.
Come un cane non possiedo nulla, neanche il mio nome.
  Per la prima volta lo avverto davvero. Come lo aveva
chiamato Bey? Desiderio di ribellione. Passione, forse, sarebbe
una parola pi adatta. Questa ragazza minuta  un
groviglio di cieco risentimento e desiderio di ribellione.
  A un tratto scatta in avanti. Bey si  voltato indietro con
aria accigliata. Nel giro di qualche istante mi ha distanziato
di una decina di metri.
  Adesso capisco qual era l'altro messaggio contenuto in
quei chicchi. Avevo frainteso i suoi tremiti, la sua aria concentrata,
scambiandoli per paura. Ma l'emozione dominante
di questa donna non  la paura. E una rabbia profonda
e divorante. Proprio come un'altra pu innamorarsi
dell'amore, lei si  infatuata dell'odio per l'uomo che l'ha
comprata, e quello che la spinge verso di me, in parte,  la
dolce possibilit della vendetta.

Note.

1. Da Hafez, Ottanta canzoni, Einaudi, Torino 2008 (N.d.T.).
...
33.

"Dolce": un buon caff morbido e pulito, per niente acre.

L.K. Smith, Coffee Tasting Terminology.

  La cena riesce benissimo. Oltre ad Arthur Brewer, Pinker
ha invitato il pi anziano dei Lyle, diventato alleato onorario
nella guerra contro Howell, e altri fautori del liberismo.
Emily spera di essere seduta vicino al parlamentare. E
infatti, quando entrano in sala da pranzo, scopre di essere
proprio alla sua sinistra, il che le fa piacere ma non manca
di preoccuparla. Non teme certo di doverlo intrattenere -
 ben consapevole di saper conversare in modo intelligente
di questioni politiche -, ma sa che suo padre non l'avrebbe
messa l se non avesse pensato che la cosa faceva piacere
a entrambi.
  Effettivamente, subito dopo la minestra Brewer volta le
spalle alla donna seduta alla sua destra per parlare con lei.
  Allora chiede con un sorriso, cosa ve ne  parso del
tentativo di Lyle di distruggere il monopolio dello
zucchero?
  Molto drammatico risponde lei. Ma ditemi, voi che
siete liberale: non trovate che ci sia una contraddizione intrinseca
nel libero scambio?
Lui aggrotta le sopracciglia. In che senso?
  Se il prezzo dello zucchero, per esempio,  tenuto alto
sul mercato, questo non permetterebbe a uomini come
Henry Tate di pagare meglio i suoi lavoratori?
S concorda lui, ma non lo obbliga a farlo.
  Mentre se il mercato  libero di muoversi secondo le
proprie leggi, gli operai saranno sempre pagati il minimo.
Esatto.
  Quindi il libero scambio potrebbe essere una minaccia
contro la libert individuale dei lavoratori suggerisce lei,
negando loro le opportunit che la libert dovrebbe invece
consentire. Non saranno liberi dalle malattie, dalla povert,
dal degrado morale, n avranno la possibilit o gli incentivi
per sollevarsi dalla condizione presente.
  Lui la osserva entusiasta. Signorina Pinker - Emily -,
avete appena riassunto in una frase la questione centrale per
il nostro partito in questo momento.
Davvero?  fin troppo lusingata dal complimento.
  Gladstone, certo, pensava che se non si interviene, se
si pratica il laissez-faire, tutto si aggiusta. Invece stiamo cominciando
a notare i lati negativi di quell'approccio. Sapevate
che la met degli uomini reclutati nella guerra contro i
boeri ha dovuto essere rispedita in fabbrica? Erano incapaci
di combattere. Ora tra noi si comincia a parlare di qualcosa
che definiamo liberalismo costruttivo o libert positiva,
in cui il governo protegge le libert e la prosperit
dell'individuo.
Cosa significa in pratica?
  Lui allarga le braccia. Niente di meno che un cambiamento
totale nel ruolo dello stato. Ci assumeremmo, insomma,
molte delle responsabilit che oggi ricadono sugli
imprenditori illuminati. Per esempio, perch i lavoratori
non dovrebbero avere tutti diritto a cure mediche? A giorni
di malattia pagati? Perfino alla pensione?
  Lei non crede alle sue orecchie. Questo  il vostro
progetto?
S.
Come lo finanzierete?
  Non con i dazi sull'importazione di caff o t, questo 
certo, perch intendiamo ridurli. Stiamo cercando di creare
un modello di assicurazione nazionale, in cui ogni lavoratore
verserebbe dei contributi in base alle sue possibilit.
Sorride. Devo ricordarvi che la strada  ancora lunga.
Anche all'interno del partito l'eredit di Gladstone  dura
a morire. E... lancia un'occhiata alla tavolata alcune delle
persone di cui avremmo bisogno non sono ancora
convinte.
Come posso aiutarvi?
Parlate sul serio?
  Non sono mai stata pi seria in vita mia.  ci in cui
ha sempre creduto: una via di mezzo tra il paternalismo dei
conservatori illuminati e la spietatezza del libero mercato.
Una nuova strada, radicale, emozionante, non un fiacco
compromesso. Le viene il batticuore solo a pensarci.
  Sareste pronta anche a lavorare nell'organizzazione elettorale?
le chiede dubbioso. A Ealing, nella mia circoscrizione,
abbiamo un gran bisogno...
S, vi prego! Qualsiasi cosa!
  Cosa? chiede Pinker gioviale dall'altro capo del tavolo.
Brewer, cosa state complottando con mia figlia?
Arthur non smette di guardarla negli occhi mentre parla.
  La signorina Pinker si propone come volontaria, Samuel.
Non avevo idea che fosse tanto interessata alla politica.
Naturalmente, intendevo chiedere il vostro permesso per...
  Pinker fa un sorriso indulgente. Quello che Emily fa
nel tempo libero  affar suo. Se pu esservi utile, Arthur,
sfruttatela pure.
...
34.

"Ricco": indica che i gas e i vapori presenti hanno forte
intensit.

Lingle, The Coffee Cupper's Handbook.

  Il pomeriggio successivo, mentre cerchiamo di dormire, si
sente un baccano terribile. Mi sveglio e, ancora intontito,
sento degli spari. Uno dei beduini  immobilizzato da altri
tre. Li sta implorando, le parole gli escono fuori dalla bocca
in un fiume inarrestabile. Lo fanno alzare, poi lo spingono
di nuovo a terra, lo prendono brutalmente a calci, e
lui non smette di protestare. Sembra che sia stato scoperto
mentre rubava merce di Bey.
  Viene allestito alla bell'e meglio un tribunale: beduini
accovacciati in cerchio, con al centro una sedia per Bey e, di
lato, altre due per Hector e me. Sentendo che sta per succedere
qualcosa di sgradevole cerco di sottrarmi, ma i beduini
sono contrariati.
  Dovete guardare, Robert spiega Bey con voce inespressiva.
Dal loro punto di vista ci fanno un grande onore a
processarlo.
  Mi siedo controvoglia. L'uomo  portato all'interno del
cerchio e costretto a mettersi in ginocchio davanti a Bey.
C' un breve scambio: poche frasi, nient'altro. Appare una
spada, che  consegnata al mercante.
  Due beduini rimettono in piedi l'accusato, gli afferrano
ciascuno un braccio perch le membra siano ben tese. Il
fiume di proteste diventa un urlo. Bey gli si avvicina. La lama
si solleva. Uno degli uomini che tengono stretto il prigioniero
cade all'indietro, e dopo un istante il ladro cade
dall'altra parte.
  L'uomo che afferrava la mano sinistra del prigioniero
continua a tenerla ancora stretta. L'accusato, nel frattempo,
sta fissando sconvolto il moncone insanguinato. Il sangue
esce a fiotti, spaventosi, regolari.
  Con disinvoltura, senza fretta, uno dei cammellieri gli
stringe un laccio attorno al polso insanguinato e aiuta il prigioniero
ad allontanarsi. La mano mozzata viene gettata a
terra ai piedi di Bey, che la ignora. Lascia cadere la spada ed
esce dal cerchio. I beduini, che fino a quel momento avevano
mantenuto un silenzio vigile, si mettono a chiacchierare
tra loro educatamente, come spettatori a una serata privata.
  Pi tardi vedo Bey vicino ai bagagli, scuro in volto. Non
intendo disturbarlo, ma  lui ad avvicinarsi.
Immagino che disapproviate si limita ad osservare.
Non giudico.
  Se non avessi eseguito io stesso quella sentenza - la sentenza
pronunciata sulla base della loro legge - lo avrebbero
ucciso. Ma avrebbero anche considerato me - voi, tutti
noi ferengi - uomini deboli e incapaci. E da queste parti,
potrebbe essere pericoloso per noi tutti.
Capisco.
  Davvero? Mi scruta in viso come se cercasse di cogliere
qualche altra reazione che smentisca le mie parole. Qualunque
cosa veda sembra soddisfarlo, perch aggiunge con
un brontolio: Se la gente che beve il caff a Londra sapesse
davvero quanto costa, eh, Robert?
  Adesso stiamo salendo sulle montagne. Castelli in rovina
sono abbarbicati su speroni di roccia inaccessibili, con
le merlature pattugliate da aquile e nibbi. Vediamo dei bovini
al pascolo, piccoli e magri, le teste sormontate da alte
corna a forma di lira. Anche i villaggi sono diversi. Invece
delle tende a cupola dei nomadi, qui le case sono di legno e
paglia, la popolazione ha il viso tondo e il naso camuso, come
gli aborigeni.  una strana miscela di medievale e preistorico:
se apparisse dietro l'angolo un crociato sul suo destriero,
non mi stupirebbe.
  Ci accampiamo su un altopiano lungo le sponde di un
lago affollato di pellicani e compriamo pesce da un uomo
del villaggio. Le scaglie iridescenti e lucide sembrano di metallo.
Si accendono i fuochi; i pesci sono infilzati sui rametti
e arrostiti. I beduini mormorano tra loro mentre mangiano,
poi vanno a dormire uno dopo l'altro.
  Il terreno  duro e la notte fredda. Mi alzo per avvicinarmi
al fuoco.
  Una fiammata improvvisa illumina un viso di fronte a
me. Lei sta fissando le braci. Occhi luminosi, indomiti riflettono
le fiamme, proprio come la pelle levigata. Sotto
il velo che le copre i capelli, un viso di delicata e maliziosa
bellezza. Qualunque ragazza, a Londra, sarebbe pronta ad
uccidere per degli zigomi cos.
Non riesco a pensare ad altro che a te le sussurro.
  Per un attimo ho l'impressione che non abbia capito. Poi
risponde brusca, con la sua pronuncia sibilante: Non dirlo.
 quello che dice sempre lui.
Forse  vero.
Sbuffa irritata. Ti ha detto come mi ha avuta?
S.
  Quella storia gli piace. Penso che non si sia mai chiesto
se non avrei preferito essere comprata dall'altro uomo.
 cos?
  Alza le spalle. Prima dell'asta ci mandarono a prendere
le nostre cose. Sapevo dove si trovava una piastrella di vetro
scheggiata. Sono stata l a grattare finch la scheggia di vetro
non si  staccata, e l'ho avvolta nei miei vestiti. Quando
il mio nuovo padrone avrebbe cercato di prendere ci
per cui aveva pagato, progettavo di usarla per tagliare la gola
a lui e poi a me.
  Riport lo sguardo sulle fiamme morenti. Notte dopo
notte ho aspettato, ma Bey non  venuto. Questo poteva
solo significare che intendeva vendermi, invece non ha
fatto neanche quello. Ero perplessa, poi ho capito. Voleva
possedermi, ma voleva anche preservarmi, come un oggetto
prezioso che solo lui poteva estrarre dalla scatola, ammirare
e rimettere via.
  Si volta a guardarmi levando il mento. Nella luce fioca
le vedo i denti bianchissimi attraverso le labbra dischiuse.
  Mi protendo verso di lei. Un attimo di esitazione, poi la
mia bocca sfiora la sua. Mi prende la testa tra le mani e sussurra
con un filo di voce: Possono comprarmi e vendermi,
ma il mio cuore appartiene solo a me.
  Ci diamo un altro bacio, pi profondo. Si guarda attorno,
fissando le sagome della gente che dorme. Dobbiamo
stare attenti. Si pu morire per molto meno. Prende le coperte
e ce le tira fin sulla testa per coprirci.
  L, nel buio - nella caverna fatta di coperte, come nei
giochi dei bambini - sento l'odore del suo fiato: mirra, cannella,
viole, muschio e il sapore della sua pelle, della lingua,
il dolce calore di un bacio, i suoni che fa, i gemiti trattenuti.
  E le parole che bisbiglia mordicchiandomi le labbra: Ti
ho aspettato tutta la vita.
...
35.

"Cuoiato": il forte odore animale delle pelli conciate.

Lenoir, Le Nez du Caf.

  E cos adesso Emily aggiunge ai suoi altri interessi l'attivit
politica al servizio dei liberali. Tre pomeriggi la settimana
prende il treno da Waterloo a Ealing per dare una mano
nell'ufficio elettorale di Arthur. Tra le volontarie, altre suffragiste.
Il lavoro  interessante, anzi, di pi:  entusiasmante,
c' un senso di cameratismo e di comune impegno, tanta
gente di varia origine e con motivazioni diverse che unisce
le forze al servizio di un ideale.
  Tutti gli ideali, infatti, sono legati. Ecco cos' riuscita a
capire: il mondo si divide tra quelli che vogliono sfruttarlo
per i propri fini e quelli che vogliono cambiarlo a beneficio
di tutti. Chi  dalla parte del cambiamento fa causa comune
con gli altri idealisti. Che si interessino in particolare
al diritto di voto per le donne, alla riforma delle carceri,
alla Poor Law o alle pensioni, sono tutti dalla stessa parte,
si sforzano tutti di ottenere il potere.
  E Arthur  a capo del loro gruppetto, ma esercita la sua
autorit senza farlo pesare, ricordandosi sempre di ringraziare
i volontari per il lavoro svolto. A volte porta a pranzo
alcuni aiutanti alla Camera dei Comuni: quando tra
loro c' anche Emily, lei  particolarmente contenta perch
sa che lui non fa preferenze. La accompagna alla balconata
destinata alle signore, da cui pu osservare il lavoro
dei parlamentari da dietro un'inferriata. Si sta parlando
di guerra: i liberali stanno facendo pressione sul governo
perch garantisca il posto di lavoro a chi  stato mandato
all'estero a combattere. Emily rimane stupita dalla COnfusione
che vi regna: la Camera le ricorda molto il settore
dello zucchero alla Borsa merci. Ma l'aggressivit, i contrasti
assumono qui una forma pi ritualistica. Vede uomini
che si insultano urlando e, cinque minuti dopo, si danno
pacche sulle spalle uscendo.
  Arthur fa una domanda. Riesce a farsi valere con ostinata
educazione, e sembra avere la meglio su una questione di
procedura. Si siede in un coro grave di Bene! Bravo!; dopo,
quando lei lo ritrova all'ingresso,  eccitato per il trionfo.
Avete visto come ho infastidito l'Ammiragliato? esclama.
Non saranno niente affatto contenti. Lei si congratula.
Un gruppo di uomini si affretta l accanto. Uno di loro
si ferma. Bel lavoro, Brewer gli dice con aria gioviale,
dandogli un colpetto al braccio.
  Grazie, signore risponde Arthur orgoglioso. Gli occhi
dell'uomo - affascinanti, ammiccanti - si rivolgono a Emily.
E lei chi ? chiede.
  La signorina Emily Pinker, sir Henry Campbell-Bannerman.
Un grande riformatore aggiunge a suo beneficio.
Cosa pensate del nostro Parlamento, signorina Pinker?
   meraviglioso risponde lei in tutta onest. Sembra
esserci tanta gente che cerca di fare progressi, di andare
avanti.
   cos, anche se ce n' altrettanta che cerca di fare tutto
il contrario obietta sir Henry, scuotendo il capo ridendo.
Gli altri uomini intorno a lui gli fanno subito eco. Per
un attimo Emily si sente inclusa in quel cameratismo intelligente,
energico, efficace.
  La signorina Pinker si interessa in particolare al suffragio
femminile dice Brewer.
  Ah! E come forse avrete notato ribatte sir Henry, indicando
i giovani che lo circondano, qui in giro siamo tutti
uomini. Lo chiamiamo la madre dei parlamenti ma escludiamo
le possibili madri dalle sue camere. Forse, signorina
Pinker, un giorno non solo otterrete il diritto di voto, ma
anche di farvi votare.
Lo pensate davvero?
  Sorride, come a chiederle perch ne dubiti. Poi, con un
cenno di commiato se ne va, gi immerso in una conversazione
con un suo assistente. Il suo sguito gli  subito dietro.
Emily sente la forza del suo ottimismo illuminarla da
dentro.
  Dopo che Arthur l'ha salutata, accompagnandola alla
stazione della metropolitana al ponte di Westminster da
dove avrebbe ripreso un treno per Limehouse, si sente sola,
come se fosse stata scacciata dal giardino dell'Eden da un
angelo severo ma gentile.
...
36.

  Un altro giorno di viaggio. Ma il paesaggio intorno a noi
 cambiato. Adesso le colline sono terrazzate per l'agricoltura.
Dai passi pi alti, se si guarda gi, si ha l'impressione
che qualcuno abbia ravviato la terra con un pettine gigante.
  A un certo punto vedo qualche cespuglio con foglie scure
e lucide. Hector mi d una gomitata e si lascia sfuggire
un mormorio di soddisfazione. Vedete quello?  caff.
  Incuriosito, spingo il mio cammello vicino a quelle
piante per osservarle meglio. Gli arbusti sono disseminati
di fiorellini bianchi, i cui petali rilasciano una dolce fragranza
quando li schiaccio tra le dita; sono spessi, quasi come
i cactus, gonfi di linfa profumata. L'odore  quello del
caff, ma c' anche un lieve aroma di caprifoglio e gelsomino
che riesce a sovrastare perfino il tanfo dei miei abiti da
viaggio sudati e impolverati.
  Da ogni ramo pendono ciliegie gialle, grosse e piene di
polpa. Ne stacco una e la mordo incuriosito, ma il frutto 
amaro, acre come un limone.
  Il profumo, scopro,  pi forte di sera. Al calare della
notte, volute dell'aroma della pianta del caff restano sospese
nel buio, solleticandomi il naso. Le disperdo passando,
ragnatele di profumo che galleggiano, come un velo
impalpabile, e si spostano lentamente da un punto all'altro
dell'aria immota.
A ogni sosta Fikre ci prepara il caff, forte e fragrante.
  Quando mi passa la pezza sul viso avverto la delicata pressione
delle sue dita. Mi sfiora con un gesto fluido, lento,
indugiando qualche istante prezioso sulle labbra, le palpebre,
i lati del naso. Non riesco quasi a respirare. Quelle carezze
sembrano durare per sempre, ma immagino che non
si protraggano pi di quelle riservate a Hector o Bey quando
li sottopone allo stesso rituale.
  Prima di allontanarsi da me mi mette sempre in mano
un chicco di caff. O, se non ci riesce, da qualche altra
parte: nel collo o tra i bottoni della camicia. Li trovo dopo,
quando avanziamo: piccoli tocchi leggeri che si fanno
notare in qualche punto del corpo, come il granello di sabbia
al centro di una perla. A volte c' uno sguardo, un sorriso
radioso tutto per me e subito cancellato; un lampo di
denti candidi, di occhi bianchi nelle pieghe del suo foulard.
  Le giornate sono lunghe, soffocanti, senza un alito di
vento. Mi si chiudono le palpebre, come per effetto di una
droga. Il ritmo dei cammelli mi entra in testa, diventa il ritmo
lento e incessante del sesso.
  Sogni osceni e lascivi mi danzano come moscerini nella
mente ottenebrata. Potrei scacciarli, ma so che ritornerebbero
dopo pochi istanti.
Un'altra sosta. Riesco a parlare con Fikre solo una volta.
  Mentre stiamo scaricando gli animali, ci troviamo protetti
dagli sguardi degli estranei dalla mole dei cammelli.
  Ad Harar c' un deposito che Bey sta cercando di subaffittare
mi dice con voce concitata. Apparteneva ad un mercante
di caff francese. Digli che lo prenderai tu.
Benissimo.
  I cammelli si spostano, e prima che qualcuno ci veda 
sparita.
  Sono verso il fondo della colonna, cos all'inizio non capisco
perch la carovana si  fermata. Raggiungo gli altri
che si sono arrestati su un'altura.
  Sotto di noi, racchiuso nell'avvallamento di un altopiano
fertile, si trova un grande lago. Oltre al lago, una citt.
Anche a questa distanza riusciamo a distinguere le mura e
le fortificazioni che la circondano, le lunghe bandiere sfilacciate
che si agitano sui tetti, le case di argilla marrone e
i minareti bianchi a cipolla, e gli avvoltoi che volteggiano
instancabili, come mosche che ronzano intorno a un frutto
marcio.
  Harar  la spiegazione superflua di Bey. Siamo
arrivati.
...
37.

"Chiodi di garofano": odore delizioso e complesso di chiodi
di garofano, garofano a mazzetti, armadietto di medicinali,
vaniglia e prodotti affumicati.  esaltato e apprezzato per
la delicata complessit speziata che d profondit al caff.

Lenoir, Le Nez du Caf.

  Lo si sente appena varcata la porta di legno: l'odore pungente,
terroso dei chicchi tostati che esce da una decina di
finestre. I venditori di caff percorrono le strade con caraffe
d'argento sottobraccio. Nel bazar le bancarelle sono piene
di sacchi di iuta, il cui contenuto scivola fuori come lucide
perle. Siamo nella citt del caff.
  Ibrahim mi porta a visitare il deposito del mercante
francese, un bell'edificio a due piani che si affaccia sul mercato.
 vuoto, a parte qualche effetto personale appartenente
al precedente inquilino. C' un registro scritto in francese,
qualche lettera, una cassetta di metallo contenente dei
libri e una branda. Si ha l'impressione che il luogo sia stato
abbandonato in tutta fretta. Secondo Bey,  successa una
tragedia. Il mercante  arrivato in Africa da giovane, desideroso
di fare fortuna con il caff, ma si  lasciato coinvolgere
in affari poco puliti. Alla fine ha perso l'uso di una gamba.
 tornato a Marsiglia, ma sua sorella ha scritto in sguito
per dire che era morto. Bey  molto contento quando gli
dico che prendo il magazzino.
  Nel frattempo Hector ingaggia un caposquadra, Jimo,
che ha esperienza nella coltivazione del caff. Il mio compagno
rifiuta di trattenersi ad Harar pi dello stretto necessario.
  Partiremo domani, non appena avremo comprato i semi
da piantare.
Qualche giorno non far nessuna differenza, no?
   qui che vi sbagliate. Adesso siete un agricoltore, Robert,
e dovete cominciare a ragionare in base alle stagioni.
Le piogge...
Oh, le piogge. Me ne scordo sempre.
Borbotta un'imprecazione sottovoce e se ne va.
  Al mercato non trovo solo caff ma zafferano, indaco, zibetto
e avorio, oltre a una decina di frutti che non ho mai
visto. Trovo anche Fikre che compra da mangiare.
  Porta un abito rosso scuro, con un lembo che le copre i
capelli. Volta il capo e il cuore si mette a battermi pi forte
quando vedo quel profilo perfetto.
  Non devi farti vedere con me mormora, prendendo in
mano un mango con le dita scure e fini come se il suo grado
di maturazione fosse la sua unica preoccupazione.
  Ho preso la casa del mercante francese mormoro. Possiamo
incontrarci l?
  Sta allungando al venditore delle monete. Prover a venire
al tramonto.
  Poi si allontana, un abito rosso scuro che scivola tra le
ombre.
Al tramonto la aspetto.
  Curioso in giro. Ci sono decine di piccoli nidi di vespe
negli angoli dello stanzone; un pappagallo ha costruito il nido
sul soffitto, e il pavimento sottostante  sporco di guano.
Passo il tempo frugando tra le carte del mercante francese.

Oggetto: 1 lotto di lane colorate. La merino blu  di buona qualit,
cos come la flanella rossa, e al prezzo che vi propongo non
avete niente da temere, eccetto i vermi se le conservate troppo a
lungo, ma al momento sono in buono stato...

  Un suono. Alzo lo sguardo.  arrivata, sta correndo verso
di me a piedi nudi sul pavimento di legno. I suoi occhi,
sotto il cappuccio rosso, sono luminosi. Si ferma. Per un
attimo ci fissiamo: se c' un momento in cui dobbiamo arretrare
dal baratro,  ora. Poi apro le braccia e con un grido
lei vi si precipita dentro. La sua pelle ha il sapore del
caff: ha lavorato in mezzo ai sacchi di Bey tutto il giorno,
e le labbra e il collo hanno ancora il gusto affumicato
e tostato dei chicchi torrefatti. C' anche qualcosa d'altro,
un mlange di spezie, di profumi: cardamomo, acqua
di rose, mirra.
  Dopo un po' si ritrae. Non immaginavo che sarebbe
stato cos sussurra, posandomi una mano sulla guancia.
Cos come?
Che ti avrei desiderato tanto.  una specie di fame.
  Sento le sue dita che mi scivolano sotto la camicia, fredde
sulla pelle nuda, mentre ci baciamo di nuovo.
  Non posso restare dice. Ho solo pochi minuti, ma
dovevo vederti.
Si struscia su di me. Io le premo contro, in fiamme.
Dobbiamo aspettare dice quasi tra s e s.
Aspettare cosa? gemo.
  Ogni frase si fa attendere a lungo, perch le parole si infilano
tra i baci. Che se ne vada. Che torni sulla costa con
il suo caff.
E poi?
Non capisci? Mi dar a te.  l'unico modo.
  Ha un'espressione di trionfo. Ha pensato a tutto: giacer
con me per distruggere la sua preziosa verginit. L'investimento
di Bey sar azzerato come se avesse preso le sue ricchezze
e le avesse sparpagliate nel deserto. Sar la sua terribile
vendetta contro l'uomo che l'ha comprata.
Quando lo scoprir sar furioso.
  S conferma. Mi uccider. Ma mi uccide comunque,
a tenermi prigioniera in questo modo. E se possiamo avere
una notte... mi guarda negli occhi ne sar valsa la pena.
Almeno morir sapendo cos' l'amore.
  Mi sento male per l'apprensione. Dev'esserci un altro
modo. Meno pericoloso.
  Scuote il capo. Non preoccuparti, non sapr mai che sei
stato tu. Neppure se mi tortura prima di uccidermi.
  Non devi morire riprendo, al colmo dell'agitazione.
Ascoltami, Fikre, non morir nessuno.
  Non importa dice in un soffio. Una notte d'amore e
poi la morte. Mi basta.
  No, Fikre, te lo prometto, mi far venire in mente
qualcosa.
  Baciami dice. Obbedisco. Sono pronta per quello che
mi far. Dobbiamo aspettare che se ne vada. Solo fino ad
allora.
  Con un sospiro la lascio andare. Si allontana di qualche
passo, esita e si volta a guardarmi un'ultima volta. Poi tutto
ci che resta di lei  quell'odore, di caff, acqua di rose
e spezie.
...
38.

Yamara,
agosto.

Mio caro Hunt,
ci siamo ormai lasciati alle spalle le ultime vestigia di civilt e
tiamo avanzando nella foresta in cerca della terra dove ci insedieremo.
 come addentrarsi nell'et della pietra: non ci sono
edifici, salvo casupole di paglia; niente sentieri, eccetto che
le piste tracciate dagli animali, e il fogliame sulle nostre teste 
cos fitto che il sole ci  invisibile come lo sono i lombrichi in
un'aiuola. Di tanto in tanto ci imbattiamo in qualche radura
dove troneggiano enormi falli di legno alti quanto un uomo,
coperti di pitture sgargianti. Supponiamo che si tratti di
ju-ju o feticci.
  Incontriamo indigeni curiosi, e pare che in ogni valle ci sia
una trib diversa. Gli uomini giovani portano braccialetti di
avorio e orecchini di rame, e le ragazze si tingono i capelli di
rosso o si impiastricciano la faccia di bianco. Tutti - uomini,
donne e bambini - fumano grossi sigari fatti di foglie di tabacco
arrotolate, e non si spaccano la schiena a lavorare. Ieri
ho scambiato un amo da pesca con una collana di denti di
leone. Il leone era carnivoro, a giudicare dall'odore, e doveva
essere sprovvisto di spazzolino da denti. Ma penso che sollever
un certo scalpore quando torner al Caf Royal.
  Mi  successa anche un'altra cosa strana, cos strana che esito
perfino a scriverla, temendo che tu mi prenda per pazzo.
Per devo pure confidarmi con qualcuno, e certo non posso farlo
con Hector. Ecco qui, amico mio: credo di essermi innamorato.
S, per quanto sembri improbabile, nel cuore di questa
landa selvaggia mi sono imbarcato in una storia appassionata.
L'oggetto del mio affetto e una ragazza di nome Fikre, un'africana.
Lo so,  sempre pi improbabile, ed  pure una specie di
serva. Ma  molto istruita e ha avuto una vita straordinaria.
Si tratta, come capirai bene, di una situazione molto delicata:
la signora in questione  gi legata a qualcun altro, qualcuno
per cui non nutre il minimo affetto. Qualunque cosa accada,
non riesco a immaginare come potrei sposarla, e sarebbe difficile
rompere il fidanzamento con Emily mentre dirigo la piantagione
di suo padre, quindi  davvero una storia spinosa. Tutto
quello che so e che non mi sono mai sentito cos prima d'ora, e
penso che anche lei nutra nei miei confronti gli stessi sentimenti.
Tiro avanti lasciandomi trasportare da fantasticherie deliziose,
pensando al nostro ultimo incontro con un sorriso idiota
stampato in faccia. Hector mi ha accusato di masticare khat,
il narcotico che si usa qui. Ma non mi sento intontito: anzi,
erano mesi che non mi sentivo tanto vivo.
  Non ho idea di quando potr spedire questa lettera: forse
potr affidarla a qualcuno che la porter sulla costa. A volte,
quando la foresta si dirada e riesco a vedere al di l degli alberi
la successione ininterrotta di valli verdeggianti, mi dico che
sto varcando una soglia, come se stessi per attraversare un'immensa
barriera dietro la quale sparir.
Tuo
Robert.
...
Parte terza: La legge della giungla.

Sono stati aperti altri distretti, che creano nuovi spazi per
le imprese ed il capitale, e cambiano con la loro prosperit
l'aspetto di regioni che, se un tempo erano coperte da una
fitta giungla, ora sono disseminate di campi verdi e lussureggianti,
tipici di quel settore produttivo, e cosparse dei
bungalow bianchi dei sovrintendenti europei. Osservare simile
trasformazione di un territorio - il cui controllo passa
dalla natura all'uomo -  un'esperienza difficile da dimenticare:
le belle e ricche piantagioni, strappate alla barbarie
primitiva, accanto a una valle selvatica su un altopiano, circondata
dalla massa incombente della foresta che aspetta il
suo turno per subire l'ascia del taglialegna [...].

Edwin Lester Arnold,
Coffee: Its Cultivation and Profit, 1886.

Di tanto in tanto la mente di un uomo  ampliata da
un'idea o sensazione nuova, e non torna mai alle dimensioni
precedenti.

Oliver Wendell Holmes,
The Autocrat of the Breakfast Table.

39.

"Fiore di caff":  il dolce profumo dei graziosi fiori bianchi
dell'albero del caff, che nel XVII secolo era chiamato
gelsomino arabo perch le due piante sono molto simili.
 l'olio essenziale di Jasminum grandiflorum, pi fruttato
e profumato di quello di gelsomino Sambac, a conferire
al caff quella nota vivace.

Lenoir, Le Nez du Caf.

  L'alba si lev sulla giungla, luce e suoni filtrarono insieme
dalla vegetazione soprastante, il primo chiarore del giorno
accolto come sempre da una cacofonia di urli, richiami, ringhi
e fruscii che si stemperavano poi lentamente nei bisbigli
assonnati del mattino. Sulla collina, gli uomini bianchi russavano
nei letti da campo. Nel villaggio indigeno le donne
mettevano legna sul fuoco comune, schiacciavano il caff e
andavano sull'orlo del burrone a fare i propri bisogni prima
di svegliare i mariti. L'alba era fredda: si faceva colazione accoccolati
intorno al fuoco, avvolti in coperte dai colori vivaci.
C'era un solo argomento di conversazione: i visitatori.
  Erano gi venuti altri uomini bianchi, che avevano attraversato
la valle con lunghe carovane di animali e provviste, ma
questi erano diversi: avevano costruito una casa. Certo, era
una casa pessima, troppo vicina al fiume, cosicch sarebbe
stata infestata dalle formiche all'arrivo delle piogge, e troppo
vicina al burrone, tanto che gli animali avrebbero finito
per rompersi le ossa; per era pur sempre una casa.
Cosa volevano? Nessuno lo sapeva.
  Una di loro era particolarmente agitata: Kiku, la guaritrice
del villaggio, se ne stava per conto suo, immersa nei
suoi pensieri.
  Era vero che gli uomini bianchi non sembravano aggressivi,
ma lei temeva che il loro arrivo significasse qualcosa di
peggio di un'aggressione. Non sapeva di cosa si trattasse, n
da dove le arrivasse tale premonizione. Forse le giungeva
dagli ayyanaa, gli spiriti della foresta, che a volte le dicevano
cose altrimenti impossibili da sapere. Cos sedeva in disparte
e cercava di ascoltare la vegetazione come altri cercano
di ignorare le voci intorno a s per sentire i sussurri della
stanza accanto.
  In quel momento cap di cosa aveva paura la foresta: del
cambiamento. Questo la sorprese, perch anche se era nella
natura degli uomini temere le trasformazioni, i cambiamenti
non toccavano la giungla. Come l'acqua, la si poteva
agitare, come l'acqua, la si poteva disturbare, ma come l'acqua
tornava sempre al suo stato primigenio, e tutto ci che
un uomo le aveva fatto nel corso della vita sarebbe, prima
o poi, stato cancellato.
  Lo so io cosa vogliono afferm un giovane chiamato
Bayanna. Sono venuti per uccidere il leopardo.
  Tutti si misero ad annuire. Ma certo, il leopardo. Ormai
da alcuni mesi era stato avvistato nella valle un leopardo,
che preoccupava non poco chi aveva figli piccoli. Se gli
uomini bianchi erano venuti a cacciarlo, ne avrebbero tratto
beneficio tutti; magari non il leopardo, ma tutti gli altri
s: l'uomo bianco che l'avrebbe ucciso avrebbe potuto farsi
una tunica con la sua pelliccia, mentre gli abitanti del villaggio
sarebbero stati al sicuro. L'unica persona del villaggio
che aveva ucciso un leopardo era Tahomen, il loro capo, ed
era successo vent'anni prima, quando era giovane. Anche se
ogni tanto indossava ancora la pelle dell'animale, la pelliccia
era stata mangiata nel corso degli anni da bruchi e altri
insetti, e ormai era ridotta in pessimo stato.
  Siccome volevano che la ragione della presenza dell'uomo
bianco fosse il leopardo, si misero a sperare tutti che cos
fosse. La speranza si tramut presto in consenso e il consenso
in certezza, tanto che ritennero di avere risolto il problema.
Restava solo da decidere chi avrebbe mostrato agli
stranieri i luoghi migliori per la caccia al leopardo.
  La foresta sugger a Kiku che l'uomo bianco non si interessava
ai leopardi, ma non le disse cos'era venuto a fare.
Forse non aveva saputo interpretare il messaggio delle
piante, oppure neanche gli alberi lo sapevano; forse la foresta
dell'uomo bianco era tanto lontana che la comprensione
ci avrebbe messo del tempo ad arrivare, come una folata di
vento impiega tanto a passare da un lato all'altro della valle.
Nel frattempo, quindi, decise di non dire niente a nessuno.
  Proprio allora udirono schianti e clangori, seguiti da un
altro suono irregolare, uno scalpiccio sul sentiero: due persone
che calzavano stivali, e una terza che, pur senza stivali,
non era abituata a camminare nella foresta si stavano avvicinando
al villaggio. Gli abitanti furono sorpresi e in qualche
caso allarmati. Alcune donne presero i bambini e si rifugiarono
in casa, altre radunarono i figli e corsero fuori per vedere
cosa stava accadendo. Il frastuono era ora amplificato
dalle voci, tonanti e gutturali, che dicevano parole incomprensibili
agli indigeni.
Sar qui da qualche parte, sahib disse una voce.
  Immagino che saranno scappati tra gli alberi dichiar
qualcun altro con sicurezza. La mente dell'indigeno, Wallis,
non funziona come quella dell'operaio di casa vostra. 
stato dimostrato che il loro sangue  considerevolmente pi
diluito, e il loro modo di procedere, quindi, ben pi apatico.
Oh, cosa c' l?
  Mi pare che abbiamo trovato il loro insediamento,
Hector.
  Gli abitanti stettero a guardare, perplessi, i tre uomini
che apparvero nella radura. Due erano altissimi, con la pelle
bianca, e portavano abiti molto strani: uno era reso ancora
pi spaventoso dalla folta barba rossa, mentre l'altro indossava
un completo di lana di alpaca verde e un caschetto
da esploratore. Il terzo, un Harar dalla pelle scura, portava
una tunica stampata e impugnava un bastone, e si guardava
intorno con aria di sufficienza.
  Molto bene disse, squadrando gli indigeni con espressione
sprezzante. Chi  il capo in questo posto
selvaggio?
  Un attimo, Jimo intervenne l'uomo con i capelli rossi.
Si fece avanti. Ora ascoltatemi tutti tuon. Siamo
venuti qui dichiar per coltivare il caff. Indic il caff
che uno degli indigeni sorpresi stava bevendo da una tazza
di legno. Se lavorate per noi, e lavorate sodo, sarete pagati
bene.
  Vi fu un breve silenzio. Bayanna sugger: Credo che voglia
del caff prima di andare a sparare al leopardo. Gli altri
abitanti del villaggio annuirono, sollevati. Ma certo!
Bayanna disse subito ai visitatori: Vi condurr io dall'animale.
Rendendosi conto che non capivano le sue parole, indic
la tunica di leopardo di Tahomen e mim il gesto di scagliare
una lancia. Dish-dash? sugger speranzoso.
  Dish-dash, si dice? Hector ridacchi. Perfetto, ero sicuro
che saremmo riusciti a metterci d'accordo con questa
gente. Dite loro: domani taglieremo la foresta. Cominci
a mimare i gesti di chi taglia un albero, o forse di chi colpisce
a morte un leopardo ferito con un bastone.
  Un altro giovane protest per il fatto che fosse Bayanna
a condurre gli uomini bianchi dal felino. Io! Io! Vi porto io
dal leopardo! intervenne, balzando in piedi. Indic se stesso,
poi cominci a mimare con foga l'uccisione delle fiere.
  Perfetto esclam con il suo vocione l'uomo rosso di capelli.
Sembra che abbiamo trovato il primo taglialegna. E
tu? S? Anche tu?
  Altri giovani si stavano facendo avanti, desiderosi di far
parte del gruppo che sarebbe stato ricompensato generosamente
solo dopo aver portato i bianchi dal leopardo.
Vedete, Wallis? disse l'uomo con i capelli rossi, rivolgendosi
al suo compagno. Osservate l'effetto che ha un semplice
contratto sulla mente dei selvaggi! Osservate il linguaggio
universale del commercio, che abbatte le barriere tra le razze
in un istante!  uno spettacolo edificante, no?
  Certo rispose l'altro bianco con aria dubbiosa. Dobbiamo
spiegare loro che l'abbiamo comprata, questa terra?
Che siamo, per cos dire, i padroni di casa?
  Dubito che la loro mente primitiva riesca ad afferrare
un concetto del genere. Hector indic la foresta con ambo
le mani. Foresta, tagliare tutto! sbrait.
  Il gruppo di cacciatori pens di essere stato interpellato
sull'opportunit di andare a cercare il leopardo da quella
parte, verso oriente. Molti si dichiararono d'accordo,
incoraggiando Hector con sorrisi e cenni di assenso. Altri, secondo
cui il felino si nascondeva ad ovest, erano dell'opinione
che fosse meglio dargli la caccia in quella direzione.
Dopotutto, ricordarono al primo gruppo, l'uomo bianco non
avrebbe apprezzato una spedizione di molti chilometri, e
infruttuosa, per giunta.
  I fautori della battuta verso est ribatterono che, al contrario,
sarebbe stato molto scortese accusare l'uomo bianco
di essere uno sciocco ignorante al loro primo incontro:
era pi giusto dargli ragione, anche se era chiaro che aveva
torto. Ne nacque una discussione accesa, durante la quale il
partito dell'est avanz una tesi che non ammetteva repliche:
se avessero portato i bianchi a ovest e avessero trovato il leopardo,
se ne sarebbero andati subito, mentre se li avessero
accompagnati a est come volevano loro, avrebbero poi dovuto
organizzare un'altra spedizione a ovest, rendendo pi
probabile un nuovo pagamento di dish-dash.
  Jimo si stava aggirando tra i giovani distribuendo dei
cartoncini. Ogni foglietto, spieg, era diviso in trenta
giorni. Ogni giorno in cui avessero abbattuto degli alberi
avrebbero ricevuto un segno sulla cartolina, e quando
avessero accumulato un mese intero di segni sarebbero stati
pagati. I giovani della partita di caccia capirono perfettamente:
i biglietti attestavano che erano stati scelti come
cacciatori di leopardi provetti. Alcuni dei prescelti si misero
a ballare, cio a saltare su e gi e a mimare la morte
della fiera.
  Ah! grid l'uomo fulvo. Siamo qui da pochi minuti e
guardate come siamo riusciti a riempirli di entusiasmo!
Disboscheremo la valle in men che non si dica!
Sembrerebbe di s convenne l'altro.
  Kiku osservava gli eventi con ansia crescente. A lei sembrava
che gli uomini bianchi stessero in realt parlando di
tagliare alberi, e non di uccidere leopardi. Non era quello
che la turbava: anche gli abitanti del villaggio abbattevano
gli alberi quando avevano bisogno di legna per costruire le
capanne. No: a preoccupare Kiku era il fatto che, guardando
i due uomini, si avvide che erano entrambi ammaliati,
sebbene in modo diverso. E se non si sbagliava, almeno
uno dei due era vittima di un potente incantesimo d'amore.
  Quella notte i giovani del villaggio organizzarono una
danza propiziatoria per la caccia al leopardo. Pi facevano
chiasso, pi era probabile che gli ayyanaa li sentissero e
dessero la loro benedizione all'impresa; cos scatenarono un
putiferio, urlando e sbraitando, aiutati in questo da dosi abbondanti
di birra fermentata.
  Cristo, che confusione grugn Hector, a un chilometro
di distanza, nel suo letto da campo. Non capiscono che
domani dovranno lavorare?
Cosa facciamo se non si presentano?
  Si presenteranno. Avete visto com'erano entusiasti alla
prospettiva del dish-dash.
  S. Robert, nella sua brandina, rimase in silenzio un
istante. Non trovate strano che non abbiano mai cercato
di coltivare il caff?
  Strano? Non direi. Perch avrebbero dovuto? Non hanno
mai avuto gente come noi che gli mostrasse come fare.
Ma non sanno proprio cosa sia l'agricoltura insistette.
O almeno, non come la intendiamo noi. Sembra non
abbiano nessun desiderio di addomesticare la giungla. Mi
chiedo perch. Forse hanno provato e non ha funzionato.
Capite? Come se sapessero qualcosa che noi ignoriamo.
  Hector sbuff. State ragionando alla rovescia come
sempre, Wallis. Siamo noi che sappiamo qualcosa che loro
ignorano. Allung un braccio verso la lanterna, che emanava
una luce fioca sulla cassa che fungeva da tavolino in
mezzo a loro.  ora di dormire. Il sibilo della lampada si
affievol e il buio si diffuse nella stanza. I tamburi e le urla
provenienti dal villaggio degli indigeni sembravano sempre
pi assordanti.
Buonanotte, Hector.
Buonanotte.
  Sogn Fikre: il suo corpo snello e scuro accovacciato sopra
di lui, quegli occhi chiari e limpidi immersi nei suoi
mentre i loro corpi si scambiavano piaceri indescrivibili.
Presto gli sussurrava con quel suo accento sibilante.
Molto presto. Quando Bey se ne va da Harar. Robert si
riscosse, senza per svegliarsi del tutto. Nel buio, un animale
rise di lui. Gi al villaggio, il battito continuo dei tamburi
era come un altro cuore, che riecheggiava il pulsare dei
suoi lombi.
  Gli indigeni si stavano ubriacando, e anche loro cominciavano
a pensare al sesso. Gli uomini giovani mimavano
freneticamente l'uccisione del leopardo, ma in realt si stavano
esibendo per le ragazze; queste, che mimavano la gioia
all'arrivo del corpo di un leopardo al villaggio, danzavano
invece per incoraggiare gli uomini.
  Kiku era seduta in disparte e stava a guardare. La danza
era per le ragazze giovani, a suo avviso: quando il seno
cominciava a ballonzolare su e gi invece di ondeggiare in
modo invitante, tutti quei salti perdevano gran parte del
loro fascino. E poi, gi sapeva chi avrebbe lasciato la lancia
fuori dalla sua capanna quella sera. Bayanna aveva fatto
in modo di essere notato da tutti, prima, quando le aveva
portato da mangiare, ricordando cos a chiunque li vedesse
che dormivano insieme. A lei non dispiaceva, in parte
perch era un amante molto prestante, anche se un po'
pieno di s, ma anche perch aveva motivi suoi per giacere
con lui.
  A quel punto uno dei motivi le si avvicin e le si sedette
accanto.
Non balli? disse Tahomen.
Sono troppo vecchia per ballare rispose con noncuranza.
  Dal suo tono si sarebbe potuto pensare che era una
risposta banale, proprio come banale era stata l'osservazione
di Tahomen. Invece, la conversazione si stava orientando
proprio verso il punto pi sensibile del loro
disaccordo.
  Tahomen emise un brontolio. Certo che no. Chi te l'ha
detto?  ridicolo.
  Me l'hai detto tu, avrebbe voluto replicare. Non con le parole,
ma quando hai preso Aloya come seconda moglie. Guard,
al di l dal fuoco, la ragazza che ballava con le altre giovani.
Che fosse maledetta: aveva i seni simili a piccole zucche,
che si muovevano appena quando saltava.
Alaya balla bene disse.
  S convenne Tahomen di malumore. Anche lui sapeva
esattamente cosa c'era dietro quel problema con Kiku.
Perch sei cos testarda? avrebbe voluto dirle. Certo che ho preso
un'altra moglie. Come avrei potuto evitarlo? Primo, perch
sono il capo: si  mai sentito di un capo con una sola moglie?
Secondo, perch devo fare dei figli e tu non sei riuscita a darmene.
Ma non disse niente di tutto questo, perch era certo
che Kiku lo sapeva gi. Osserv invece: La lancia di Bayanna
 stata spesso fuori dalla tua capanna.
  Kiku cancell una traccia nella sabbia.  una lancia che
non sta mai ferma.
  E lui  molto bravo a usarla. Tahomen fece una pausa
impercettibile. Dice.
Kiku non voleva che Tahomen pensasse di poter cancellare
il male che le aveva fatto con qualche battuta spiritosa
sul suo amante, cos nascose il sorriso guardando i segni
che stava ancora cancellando.
  E cos sei stata troppo occupata per venire nella mia capanna
prosegu Tahomen.
  Come tu sei stato troppo impegnato per venire nella
mia.
  Ogni volta che volevo venire da te, c'era la lancia di
Bayanna.
  Ma tu non sei venuto da me, quindi non fa nessuna
differenza.
Come sai che non sono venuto?
Perch ti aspettavo tendendo l'orecchio, avrebbe voluto dire.
Perch eri troppo occupato con Alaya, naturalmente.
  "Una nuova moglie  come i frutti del caff: entrambi
vanno colti presto" cit.
  Esatto. Poi, non riuscendo a trattenersi, gli recit a sua
volta un proverbio: "Un uomo ha molte mogli, ma una
moglie ha molti amanti".
  Lui annu. Come molti dei loro detti, quello che Kiku
aveva appena ricordato esprimeva l'importanza del saafu,
o equilibrio, reciprocit. Per, vedi, il proverbio comincia
col dire "un uomo ha molte mogli".
Rendendosi conto di essere finita in trappola, Kiku si risent.
  Ma certo, nessuno dice che non dovresti avere delle
mogli. Prendine tre, quattro! Tutte le mogli che vuoi!
  Tahomen sospir. Solo perch ho preso Alaya come
moglie non significa che ti stimi di meno. Sei ancora la moglie
pi anziana.
  Cosa significa "ancora"? Prima non ero la moglie pi
anziana. Ero l'unica.
Intendo dire che avrai sempre il mio rispetto.
  Rispetto. A cosa le serviva il rispetto, si disse Kiku, se
quello che voleva era affetti, dei bambini ed essere adorata?
A cosa serviva essere anziana se significava che era troppo
vecchia per essere amata?
  Tahomen sospir di nuovo. Forse quando Bayanna
porta la sua spada da un'altra parte, allora.
  Restarono in silenzio per un po'. Tahomen disse: Questo
leopardo.
S?
  Pensi davvero che i bianchi siano venuti fin qui per aiutarci
a ucciderlo?
Lei alz le spalle senza sbilanciarsi.
  Sono preoccupato anch'io le confess. Sput nel fuoco.
In ogni caso sono contento che non vogliano il leopardo.
Spero di potermene occupare io, di lui.
Tu?
S, perch?
  Gli uomini della tua et dovrebbero lasciare la caccia ai
pi giovani.
  Mi credi troppo vecchio? chiese Tahomen fingendo
stupore.  questo che dice la gente, che sono troppo vecchio
per uccidere un altro leopardo?
  Kiku sospir. Tahomen aveva sempre l'abitudine di rigirarti
contro ogni tua parola. Guarda, stava dicendo, anch'io
sto invecchiando. Ci piango sopra, forse? E Kiku - anche se
non avrebbe mai espresso tale pensiero ad alta voce - nel litigio
silenzioso in corso fu costretta ad urlare: No! Ma per te
 diverso! Tu puoi sempre prenderti un'altra moglie!
Non lo diede a vedere, si limit a sbuffare.
  Tahomen sput di nuovo nel fuoco con destrezza. C'
pi di un modo per catturare un leopardo, in ogni caso
disse con aria pensosa.
  S. E da quanto ne so, tutti i tentativi si concludono
con la morte di chi ci prova.
Bene, vedremo.
...
.
...
FINE Parte 1.